Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 4 agosto 1997
La coda di quella cometa funesta che fu il caso O’Dell (accidentalmente intrecciatosi con la morte violenta di Versace e del suo [presunto] assassino) rovescia sulle vacanze di massa una nuova death story
• La coda di quella cometa funesta che fu il caso O’Dell (accidentalmente intrecciatosi con la morte violenta di Versace e del suo [presunto] assassino) rovescia sulle vacanze di massa una nuova death story. Quella di Lucille McLauchlan e Deborah Perry, due infermiere inglesi alla sbarra in Arabia Saudita con l’accusa d’aver ucciso una lora collega australiana, Yvonne Gilford. Una storia di morte che ripropone l’antica questione della pena capitale. Un male da combattere, sempre e comunque, poiché la condanna a morte non cancella la morte bensì la riproduce.
I giornali (popolari) britannici si sono buttati su questa nuova death story scrivendo, con una punta di (involontario) razzismo che la fine che le due infermiere rischiano sarà «orrendamente orrenda» mentre la punizione di O’Dell, ancorché terribile, ha, in definitiva, rispettato la persona del condannato.
• O’Dell, come sappiamo, è stato soppresso con una iniezione letale dopo una lunga, estenuante ”pre-morte” fatta di sadici preparativi, giusta una prassi volutamente inumana. Lucille e Deborah verranno decapitate in piazza, a Ryad, sempreché, entro il 10 di agosto, non si abbia l’evento che consentirà alla corte islamica di non mandare sul patibolo le due inglesi. Entrambe hanno confessato (e poi ritrattato) d’aver ucciso l’infermiera australiana: con tredici pugnalate.
• Nei paesi islamici il "qadi" (giudice) amministra la giustizia secondo la sharia. Questo vocabolo metaforicamente significa «la via diritta svelata da Dio»; in senso stretto: «la via o legge religiosa rivelata soltanto ai musulmani» (shari’a islamiya) alla cui osservanza va sottoposta la condotta dell’uomo: sia esso il miserabile, sia esso il re. L’omicidio, per la sharia, va punito con il taglione (qisas), con la morte, dunque. Anche O’Dell, a ben guardare, fu vittima del taglione recepito da legislatori nostri contemporanei ma vetero-testamentari culturalmente. «La vendetta rallegri il giusto poiché laverà i suoi piedi nel sangue dell’empio» (Sal 58, 7-11). Ma è anche vero come il processo dibattimentale americano sia il più garantista del mondo. Noi stiamo a leticare sul 513, gli Stati Uniti d’America non hanno mai conosciuto la vergogna del codice Rocco, il cui polline infame vortica tuttora. La legislazione che ha ucciso O’Dell è speculare alle contraddizioni di una cultura, quella americana, che santifica lo spazio storico della Nuova Frontiera, che esalta i diritti civili, che si fa paladina della libertà in assoluto e tuttavia, alla fine, risulta «provinciale» nel dividere il mondo, la società, in buoni e cattivi. La "sharia", invece, non è affatto in contraddizione con la cultura (attuale) musulmana. A scanso di equivoci, tuttavia, diremo come Maometto col suo incessante appello alla tolleranza, nulla abbia a che vedere con la sharia ; così come la santa inquisizione nulla ha da spartire con la dolce parola di Gesù misericordioso. Per tentare di capire leggiamo cosa scrive Hussein Ahmed Amm nel suo saggio sulla "sharia", edito al Cairo nel 1987: «La maggior parte (dei musulmani) crede che le disposizioni della "sharia", quali si trovano nei libri di diritto, siano identiche a quanto sancito dal Corano e dalla Sunna, identiche a come le lasciò il Profeta alla sua morte. Chi invece studia la storia dell’Islam comprende che la sharia è un palazzo i cui molti piani sono stati costruiti uno dopo l’altro nel corso di lunghi secoli, da uomini simili a noi, in funzione della società e delle esigenze di chi la governa.». Di più: in moltissimi paesi islamici, e in epoche diverse, accanto alla giurisdizione ordinaria (quella del qadi) s’è venuta fomando una vera e propria giurisdizione extra ordinem dei sovrani (cfr. F. Castro: "Diritto musulmano e dei pesi musulmani", Iei, Roma). Insomma, l’indipendenza del giudice in fatto non esiste, limitata com’è dal Califfo che incarna il potere giudiziario.
• E tuttavia nei paesi musulmani il destino dell’imputato ritenuto colpevole dalla corte, dipende in ultima istanza dalla famiglia della vittima. Nel caso che ci interessa se la madre di Yvonne non potrà pronunciarsi, affetta com’è dal morbo di Alzheimer, a stabilire se Deborah e Lucille, una volta condannate, dovranno avere la testa mozzata oppure essere graziate, sarà un congiunto «scelto dalla magistratura australiana», in ogni caso non il fratello della vittima, Frank. Questo perché, spiegano a Ryad quei giudici, il fratello non è menzionato nel testamento dell’uccisa e, soprattutto, ha già dichiarato di volere la morte delle colpevoli. Insomma, Frank non garantisce, pei giudici sauditi, quella serenità postulata da Maometto: «compagna indissolubile della giustizia e della misericordia».
• Non si scommette su chi sta in galera (e in condizioni davvero infami) ma vorremmo credere che il 10 agosto, una volta condannate, Deborah e Lucille abbiano salva la vita; Ma, va ripetuto, a mandarle al patibilo o a graziarle non sarà la corte islamica bensì un occidentale, un australiano, magari uno che non avrà mancato di criticare i giudici di O’Dell, un parente dell’infermiera uccisa che, come tanti, innumerevoli occidentali, spesso e volentieri avrà definito «orrendamente orrenda» la giustizia islamica.
• Quello della condanna a morte è un nervo scoperto per la leadership islamica, e per quella saudita in particolare. Il presidente Scalfaro lo ha toccato pubblicamente e sia ringraziato l’Altissimo che non fosse in ballo un nostro compatriota. Anche per i cittadini della Virginia il caso O’Dell era un nervo scoperto che un po’ tutti, dal Santo Padre al sindaco d’una generosa città siciliana, hanno toccato pubblicamente. Ci si perdoni la presunzione ma se il Santo Padre avesse scritto una lettera rigorosamente privata (senza fallout mediatico) al governatore, impetrando pietà per il cattolico O’Dell in quanto padre spirituale, lui, Wojtyla, di tutti i cattolici del mondo, forse, prima di ingessarsi nel ruolo di americano inflessibile, geloso delle prerogative conferitegli dal popolo, un pensierino sulla grazia quel governatore lo avrebbe fatto.
• Se l’Islam soffre di «cancrenizzazione culturale» ed è per ciò che a partire dal secolo XV è fuori da tutte le scoperte e invenzioni moderne dell’Occidente, noi occidentali siamo in preda a un vero e proprio «delirio di supremazia». Abbiamo Marte in tasca ma la mente fredda, il cuore vuoto. E nessun nuovo Montaigne all’orizzonte.