Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 15 novembre 2002
La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri
• «In Sicilia le liti vere, definitive, sono quelle tra amici. Mentre quelle tra nemici si risolvono sempre» (Andrea Camilleri).
• «Cassesa era mio professore d’italiano al liceo. Uno straordinario uomo che al primo liceo, in piena epoca fascista, quando bisognava portare la camicia nera, arrivava con il cappotto, l’impermeabile abbottonato fino al collo perché si vergognava a indossarla. Al primo giorno si presentò così: sentite, ho fatto i conti, per quello che io valgo, e per quello che mi passa lo Stato, io non vi posso fare più di sei lezioni l’anno. Quindi io vi faccio sei lezioni e poi basta. Siccome gioco molto - era un giocatore di grandissima razza - ho bisogno di recuperare sonno, facciamo patti chiari e amicizia lunga: io arrivo in classe, voi chiudete le finestre e io dormo. Voi fate quel casino medio, sopportabile, in modo che si capisca che io sono in classe. Fece le prime sei lezioni, spettacolari, straordinarie, capii tante cose della nostra lingua e della nostra letteratura. Così metà della classe rimase in sospeso quando annunciò: con ciò finiscono le mie lezioni. E no, professore, si ribellarono i miei compagni, lei non può fare in questo modo. Lui disse: ci possiamo mettere d’accordo, mi pagate. Professore, ma noi non abbiamo soldi. Vi tassate e mi fate trovare sulla cattedra un pacchetto di Milit, erano le sigarette di allora, le peggiori; e noi gli facevamo trovare le Milit. Io non ho mai capito, se non nell’età adulta, il meccanismo di questa richiesta. Neppure uno psicoanalista avrebbe potuto pensarla così fine. Noi a quel punto pretendevamo la lezione fino all’ultimo minuto, perché l’avevamo pagata noi. E così andammo avanti per tre anni al liceo» (Andrea Camilleri).
• un libro fondamentale, scritto da Molfese e pubblicato da Laterza, sul brigantaggio al Sud, da cui emerge che i briganti censiti all’epoca dell’Unità ammontavano a quarantamila: è abbastanza chiaro che rispetto alla popolazione dell’epoca un dato come questo è enorme, sproporzionato, assurdo. Se erano quarantamila, non erano briganti, ma un’altra cosa. Qualcosa che assomiglia di più a una sollevazione popolare, che non a brigantaggio di massa. Qualcosa che fa capire perché il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, non quello che abbiamo conosciuto noi, poi ammazzato dalla mafia, ma suo nonno, quando comandava la repressione al Sud, diede quel tragico ordine: ”Muovetevi, date fuoco, scoperchiate le case contadine, mettetele a fuoco e fiamme. Tanto, dentro, vi troverete più fucili che pane”» (Andrea Camilleri)
• «Mi ricordo che diedi da leggere Un filo di fumo, a Leonardo Sciascia, e lui dopo un po’ mi diede il suo responso: ”Bello, è bello” mi disse, e fu una grande soddisfazione, ”ma ci metti dentro certe parole!”».
• Camilleri alla libreria Cavallotto di Catania, circondato e sequestrato a un tratto da tre signore che, riferendosi a Montalbano e alla sua fidanzata, lo apostrofano bruscamente così: «Questo matrimonio non si deve fare!» «Quale matrimonio?» «Quello della genovese col commissario». «E perché?» «Ma che ci accucchia questa forestiera col commissario? Si guardi attorno: non ci sono belle ragazze qui da noi?ª
• «...in un vecchio caffè, il ”Bar Albanese”, dov’ero entrato verso sera per bere un whisky. Entro, vedo un signore che conoscevo di vista seduto al tavolo che mi fa segno e m’invita a sedere. Dico solo: un momento, prendo da bere. Poi è il finimondo. Sarà durato 30-45 secondi, ma mi è sembrato eterno [...] Quando tutto fu finito, i tre del tavolo, padre, figlio e guardia del corpo, erano a terra morti, crivellati da una serie di raffiche di mitra. Fuori, per terra, ce n’erano altri tre. I feriti erano sei, gridavano. E l’aspetto più incredibile, l’unica cosa su cui continuavo a riflettere, meccanicamente, era che la realtà della scena era molto meno convincente di quelle viste tante volte nei film americani. Guarda il sangue, com’è scuro, mi dicevo. E guarda la polvere della strada, come spegne i colori. Sì, da regista, io pensavo che quella strage si poteva mettere in scena meglio» (Andrea Camilleri).
• «Diceva Montaigne che anche se sali sul più alto degli alberi, sempre il culo fai vedere» (Andrea Camilleri).
• «Io sono stato il produttore televisivo di tutte le serie tv di Maigret, con protagonista Gino Cervi, sceneggiatore Diego Fabbri, regista Mario Landi. Simenon era entusiasta della scelta di Cervi, molto meno sul fatto che noi volessimo la Pagnani come signora Maigret. Cervi e la Pagnani avevano a lungo lavorato insieme, erano affiatatissimi. ”Ma è bella, troppo bella” protestava Simenon. Gli facemmo notare che si trattava di una signora, in fondo, di una certa età. ”Sì, ma da giovane sarà stata bellissima. E Maigret non l’avrebbe mai sposata”. Fummo costretti a imbruttire Andreina» (Andrea Camilleri).