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 2002  agosto 24 Sabato calendario

La linea della palma

• Crani. Per non fare entrare i nipoti nella sua biblioteca Alfredo Capizzi, zio di Andrea Camilleri, medico di professione, sistemò alla porta d’ingresso un cranio vero, e lo chiamò Yorick: "Guardate che Yorick si accorge chi entra e chi esce dalla biblioteca". Per evitare di essere scoperto, Camilleri adolescente entrava strisciando.
• Saliere. L’abitudine di nonna Elvira di dialogare con gli oggetti: "Io stesso ne fui testimone. Un giorno assistetti, non visto, a un dialogo leopardiano tra lei e una saliera del Settecento che apparteneva alla famiglia. Arrivata a un certo punto, cominciò a incazzarsi ferocemente con la saliera facendole i conti: ”Tu stai qui, fatta di vetro, e t’inni futti. Nuavutri, invece, semo di carne e sangue, e tu hai visto muriri ’u nonnu di me nonnu... quando sei nata, stronza? Quando ti hanno fatto? Nel 1712. E ti fazzu ’u cuntu: e vidisti mòriri ’a bisnonna, e tu cca, cu ’sta minchia di sali infilatu dintra... ’u pipi ’u sali... e tinni futti, e mori me patri e mori me nonna e mori... e tinni futti... Sai che c’è figlia mia? La mia morte non la vedi...”. La pigliò e la catafottè fuori dalla finestra, la povera saliera".
• Professori. Cassesa, il professore d’italiano di liceo di Camilleri, che chiarì alla classe: "Sentite, ho fatto i conti. Per quello che mi paga lo Stato italiano non posso tenervi più di quattro lezioni l’anno". Infatti, dopo le prime, bellissime, quattro lezioni, con la scusa che aveva giocato tutta la notte a carte, chiuse gli scuri delle finestre e si mise a dormire mettendo di guardia un allievo. Quando si svegliò, siccome la classe reclamava altre lezioni, egli acconsentì a condizione che lo pagassero: un pacchetto di nazionali a lezione. Camilleri: "Solo dopo anni mi sono reso conto che questo ci pigliava per il sedere, che pagandolo volevamo ascoltarlo e lo volevamo seguire fino all’ultimo. Aveva catturato la nostra attenzione, il nostro interesse. Fu una grande trovata pedagogica, la sua... Alla fine dell’anno ci disse: ”Decidete voi chi devo rimandare a settembre. Indicatemi due nomi. Perché a due li devo rimandare. Altrimenti il preside dice: ’Com’è ca su tutti bravi nna ’sta classe?’ Voglio due nomi. Io me ne vado, torno tra mezz’ora, datemi i nomi dei due che devo rimandare”. Tornò dopo mezz’ora. Democrazia... e glieli davamo i due che si sacrificavano. Un genio Cassesa. L’ho avuto per tre anni".
• Cuochi. Invitato a pranzo da Leonardo Sciascia, alzandosi da tavola, Camilleri fece i complimenti alla moglie: "perché davvero aveva preparato un pranzo squisito, molto siciliano; Leonardo si susì, e quando uscì dalla stanza, ’a signura Maria mi disse: ”Questi ringraziamenti io non posso rifiutarli pubblicamente, però devo farlo privatamente. Perché ’un cucinai io, cucina’ Leonardo”. ”Pirchì, sapi cucinari?” ”Sì, sì, iddu cucina tutti cosi. E sei di matina si susì pi cucinare. Ma non vuole ca si dica”".
• Cicero. "’Cicero” è la parola con la quale, durante i Vespri siciliani del 1282, venivano riconosciuti i francesi occupanti che, per paura della rivolta popolare, si erano mimetizzati e camuffati. Intimavano loro di dire: ”Cicero”. ’Sti poveracci francesi, per quanti sforzi facessero, dicevano ”Sisiro”. E... za, il colpo di coltello che li ammazzava".
• Ricariche. "Quando devo scrivere un libro, quando mi viene un’idea, ancora oggi piglio a caso un libro di Sciascia – può essere un saggio, un romanzo, il primo libro che mi capita tra le mani – e me lo leggo. Per me è come andare dall’elettrauto Sciascia: mi ricarico le batterie".
• Paragoni. I mafiosi di una volta secondo Nick Gentile, conoscente di Camilleri: "Allora, io Nicola Gentile entro qua dentro. Vossia è armato e io sugnu disarmato. Entro. Lei tira fuori il revolver e dice: ”Nicò, inginocchiati”. Che devo fare? Mi inginocchio. Questo non significa ca vossia pirchì mi fici inginocchiare è un mafioso. Vossia, mi scusassi, è ’u strunzu cu ’na pistola. Arriviamo a me. Lei è disarmato. E io pure sugnu disarmato. E le dico: ”Dutturè, si deve inginocchiare”. Lei mi chiede: ”pirchì?”. E le spiego le ragioni per cui torna comodo a tutti, a cominciare da lei per primo, che si inginocchi. E lei si inginocchia. Chistu è mafiusu. Siddu lei dice no, e io sugnu custrittu a sparari, io ’a battàglia ’a pirdivu, duttù".
• Civette. Non essendo proprio sicuro che fosse il caso di sceneggiare Il giorno della civetta, Camilleri espose i suoi dubbi a Leonardo Sciascia: "Non è che poi piglianu e n’ammazzano?". La risposta: "Vedrai, i mafiosi saranno in prima fila ad applaudire, perché sono vanitosi".