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 1996  dicembre 21 Sabato calendario

ìBabbo Natale giustiziatoî

• «Eccole il tema: i bambini devono credere o non credere a Babbo natale?» (lettera all’’Avvenire” di Maria Vismara, Milano, 10 dicembre 1996. Pubblicata senza risposta).
• «Ieri pomeriggio Babbo Natale è stato impiccato alla cancellata della cattedrale di Digione e arso pubblicamente sul sagrato. La spettacolare esecuzione si è svolta alla presenza di parecchie centinaia di bambini dei patronati. Essa era stata decisa d’accordo con il clero che aveva condannato Babbo Natale come usurpatore ed eretico. Egli era stato accusato di paganizzare la festa del Natale e di essersi insediato in essa come un cuculo occupandovi un posto sempre più grande. Gli si rimprovera soprattutto di essersi introdotto in tutte le scuole pubbliche da cui il presepe è scrupolosamente bandìto. Domenica alle tre del pomeriggio lo sventurato brav’uomo dalla barba bianca ha pagato come molti innocenti per una colpa di cui si erano resi colpevoli coloro i quali plaudiranno alla sua esecuzione. Il fuoco ha incendiato la sua barba ed egli è svanito nel fumo [...] Il caso divide la città in due schieramenti. Digione attende la resurrezione del Babbo Natale assassinato...» (’France-Soir”, 24 dicembre 1951).
• Nessun dubbio sulla natura pagana di Babbo Natale, dell’albero, del vischio e di altre usanze giunte a noi dagli Stati Uniti (e arrivate là grazie all’emigrazione tedesca e olandese). Il vischio è usanza druidica, riapparsa poi nel Medioevo. L’albero è menzionato una prima volta in testi tedeschi del XVII secolo, il filologo Maximilien-Paul-Emile Littré (1801-1881) nel suo Dizionario della lingua francese ne parla raccontando che ”in alcuni paesi un ramo di abete o di agrifoglio viene variamente addobbato, e guarnito soprattutto di dolciumi e giocattoli da distribuire ai bambini, con grande festa da parte loro”. Babbo Natale è una figura in cui convergono miti di ogni tipo, dal persiano Mitra al germanico Odino, dal finlandese Uomo Inverno al britannico Old Winter fino a san Nicola (san Nicola = Sinter Klaus in danese, Santa Claus in inglese), il quale avendo resuscitato tre bambini sgozzati da un oste che voleva cucinarli e servirli come porcellini da latte venne senz’altro proclamato protettore dell’infanzia.
• «Le renne non sono casuali, poiché documenti inglesi del Rinascimento menzionano trofei di renne esibiti in occasione di danze natalizie, e ciò anteriormente a ogni credenza di Babbo Natale e, più ancora, alla nascita della sua leggenda».
• Al tempo dei tempi, gli indiani Pueblo giunsero nel sud-ovest degli Stati Uniti. Ma, nell’ultima parte del viaggio, essendo esplosa una tempesta mentre attraversavano un fiume, molti dei loro bambini annegarono. Ora accadde questo: le anime di questi bambini morti - dette ”katchina” - venivano alla fine di ogni anno a trovare gli amici del villaggio e, andandosene poi via alla fine della visita, portavano con sè nel regno dei morti un certo numero di bambini che li avrebbero consolati della nostalgia. Disperati i genitori dei bambini trasportati a questo modo nel regno dei morti chiesero ai katchina pietà e li commossero infine persuadendoli a restarsene nell’aldilà mentre essi di qua li avrebbero evocati con danze e maschere. Così infatti andò: alla fine di ogni anno gli adulti danzavano, si mascheravano e portavano doni ai bambini. I bambini, all’oscuro di tutto, credevano che quelle maschere danzanti fossero davvero i katchina, le buone anime dei loro antenati. Come mai però i bambini erano ignari della verità e cioè che le maschere danzanti non erano in realtà i loro antenati, ma semplicemente i loro genitori in maschera? Perché, nella rappresentazione di fine d’anno, toccava a loro far la parte dei morti a cui si portavano i doni. Essi «rappresentano la realtà con la quale la mistificazione crea una sorta di compromesso. Il loro posto è altrove: non con le maschere e con i vivi, ma con gli dei e con i morti; con gli dei che sono i morti. E i morti sono i bambini».
• Il rito relativo a Babbo Natale (con il genitore vestito di rosso e il cui volto è reso irriconoscibile dalla barba bianca) deve essere considerato un ”rito di iniziazione”, cioè di passaggio tra il mondo degli adulti e quello dei bambini. Finché si crede a Babbo Natale si è bambini. Si diventa adulti, quando non ci si crede più. Gli adulti sembrerebbero quindi ”iniziati” al mistero, dal quale i bambini sono invece esclusi. Però, ripensando al mito dei katchina - che è tra quelli che hanno generato la ritualità di Babbo Natale - sembrerebbe che la «non-iniziazione non sia esclusivamente uno stato di privazione, definito dall’ignoranza, dall’illusione o da altre connotazioni negative. Il rapporto tra iniziati e non-iniziati ha un contenuto positivo. E’ un rapporto complementare tra due gruppi: uno rappresenta i morti e l’altro i vivi. Nel corso stesso del rituale i ruoli sono del resto spesso e a più riprese invertiti, poiché la dualità genera una reciprocità di prospettive che come nel caso degli specchi posti uno di fronte all’altro, può riprodursi all’infinito: se i non-iniziati sono i morti, sono anche dei super-iniziati; e se, come spesso accade, sono gli stessi iniziati a impersonare i fantasmi dei morti per spaventare i novizi, è a questi ultimi che toccherà, in un momento successivo del rituale, disperderli e prevenire il loro ritorno».
• Nella festa di Halloween (diventata vigilia di Ognissanti) i bambini travestiti da fantasmi e da scheletri tormentano gli adulti. A meno che gli adulti non riscattino la loro tranquillità mediante piccoli doni.