Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1998  marzo 30 Lunedì calendario

Produzione giornaliera di petrolio dell’Iran, quarto produttore mondiale (pozzi del Golfo Persico): 3,6 milioni di barili

• Produzione giornaliera di petrolio dell’Iran, quarto produttore mondiale (pozzi del Golfo Persico): 3,6 milioni di barili. Il paese, fortemente indebitato con l’estero, mantiene un esercito di 513.000 uomini affiancato da 120.000 Pasdaran. Secondo Banca Mondiale e Fmi l’economia iraniana è in ripresa: Teheran si sta mostrando molto regolare nei pagamenti del debito estero, la Banca centrale dopo un riassestamento ha portato l’inflazione al 25% (era più del doppio).
• Possiede giacimenti per 155 mila miliardi di metri cubi di gas (il 10 per cento delle riserve mondiali) e sei miliardi di barili di petrolio. La britannica Shell sta studiando una linea di trasporto verso il Mediterraneo attraverso Iran e Turchia (costo: più di 4 miliardi di dollari), l’americana Unocal ne studia una attraverso Afghanistan e Pakistan (6 miliardi di dollari).
• L’ accordo firmato dalla compagnia indipendente britannica Monument Oil and Gas con il Nioc (l’ente petrolifero statale di Teheran) per lo scambio di petrolio turkmeno contro iraniano renderà produttivi gli impianti del nord del paese: la maggior parte dei pozzi sono a sud e inviare il greggio attraverso i massicci montuosi del centro è difficile e costoso; più conveniente farli funzionare con il petrolio del Turkmenistan (ha pozzi e impianti di estrazione nell’89 per cento del deserto ai confini con l’Iran). Il petrolio turkmeno sarà pagato con il ricavato dalle vendite di quello dell’Iran del sud, esportato attraverso il Golfo Persico. Il principale partner della Monument in Turkmenistan è l’americana Mobil: a causa dell’embargo (l’ ”Iran-Libya Sanctions Act”, o legge D’Amato, che limita a 40 milioni di dollari gli investimenti con i due paesi) non potrà utilizzare la rete iraniana e continuerà ad esportare il petrolio turkmeno verso l’Azerbaijan attraverso il Caspio (rotta Aladja-Baku).
• Il Kazakhstan invia attraverso il Mar Caspio circa 40.000 barili di petrolio al giorno dal porto di Aqtau a piccoli porti nel nord dell’Iran. Grazie ad un accordo raggiunto tramite una società di intermediazione svizzera, l’Iran utilizza il greggio kazakho nelle sue raffinerie settentrionali ed esporta il proprio petrolio, estratto nel sud del paese, tramite Alma Ata.
• Il gasdotto tra Iran e Turkmenistan, inaugurato il 29 dicembre 1997, lungo 287 chilometri è costato 195 milioni di dollari. Trasporta circa 3 miliardi di metri cubi di gas l’anno, ma potrà arrivare a 12 miliardi. Teheran lo ha finanziato per l’80 per cento e recupererà la somma in tre anni esportando gas in Turchia (sino a 8 milioni di metri cubi l’anno). I condotti vanno da Korpedje nell’ovest turkmeno a Kord-Kuj, nel nord-est dell’Iran, nel cui territorio corrono solo 60 chilometri di condotti: l’impianto sarà collegato alla rete petrolifera iraniana. L’Iran ha inoltre costruito alcune linee ferroviarie che attraverso il Turkmenistan lo uniscono alla rete dell’Asia centrale. Gli ultimi tronconi sono stati inaugurati nel marzo 1996.
• La gara d’appalto per un gasdotto dal Turkmenistan attraverso l’Iran fino alla Turchia centrale (1.300 chilometri di tubi), annunciata il 23 dicembre 1997 dalla compagnia energetica statale turca Botas, prevede a partire dal 1999 il trasporto verso i mercati europei di 3 miliardi di metri cubi di gas turkmeno e iraniano. Ankara e Teheran hanno firmato un accordo per la fornitura di gas del valore di 23 miliardi di dollari (nei prossimi 12 anni il consumo turco di gas quadruplicherà). Il tratto turco del condotto parte dall’antica città carovaniera di Erzurum, vicino ai confini con l’Iran, passa da Sivas, taglia la Cappadocia fino a Cesarea, risale verso Ankara e quindi scende verso sud, a Konya, capitale dei mistici dervisci danzanti. Alla gara partecipa un consorzio europeo costituito da Snamprogetti, Gaz de France e Royal Dutch Shell. Gli Stati Uniti non hanno protestato perché sul territorio iraniano il gas sarebbe solo in transito.
• A Baku alla fine del 1800. 218 proprietari di pozzi di petrolio, «maomettani, armeni, russi, polacchi, georgiani, svedesi (la casa Nobel)», fra loro un persiano di nome Riza «degno signore di eccezionale cultura che ogni anno faceva viaggi all’estero e passava per un modello di civiltà europea». Il petrolio veniva trasportato tramite tubature, una per ogni impresa, «centinaia di tubi giacevano assai fitti nel deserto e offrivano uno spettacolo che confondeva la vista». Una di queste tubature era di proprietà di Riza. «La conduttura attigua alla sua apparteneva a una grande Ditta ed era in attività giorno e notte». Un giorno qualcuno notò che a destinazione giungeva assai meno petrolio di quanto dovesse. Dopo lunghe indagini fu scoperto che Riza sottraeva petrolio alla grande compagnia e lo convogliava nei suoi depositi con una tubatura sotterranea. I pozzi vennero chiusi, il persiano fu messo in prigione, e ne fu chiesta la morte. Prima che la sentenza venisse decisa, Riza si suicidò in cella e venne sepolto con grande solennità. Dieci anni dopo fu visto a Parigi elegantemente vestito e intento a consultare un listino di borsa: aveva cambiato i suoi abiti con quelli di un morto, gli aveva sparato un colpo in testa e, corrotti i carcerieri, era fuggito. «Non si muore con tanta facilità - disse - La vita è troppo bella per uccidersi in causa di quella piccola farsa del petrolio».