Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 maggio 2000
Le rose del ventennio
• L’architetto Gian Carlo Maroni, assunto da D’Annunzio al Vittoriale, mandò subito agli amici la propria partecipazione di morte.
• Aimone di Savoia, duca di Spoleto, ammiraglio comandante in capo dell’Alto Tirreno, re designato di Croazia. Lo chiamavano ”Altezza!” e rispondeva ”Uno e novanta!”. Una mattina, al caffè Crastan sotto i portici di via Chiodo a La Spezia, sentendosi allegro ”tirò improvvisamente una meringa alla panna sulla faccia di un collega. Costui non si perse d’animo e rispose scagliando a sua volta una meringa. Il principe ne tirò un’altra e ne incassò una seconda. La terza centrò l’avversario in un occhio, ma subito dopo anche l’occhio del principe sparì sotto un mucchietto di panna. La battaglia infuriò, a suon di meringhe, per circa dieci minuti. L’ultima tappò un occhio a un maggiore di artiglieria che se ne stava lì vicino a guardare la scena. Il maggiore si inchinò rispettosamente, mentre il principe, porgendo il fazzoletto, gli faceva le sue scuse”. Una volta che un barbiere squadrista, vedendolo passare, si fece sulla soglia del negozio e gridò: ”Viva il re di Croazia!”, egli rispose: ”Dovrei gridare allora evviva i barbieri della Spezia?”.
• Tra le donne che fecero la marcia su Roma, le due sorelle liguri Baschetto, «una delle quali s’era fatta gli orecchini con due denti sputati da una manganellata, e le tre Campolongo, istriane, che in segno d’italianità erano solite portare le mutande tricolori, infine una signorina Gujom, veneziana, famosa per aver incoraggiato la corte d’un deputato popolare, al solo scopo di ridergli in faccia al momento supremo».
• Rose. Il 28 ottobre del 1927 le delegate del fascio, guidate dalla signorina Angela Moretti, si recarono a palazzo Venezia e portarono al duce un fascio di rose. Egli parlò annusandole e disse, fra l’altro: ”Sappiate che se un giorno capitasse in Italia quello che adesso succede in Francia, vale a dire che il numero delle bare supera quello delle culle, ebbene, prenderei misure definitive. Draconiane”. Saettò intorno un’occhiata terribile e disse: ”Ho detto draconiane”. Le delegate provavano un senso di timore e di abbandono. Il duce parlò ancora, fiutando una rosa a cui pian piano disfaceva i petali e congedò poi le delegate all’improvviso, salutandole romanamente. La sera, all’hotel Milano, le donne si scambiarono le loro impressioni su Mussolini. ”E’ un uomo irresistibile” disse la professoressa Casagrande. Tutte le diedero ragione.
• Il Duce. Martedì 8 novembre 1921, nel pomeriggio, il duce pronunciò di fronte ai delegati riuniti all’Augusteo di Roma l’atteso discorso di fondazione del Partito Nazionale Fascista. Egli salì sul palco, attese - il mento sollevato, gli occhi rotondi - che si facesse silenzio e chiese se ci fossero donne in sala. Poi esordì, portandosi le mani all’altezza del petto, con i pollici e gli indici sollevati a formare due mezze lune: ”Francesco Crispi aveva sotto due coglioni grossi così!”. Dopo un momento di sorpresa, la frase ebbe un effetto colossale. Non solo tutta l’assemblea si levò ad applaudire, ma le dieci donne presenti, commosse, presero ad agitare i fazzoletti.
• Albania. Il 9 marzo 1941 Mussolini visitò il fronte albanese. Uniforme con la doppia greca, uose giallastre, scarpe ramponate degli alpini. Si fermò davanti all’Osservatorio con le gambe appena divaricate, salutò militarmente con la mano tesa, poi infilò i pollici nel cinturone e si guardò attorno. «Una voce, stridula e improvvisa, gridò "Saluto al duce!". La risposta seguì sparpagliata ed eterogenea. "A noi!" Il sergente Taglietti e il barbuto geniere Carlini vedevano bene ogni cosa, dalla finestrina del primo piano. Un minuto dopo il saluto, si levò dagli alpini una grande voce scandita e dialettale, la quale martellava insistentemente le seguenti, inattese parole: "Manda-a-spasso-el-Ciano; mandl’-via; büttal-fòra; dagli-feug; brüsa-el-Galiass; desgruppet d’el Ciano; mandal’-via...". Mussolini corrugò lievemente le sopracciglia, mentre attorno tutti stavano palesemente sulle spine. Ma quasi subito il duce allargò un sorriso e, piegandosi un poco dalla parte del generale Nasci, disse forte e marcatamente: "Finché i tuoi filibustieri sono così su di giri, è un affar serio per il greco!"».
• Gnocchi. «Il maggiore Mangione, impegnato a demolire una piccola collina di gnocchi, disse che rispettava gli eroi ma, tutto sommato, li considerava degli scocciatori».