Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 7 marzo 1996
Gli eufemismi, e gli scongiuri, si sprecano: death care, passing away, ”tanatoprassia”
• Gli eufemismi, e gli scongiuri, si sprecano: death care, passing away, ”tanatoprassia”... Ma sì, il business delle onoranze funebri, specie nei paesi mediterranei, paga il suo dazio lessicale agli inevitabili tabù. Ma negli Stati Uniti sono freddamente consapevoli che si tratta di una delle industrie più fiorenti e redditizie nel futuro di un’Europa a denatalità crescente. Per questo la Service corporation international, la più grande azienda mondiale nel settore, ha offerto 880 milioni di dollari (circa 1.400 miliardi di lire) per l’acquisto, attraverso un’opa, delle Pompes funèbres générales, numero uno in Francia col 30 per cento del mercato locale. Era un anno che Bob Waltrip, proprietario e amministratore delegato della Sci, texano, 65 anni, soprannominato ”Mac Funeral” dal mensile ”Fortune”, ronzava intorno alla Pfg controllata dalla Lyonnaise des eaux. Nell’agosto ’94 aveva già acquistato la filiale britannica di quest’ultima, la Plantsbrook (15 per cento delle onoranze oltre Manica), pagandola quasi 800 miliardi di lire sull’unghia. Qualcuno sostiene che le strategie d’acquisto di Waltrip siano viziate da una certa megalomania.
• Spendere 2200 miliardi in dodici mesi per sbarcare la ”american way of death” nel Vecchio continente è un grosso impegno anche per una società come la Sci, fondata nel 1964, che può vantare circa 1.900 miliardi l’anno di fatturato e 214 di strepitoso profitto. Waltrip ha dichiarato che il settore così com’è organizzato in Francia e in Gran Bretagna si presta a grandi economie di scala sia per quanto riguarda gli acquisti (cofani, furgoni, fiori, addobbi, eccetera) sia per le strutture edilizie, tipo ”funeral parlour”, nonché l’accentramento di servizi e personale specializzato. Se poi i governi europei si decidessero, una buona volta, a permettere la costruzione e la gestione dei cimiteri privati come in Usa (chi ha letto Il Caro estinto di Evelin Waugh ne conosce il lato parodistico ma ne ignora la prosperità economica), ebbene, Bob Waltrip finirebbe per far ringoiare a ”Fortune” le sue facili ironie.
• E non è detto che Mac Funeral non ci riesca. I successi passati lo dimostrano: trent’anni fa la Sci aveva soltanto tre ufficetti, oggi accompagna all’estrema dimora 500 mila clienti l’anno, gestisce 1.471 camere funerarie, 220 cimiteri e 102 crematori in cinque paesi diversi. stato sempre lui, il re del lutto, a inventare il sistema dei funerali prepagati (in Italia circolano a stento con il nome pudico di ”Programma domani”) da chi è ancora in vita e vuole evitare alla famiglia disagi, fatture comprese, che sempre accompagnano questo genere di incombenze. Poi c’è l’ufficio studi: alla Sci incrociano continuamente i dati delle statistiche sulla mortalità, sulla salute, sul potere d’acquisto. E sembrerebbe proprio che, senza ondate immigratorie come quelle che hanno risollevato il tasso di fecondità negli Stati Uniti, nella stanca Europa le culle rischino di diventare assai meno redditizie delle bare.
• E in Italia come sta in salute (si fa per dire) questo genere d’industria? «Soffriamo di una estrema polverizzazione delle imprese» spiega Renato Miazzolo, presidente della Fienof (Federazione nazionale imprese di onoranze funebri). «Ve ne sono circa quattromila con regolare licenza di commercio. Ma solo la metà opera con propri mezzi e strutture, mentre le altre esercitano sostanzialmente funzioni di agenzia o comunque utilizzano servizi altrui. Con circa 540 mila morti l’anno (togliamo pure i 30 mila indigenti con funerali a spese dei comuni), la media è di circa 130 esequie a impresa. Ridicolo no?». Ecco perché chi riuscisse ad aggregare il business avrebbe di che (sempre per così dire) campare allegramente.
• Due conti: con un funerale che costa in media dai 3 ai 4 milioni, il fatturato nazionale globale supera i 1.500 miliardi. Cui vanno aggiunti altri mille per la costruzione di loculi o monumenti (nel 20 per cento dei casi le onoranze funebri se ne occupano direttamente). A monte dell’imprenditoria funebre esiste un’industria fornitrice con oltre 200 aziende e 20 mila addetti. Spicca tra queste la ventina che si dedica alla costruzione delle bare, il Gruppo cofani aderente alla Federlegno: 600 mila pezzi prodotti l’anno scorso, 50 mila destinati all’esportazione, prezzi varianti da un milione ai 75 per esemplari di materiale pregiato con interventi di alto artigianato decorativo. Si sussurra, ma forse è una leggenda metropolitana, d’un modello con allarme incorporato per chi, accanito lettore di Edgar Allan Poe, fosse terrorizzato al pensiero di essere sepolto vivo. Per chi vuol saperne di più non resta che aspettare la fiera del settore, appartenente al circuito internazionale di Funereurop, che si terrà quest’anno a Firenze sotto il solito velo lessicale greco di ”Thanatos expo”.
• Polverizzato, dunque, il settore delle onoranze funebri in Italia. Con un particolare curioso: la Ofisa di Firenze, poco meno di 3 mila esequie l’anno in portafoglio, è in testa alle classifiche italiane. Si tratta dello 0.6 per cento , una quota risibile rispetto al 30 per cento della Pfg in Francia. Ma la Ofisa è una partecipata della Pfg. Ragionevole ipotesi: e se domani la Ofisa, una volta realizzata l’opa americana sulla società francese, diventasse la testa di ponte di MacFuneral sull’economia del trapassato italiano? Tutto, ovviamente, dipende dall’entità della partecipazione della Pfg nella Ofisa. Si tratta di una quota di controllo oppure no? Il cronista lo ha chiesto agli interessati. Silenzio di tomba.