Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
Avanti, si gira
• Avanti, si gira. Sul Danubio a luci rosse. A Budasex, ora la chiamano così: il più grande e trafficato set porno d’Europa. Vai col ciak. Vai con le locations pubbliche e private. Niente imbarazzi, con un po’ di discrezione l’hard si gira ovunque. Sul tram numero 18, quello che porta al parco del Traban, dove c’erano dei pezzi del muro di Berlino.
Nelle terme stile liberty dell’hotel Gellert, quelle piene di mosaici, quelle con la vasca champagne, amate dallo scià di Persia, da Richard Nixon e dalla regina Giuliana di Olanda che qui trascorse la luna di miele. Sì, sì, sì: anche nel castello di Festetics, a Keszthely, a ovest del lago di Balaton, quello che ha cento stanze, quello dove il conte Gyorgy fondò nel 1797 la prima scuola di scienze agrarie d’Europa, quello dove tra i viali del parco capita d’incontrare qualche violinista impegnato in un pezzo di musica classica. E nei grandi castelli del nord, quelli dove gli Asburgo venivano a passare l’estate? Sì, certo, si gira anche lì, nella stanze dell’imperatrice Maria Teresa. No problem, basta pagare. All’aeroporto? Sì può. Alla stazione ferroviaria? Bene anche lì. Anzi benissimo, visto che il porno L’ultimo treno ha provocato il ritardo di venti minuti di un espresso. Spiacenti: il sesso ha i suoi tempi. Prossimamente lo faranno sui carri armati dall’esercito. Il film s’intitolerà War Days.
• Si arrangiano tutti in questa Ungheria, si svestono tutti, si affittano tutti, anche i militari. Niente vergogne. Sotto il comunismo questa industria del sesso non era prevista, per questo adesso non c’è legge che proibisca o che regoli il pudore. Erika ti dice: «La vergogna è fare la commessa per trecentomila lire al mese, non fottere davanti alla telecamera per 600 dollari a scena». Zoli, ti chiede: «Oggi di scene hard ne giro quattro, dispiace se con la mano mi tengo un po’ su durante l’intervista? Lo schifo non è ansimare in video, ma questo consumismo senza soldi che ci è arrivato al posto del comunismo».
• Hanno tutti il telefonino questi porno-attori ungheresi, sono tutti vestiti benissimo. Cristina arriva sul set in ritardo: «Ieri notte un ladro mi ha seguito a casa, dove mi ha picchiata e rapinata. Violentarmi? Ma no, non gli interessava, voleva solo i soldi. Lo strazio è stato andare alla polizia, dove perdi tempo e nemmeno ti ascoltano. L’ammucchiata la facciamo in salotto? Ah bene, la mutandina me la toglie lui o io?».
• Oggi si gira in una villa sopra Buda, sulla collina di Sashegy. Sembra di essere a Hollywood: grandi vetrate, divani in pelle, vasche Jacuzzi, specchi, tv giganti, letti da Rodolfo Valentino. Per cinque milioni di lire al mese la villa è vostra. Il proprietario è in carcere per traffico di droga, la moglie ha bisogno di soldi. In questo momento con gli stessi attori e nella stessa casa stanno girando due film porno. Si lavora duramente dalle nove di mattina, nessun dilettante allo sbaraglio. L’Ungheria ha un’ottima tradizione filmica, ha tecnici che ci sanno fare. E ha una tradizione eccellente: Miklos Jancso di Silenzio e grida, Pal Gabor di Angi Vera, Istvan Szabo di Mephisto. Chi si occupa di luci, di fotografia, di reggere la telecamera nei porno non si emoziona, perché ha lavorato anche con Madonna nel film Evita, girato negli studios di Budapest e per il video di Michael Jackson. Il successo di Sex, Lies and Budapest, viene anche da questo: prezzi bassi, ma alta qualità. Oggi qui si gira quasi un porno al giorno, 300 l’anno, roba da Italia degli anni d’oro, quando la nostra filmografia seria era viva e Cinecittà lavorava giorno e notte. Cicciolina è ungherese, Anita Rinaldi, la diva dell’hard più cara del momento, anche.
• Riccardo Schicchi, che è il Gianni Agnelli della pornografia italiana, ha cominciato proprio con un’agenzia a Budapest. «L’Ungheria è una pacchia. Si può girare dappertutto e nessuno ti dice niente. Non come a Los Angeles dove sono stato arrestato perché i miei attori lo facevano all’aperto su una Cadillac, non come a Bruxelles dove sono stato espulso perché Ilona Staller lo faceva con un’oca, non come in Bulgaria dove sono stato multato perché giravamo in strada, non come a Santo Domingo dove la polizia per proteggere il set ti chiede continuamente i soldi, non come in Italia dove a piazza dei Miracoli mi hanno inseguito e denunciato. L’Ungheria oggi è la Parigi di ieri, paghi, la burocrazia è rapida e ti lascia fare. Io ho girato materiale hard nelle chiese e perfino sotto la statua di Lenin quando era ancora riverito. Nessuno si sente insultato dal porno, tutti rispettano chi porta i soldi a casa». Sarà. Ma Anita Rinaldi dice che nessuna di queste ragazze racconta la verità a casa o al ragazzo. E le spiate arrivano nella cassetta delle lettere, con una didascalia: guardate queste belle foto di vostra figlia, vi ha detto che fa la modella vero?
• Hugo Ross, nome d’arte per un signore marchigiano che vive a Los Angeles, e che è qui a girare, spiega che l’America sempre così refrattaria al materiale europeo si sta aprendo. «Gli Usa sono stanchi di bionde platinate e siliconate, preferiscono corpi più naturali, ragazze più ingenue, che però non hanno i tabù delle porno attrici americane. Oltreoceano sono più brave a recitare, qui a fare tutto. E qui ci sono sempre donne nuove, il turn-over è altissimo, e il materiale tecnico di prima qualità. A finire un film ci metti dai tre ai dieci giorni, e con quaranta milioni di lire te la cavi. Poi se vuoi puoi anche arrivare a quattrocento. L’Ungheria non è mica il solo paese dell’Est a patire la fame, a vedere la prostituzione crescere, ma nel resto dell’impero comunista non si può lavorare. Manca la mentalità, l’organizzazione, la professionalità. Io ho provato in Cecoslovacchia, in Romania, a Bucarest nel palazzo di Ceausescu, in Russia, dove la mafia trattiene i passaporti delle ragazze e ti impedisce perfino di parlare con loro».
• A Budapest quasi tutta la produzione porno passa per le mani di Gianfranco Romagnoli, italiano delle Marche, che è fidanzato con la Rinaldi e che con lei gestisce l’agenzia ”Touch me”, che non è un bordello, ma un serissimo ufficio nel centro con alla parete un olio con la Crocefissione. «Non è vero che in Ungheria si possono filmare scene hard ovunque, se lo fai in pubblico e senza discrezione ti picchiano anche. vero però che manca una legislazione specifica, che qui trovi telecamere moderne a prezzi convenienti, elettricisti e tecnici a salari decenti, set a poco, e che oggi Budapest come Grand Tour del porno è meglio di Parigi». Alle nove di sera nella villa del mafioso imprigionato si sta ancora girando: va ripetuta l’ammucchiata. Forza, è l’ultimo ciak. Naturalmente gli attori girano tutti nudi, naturalmente Zoli non chiede più scusa se si masturba, naturalmente nella pausa tutti erano davanti alla tv a vedere la telenovela brasiliana e a mangiare hamburgers McDonald.