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 1998  ottobre 12 Lunedì calendario

La tecnica è ormai collaudata: gli uomini dell’Ispettorato del lavoro arrivano durante la vendemmia, accompagnati dai carabinieri, piombano sull’aia, entrano senza chiasso nei vigneti e controllano chi fa la raccolta dell’uva

• La tecnica è ormai collaudata: gli uomini dell’Ispettorato del lavoro arrivano durante la vendemmia, accompagnati dai carabinieri, piombano sull’aia, entrano senza chiasso nei vigneti e controllano chi fa la raccolta dell’uva. Se ci sono solo il proprietario del terreno, la moglie, i figli, tutto fila liscio. Se no scattano le multe. Milionarie. Nell’Albese, nell’Astigiano ma anche nell’Oltrepò pavese e, dicono, nel Veneto è scattata la caccia agli evasori dei contributi Inps. Ed evadere è facilissimo. Chiunque partecipa alla raccolta dell’uva senza essere parente strettissimo è considerato un lavoratore in nero.
• Nella Langa per tradizione, per cultura, la vendemmia è sempre stata un momento di festa. Arrivavano i parenti e gli amici, si aprivano le bottiglie dell’annata precedente, si offriva il pranzo. E tutti andavano nella vigna. Le colline si popolavano gioiosamente per pochissimi giorni ogni anno, una settimana o poco più, e poi tornava il silenzio.
• La presenza di parenti e amici era (ed è) importante: per vendemmiare ci vuole gente che abbia esperienza, che sappia scegliere i grappoli maturi al punto giusto, che lasci quelli con gli acini ancora rossi. Roba da langaroli, magari immigrati a Torino per lavorare alla Fiat ma ancora con le radici nella loro terra. Se no il vino perde le sue qualità (e il suo prezzo). E queste sono zone che danno Nebbiolo, Barbaresco, Barbera, Dolcetto, Barolo, vini che hanno reso ricchi coltivatori che fino a pochi decenni fa facevano fatica a campare.
• Ma in questo quadro è arrivata la burocrazia: «Stavo raccogliendo le uve e ce li siamo visti lì. Non ti accorgi mica quando arrivano» dice Antonio Muggianu, un veterano in fatto di multe, lui è stato «pizzicato» l’anno scorso. «Eravamo tutti parenti, non ho preso manovali - aggiunge -, le multe l’anno passato non erano pesanti, ma le spese per mettersi a posto erano salate. Io non ce l’ho con quelli che vengono qui, li mandano dall’alto. Se non li mandano, qui non vengono. Ma è una vergogna».
• Muggianu quest’anno non corre rischi, ha riempito tutte le scartoffie per far lavorare i parenti. Invece non le aveva riempite Aldo Cogno: «Eravamo sotto casa - ricorda - sono capitati qui da me. Mi dava una mano uno che ha tre figli e che ha perso il lavoro per un infortunio. Hanno preso i nostri dati e mi hanno dato una multa di due milioni e 103mila lire. Ho sistemato in fretta e furia questo signore che era con me. Mai fatti tanti casotti per mettere le cose in ordine: ci ho perso due mezze giornate. Eravamo in coda un bordello di gente, hanno fato delle vere retate. La vendemmia non deve dare tutte le grane che ci danno adesso. Io per vendemmiare ho bisogno di meno di una settimana, sono 40mila al giorno che tocca pagare di contributi. Una cifra da niente, il grave è il tempo che fanno perdere. A parte le multe, l’Inps non tirerà fuori molti soldi, in cambio fanno una vera prepotenza».
• Il bello è che, fatta la legge, è già stato trovato il modo per aggirarla. Forse l’aveva pensato proprio chi l’aveva fatta, rendendosi conto di quanto è assurda. E all’Ispettorato del lavoro, a quanto pare, lo sanno benissimo. Infatti i contadini hanno l’obbligo di tenersi in casa il loro bravo quintale di cartacce da compilare. Poi quando prendono qualcuno a lavorare, parente o no, hanno cinque giorni di tempo per denunciarlo riempiendo tutti i moduli e consegnandoli all’ufficio competente. Ma qui scatta l’inghippo: uno si fa aiutare nella vendemmia da chi vuole, se poi arriva il controllo può benissimo dichiarare che quello era il primo giorno di lavoro. Anche se non era il primo. L’importante è la burocrazia.
• «Fanno visite a sorpresa, controlli con gli elicotteri, quasi fossero terroristi. Si mettessero a cercare chi lavora in nero tutto l’anno - sbotta Matteo Bosco, presidente della Cantina Terre del Barolo, che ha 450 soci e fa 15 miliardi di fatturato l’anno -, sono tutti molto spaventati. Nella Langa manca la manodopera specializzata, quella che sa fare bene il lavoro. Spesso per la vendemmia vengono i pensionati, che arrotondano la pensione con quella settimana di lavoro. Ma se gli dici che li vuoi mettere a posto si rifiutano: dovrebbero cambiare la dichiarazione dei redditi per pochi biglietti da mille. Invece basterebbe stabilire che il contadino deve pagare in Posta all’Inps una certa cifra al giorno per ogni lavorante, parente o no. Facciamo 20-30mila lire a testa, a fondo perduto, da versare all’inizio della giornata. Se vengono i controlli uno tira fuori le ricevute ed è a posto». Ma in questo modo i burocrati diverrebbero inutili.