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 1997  febbraio 03 Lunedì calendario

Al regista Massimo Scaglione, che propone l’istituzione di un Commissariato Rai per i Congiuntivi, vorrei dire: lasci perdere

• Al regista Massimo Scaglione, che propone l’istituzione di un Commissariato Rai per i Congiuntivi, vorrei dire: lasci perdere. Una diatriba sul periodo ipotetico – in un Paese dove tutto è sempre ipotetico – potrebbe rivelarsi letale. Più utile – alla Rai, alle altre televisioni e radio, a tutti noi – sarebbe l’istituzione di un piccolo Centro di Pronuncia, che soccorra gli annunciatori, e ci risparmi crudeltà come ”pool position” (pronunciato pul-posizione della piscina?), invece che ”pole position” (pronunciato poul-posizione al palo). Seguendo l’insana tradizione nazionale di coniare neologismi inglesi, potremmo chiamare il nuovo organismo Pronunciation Task Force (un’espressione che nessuno saprà mai pronunciare).
• La sua utilità è indiscutibile. La pronuncia – soprattutto quando si tratta di parole inglesi – è una trappola continua: regole assolute non ce ne sono (perché ”book”, libro, si dice buk e ”blood”, sangue, si dice blad?); l’ortografia – il modo in cui sono scritte le parole – è solo una testimonianza di come, una volta, queste parole venivano pronunciate. Ma all’annunciatore tutto ciò non interessa: lui (o lei) ha bisogno di sapere se ”privacy” si legge prài-vasi o prìvasi (risposta: pràivasi in America; prìvasi a Londra; lo stesso vale per ”dinasty”). Il giornalista televisivo, giustamente, vuole sapere se Lady Di – quella che ha problemi di ”privacy” e di ”dinasty” ”si pronuncia Ledi Di o Ledi Dai. E l’azienda radiotelevisiva avrebbe tutto l’interesse a uniformare queste pronunce: la privaci delle otto non deve diventare la praivasi di mezzanotte.
• C’è chi ha affrontato questi problemi, e li ha risolti. Curiosamente, si tratta degli inglesi, per cui i vocabili stranieri dovrebbero costituire un problema meno assillante. In Gran Bretagna, dal 1926, BBC si avvale di una Pronunciation Unit, creata da John – poi Lord – Reith (uno che aveva le idee chiare: «Nella lingua non ci sono esperti, solo utenti», diceva). Settant’anni dopo, la BBC Pronunciation Unit è ancora viva e vegeta. Il suo compito è soccorrere chi si trova in difficoltà. Poniamo che un annunciatore non sappia come pronunciare il nome di battaglia di un oscuro guerrigliero messicano, o il cognome di un ex-sottosegretario italiano. Telefona alla Pronunciation Unit. Quelli s’informano e nel giro di qualche minuto si fanno vivi: caro collega, il messicano si pronuncia Tacho; l’italiano, Rocchetta – come rocket, razzo, tant’è vero che è scomparso all’orizzonte.

• Di passaggio a Londra, tempo fa, ho voluto conoscere i componenti della Pronunciation Unit. Non sono ghostbusters linguistici, pronti a balzare nei corridoi armati di vocabolari e registratori. Sono invece quattro ragazzi, e stanno in un piccolo ufficio a Broadcasting House, circondati da dizionari, fax, telefoni e computer. Hanno anche pubblicato un libretto distribuito in tutta l’azienda (BBC Pronunciation, Policy and Practice), dove dirimono le questioni principali (pag. 4: «I viaggi organizzati rendono irrealistica qualsiasi pronuncia diversa da Ma-yorca; la fine del dominio britannico ci spinge a favorire la pronuncia locale Kenia sul tradizionale Kinia». Eccetera). Costo dell’intera operazione: irrisorio. Al punto che la Pronunciation Unit è sopravvissuta ad anni di selvaggi tagli di bilancio.
• E alla Rai? Alla Rai ci si affida al ”DOP” (che forse – forse: non siamo riusciti ad appurarlo – significa Dizionario di Ortografia e Pronuncia) e alla buona (o cattiva) volontà individua1e. C’è chi sa, chi inventa e chi prova; chi ricorda, chi osa e chi dice: chi ci bada? Lilli Gruber – che è bilingue (italiano, tedesco) e, posso testimoniare, parla un ottimo inglese e un buon francese – ha un metodo personale. Quando ha dubbi su una pronuncia, telefona a un collega più informato, oppure alle ambasciate; e poi si batte per difendere le sue conclusioni, come Sàra-jevo o Dùbrovnik (facendo arrabbiare sia i partigiani di Ragusa che quelli di Dubròvnik).
• Una piccola Unità di Pronuncia potrebbe ovviare ad alcuni di questi inconvenienti. Ma è bene ricordare la conclusione cui giunge la BBC: «Noi ci impegniamo a fornire tutta l’assistenza possibile. Ma tutto dipende da chi si trova di fronte al microfono. Se uno vuol parlare male, non c’è niente da fare».