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 1998  ottobre 26 Lunedì calendario

Rocco Siffredi, detto anche Venticinque centimetri

• Rocco Siffredi, detto anche Venticinque centimetri. Il più famoso stallone italiano del porno, ormai star di fama europea del circuito cinematografico a luci rosse. Ricco, famoso e felice, da qualche tempo si è trasferito a Budapest. Con Rosa, la bellissima moglie ungherese, e Lorenzo il figliolo di due anni: «Che per fortuna, anche se in miniatura, ce l’ha come il mio ...», dice Rocco al telefono. Allora. Siffredi. La notizia è questa: al Policlinico di Roma sono pronti al trapianto del pene, espiantandolo da un cadavere. Che effetto fa a uno come lei? «Brutto, perché ho rischiato anch’io il trapianto, quando mi operai per una circoncisione...». Be’, racconti tutto dal principio: Rocco Siffredi che ha rischiato di perdere la fonte della sua miniera d’oro è una bella storia: «Bella per lei che fa il giornalista... Ecco come andò, un medico imbecille mi assicurò che sarebbe stata una sciocchezza, okei facciamola, gli dissi. Dopo l’operazione, durante la notte, a causa di una erezione mi si apre la ferita, saltano i punti, una trentina ... un sacco di complicazioni, un guaio grosso. Allora andai all’American hospital, dal professor Potenza che è un bravo chirurgo plastico. Bisogna operare di nuovo, per fortuna non t’hanno tirato al massimo la pelle, si può rifare tutto... mi disse. E così mi operai per la seconda volta».
• Capita che le poste del cuore di vari giornali ricevano lettere di ultratrentenni, disperate o dubbiose, che si dichiarano carine se non addirittura belle, e che nascondono un cupo vergognoso segreto: sono ancora vergini e pensando di rivelare l’inimmaginabile macchia al giovanotto finalmente prescelto per liberarsi dall’anomalia, non sanno come comunicargli la ferale notizia. Temono che si imbufalisca, che si offenda, che le prenda per malate o maniache, che alla fine le pianti non sopportando l’onta. In tempi di rumorosa chiacchiera sessuale, tra il dire e il fare pare proprio che ci sia di mezzo più che mai il mare.
• E spero per lei, andò bene... «No, anche se sembra una barzelletta. Mi operano, mi imbottiscono di medicine, per un mese non ho avuto erezioni...». Sarà stata una vera tragedia, immagino... «Tragedia è poco... ma non è finita qui. Dopo l’operazione mi mandano a casa e siccome io in quel periodo stavo a Pescara dai miei genitori, il medico mi consiglia di metterci sopra del ghiaccio durante il viaggio in macchina, per non farlo gonfiare, mi spiegò. E così feci... ma quando arrivo a Pescara scopro che il ghiaccio si era completamente saldato alla pelle! Torno d’urgenza a Roma, il medico quando mi vede fa: oh, noo! Ti avrei dovuto dire di non mettere il ghiaccio a contatto con la pelle, dovevi prima avvolgerlo nella garza...». E allora, che succede? «Il medico stacca il ghiaccio, ma sotto era tutto gravemente ustionato! Terribile, ero distrutto, un uomo finito... qua me lo tagliano, ho pensato. Il medico era preoccupato, temeva l’infezione. Mi disse: «Rocco, il problema è la pelle, quella del pene è speciale, non si può trapiantare da altre parti del corpo, dobbiamo prenderla dal pene di un cadavere...». Fu un trauma, credo...«Mamma mia! Io che per cinque ore al giorno ci lavoro, sapere di avercelo con la pelle di un morto, psicologicamente era devastante, un’idea insopportabile». Però, poi ... «Grazie a Dio mi guarì con le cure. Ora è meglio di prima...». Ma proprio perché ci lavora, se fosse indispensabile, Rocco Siffredi lo farebbe il trapianto? «Devo dire la verità: no, non lo farei, e proprio perché ci lavoro. Piuttosto cambio mestiere, vado a fare il cameriere: ma non mi faccio mettere il coso di un altro... Per me la sessualità è troppo importante».
• Mentre quando fare l’amore senza essere sposate era un terribile peccato mortale e sociale, di vergini anche molto giovani non se ne trovavano molte: operose e silenziose, speravano di cavarsela con un lumino a qualche santa, quando finalmente trovavano marito. E per fortuna erano poche quelle che venivano cacciate nel vento e nella bufera la notte stessa delle nozze. Forse le ragazze di cento, cinquanta anni fa, nei torvi silenzi delle loro fantasie maturavano il bisogno di trasgredire nel modo più fatale le regole della loro sottomissione e inconsistenza. Ma soprattutto trovavano le loro vite anguste disseminate di seduttori, uomini dall’occhio lucente e dalla voce profonda, che ansimavano al loro passaggio, le dardeggiavano di sguardi appassionati, inviavano lettere di fuoco, minacciavano il suicidio, bramivano sul loro collo, pretendevano una ciocca dei loro capelli, facevano consegnare ogni giorno cento rose rosse, scrivevano poesie, stavano ore sotto le loro finestre, ordinavano serenate, le seguivano a distanza, corrompevano l’eventuale cameriera o la vecchia zia pronuba perché sottraesse un fazzolettino dell’amata per sentirne il profumo. Restare vergine in questa situazione era un’impresa titanica, e poche non cedevano alle fiamme della confusione, dell’assedio, del languore. Da sedotta ad abbandonata il passo era breve, e una vasta letteratura per signore minacciava le restanti vergini dei pericoli che correvano. Gli uomini erano quindi spietati, ma meravigliosi. Il turbine del peccato era rovinoso, ma anche glorioso.
• Ma per uno che ha perduto la virilità, è un’occasione miracolosa: «Ne conosco tantissimi di uomini con il problema dell’impotenza, anche attori come me, che si mettono pompette, si fanno siringhe per dilatare i vasi, prendono il Viagra a tremila... oggi anche il porno è cambiato, prendono tutti qualcosa! Credo che ci sarà una marea di maschi che si metteranno in lista d’attesa. E non si accontenteranno di uno normale, ma lo chiederanno grosso... è la fissa di tutti! Da quando è uscito il Viagra, ho partecipato a tante trasmissioni televisive sull’impotenza, in Francia, in Germania ... ho visto e ascoltato uomini che si sono operati anche cinque volte per allungarselo... lo vogliono di almeno venti, ventidue centimetri, anche quelli che da sette erano arrivati a quindici: no, no ... dicevano al chirurgo, lo voglio più lungo. Quindi secondo me, figurati! Ci sarà la corsa a chiedere di averlo come il mio...». Ma come giudica, sul piano morale, questa opportunità offerta dalla chirurgia? «Il progresso della chirurgia non va fermato, poi però le conseguenze potrebbero rivelarsi catastrofiche. E non lo dico perché sono Rocco Siffredi, eh...». Ma se un amico disperato volesse trapiantarselo, che consiglio gli darebbe? «Anche se il senso di ribrezzo che provo è altissimo, però giustamente, mi permetta la franchezza: i cazzi so’ cazzi... voglio dire. E allora per un uomo che può riacquistare la virilità, alla fine dico sì, conviene farlo il trapianto».
• Gli uomini non sono più spietati, ma neppure meravigliosi. Infatti il seduttore è una casta oggi purtroppo quasi del tutto scomparsa, perfino nei film non se ne trova più uno, in televisione poi sono del tutto banditi, perché non necessari a pubblicizzare automobili e pizze surgelate. Ma anche gli uomini si ritrovano abbandonati, senza neppure essere stati sedotti. Le donne fanno l’amore e mettono su famiglia, ma hanno perso i sentieri caldi e misteriosi della seduzione: quasi nessuna ha più tempo di tramare in silenzio come Jean Simmons di Seduzione mortale, di incantare con gli sguardi come Alida Valli di Il caso Paradine, di irretire gli uomini come Rita Hayworth di Gilda, di perderli come Barbara Stanwick in La fiamma del peccato. Tutti film che la televisione dà in piena notte quando le signore dormono il meritato sonno delle lavoratrici, e non possono imparare nessun trucco. Deve essere per questo che l’amore non è più così appassionante e avendo sia gli uomini che le donne dimenticato l’arte raffinata della seduzione, il rimedio è far finta di niente e, senza farne una tragedia, sottrarsi elegantemente ai suoi stordenti turbamenti, che possono benissimo essere sostituiti dai brividi dell’enalotto, dallo sperdimento della partita di calcio, dall’eccitazione di Internet, dalla buona sonnolenza del sesso familiare.
• Al massimo, la seduzione si è rifugiata, inconsistente e bugiarda, nella moda, è diventata oggetto e merce. Infatti si sono accaniti su questo concetto astratto gli stilisti francesi delle recenti sfilate, che per la maggior parte hanno idee fumose sulla donna, impersonata quasi sempre dai fuggevoli ricordi di un cappellino con veletta di mamma, di un biancore di coscia tra sottoveste e calze tenute su dall’elastico di una zia spiata nell’infanzia. Proponendo instancabilmente lascivia, sensualità, moda erogena, desiderabilità, sporcaccionaggine, puttanismo, nudo di sera e di mattina, come se le donne dovessero vestirsi solo per fare l’amore senza un attimo di tregua, azzerano completamente l’idea di seduzione, rendono ancora più profondo il sonno del bell’addormentato: adattandosi così alla fine anche la moda ai nuovi tempi verginali.