Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 settembre 2003
Garibaldi. L’amante dei Due Mondi
• H2O. Adolescente, rimproverato dalla madre Rosa, perché, fidanzato con una ragazza, usciva anche con un’altra, le rispondeva: "Ma’, io sono come l’ossigeno che per diventare acqua ha bisogno di due atomi di idrogeno: se non ho due atomi di femmina non entro in combinazione".
• Maria Martini. La contessa Maria Martini della Torre, innamoratissima di Garibaldi, per seguirlo nella spedizione dei Mille lasciò perfino il marito, ma non essendo corrisposta dal generale, minacciò il suicidio tre volte in due mesi. Morì a tarda età in manicomio (aveva riempito la sua stanza di panni rossi, come la camicia del suo eroe).
• Feticci. Mrs Mary Selly, moglie del deputato inglese Charles, che aveva ospitato Garibaldi nella sua villa all’isola di Wight, lo implorò per lettera di donarle il fazzoletto grigio che aveva dimenticato lì, perché le ricordava un momento di intimità a Brook House, in cui il vento soffiava forte e lei per ripararlo gli aveva coperto la testa proprio con quel fazzoletto. Un’altra baronessa, invece, conservava in una teca frammenti di unghie che lei stessa gli aveva tagliato. Mentre a Lady Shaftesbury Garibaldi scriveva lettere per rassicurarla che i suoi capelli stavano crescendo e non appena se li fosse tagliati, gliene avrebbe spedito una ciocca (cronache del tempo riferiscono del commercio di bottiglie di acqua saponata del suo catino vendute dalle cameriere).
• Anita. Salpato da Marsiglia per fuggire a una condanna a morte, approdando al porto di Laguna, nella provincia brasiliana di Rio Grande, Garibaldi fu folgorato da Anita durante le manovre di ormeggio: appoggiato alla balaustra di poppa la vide col cannocchiale e ordinò subito una scialuppa per andarla a cercare. Di anni diciotto, coniugata con un Manoel Duarte da Aguiari, che da quando era partito in guerra dalla parte dei governativi, non aveva più dato notizia di sé, pur di sposare Garibaldi, Anita dichiarò false generalità davanti al prete che celebrò il matrimonio, e corruppe una vecchietta perché fingesse di essere sua madre e garantisse che lei di cognome si chiamava Belafonte. Morì a ventotto anni, in fuga insieme al marito dagli Austriaci verso Cesenatico: Garibaldi voleva che la sua salma fosse portata a Ravenna e imbalsamata, ma convinto della rischiosità dell’operazione chiese almeno che fossero conservate le ossa.
• Battistina. Conosciuta al mercato di Nizza, avendo bisogno di una serva, Garibaldi la portò con sé a Caprera, dove la trattò come moglie ed ebbe con lei una figlia che chiamò Anita. Incurante di lei flirtava con tutte le ospiti che facevano capolino a Caprera, finché Battistina non si sentì di troppo e se ne tornò a Nizza con la figlia. Commento di Garibaldi dopo essersi unito con lei per la prima volta: "Bisogna aver rispetto di ciò che è vivo". Per un po’ di tempo Anita fu educata proprio da una delle amanti di cui Battistina era stata tanto gelosa, la nobildonna Maria Esperance Brandt von Schwartz (sposata due volte, il primo marito si era suicidato, il secondo aveva chiesto il divorzio), ma era così selvaggia che si dovette chiuderla in un collegio svizzero.
• Giuseppina. Garibaldi si era appena sposato con Giuseppina, di trentaquattro anni più giovane, figlia del conte Raimondi, anzi, era ancora nel sagrato della cappella gentilizia di villa Raimondi, quando arrivò a cavallo un garibaldino per consegnargli un biglietto anonimo con su scritto: "la marchesina Giuseppina Raimondi è incinta del tenente Luigi Cairoli", al che Garibaldi le diede un ceffone e le avrebbe spaccato una sedia in testa se non l’avessero bloccato. Siccome la denuncia era vera, Giuseppina fu cacciata dal padre a Como, a Villa dell’Olmo, dove il figlio nacque morto, e poi si risposò con un conte, Ludovico Mancini. Chi ne uscì peggio fu proprio Luigi Cairoli, che addolorato per la paternità negata, andò a combattere per la libertà della Polonia, dove fu fatto prigioniero dai russi (morì dopo dodici anni di lavori forzati in Siberia).
• Riscatto. Francesca Armosino, Donna Francesca dopo il matrimonio, curò con devozione Garibaldi fino alla morte. Costretto a letto dall’artrite, Francesca lo massaggiava con un decotto di erbe e fece abbattere la roccia davanti alla finestra della sua stanza per fargli vedere il mare. Garibaldi le fu così riconoscente che, pur in carrozzella, l’accompagnò al paese natale, San Damiano d’Asti, per dimostrare ai paesani e parenti tutti che non era più la servetta di tanti anni prima.