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 1996  agosto 05 Lunedì calendario

Un malessere, una nebbia bianca rimasta sul fondo, forse un tormentato entroterra: la sinistra italiana scopre con Craxi l’esistenza di una geografia del pensiero politico

• Un malessere, una nebbia bianca rimasta sul fondo, forse un tormentato entroterra: la sinistra italiana scopre con Craxi l’esistenza di una geografia del pensiero politico. Ogni suo progetto infatti, socialdemocratico o liberale che sia, la avvicina o la allontana da Craxi così come un italiano all’estero non può muovere un passo senza anche avvicinarsi o allontanarsi dall’Italia. Ma nei giorni dell’avvicinamento, che sono appunto i nostri giorni, c’è qualcosa di ridicolo e ancora qualcosa di feroce.
• Massimo D’Alema per esempio esalta la modernità di pensiero di Craxi condannando però ”la macchina di potere”. E c’è chi rimpiange il Craxi di Sigonella e chi quello che tagliò la barba al profeta Marx nel nome di Proudhon.
• E’ soprattutto il Pds che propone la bizzarra tecnica che chiameremo della periodizzazione. «E’ necessario distinguere i piani», spiega Nicola Tranfaglia sull’’Unità”, e distingue dunque le annate: il Craxi buono è quello della fine degli anni Settanta, è cattivo quello del Caf. Ci sono i mesi ”sì” e i mesi ”no”, le settimane delle ruberie e quelle della socialdemocrazia. Era bravo quello che trattava con Occhetto per ”una casa comune”. Ed era lungimirante quello che, con l’’unità socialista”, conquistava Napolitano e Chiaromonte.
• E’ soprattutto il Pds che propone la bizzarra tecnica che chiameremo della periodizzazione. «E’ necessario distinguere i piani», spiega Nicola Tranfaglia sull’’Unità”, e distingue dunque le annate: il Craxi buono è quello della fine degli anni Settanta, è cattivo quello del Caf. Ci sono i mesi ”sì” e i mesi ”no”, le settimane delle ruberie e quelle della socialdemocrazia. Era bravo quello che trattava con Occhetto per ”una casa comune”. Ed era lungimirante quello che, con l’’unità socialista”, conquistava Napolitano e Chiaromonte.
• Forse per capire come la mole di quest’uomo grava ancora sulla sinistra italiana bisognerebbe smetterla di vivisezionarlo e spezzettarlo in annate con lo scopo di salvare, salvandolo, il craxismo che c’è in ciascuno. Il ministro Franco Bassanini e l’appassionato moralizzatore Elio Veltri, loquacissimo portavoce spirituale di Antonio Di Pietro, lasciarono – certamente disgustati – il partito socialista nel 1983. Naturalmente per loro è dopo, soltanto dopo, che, manco a dirlo, Craxi si trasformò in Alì Babà. Eccoli infatti pronti a spiegarti che è il Craxi degli anni Ottanta, e soprattutto quello molliccio del Caf, che va buttato, crocefisso, condannato nella polvere. Mentre invece va innalzato sull’altare il Craxi dry, giovane e inquieto che nel 1976, esattamente vent’anni fa, divenne segretario e salvò l’anima del socialismo italiano concedendogli di sopravvivere. Quel Psi, ci raccontano, assisteva la Storia nei suoi parti, preparava l’Uomo Riformista e il suo Regno, poi ci fu un periodo confuso, incerto, e infine, con l’uscita di Veltri e di Bassanini, prevalsero i Larini e i quaranta ladroni.
• Ma Giorgio Ruffolo, che, ministro craxiano (corrente ”signorilea”) dell’Ambiente, promuoveva i simpatici uomini della sinistra socialista, salverebbe forse pure il Craxi della Grande Riforma. Ci sono infatti certe annate profumate, certe estati fresche di craxismo frizzantino, quello per esempio che ridicolizzava la lentocrazia del Parlamento italiano dove ci si occupava dei ”molluschi lamelliformi”. Anche le buonanime di Lombardi e di Pertini, pur criticando e correggendo, rimasero sino alla fine nel partito di Craxi. E bisognerebbe chiedere a Norberto Bobbio cosa pensa del giorno in cui accettò la candidatura alla presidenza della Repubblica: anche per lui c’è il Craxi di prima e quello di dopo? E per Giuliano Amato, che fece del craxismo una seconda natura? Per lui, che aveva occhi e orecchie craxiane, quando comincia la degenerazione? Nel 1993?
• Nessuno che voglia giudicarlo tutto intero, questo povero Craxi, senza trasformistiche periodizzazioni di comodo, nessuno che voglia salvare e allo stesso tempo condannare, cioè giudicare, gli ultimi vent’anni della sinistra italiana. Cominciando con lo scoprire non il Craxi innocente ma il Craxi colpevole che c’è in ciascuno. Craxi infatti ripugna: dunque compromette. E non solamente perché illumina il fondo melmoso che si vuol nascondere. Anche se la sinistra fosse di neve pura, anche se si indirizzasse alla virtù e all’onestà per tropismo, come il moscerino alato alla luce, Craxi ripugnerebbe ancora, e dunque la sinistra sarebbe compromessa una volta di più.