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 1997  febbraio 10 Lunedì calendario

«Vi manca totalmente il governo dell’economia»

• «Vi manca totalmente il governo dell’economia». Non che sia mai andato con mano leggera, Rudiger Dornbusch. Solo pochi mesi fa, a Cernobbio, era stato ancora più duro del solito: «Siete sulla strada sbagliata, questa Finanziaria è deludente. L’Italia rischia di far saltare l’Unione monetaria europea». Da settembre a oggi però l’idea di Dornbusch sulla politica economica del governo Prodi è, se possibile, persino più pesante. Anche per lui, docente al Mit di Boston e ascoltato consigliere di parecchi governi, che alle uscite provocatorie è abituato da sempre. Di passaggio da Milano prima del Forum di Davos, comincia col parlare dell’Unione monetaria (che lo vede sempre scettico), della forza del dollaro e della politica «totalmente irresponsabile della Bundesbank, della crescita dell’economia americana e della debolezza di quelle europee o giapponese («Tokio? Un disastro»). Non è tenero con nessuno. Ma quando si arriva all’Italia e ai «costi» per Maastricht, l’analisi di Dornbusch diventa addirittura spietata. Con tratti quasi apocalittici.
• Di passaggio da Milano prima del Forum di Davos, comincia col parlare dell’Unione monetaria (che lo vede sempre scettico), della forza del dollaro e della politica «totalmente irresponsabile della Bundesbank, della crescita dell’economia americana e della debolezza di quelle europee o giapponese («Tokio? Un disastro»). Non è tenero con nessuno. Ma quando si arriva all’Italia e ai «costi» per Maastricht, l’analisi di Dornbusch diventa addirittura spietata. Con tratti quasi apocalittici.
• Però l’inflazione è scesa, i tassi anche, l’Europa sembra più vicina. «Tutto è relativo: l’inflazione e i tassi partivano da livelli altissimi. E nel frattempo la crescita dell’economia è stata trascurata. L’Europa è più vicina? Temo che qualcuno faccia conto su questo ragionamento: l’Italia è un grande Paese e l’Europa non può farne a meno. Ma questa è una fantasia».  pessimista fino a questo punto? «Vede, negli Stati Uniti, all’interno del sistema bancario c’era chi credeva in questo motto: too big to fail, troppo grande per cadere. Bene, è un’illusione». (Rudiger Dornbusch a Raffaella Polato)
• Però l’inflazione è scesa, i tassi anche, l’Europa sembra più vicina. «Tutto è relativo: l’inflazione e i tassi partivano da livelli altissimi. E nel frattempo la crescita dell’economia è stata trascurata. L’Europa è più vicina? Temo che qualcuno faccia conto su questo ragionamento: l’Italia è un grande Paese e l’Europa non può farne a meno. Ma questa è una fantasia».  pessimista fino a questo punto? «Vede, negli Stati Uniti, all’interno del sistema bancario c’era chi credeva in questo motto: too big to fail, troppo grande per cadere. Bene, è un’illusione». (Rudiger Dornbusch a Raffaella Polato)
• Suona un po’ catastrofico. Non riconosce al governo nessuno degli sforzi che sta facendo? «Sforzi? Io non vedo nessuno sforzo. Avete continuato ad andare avanti a colpi di tasse. Ma avete bisogno di riforme drastiche, addirittura drammatiche: nello Stato, nel sistema pensionistico, nei conti pubblici. Non sono sicuro che il governo in carica possa farlo, e non solo per i problemi di coalizione politica che conosciamo tutti. E poi, sento molte parole, ma non vedo determinazione». (Rudiger Dornbusch a Raffaella Polato)
• Carlo Azeglio Ciampi, il ministro del Tesoro, ha appena proposto un anticipo della Finanziaria ’98 in accordo con le opposizioni. Non le sembra una precisa manifestazione di volontà, un segnale anche ai partner europei? «E cosa significa, chiedere l’accordo dell’opposizione? Che cosa ha fatto Ciampi da quando è ministro?». Ha riportato la lira nel Sistema monetario europeo, per esempio. Ha firmato una manovra durissima. E sui mercati internazionali gode di ottimo credito. «Lei dice? Io non credo. Sì, certo, la lira ora è di nuovo nello Sme. Ma questo, in sé, non significa nulla. Per essere più chiari: io sarei molto sorpreso se l’Italia anche con la nuova manovra annunciata, riuscisse davvero a mettere a posto i propri conti entro l’anno in modo da rispettare i parametri di Maastricht». Non ci lascia proprio nessuno spiraglio? «L’ultima Finanziaria è stata deludente. E avrebbe dovuto essere il banco di prova. Invece siamo qui a parlare sempre delle stesse cose. la solita Italia». (Rudiger Dornbusch a Raffaella Polato)
• Sempre più un ostacolo sulla strada della moneta unica, come aveva denunciato a Cernobbio? A che punto è l’Europa? «Punto primo: l’Europa ha problemi occupazionali e fiscali enormi. Punto secondo: può in qualche modo l’Unione monetaria dare risposte e migliorare la situazione? Molto poco, io credo. Molto poco perché non basta cambiare moneta per risolvere i problemi. L’Europa ha al suo interno situazioni ed esigenze diversissime. La Francia e la Germania. O l’Italia appunto, e la Gran Bretagna: è difficile vederle insieme. Perché chi ha raggiunto dei risultati dovrebbe accettare di dividere i benefici con chi non ha fatto alcuno sforzo? E questo apre un tema molto importante: i politici la vogliono davvero l’Unione monetaria?». Lei che cosa dice? «Che in Europa vedo solo un vero uomo politico: Helmut Kohl. Ma in questo momento sono i banchieri centrali, Hans Tietmeyer soprattutto, ad avere il potere, un potere enorme. E a puntare al piatto pieno: stanno combattendo per quello». Un pericolo? «Certamente qualcosa cui prestare molta attenzione. Negli Stati Uniti la Fed ha molta autonomia ma il suo ruolo è chiaro. In Germania la Bundesbank abusa dell’autonomia per allargare il potere sull’economia. E questo è irresponsabile». (Rudiger Dornbusch a Raffaella Polato)