Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 maggio 1997
Qual’è il senso di un’associazione di consumatori in Burundi o Niger, in Sierra Leone o in Ciad - o nei molti altri paesi africani dove solo un’esigua minoranza della popolazione ha sufficiente potere d’acquisto e, per guerre e povertà, il primo problema non è la qualità dei consumi ma la loro assenza? In effetti le 100 e più organizzazioni dei consumatori diffuse in 46 paesi africani cercano innanzitutto di difendere il «diritto al soddisfacimento dei bisogni essenziali» (cibo, casa, salute, scuola, igiene) di quelle famiglie, urbane e rurali, per le quali l’aumento dei prezzo di riso e sale è un dramma, quasi quanto il dover ricorrere a un farmaco che costa troppo e spesso è peggiore della malattia
• Qual’è il senso di un’associazione di consumatori in Burundi o Niger, in Sierra Leone o in Ciad - o nei molti altri paesi africani dove solo un’esigua minoranza della popolazione ha sufficiente potere d’acquisto e, per guerre e povertà, il primo problema non è la qualità dei consumi ma la loro assenza?
In effetti le 100 e più organizzazioni dei consumatori diffuse in 46 paesi africani cercano innanzitutto di difendere il «diritto al soddisfacimento dei bisogni essenziali» (cibo, casa, salute, scuola, igiene) di quelle famiglie, urbane e rurali, per le quali l’aumento dei prezzo di riso e sale è un dramma, quasi quanto il dover ricorrere a un farmaco che costa troppo e spesso è peggiore della malattia.
• Negli anni ’80. con i programmi di aggiustamento strutturale, la svalutazione del franco Cfa (la moneta diffusa nell’Africa dell’Ovest, legato al franco francese), il crescere della povertà, i prezzi liberalizzati e balzati in alto sono stati altrettante sfide per le donne africane al mercato. Ma le consumatrici/tori poveri si sono attrezzati. Il bollettino senegalese ”Consommation et Developpement” illustra diversi meccanismi creatori di povertà che possono essere superati con alcuni interventi i quali, attraverso la rete dell’Organizzazione internazionale dei consumatori (creata nel 1960, raggruppa 200 associazioni in tutto il mondo), possono essere divulgati e imitati. Questi meccanismi potrebbero essere considerati azioni di autosviluppo, addirittura valide a casa nostra.
Per esempio. Le donne di una periferia povera tornano dal mercato con le borse vuote perché i commercianti hanno raddoppiato i prezzi, oppure negano certe merci. Soluzione: creano una cooperativa-centrale d’acquisto all’ingrosso. Acquistano così forza, strappano prezzi migliori e mettono fine anche alle penurie artificiali speculative. In più, creano qualche posto di lavoro femminile.
• I giovani di un altro quartiere di periferia, Thiaroye Kao, si sono organizzati per gestire la disastrosa situazione dei rifiuti organici. Quelli inorganici sono raccolti da «spazzini» in proprio che minuziosamente li rivendono, ma i primi in mancanza di servizi sono interrati nella terra di fronte a casa fino a sporcare l’acqua. I ragazzi si procurano allora carriole, cavalli, guanti, mascherina e badili e cominciano a raccogliere i rifiuti; li fanno maturare, trasformandoli in compost verde che vendono ai vivaisti.
• La Commissione internazionale del Codex Alimentarius per l’Africa sembra voler obbligare a fare il couscous solo con grano, quando in Africa subsahariana si consuma soprattutto quello a base di miglio, mais eccetera. I responsabili di organizzazioni di consumatori trattano allora con il Codex una soluzione più articolata.
• Un padre di famiglia povero minaccia di ripudiare la moglie e prenderne un’altra perché la prima gli ha presentato una cena di riso e pesce affumicato costata circa 150 franchi Cfa, subito dopo la grande svalutazione. Allora le donne del gruppo di acquisto inventano un teatrino per indurre i padri di famiglia a preferire pranzi con cibi locali, sul cui prezzo la svalutazione incide molto meno.
• Non ci stupiremmo se privatizzassero le fontanelle pubbliche delle nostre città? Questo si è fatto in Africa e le famiglie povere non collegate all’acquedotto devono pagare 15 franchi Cfa per 20 litri d’acqua: spendendo in due mesi tre volte di più di un abbonato. Allora l’associazione di consumatori della zona conduce una campagna sugli effetti sanitari perversi oltre che ingiusti del provvedimento di privatizzazione e chiede allacciamenti idrici generalizzati.
• Un altro campo di azione si riferisce alla protezione del consumatore dai rischi sanitari: irraggiamento dei cibi, educazione e informazione dei consumatori rurali, difesa contro gli alimenti-spazzatura, frodi alimentari nella conservazione. E l’ufficio per l’Africa di Consumers International ha anche ideato una legge quadro per la tutela dei consumatori e una Carta per (cioé di difesa da) le multillazionali e le grandi imprese.