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 1998  maggio 11 Lunedì calendario

Venerdì primo maggio scorso Valentin Vlasov, inviato del governo russo in Cecenia, è stato rapito da una dozzina di uomini armati che hanno bloccato la sua auto nei pressi del villaggio di Assinovskaya, al confine con l’Inguscetia: quindici giorni prima, il 16 aprile, a trenta chilometri da lì, un generale e quattro soldati dell’esercito russo erano stati uccisi in un agguato

• Venerdì primo maggio scorso Valentin Vlasov, inviato del governo russo in Cecenia, è stato rapito da una dozzina di uomini armati che hanno bloccato la sua auto nei pressi del villaggio di Assinovskaya, al confine con l’Inguscetia: quindici giorni prima, il 16 aprile, a trenta chilometri da lì, un generale e quattro soldati dell’esercito russo erano stati uccisi in un agguato. 65 persone (fra loro sei stranieri) sono attualmente prigioniere delle bande armate cecene, ma mai prima d’ora era stato rapito un rappresentante ufficiale russo. Il Ministro degli Esteri ceceno Movladi Udugov ha detto che il rapimento è certamente opera di «forze controllate dai servizi segreti russi, il cui scopo è guadagnare potere a Mosca e influenza nel Nord Caucaso. un atto puramente politico. Solo un completo idiota potrebbe pensare di chiedere un riscatto per un rappresentante ufficiale del governo russo».
• «C’era la guerra in Cecenia. Volevo andarci, non sapevo come fare. A Mosca, Pavel Kozlov mi racconta la storiella del pesciolino d’oro, che lì fa le veci dell’Aladino della lampada. Un deputato della Duma chiede al pesciolino: ”Puoi realizzare qualinque desiderio?”. ”Qualunque”. ”Allora, ti scongiuro, risolvi il problema della Cecenia”. Disappunto del pesciolino: ”Per favore, la Cecenia è così piccola, non so neanche esattamente dov’è, chiedi un’altra cosa”. Il deputato: ”Puoi trasformare mia moglie nella donna più bella del mondo?”. ”Certo! Tira fuori una fotografia”. Quello la tira fuori. Il pesciolino guarda e riguarda, e poi: ”Via, andiamo a prendere un mappamondo, vediamo dov’è quest’accidenti di Cecenia”» (Adriano Sofri).
• La Cecenia ha preso il nome di ”Repubblica Cecena di Ichkeria”, la capitale Grozny quello di ”Djohar” (in omaggio al primo presidente Djohar Dudajev, ucciso durante i combattimenti contro le truppe di Mosca. ”Grozny” in russo significa ”terribile, minacciosa”: la città fondata nel 1824, era un avamposto dei Cosacchi sul fiume Terek, che l’attraversa, durante la guerra della Russia zarista contro i Ceceni e le altre etnie caucasiche musulmane). una repubblica islamica con leggi di ispirazione coranica, si considera come di fatto indipendente e ha creato una propria compagnia petrolifera, la Iunko. Il Presidente, eletto lo scorso anno, è Aslan Maskhadov (Primo Ministro è il nazionalista Shamil Basayev: ha privatizzato la compagnia petrolifera di Stato e nominato Ministro per l’Energia e Carburanti suo fratello minore Shirvani). Se la Russia concedesse alla Cecenia lo status di membro indipendente della Federazione Russa e della Csi dovrebbe fare la stessa cosa con le altre 88 repubbliche, regioni e territori autonomi.
• L’oleodotto russo Baku-Novorossiisk (dall’Azerbaijan al porto russo sul Mar Nero, l’unico funzionante nell’area del Caspio) attraversa la capitale della Cecenia: ad ovest della città c’è la raffineria Lenin. Durante la guerra venne quasi completamente distrutta dall’esercito russo, oggi sono in funzione solo due impianti, producono circa 20 mila tonnellate al mese di prodotti petroliferi che vengono venduti in Russia (durante la guerra si esportavano circa un milione di tonnellate di petrolio l’anno, venivano dai pozzi più distanti dalla capitale sfuggiti ai combattimenti). Una compagnia britannica è intenzionata a sviluppare l’industria petrolifera cecena, mentre una indiana sta progettando una centrale elettrica alimentata con i gas petroliferi di scarto.
• Lo scorso 24 aprile la compagnia petrolifera di Stato russa Transneft ha raggiunto un accordo con i rappresentanti ceceni sulle nuove tariffe di transito per il tratto ceceno (152 chilometri) dell’oleodotto. Khozh-Akhmed Yarikhanov, responsabile per l’energia ceceno (l’uomo più ricco del Paese) ha annunciato che l’impianto quest’anno trasporterà 2,2 milioni di tonnellate di greggio (16 milioni di barili): la Russia pagherà 3,58 dollari per ogni tonnellata, 49 centesimi al barile. La Cecenia riceverà il 23 per cento delle tariffe complessive pagate dalla Russia per l’oleodotto pur avendo sul proprio territorio solo l’11 per cento della linea.
• Nel settembre 1997 la Russia pagò alla Cecenia 854 mila dollari come una tantum per il transito di 200 mila tonnellate di petrolio: in quell’occasione Mosca sostenne che la tariffa di passaggio era solo una minima parte (43 centesimi per tonnellata), per il resto si trattava di ”spese di riparazione” (in realtà accettando la tariffa di 4,27 dollari per tonnellata richiesta dai ceceni riconobbe implicitamente l’indipendenza della Repubblica).
• Nelle pianure della Cecenia scavando ad appena sei metri di profondità si trova petrolio: nei giardini delle case si vedono spesso dei pozzi improvvisati. I ceceni raffinano in proprio il greggio facendolo bollire dentro barili interrati, poi lo vendono (in barattoli di vetro da otto litri usati anche per le marmellate) lungo le strade. La benzina artigianale si chiama ”samogon” (in russo ”fatta in casa”). Durante la guerra civile contro Mosca, grazie alle raffinerie casalinghe, ai ribelli ceceni non mancò mai carburante. Il governo sta ora cercando di far cessare l’abitudine perché causa di grave inquinamento e frequenti esplosioni.