Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 9 marzo 1998
L’«Ottavo corridoio», cioè un sistema di autostrade, gasdotti e oleodotti che seguendo l’antica via romana Ignazia collegherà l’Asia all’Europa (dallo stretto del Bosforo a Varna in Bulgaria; attraverso la Macedonia fino al porto di Durazzo, in Albania)
• L’«Ottavo corridoio», cioè un sistema di autostrade, gasdotti e oleodotti che seguendo l’antica via romana Ignazia collegherà l’Asia all’Europa (dallo stretto del Bosforo a Varna in Bulgaria; attraverso la Macedonia fino al porto di Durazzo, in Albania). La Grecia, in competizione con la Turchia, vorrebbe una variante verso Salonicco (’Asse dell’Ortodossia”, contro l’espansione della Turchia islamica nei Balcani). Obiettivo: tagliar fuori Istanbul e collegarsi con Belgrado e San Pietroburgo.
• Lo scorso 21 gennaio, il Presidente del Consiglio Prodi ha incontrato a Skopjie il collega macedone Branko Crvenkovski. Motivo dell’incontro: favorire gli interessi italiani nel progetto del ”Corridoio”. I Ministri dei Trasporti di Bulgaria, Macedonia, Albania ed Italia dovevano incontrarsi a Roma alla fine di febbraio per firmare un memorandum di intesa: l’incontro è stato rimandato all’11 marzo.
• Senza il consenso della Grecia, della Serbia e dell’ Albania, il ”corridoio” non è sicuro. Gli scontri nel Kosovo, scatenati dalla polizia serba, rischiano di far saltare l’accordo. «Chiunque voglia far fallire questo progetto ha bisogno di far scoppiare crisi nella regione, e quella del Kosovo è la crisi più facile» (Robi Ronza).
• Secondo l’accordo firmato nel novembre scorso a Washington dal presidente del Kazakhstan Nursultan Nazerbaiev con alcune compagnie petrolifere (l’italiana Agip e la britannica British Gas col 32,5 per cento, l’americana Texaco col 20, la russa Lukoil col 15), l’oleodotto balcanico trasporterà in Occidente il greggio kazakho. L’intesa riguarda lo sviluppo del giacimento di Karachaganak, vicino ad Aksaj, nel nord-ovest del paese. Gli investimenti nel progetto sono di 7 miliardi di dollari, 12.600 miliardi di lire (la quota dell’Agip è di 3.600 miliardi di lire); le compagnie hanno il diritto di sviluppare ed operare nei campi petroliferi per i prossimi 40 anni. La produzione iniziale è prevista in 3,6 milioni di tonnellate di greggio e condensati. Dal 2001 la produzione annua salirà a 8 milioni di tonnellate.
• L’Agip possiede i diritti per lo sfruttamento di alcuni giacimenti azeri. Rendimento annuo atteso: 200 milioni di tonnellate di greggio, da convogliare verso il Mar Nero, a Supsa in Georgia. Per superare i problemi di traffico del Bosforo, i tecnici italiani propongono di raccogliere il petrolio in un terminale sul Mar Nero. Di lì il greggio proseguirebbe verso il porto rumeno di Costanza con un servizio di petroliere shuttle. Infine, un oleodotto attraverso Romania, Serbia, Croazia e Slovenia raggiungerebbe Trieste. Flusso previsto: 33 milioni di tonnellate annue, 15 dirette in Italia, le altre vendute lungo la strada. Costo del progetto: 1.800 miliardi di lire.
• Domenica primo e lunedì due marzo i ministri degli esteri di Azerbaijan, Georgia, Kazakhstan, Turkmenistan e Turchia si sono incontrati al Ciragan Palace di Istanbul per decidere il percorso degli oleodotti che trasporteranno il petrolio del Caspio. Hanno trovato un parziale accordo sulla linea Baku (Azerbaijan) - Georgia - Ceyhan (porto mediterraneo della Turchia): lungo 1.730 chilometri (468 in Azerbaijan, 225 in Georgia e 1.037 in Turchia) l’oleodotto trasporterà 45 milioni di tonnellate l’anno e costerà almeno 2 miliardi e mezzo di dollari (quattromila cinquecento miliardi di lire). Il progetto verrà completato da una tubatura sottomarina che attraverso il Mar Caspio pomperà il petrolio kazakho e turkmeno nei terminali di Baku e poi verso Ceyhan. La Turchia avverte dei pericoli che derivano dall’eccessivo traffico di petroliere nello stretto del Bosforo: in realtà vuole escludere il territorio russo dal percorso dei futuri oleodotti (la Russia sfrutta il terminale di Novorossirsk sul Mar Nero e compete con la Turchia per l’egemonia nell’area). Il prossimo incontro dei cinque paesi si terrà a Tbilisi, Georgia. [6]
• Il Ministro degli Esteri russo Yevgenii Primakov non è stato invitato all’incontro di Istanbul. Un portavoce del suo ministero se ne è lamentato affermando che la Russia ritiene la rotta nord (Baku -Novorossiisk) «più razionale ed economica». Mosca ha ricordato che ogni tentativo di limitare l’accesso al Bosforo violerebbe la convenzione di Montreux (1936) che garantisce il libero passaggio del traffico commerciale nello stretto. Gli Stati del Caspio preferiscono non impegnarsi e pensano a più percorsi: per il Kazakhstan l’oledotto turco è «costoso e complicato» (per i giacimenti di Tenghiz si preferisce il terminale russo sul Mar Nero); il Turkmenistan vuole un tracciato via Iran o Afghanistan; Washington, pur continuando a sostenere la via turca verso Ceyhan, apprezza la ”strategia multipla”, con più rotte. La decisione finale sarà presa il prossimo ottobre da un consorzio di compagnie occidentali.
• Il Kazakhstan ha firmato con alcune imprese russe un contratto per la costruzione di dirigibili adibiti al trasporto di metano: lunghi 130 metri, gonfiati con metano raffreddato, viaggeranno ad un’altezza di 2.500 metri (velocità 220 chilometri orari) e trasporteranno capsule piene di gas liquefatto (60.000 metri cubi). L’intera commessa ha un importo di quasi 100 miliardi.