Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  gennaio 20 Lunedì calendario

«Se è vero, come dice il ministro Berlinguer, che gli italiani sono stati corrotti dal liceo classico, consoliamoci: è in arrivo una decisiva ventata moralizzatrice, l’operazione ”Menti pulite”

• «Se è vero, come dice il ministro Berlinguer, che gli italiani sono stati corrotti dal liceo classico, consoliamoci: è in arrivo una decisiva ventata moralizzatrice, l’operazione ”Menti pulite”. Allo scoccare del nuovo millennio, crisi di governo permettendo, del malefico liceo, classico o scientifico, non rimarrà pietra su pietra. La scuola nella quale sparsero impunemente i loro veleni i Pascoli e i Pavese, corrompendo tanti giovani intelletti, è ormai avviata inesorabilmente alla rottamazioneª
• Telefonate, qualche fax, lettere di protesta contro il recente uso, in un comunicato del governo Prodi, del verbo ”rottamare”. Evidentemente si tratta di lettori che dispongono di vocabolari non aggiornati e che non intendono cedere all’idea di un impiego lecito di questo verbo, considerandolo uno dei tanti, brutti neologismi che tormentano come spine pressoché quotidiane la nostra lingua. Che ”rottamare”, verbo transitivo della prima coniugazione, sia brutto, mi pare incontestabile. Basta provare a dirne l’indicativo presente per esserne convinti: io rottamo, tu rottami, egli rottama, noi rottamiamo, voi rottamate, essi rottamano. Ma inedito non è. Nel senso di «trasformare in rottame, demolire, distruggere», esso si trova registrato per la prima volta nel Dizionario del nuovo italiano di Claudio Quarantotto (ed. Newton Compton), che ne fissa la nascita in un cinegiornale SEDI (Società editrice documentari italiani) del 1966. L’indicazione è ripresa e accettata nel XVII volume del Grande Dizionario Battaglia (ed. Utet) che allarga il senso in «raccogliere e smontare veicoli fuori uso, per ricuperare le parti metalliche da riutilizzare in fonderia. Anche inviare o destinare alla demolizione».
• Intorno al verbo ”rottamare” dominatore della scena, le cronache, le spiegazioni e i commenti del provvedimento governativo sulle vecchie auto, hanno rimesso in circolazione alcuni sostantivi ad esso collegati: rottamazione (vocabolo nato all’inizio del 1967, poco dopo l’alluvione di Firenze), rottamaio, rottamaggio e il rarissimo rottamista, sinonimo di rottamaio. Ripeto: niente di nuovo, niente di sorprendente. Ma certe parole, non appena arrivano al clamore dei titoli dei giornali e dei notiziari radiotelevisivi, rivelano una strana mancanza di dignità lessicale e suscitano reazioni di rigetto. Uno, insomma, non dice volentieri, senza provare un certo disagio, frasi come: «Rottamerò la mia auto» oppure: «Rottamerei, ma non posso». A questo proposito ho notato la totale assenza di fraseologia letteraria intorno a ”rottamare” e ai suoi derivati. Nel Battaglia, che ne è solitamente ricchissimo, ci sono soltanto frasi tolte da cronache e da rubriche di linguistica. E pensare che, prima di decidersi per il glorioso Ossi di seppia, Eugenio Montale si era orientato verso un altro titolo, Rottami, poi abbandonato perché troppo aggressivo. Meno male. Sarebbe stato veramente tristissimo veder citato Montale come poeta e profeta della rottamazione.
• « la Campania la regione più interessata agli incentivi alla rottamazione delle auto introdotti dal Governo nel decreto di fine anno. Lo rileva, in una nota, l’Aci in base ai dati forniti dal Pra, secondo i quali la Campania ha 1.161.438 autoveicoli circolanti con anzianità superiore ai 10 anni. Seguono Lombardia, Lazio e Sicilia. In coda Molise e Valle d’Aosta. Alla Campania spetta anche il primato per quanto riguarda i capoluoghi di regione: a Napoli, infatti, sono oltre un milione i veicoli interessati agli incentivi (1.008.106). Nella classifica dei capoluoghi seguono Roma (i veicoli con più di dieci anni sono 928.352), Milano (731.734) e Torino (453.024)».
• «Mentre, con una specie di intenerimento, riflettevo a queste notizie, arrivò il decreto del governo italiano, e mi prese alla sprovvista. In un altro momento avrei pensato che un governo di sinistra, e qualunque governo, dovrebbe puntare ragionevolmente a premiare la riduzione delle auto in circolazione (che poi vuol dire, per lo più, posteggiate: una specie di colossale e perenne manifestazione di Belgrado in tutte le nostre città). Ho pensato ora con più indulgenza che almeno, nell’intenzione del decreto, si scambiava un’auto nuova con una vecchia: benché imperdonabile mi appaia quella parola che finora ero fortunosamente riuscito a non sentire, rottamare. Com’era bello e principesco quel vecchio titolo: sfasciacarrozze. La parola nessuno potrà più espellerla: le disgrazie verbali sono senza riparo. Si potrebbe al massimo collegarla al suo doppio ingrediente marittimo, e convertirla al senso di: buttare a mare le auto. Sembra dimostrato che le carcasse d’auto, svuotate dalle interiora tossiche, siano tane eccellenti per i pesci. Ma senza ridurre le nostre auto, nonostante il Natale del Caucaso con il corteo di Belgrado, come potremmo obiettare all’intenzione di tutti i cinesi di avere la stessa quantità di automobili che abbiamo noi?» (Adriano Sofri).
• una redenzione della materia, nella rottamazione: dal mucchio enorme, partirà per un lungo, misterioso viaggio, con poca perdita, perché l’anima del rottame resterà intatta nelle successive metamorfosi, anima anteriore al suo transito in materia rottamabile futura, anima per cui Vanini e Bruno affrontarono, anime magnifiche, il rogo.
Siete poveri d’anima se non comprendete la spiritualità, la sacralità degli stracci, dei rottami e delle loro strane colline su cui calano avvoltoi metallici, dove si aggirano ladri sacrileghi per impadronirsi di reliquie di pura lamiera, di chiavi inglesi da deporre su altari di messe ambigue.
 come un odore di incenso, l’esalazione penetrante delle rottamazioni, un odore che annuncia le penombre del sacro, che evoca le navate, l’arco gotico, la cripta»...» (Guido Ceronetti), ”La Stampa”, sabato 18 gennaio).