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 1998  aprile 20 Lunedì calendario

«Credo che nessuno degli oleodotti progettati nel Caspio sarà completato, almeno entro i prossimi quattro anni

• «Credo che nessuno degli oleodotti progettati nel Caspio sarà completato, almeno entro i prossimi quattro anni. Il problema è che i ritardi aumentano con il diminuire dell’interesse commerciale. Se il prezzo del petrolio non diventerà stabile la compagnie occidentali inizieranno a sospendere gli investimenti nel Caspio» (Andrew Apostolou, Università di Oxford, consulente per l’Asia Centrale). Il basso prezzo del petrolio mette a rischio vari progetti tra i quali quello dell’oleodotto da tremila chilometri che dovrebbe collegare il Kazakhstan alla Cina Orientale attraverso la provincia dello Xinjiang (3 miliardi di dollari più alte tariffe di transito).
• Motivo dello scetticismo di Apostolou: i Paesi europei hanno sempre preferito raggiungere i mercati asiatici via mare e non via terra, perché l’area transcaucasica è isolata e scarsamente abitata. «L’errore che fanno i Paesi del Caspio e del Caucaso è quello di considerarsi al centro del mondo e dell’universo. In una piazza dell’Uzbekistan dove una volta c’era una grande statua di Karl Marx ora c’è un gigantesco mappamondo con al centro un Uzbekistan grande più o meno come l’America Latina. Beh, mi dispiace ma quest’area è di interesse marginale e sarà costretta ad integrarsi» (Andrew Apostolou, Università di Oxford, consulente per l’Asia Centrale).
• A causa del crollo del prezzo del petrolio l’Azerbaijan ha deciso di sospendere l’invio e la vendita del greggio attraverso il porto russo di Novorossiisk (la sospensione avrà gravi effetti sull’economia azera, il greggio rappresenta il 60 per cento delle esportazioni del paese). Per lo stesso motivo Boris Nemtsov ha annunciato che la Russia diminuirà del 2,3 per cento le proprie esportazioni di greggio (61.000 barili al giorno in meno) e del 3,2 per cento quelle di prodotti petroliferi raffinati (4.900 tonnellate al giorno in meno). L’Opec aveva chiesto alla Russia (terzo produttore mondiale) un taglio delle esportazioni di 100 mila barili al giorno.
• «Naturalmente sotto il Mar Caspio c’è del petrolio, ma non tanto quanto sostengono le compagnie occidentali che partecipano ai consorzi internazionali. Temiamo che l’Azerbaijan possa subire la stessa sorte che toccò una quindicina di anni fa alla Colombia: alla metà degli anni Settanta le multinazionali usarono le moderate riserve di petrolio di quel paese per una guerra di prezzi contro i Paesi arabi. Appena le oscillazioni delle quotazioni si calmarono, la Colombia venne buttata fuori dai mercati internazionali» (Marianna Rozanova del ”Moskovskiy Komsomolets”, pubblicazione russa di orientamento riformista).
• Quando l’Olanda iniziò l’esportazione del gas nazionale, l’afflusso di valuta pregiata (dollaro) fece apprezzare il fiorino. Le importazioni divennero più convenienti ed il mercato interno fu danneggiato (il prezzo dei prodotti locali non era più competitivo). Le esportazioni olandesi soffrirono altrettanto. Molti settori dell’economia nazionale (tranne quelli legati agli idrocarburi) entrarono in crisi. Lo stesso rischio corrono ora i paesi del Caspio, ricchi di idrocarburi (praticamente proprietà esclusiva dello Stato) ma carenti in ogni altro settore dell’economia.
• La Russia, che ha scoperto ricchi giacimenti di petrolio nel delta del Volga, si è accordata con il Kazakhstan per la divisione dei fondali del Mar Caspio, ma non ha chiarito la sua posizione circa le piattaforme d’estrazione che sono sulla ”superficie del mare”, il cui utilizzo e controllo rimane comune per i paesi rivieraschi (ovvero: tutti possono costruire piattaforme, spostarsi, pescare ecc. ma Mosca si riserva un diritto di veto sulla costruzione di oleodotti che, attraversando il mare, renderebbero inutili quelli realizzati sulla terraferma). La Russia è ferma nella sua intenzione di usare ”misure estreme” (anche militari) nel caso in cui non venissero rispettati gli accordi.
• «La Russia non perderà il controllo dell’esportazione del petrolio dall’area del Caspio. Poco prima del suo viaggio ad Ashgabat (durante il quale è stato discusso lo status del Caspio) l’ex premier Chernomyrdin ha detto che alcuni Paesi si eccitano molto quando sentono parlare della questione ma, ha aggiunto, ”guardando dal Caspio proprio non riesco a vederli”. Si riferiva certamente agli Stati Uniti che premono per un oleodotto turco alternativo alle linee russe» (Konstantin Levin del quotidiano economico russo ”Kommersant Daily”).
• «La posizione dell’Iran sullo status del Caspio si basava su quella della Russia. Ora che Russia, Turkmenistan (e Kazakhstan n.d.r.) hanno cambiato idea l’equilibrio è sbilanciato. La situazione cambierà solo se la Russia smetterà di ignorare l’Iran negli incontri per la determinazione dello status legale del mare. La Repubblica Islamica dell’Iran non considera più Russia e Turkmenistan come partner affidabili ma come rivali che ritengono i propri interessi nazionali più importanti della sicurezza e del benessere dell’area del Caspio» (Farzad Samdeli).