Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 16 dicembre 1996
Così siamo andati da Jacques Perrin, attore e produttore, e gli abbiamo mostrato il nostro progetto
• Così siamo andati da Jacques Perrin, attore e produttore, e gli abbiamo mostrato il nostro progetto. Tre anni, come minimo, di riprese, gli insetti per protagonisti, la necessità di costruire macchine mai realizzate prima per riprenderli. Chiunque avrebbe detto: sono matti. Lui ci disse: siete matti, quindi è un buon progetto».
Nasce così, da un aneddoto che è già leggenda, il film Microcosmos dei due biologi francesi Claude Nuridsany e Marie Perennou, prodotto dallo stesso Perrin che ha voluto Z, l’orgia del potere. Campione di incassi in Francia, in Svizzera e ora in Germania, Microcosmos uscirà il 20 dicembre in Italia. Ieri è stato presentato in anteprima a Roma. Ecco che cosa ci hanno raccontato i due autori.
• «Abbiamo evitato nel modo più assoluto di trasformare gli insetti in finti uomini. Di antropizzarli, attribuendo loro sentimenti, vicende, dinamiche umane. D’altra parte, sappiamo che la logica ”normale” dei film su di loro li trasforma in alieni, in extraterrestri, in qualcosa, insomma, da cui l’uomo è radicalmente diverso, lontano. Abbiamo rifiutato tutto questo. Noi volevamo fare un film per osservarli, per descriverli, ma non solo un film scientifico. Volevamo esprimere anche un punto di vista artistico, poetico. Volevamo mostrare la valenza mitologica, persino onirica di questo micromondo. Cosi abbiamo proposto allo spettatore un universo strano, con personaggi che, così, ci sono stranieri. Ma abbiamo costruito un percorso che permette, mano a mano che il film avanza, di trovarsi sempre più in intimità con gli insetti. Con la loro natura e i loro gesti reali: il nascere, il vivere, l’amare, il morire, il fare la toilette, il risolvere i piccoli o enormi problemi che la loro vita, dura per i nostri parametri, pone loro davanti. E, assieme, abbiamo mostrato i loro suoni, ma anche i nostri, le musiche, e i nostri pensieri. Insomma, volevamo fare un vero film, con storie e sentimenti, sorretto da un umorismo che non invita mai alla risata, ma spinge alla complicità».
• «Abbiamo scelto gli insetti non con un criterio scientifico, entomologico, ma drammaturgico. Ogni insetto è un ambasciatore della sua specie, aggiunge un atto alla commedia, invita lo spettatore a vedere le analogie tra i due mondi, il nostro e il loro. Esistono 40.000 specie di insetti inFrancia. La nostra selezione è stata precisa: ne rappresentiamo solo 29. Il personaggio più difficile, la star più complicata da gestire è stato il ragno d’acqua, l’Argyronet. un animale straordinario. Vive sotto l’acqua e cattura microscopiche bolle d’aria dalla superficie per costruirsi una sua campana subacquea. La usa per mangiare la sua preda. La porta sott’acqua, la infila nella bolla d’aria costruita con tante bolle fuse fra loro, e la inghiotte. la sua sala da pranzo. Ora, noi lo volevamo a tutti i costi, ma in Francia quel ragno non vive più. Conoscevamo però un entomologo di Amsterdam che sapeva dove si trovavano, in Olanda, degli stagni che ospitano ancora l’Argyronet. Così siamo partiti con una macchina e una vasca, per andarlo a catturare. Ci siamo riusciti e lo abbiamo portato in un acquario costruito apposta in casa per lui. Ma il nostro ragno era messo male. Gli mancava una zampa, era stanco. Così per dieci giorni non ha fatto nulla, assolutamente nulla. Poi una sera, era tardi, quasi le undici, siamo andati a guardarlo. Stava costruendo la sua tana d’aria. Abbiamo immediatamente acceso la cinepresa e in quattro minuti abbiamo realizzato la sequenza del film.
• L’attore più simpatico? Lo scarabeo stercorario. Gli abbiamo fornito il materiale di base, degli escrementi freschi di pecora, per realizzare la sua pallottolina di sterco. Abbiamo aspettato diversi giorni, finchè ha ”accettato” di farla. Poi, giocando con le ombre, ma senza toccare l’insetto, abbiamo fatto sì che spingesse la pallina su una spina. una delle scene più belle del film, con lo scarabeo che spinge da una parte, scava, scivola, si ferma come se riflettesse e alla fine libera la pallina dalla spina. Ci mette qualche minuto. Abbiamo dovuto rifare la scena, per girare il primo piano. Abbiamo rimesso la pallina sulla spina, e lo scarabeo, forte dell’esperienza precedente, l’ha liberata in cinque secondi. Ogni insetto ha la sua personalità. Alcuni recitano la parte con naturalezza, altri, specialmente se sono sotto stress, non si conformano. Prendiamo ad esempio le libellule. Desideravamo riprendere il decollo di una di loro. Sappiamo che la libellula, se è posata in fondo ad un filo d’erba, si arrampicherà fino in cima. Quando la raggiunge, prenderà il volo perché non sente più niente sotto le zampe: è quello che si chiama ”effetto punto”. Per questa scena di pochi secondi abbiamo selezionato venti libellule: ma ripetendo diverse volte l’esperimento solo una su tre era disposta a prendere il volo. Alla fine ne abbiamo tenute solo tre e abbiamo girato con loro».
• Le macchine. «Ne abbiamo dovuto costruire di particolari, mai viste prima. Spesso ne costruivano per poter girare una sola scena, dopo venivano smontate o abbandonate. La macchina-chiave è stata costruita in due anni da un gruppo di lavoro di ingegneri. Doveva muoversi sul terreno, seguendo gli insetti, ed essere telecomandata. Esiste una macchina simile, ma utilizzata al cinema per seguire gli attori delle nostre dimensioni.
Era assolutamente inadatta per gli insetti. Per fare le riprese dall’interno del formicaio, poi, abbiamo creato una struttura rigida con, in cima, un obiettivo, riadattato da un microscopio Zeiss».
• «Abbiamo scelto di far dialogare la natura e il suono musicale. In molti casi, le frequenze naturali erano troppo alte e abbiamo dovuto abbassarle ed armonizzarle in studio per renderle compatibili con il film. Un esempio? I bruchi che mangiano le foglie. Il suono naturale era simile a quello di un uomo che mangi una fetta biscottata. Così abbiamo dovuto chiamare il rumorista e rifare un suono più compatibile con l’idea di una foglia che viene mangiata».
• Faremo un altro film. Ma sulla natura e l’uomo nella natura. Di Microcosmos e dell’enorme materiale girato (oltre 40 ore in cinque anni e mezzo di lavoro) faremo delle microserie televisive e degli spezzoni da proiettare in un museo interattivo sugli insetti che verrà realizzato in Francia, vicino a dove abitiamo».