Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 30 novembre 1996
ìUn grande futuro dietro di noi. I giovani e la crisi italianaî
• Appartamento. «Credi davvero che ci piaccia sentirti vantare la tua nuova casa da un milione di dollari, mentre siamo appena in condizione di permetterci panini al formaggio nelle nostre microscopiche bettole? Una casa, tra l’altro, che hai vinto grazie alla lotteria genetica, per il solo fatto di essere nato al momento giusto. Di questi tempi non reggeresti per più di dieci minuti, se avessi la mia età, Martin. E io dovrò sopportare per il resto della mia vita deficienti come te che fanno baldoria a mie spese e si impadroniscono sempre per primi della fetta migliore della torta, per poi circondare il resto con una rete di filo spinato» (D. Coupland).
• La ”lotteria genetica” si riferisce al fatto che nel mondo occidentale le generazioni cosiddette adulte risulterebbero fortunate, mentre le generazioni cosiddette giovani (18-30 anni) parrebbero esserlo assai meno: giunte all’età dell’amore hanno incocciato l’Aids, affacciatesi al mondo del lavoro si sono trovate di fronte a globalizzazione e disoccupazione crescenti, abbandonata la casa paterna si son visti offrire appartamenti a prezzi proibitivi, intanto lo Stato sociale - che in altri tempi li avrebbe assistiti - va progressivamente collassando su se stesso sicchè quando gli attuali 18-30enni giungeranno all’età della pensione non sarà rimasta per loro neammeno una lira.
• Deboli. I 18-30enni sono in tutto otto milioni e, ad un’analisi spassionata, devono essere classificati come la più debole delle categorie. Persino nel confronto con la categoria più prossima, quella dei disoccupati, risultano perdenti: il numero di coloro che sono alla ricerca della prima occupazione (cioè i giovani) è perennemente in crescita mentre il numero dei disoccupati resta stabile. Inoltre mentre ai giovani in cerca di prima occupazione non tocca alcun sussidio (come avviene nel resto d’Europa), ai disoccupati spetta la Cassa integrazione, i cui costi sono sopportati dallo Stato.
• Sulla questione dei costi sopportati dallo Stato, bisogna infatti mettersi in mente questo: ogni lira di debito pubblico è un macigno sulle spalle dei giovani, è cioè un garantirsi la bella vita da parte degli adulti alle spalle di coloro che non hanno ancora l’età.
• L’esempio dell’Università. «E’ noto che le università italiane sono (sovra)affollate da una netta prevalenza di studenti provenienti da nuclei familiari appartenenti al ceto medio e alle fasce di reddito più elevate. Costoro (e tra loro una sbalorditiva quota di fuori-corso) coprono, tra tasse e contributi, solo l’8 per cento del costo dei propri studi universitari. Il che significa che il restante 92 per cento delle spese resta a carico dello Stato, cioè della collettività. Ogni famiglia che manda un figlio all’università riceve, insomma, una donazione annuale di 308 mila lire da ben diciassette famiglie che non hanno figli universitari (poco meno di quattro milioni e mezzo). E dal momento che una netta maggioranza delle diciassette famiglie donanti è generalmente meno abbiente della famiglia donataria, non è assurdo definire la semigratuità degli studi universitari un clamoroso regalo alle classi medie, i cui costi ricadono per la maggior parte sui ceti più deboli».
• Lobbies. Per tutto il dopoguerra gruppi d’interesse sempre più forti e blindati hanno spinto i vari governi a legiferare in loro favore, tenendo conto solo del loro tornaconto immediato e fregandosene altamente dell’interesse generale. In che cosa consiste, in questo caso, l’interesse generale? Consiste nel predisporre le cose in modo tale che, rinunciando ciascuno a qualcosa, si stia meglio tutti per un periodo di tempo più lungo. Proprio questo non è accaduto: poichè la classe politica aveva come mira un risultato immediato, cioè quella di essere rieletta e confermata nel potere, ha senz’altro operato in modo da distribuire il più largamente possibile favori a tutti, lasciando che le conseguenze di questo spreco ricadessero su chi non aveva alcun potere contrattuale perché non era ancora nato.
• Illuminanti, a questo proposito, i privilegi concessi ai docenti universitari e anche agli insegnanti di scuola media. I docenti universitari costituiscono una lobby potente, che lavora molto poco, di cui nessuno controlla non si dice l’efficienza ma neanche la presenza fisica nelle aule (molto bassa). Essi proteggono bene se stessi stando in Parlamento, scrivendo sui giornali, ecc. Quanto ai docenti medi, ce ne sono 11,3 ogni cento alunni nelle scuole medie inferiori (sono 5,7 su 100 in Gran Bretagna e 6,7 su 100 in Francia) e 10,3 ogni cento nelle superiori (6,2 in Gran Bretagna e 8,6 in Francia). Significa che lo Stato mantiene almeno duecentomila insegnanti assolutamente inutili; cioè preferisce foraggiare una lobby di parassiti invece che investire denaro, per esempio, in borse di studio, biblioteche, laboratori, computer, ecc. Senza contare che con i soldi che prendono i duecentomila inutili si potrebbero pagare meglio gli insegnanti che lavorano davvero.