Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 16 dicembre 1996
La prima cosa da dire, parlando della pederastia in un momento come questo, è che non ha nulla a che vedere con la pedofilia
• La prima cosa da dire, parlando della pederastia in un momento come questo, è che non ha nulla a che vedere con la pedofilia. Accomunare questi due fenomeni, come talvolta si fa (in buona o in cattiva fede), significa prospettare un’immagine completamente distorta del cosiddetto amore greco. Quel che accadeva ad Atene era l’antitesi della pedofilia. Per cominciare, la pederastia era amore. Amore vero, che legava sentimentalmente, intellettualmente e sessualmente un adulto e un giovane, al termine di un corteggiamento nel corso del quale l’adulto (’erastes”, l’amante) era pazientemente riuscito a convincere il giovane (’eromenos”, amato) dell’onestà delle sue intenzioni. Un vero e proprio corteggiamento, insomma, regolato da un rigoroso galateo: regali, ma di poco valore, un coniglietto, altri piccoli animali; vasi con inciso il nome del ragazzo seguito dall’aggettivo ”kalos”, bello; e poesie, per chi sapeva scriverle. «Aster, tu che guardi le stelle! Oh, s’io fossi il cielo. Potrei guardarti con migliaia di occhi» scrive Platone a un giovane che lo ha affascinato. I regali importanti si facevano ai prostituti, non ai ragazzi per bene.
• Ma il galateo voleva che al corteggiamento non si cedesse troppo facilmente: un po’ come le ragazze dell’Ottocento, i ragazzi greci resistevano, fingendo a lungo ritrosia prima di capitolare. «Ragazzo, fino a quando mi fuggirai? Ti cerco, /t’inseguo, vorrei giungere alla meta. /Hai la tua terra, tu; ma sei protervo, altero, /e fuggi: sei crudele come un falco. Ti chiedo grazia, fermati.../» scrive Teognide di Megara al giovane Cirno, nella seconda metà del VI secolo. Era amore vero, dunque, quello pederastico: che, ovviamente, poteva far soffrire. Ma quando era ricambiato questo amore svolgeva un’importante funzione civica: grazie all’inseguimento e all’esempio dell’amante, il giovane apprendeva le virtù del cittadino: «Nulla» dice Alcibiade a Socrate, nel ”Simposio” di Platone, cercando invano di convincere il filosofo a diventare il suo amante, «nulla per me è più importante di divenire quanto è più possibile migliore, e credo che in questo nessuno mi possa aiutare meglio di te». Ed era celebre, in tutta la Grecia (ed è giunta sino a noi, nel racconto di Plutarco) la storia del battaglione sacro dei tebani, composto di centocinquanta coppie di amanti, invitti fino alla battaglia di Cheronea, e quindi morti eroicamente a fianco a fianco, ciascuno accanto all’amato, per dimostrare a questo di aver meritato il suo amore.
• La distanza tra pederastia e pedofilia è totale: e appare addirittura incommensurabile se si considera che il partner giovane del rapporto pederastico era un ragazzo e non un bambino. Avere un rapporto con un bambino (anche se consenziente, anche se il bambino aveva provocato l’adulto) era cosa disdicevolissima, violentemente riprovata dalla società ateniese: «Se nell’età sventurata commette un bambino una colpa, l’infamia è di colui che lo seduce» scrive Stratone, nell’’Antologia Palatina”.
• Una legge attribuita a Solone stabiliva pene severissime per gli adulti trovati all’interno delle scuole (eccezion fatta per i maestri e i parenti più stretti); e un’altra legge, dal contenuto peraltro incerto, puniva «la corruzione dei ragazzi».
• Proteggere l’infanzia, insomma, distinguendo la pederastia dalla pedofilia, era preoccupazione costante degli ateniesi. Al di sotto di una certa età il rapporto pederastico non era ammesso, per quanto buone fossero, eventualmente, le intenzioni dell’amante. Di regola un giovane amato aveva quindici, sedici, diciassette anni. A volte anche qualcuno di meno: ma mai meno di dodici. Questo era il limite, e i dodici anni di allora erano ben diversi da quelli di oggi. La maturità, nel mondo antico, sopraggiungeva in anticipo rispetto ai confini odierni delle età. A Roma, per esempio, le donne potevano sposarsi a dodici anni, e i maschi a quattordici.
• Insomma: l’amore greco dei ragazzi era un’istituzione educativa civica fondata su un rapporto complesso e completo, che Platone nel ”Simposio” definisce amore ”celeste”, in contrapposizione all’amore ”volgare”, ispirato solo dal desiderio fisico (del quale, tra l’altro, potevano essere oggetto indifferentemente uomini e donne). Se il fenomeno odierno della pedofilia ha un ascendente storico, questo ascendente non è certo la pederastia: è la tratta degli schiavi.