Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 15 marzo 1997
ìLe notizie hanno le gambe corteî
• Marziani. Con l’intento di celebrare Orson Welles e la sua nota trasmissione radiofonica dedicata all’invasione dei marziani (30/10/1938: la gente credette che fosse tutto vero, folle si riversarono nelle strade, il paese visse una notte di panico) la Cbs decise tre anni fa di mandare in onda un nuovo spettacolo di fiction, stavolta diffuso attraverso la tv. Il genere era lo stesso della Guerra dei mondi – alieni che invadono la Terra, stavolta la California – lo stile era giornalistico: cronaca in diretta, interviste ai testimoni, appelli alle autorità. Per dissipare ogni dubbio, si fece apparire sullo schermo a intervalli regolari la scritta in sovrimpressione: "Nulla di ciò che vedete sta realmente accadendo". Inoltre lo spettacolo era interrotto dalla pubblicità. Tuttavia, con grande sorpresa degli stessi programmatori, decine di migliaia di telefonate raggiunsero l’emittente, mentre in molte città della California le strade si riempirono di colonne di auto in fuga. "La potenza delle immagini in diretta aveva soverchiato il potere della scritta in sovrimpressione che invitava, con cadenza regolare, a non credere ai propri occhi. Nell’era della ”marmellata elettronica”, era stato giudicato evidentemente irrilevante il fatto che anche quella drammatica diretta fosse intervallata, di tanto in tanto, dalla pubblicità: segno che, per il senso comune, è lecito prevedere che anche la fine del mondo sia interrotta dagli spot".
• Bambini. "Ogni bambino dell’era televisiva – secondo il calcolo di Michel Tardy – ha assistito prima dell’età adulta, in casa propria, a quarantamila omicidi e a non meno di centomila gravi atti di violenza, come stupri, mutilazioni, torture".
• Acquari. "Nell’isola giapponese di Hokkaido una rete televisiva via cavo, il Goldfish Channel, trasmette per tutto il giorno, e tutti i giorni dell’anno, una sola immagine: quella di un acquario ben illuminato, decorato con fiori e piante, dove nuotano sei pesci. Nient’altro. L’iniziativa ha grande successo, spiegano i responsabili della tivù, tra le famiglie che vivendo in appartamenti molto piccoli possono realizzare solo così un’esperienza di rapporti diretti con animali domestici. Inoltre è stato accertato che negli ospedali l’acquario virtuale ha un effetto rilassante sui ricoverati".
• Funerali. "Un’ora prima che la cerimonia iniziasse erano pronti, lavati e vestiti, come se stessimo andandoci davvero. Mia madre ha insistito che mettessimo abiti lunghi e che coprissimo il capo in segno di rispetto" (Testimonianza di una delle persone che prese parte, davanti alla tv, ai funerali di Indira Ghandi, cremata in diretta dopo essere stata assassinata, nel 1984, da una guardia del corpo).
• Guerra del Golfo. Durante la Guerra del Golfo, i teleschermi di tutto il mondo fecero scorrere scene di carri armati, aerei in picchiata, incrociatori che solcavano le onde. Quelle immagini erano in realtà spot messi a disposione delle industrie di armamenti, in possesso di un colossale archivio di immagini, di solito destinate alle visioni pubblicitarie riservate ai possibili acquirenti. Quelle scene di repertorio, a detta dei telegiornali, provenivano dal fronte: e così ognuno di noi credette di assistere alla ”guerra in diretta”.
• In base a un’analisi condotta negli Stati Uniti sul rilievo dato nell’informazione a disastri di vario tipo, come crolli e incidenti ferroviari, a seconda della nazionalità delle vittime, fu costruita una singolare graduatoria, definita ”scala di equivalenza razziale”, nota poi come ”legge di McLurg”: un europeo morto equivale a 28 cinesi; due minatori inglesi a cento pakistani; particolarmente scarso il peso in notizie dei paraguayani: ce ne vogliono alcune centinaia per occupare lo spazio giornalistico di una dozzina di nordamericani.
• Disse lo scrittore francese Balzac nel 1840, quando era appena nata a Parigi l’agenzia giornalistica Havas: "Il pubblico crede che ci siano molti giornali, ma in definitiva ce n’è uno solo. Ciascuno dipinge in bianco, in verde, in rosso e in blu la notizia che gli manda il signor Havas".
• Ha raccontato Leslie Janka, primo addetto stampa di Ronald Reagan: "A differenza di Kissinger e Haldeman, la cui opinione era di rilasciare informazioni a spizzichi e bocconi, la Casa Bianca di Reagan arrivò alla conclusione opposta: i media si sarebbero nutriti di quello che gli veniva dato. Devono scrivere la loro storia ogni giorno. Tu gli dai in pasto una storia premasticata, ben confezionata, e loro se ne vanno. Lo slogan è ”manipolazione attraverso l’informazione”". Reagan insediò infatti alla Casa Bianca uno staff di manipolatori e creatori di informazione, incaricati, come dicevano tra loro, di ”saziare la belva”.