Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 11 ottobre 2003
Stampa - Il primo libro stampato, Epistolae ad familiares, di Cicerone, pubblicato a Venezia nel 1469 da Giovanni da Spira, tedesco
• Stampa. Il primo libro stampato, Epistolae ad familiares, di Cicerone, pubblicato a Venezia nel 1469 da Giovanni da Spira, tedesco. Dal 1469 al 1480 furono aperte a Venezia cinquantaquattro officine tipografiche, e in tutto il Quattrocento furono pubblicati quattromilacinquecento titoli, il quindici per cento di tutte le pubblicazioni europee. Tra gli editori Aldo Manuzio (1450-1515), che inventò il carattere di stampa "corsivo", detto anche "aldino" (simile alla scrittura manuale), e il formato "in ottavo" per le opere classiche in edizione tascabile e a costo ridotto.
• Bubboni. Arma ideata dal medico ebreo Salomone da Zara nel 1650 per riprendere l’isola di Candia in mano ai Turchi: impregnare dei panni con liquido da lui distillato, "scaturito da fieli, bubboni e carboni d’appestati che dove sarà sparso avrà forza e virtù di privar di vita nello spazio di poco tempo qualsivoglia numero di persone". Il liquido si sarebbe potuto versare nottetempo anche nei pozzi. Il progetto, approvato dagli Inquisitori, fu poi abbandonato per l’esosità del compenso richiesto dal medico e nel timore di diffondere il morbo anche tra i difensori di Candia.
• Fiori. I Saraceni avevano invaso tutto l’Egitto quando due nobili veneziani, Bono da Malamocco e Rustico da Torcello, in navigazione per affari, furono costretti da una tempesta a sbarcare ad Alessandria (gennaio 828). Lì, allarmati dalle spoliazioni compiute dai Saraceni, pensarono di trafugare la salma dell’evangelista San Marco per portarla in salvo a Venezia. Estratta la salma un profumo di fiori si diffuse in tutta la città. Per nascondere il corpo, i veneziani lo coprirono con foglie di cavolo e carne di maiale: i Saraceni, di guardia, alla sola vista della carne, sputarono a terra disgustati, lasciandoli liberi di raggiungere la nave e far ritorno a Venezia.
• Frustate. Nel Cinquecento a Venezia c’era un registro pubblico a cui era si dovevano iscrivere le donne che intendevano esercitare la professione di femine da partito. Sottoposte alla vigilanza dei ”Signori della Notte”, e dei capisestiere, che avevano compiti di polizia, la loro attività era così regolarizzata: residenza in San Matteo di Rialto da cui potevano uscire senza oltrepassare un certo perimetro; rientro dopo la terza campana della sera, pena multa e frustate; presenza di una ”matrona” in ogni casa per tenere contabilità e pagare le tasse; divieto di adescare gli uomini nei giorni di festa sacra.
• Alberghi. Per evitare l’esercizio del meretricio negli alberghi, c’era una norma che vietava l’assunzione di personale femminile di età inferiore ai trent’anni. Gli esercenti però eludevano il divieto, elencando tra i servizi il "letto guarnito", nome in codice per indicare la prestazione sessuale.
• Pesci. La vendita all’ingrosso del pesce si svolgeva in una zona di Rialto, segnalata da un palo fissato in Canal Grande. Durante le contrattazioni, pescatori e rivenditori fissavano le quotazioni con offerte sussurrate all’orecchio. I prezzi erano vincolanti per i rivenditori, tranne in Quaresima, in cui l’aumento della domanda giustificava piccoli rialzi. Tra i regolamenti a tutela dei consumatori, l’obbligo di tagliare mezza coda ai pesci più grandi a un giorno dalla cattura, e l’intera coda il giorno dopo, come segno di minor freschezza.
• Bancogiro. Nel sottoportico del Bancogiro, ogni giorno i prestatori di denaro a mezzogiorno montavano il loro banco (professione ufficializzata dal XII secolo), montavano i loro banchi e annotavano su un quaderno i soldi prestati e quelli restituiti. Così trasferivano da un conto all’altro enormi capitali, senza passaggio di denaro contante. Nel 1584 fu istituito un Banco garantito dal Governo della Repubblica che fungeva da deposito, e s’occupava dello spostamento dei conti da un nominativo all’altro. L’attività si fermava solo quattro giorni all’anno, per fare i bilanci generali e trasferire il denaro presso la pubblica zecca, in piazzetta San Marco.