Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  ottobre 13 Lunedì calendario

 il Dies Irae del consumatore, il giorno terribile della vendetta del cliente stanco di subire le angherie e i bidoni dei produttori

•  il Dies Irae del consumatore, il giorno terribile della vendetta del cliente stanco di subire le angherie e i bidoni dei produttori. Un bambino di 6 anni, Sergio Jimenez jr. muore, sbalzato fuori dal minivan dove viaggiava, dopo un tamponamento che apre il portellone posteriore difettoso, e lo fa rotolare sull’asfalto. Il padre fa causa alla Chrysler, la casa produttrice, e ieri ascolta la sentenza. Il tribunale della South Carolina gli dà ragione e dà torto alla Chrysler, condannata a pagare 465 miliardi di lire in danni. Avete letto bene: la Chrysler dovrà pagare al papà del bambino morto nell’incidente 262 milioni di dollari, appunto quasi 500 miliardi, per ”negligenza”. Per aver cioé prodotto e venduto un minivan con la serratura del portellone posteriore difettosa. Se la vita di un bambino può avere un prezzo, questo è dunque da oggi 500 miliardi. La cifra più alta mai raggiunta nella storia allucinante delle cause civili negli Stati Uniti. Raccontano i giornali di Charleston, la bella città della South Carolina dove si è celebrato il processo, che l’avvocato della Chrysler è stramazzato sulla sua sedia, alla lettura del verdetto, e il querelante, il signor Sergio Jimenez senior, è svenuto. Riavendosi poco dopo solo per scoppiare in un pianto isterico, mentre i legali della casa di Detroit, che nel frattempo ha sostituito la serratura difettosa nei suoi minivan, riprendevano il loro colorito e le loro borse e si avviavano a passi rigidi e dignitosi verso l’uscita. Faranno appello, naturalmente, e i precedenti giudiziari insegnano che spesso le giurie d’appello riducono le pene inflitte dalle giurie di primo grado. Ma quella somma – 262 milioni di dollari, pari al valore di 10 mila automobili – si è stampata nell’immaginazione nazionale come un giudizio di Dio: Dies Irae in corte. Il giorno della collera del consumatore. «I tribunali civili – ha detto il professor Alan Dershowitz di Harward – sono roghi medioevali sui quali si bruciano le streghe aziendali». «La gente – gli risponde Ralph Nader, il patrono dei consumatori americani – è stanca di essere trattata come carne da macello e si vendica di chi fabbrica e vende ciarpame pericoloso».
• Il linguaggio è forte, ma la realtà è ancora più aspra. Per sensazionale che sia, la bordata finanziaria contro una delle tre sorelle di Detroit è soltanto un altro gradino raggiunto nella escalation della guerra locale in corso ormai da molti anni nei tribunali americani. Dal lontano 1906, quando un giudice chiamato Cardozo emise la prima condanna contro un fabbricante di automobili che aveva venduto un’auto con lo sterzo difettoso, fino alla Chrysler ieri, lo sgocciolio di cause per danni civili è diventato un’alluvione, alimentato da avvocati senza scrupoli, da querelanti abbagliati dalla prospettiva del colpo grosso e da giurie popolari ben felici di bastonare corporations, società di assicurazioni, medici, addirittura chiese, nel nome della giustizia sommaria per i pesci piccoli contro i pesci grossi.
• Ci sono ormai 265 mila cause civili per danni e risarcimenti presentate ogni anno nei tribunali americani, mille per ogni giorno lavorativo. Una ogni mille abitanti. E persino l’efficiente sistema giudiziario americano barcolla: la querela del signor Jimenez contro la Chrysler ha impiegato 12 anni per arrivare alla sentenza, tempi italiani, non americani. Pur di liberarsi dalla montagna di cause arretrate ed evitare il processo in aula con la giuria, i magistrati premono sulle parti perché arrivino a una transazione. Ma così si eccita ancora di più l’appetito degli avvocati: querelate, querelate, qualcosa guadagneremo.
• Non più giustizia, dunque, ma roulette, nel grande casinò della legge. Quindici anni or sono fece scalpore il caso di un uomo ucciso mentre faceva il bagno nella sua vasca e usava un trapano elettrico che gli sfuggì di mano, cadendo nell’acqua e fulminandolo. La vedova ottenne un miliardo di lire in danni dalla Black & Decker, colpevole di non aver stampato sul trapano un’avvertenza contro l’uso di apparecchi elettrici mentre si fa il bagno. Dove andremo a finire? si domandano giuristi e giornali. Ora lo sappiamo. Si è finiti nel caso della donna di Albuquerque, nel New Mexico, che due anni or sono uscì da un MacDonald’s con un bicchierone di caffè bollente in mano, si sedette al volante, sistemò il caffè tra le cosce per avere le mani libere e, quando il caffè le si rovesciò in grembo, si ustionò le parti intime: ebbe 4 miliardi di danni perché la MacDonald’s serviva caffè a temperature ”pericolose”.
• Si è arrivati al medico della Georgia che ha ottenuto pochi mesi fa 3 miliardi di danni da un concessionario della Bmw. Gli aveva venduto un’auto nuova che era stata lievemente danneggiata nel trasporto e ridipinta, senza avvertirlo e senza proporgli uno sconto: il risarcimento corrispondeva a 40 volte il valore della macchina in questione. E si è raggiunto un apice di doppia assurdità, la scorsa settimana, nel caso di un alto funzionario della Miller Birra che è stato licenziato in tronco per avere commentato con una segretaria la puntata di una commedia tv la sera precedente dove l’attore principale aveva fatto qualche discutibile gioco di parole con ”vulva”, i genitali femminili, e aveva accennato anche alla clitoride. Dopo il licenziamento in tronco per ”molestie sessuali”, il dirigente ha fatto causa alla Miller: la giuria popolare gli ha concesso 60 miliardi di lire fra mancato guadagno e danni punitivi.
• Un sistema giudiziario, basato sul principio del ”diritto positivo” e sul giusto raddrizzamento dei torti personali, sta , palesemente, sfuggendo di mano ai suoi creatori. Nel 1991 fu calcolato che le condanne civili erano costate complessivamente al Paese 185 miliardi di dollari, 300 mila miliardi di lire, quasi il bilancio del Pentagono. Per proteggersi dagli avvocati famelici e da querelanti abbagliati dalla roulette, ogni prodotto, ogni servizio, ogni prestazione professionale viene ormai accompagnata da lunghe liste di avvertimenti , diretti a proteggere chi li fornisce da future cause. E le compagnie di assicurazione caricano premi sempre più pesanti, per coprire persone e prodotti.
• Un medico generico, spende 15 milioni di lire all’anno di assicurazione supplementare. Una somma che sale a 40 milioni per gli ostetrici, i più vulnerabili alle cause per scarsa professionalità, intentate da madri di bambini malformati. Persino le chiese, le associazioni di beneficenza, i gruppi di volontariato, non sono immuni. Una parrocchia di Cleveland dovette pagare 600 milioni alla famiglia di un bambino che il parroco aveva ”maldestramente soccorso” precipitandosi ad aiutarlo dopo un incidente e provocando la paralisi delle gambe. Un prete che arbitrava una partita di baseball in oratorio dovette pagare 50 milioni di danni alla famiglia di un giocatore che si era preso una pallata in testa e aveva subito una commozione celebrale: non lo aveva obbligato a indossare la maschera protettiva. In ogni oggetto venduto, dagli elmetti per il football agli sci, dai tostapane, alle lampade, almeno il 15 per cento del prezzo di vendita è dovuto al costo delle assicurazioni contro le cause per danni. Mentre molte proposte di legge per porre un limite finanziario ai danni languono in Congresso, soffocato dalle lobbies degli avvocati civili, la corsa della roulette giudiziaria accelera, fino ai 500 miliardi per la morte del piccolo Sergio. E speriamo che il papà sia stato sincero quando ha detto ai giornali, dopo essersi ripreso dallo shock:« Sono contento che la Chrysler sia stata punita per avere provocato la morte del mio bambino, ma pagherei subito quei 500 miliardi per rivedere ancora una volta il suo sorriso».