Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 23 dicembre 1996
Natale con ansia
• Natale con ansia. Commercianti e industriali temono la crisi economica. Li capisco. Gridano il loro timore ai quattro venti. Li capisco un po’ meno. Lo so che cercano di spaventare il governo e indurlo a una politica stimolante. Ma, prima del governo, spaventano i consumatori. Se avessimo un Natale meno consumistico, la crisi potrebbe concretizzarsi.
Il governo, mi sembra, non ha voglia di stimolare alcunché. Va avanti con la sua politica deflazionistica almeno per due ragioni. La prima è l’Europa. Secondo il governo, l’Europa val bene una crisi congiunturale. Secondo la Banca d’Italia, l’Europa varrebbe addirittura due o tre crisi congiunturali. ( proprio vero che questa Europa è il giocattolo dei governatori delle banche centrali).
• La seconda ragione della caparbietà governativa è che Prodi e D’Alema, in fondo in fondo, non desiderano un Natale consumistico. Non si direbbe a guardarli in faccia. Hanno l’apparenza godereccia, di chi apprezza un pranzo all’emiliana o alla marinara e, dopo, una siesta in convento o sulla barca, in quel di Capalbio o giù di lì.
• Ma l’apparenza inganna. Intanto, a sinistra c’è chi sostiene che è moralmente riprovevole il consumismo popolare, non quello dei capi. E poi, non dimentichiamo che Prodi e D’Alema sono allievi spirituali di cattolici come Dossetti, cattocomunisti come Rodano, e comunisti come Berlinguer (Enrico).
• Dossetti si ritirò dal mondo (ahinoi, non totalmente). Berlinguer aveva scritto in fronte la lettera scarlatta ”A” (=austerità). Rodano fu autore di detti memorabili, fra cui: «Lo sviluppo economico è una malattia che nell’intimo corrode e consuma la veste della libertà». Fin dal 1964 Rodano propose di combattere i ”consumi opulenti” e sgridò i sindacati di essere ”corporativi”, cioé... di ottenere per i lavoratori salari troppo elevati. Anche a Natale? Anche a Natale. Per questa razza di politici, il Natale migliore è quello con più vetrine spente.
• Prodi e D’Alema sono i discendenti di costoro. Forse un po’ meno fanatici, ma non molto. Ecco perché chiedono ai sindacati di moderarsi e ancor più lo chiederebbero se non ci fosse un Bertinotti che va contro corrente. A sinistra, il meno ostile al consumismo è Bertinotti. Ed essendo il consumismo e il capitalismo fratelli siamesi (se muore l’uno muore l’altro), paradossalmente bertinotti è a sinistra il meno ostile al capitalismo; senza volerlo.
• Forse senza accorgersene. Non se ne sono accorti nemmeno i capitalisti italiani, che infatti paiono auspicare, nei loro momenti peggiori, due realtà contrastanti; alti consumi e bassi salari. In difesa dei nostri capitalisti posso soltanto osservare che quand’anche essi fossero meno avari, non riderebbero tanto i lavoratori, quanto gli esattori delle imposte e dei contributi sociali. Con il contratto dei metalmeccanici in gioco e la legge finanziaria da definire, è il momento della verità: vedremo se a Bertinotti stanno più a cuore gli interessi dei lavoratori o quelli del fisco. L’anomalia italiana di un costo del lavoro elevato, poiché il padrone occupa una persona e ne paga due, l’operaio e il rappresentante dell’erario, l’ha voluta la sinistra. Che ne pensa Bertinotti? Non lo so, ma so quel che ne pensano i Dossetti, i Rodano: «Solo il consumatore collettivo è sovrano». Il che significa, in inguaggio natalizio: «Lavoratore, non fare l’individualista, non andare per negozi a scegliere i regali; ci pensa Babbo Natale, che si è messo in politica e che sceglierà lui nel fornire quanto gli pare più adatto alla collettività».
Quando la sinistra si propose di nazionalizzare Babbo Natale, non pensava ancora all’Unione monetaria di Maastricht. Oggi che Maastricht è l’idea fissa di Prodi e dei suoi alleati, l’ex presidente dell’Iri e attuale presidente del Consiglio dei ministri deve sentirsi anche presidente di Babbo Natale. Povero Babbo Natale e poveri noi.
Sergio Ricossa