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 1997  agosto 25 Lunedì calendario

Albergo 3 stelle, immerso natura, incantevole spiaggia, possibilità vela e sub, mezza pensione a base di sola frutta e latte di soia

• Albergo 3 stelle, immerso natura, incantevole spiaggia, possibilità vela e sub, mezza pensione a base di sola frutta e latte di soia. Chi lo desidera potrà digiunare». Se siete in ritardo con le prenotazioni estive, magari un posto lo rimediate ancora: rivolgersi Associazione Vegetariana Italiana (Avi), sede di via Bazzini a Milano. Qui c’è gente che paga per far le ferie digiunando, e del resto si dice lo facciano periodicamente anche Agnelli e Berlusconi, per disintossicarsi: solo che a loro soldi e occasioni con cui rifarsi durante l’anno non mancano di certo. Possibile invece che noi, grigi travet dell’appetito pallido, dobbiamo rassegnarci persino in vacanza ad evitare come la peste il fritto misto e a rifiutare stoicamente la sugosa tentazione di una fiorentina al sangue? Siamo mangiatori di cadaveri. La signora Carmen Somaschi, vicepresidente Avi nonché direttrice della rivista L’Idea Vegetariana, dichiara di non amare una definizione così aggressiva, ma sotto sotto la pensa: noi carnivori – recita infatti uno dei poster para-terroristici appesi alle sua spalle – abbiamo «un peso sullo stomaco e uno sulla coscienza», perché facciamo della nostra pancia la «tomba degli animali». Lei, invece, la carne non la tocca più da vent’anni, da quando cioè vide al cinema la scena di un cervo africano ucciso in un safari. Da allora in poi è riuscita ad allevare in modo perfettamente vegetariano una figlia (oggi diciottenne) e persino un cane: il quale – giura – «non mangia bistecche nemmeno se glielo do».
• Tipi tosti, questi vegetariani. S’ammantano di non violenza (l’Avi fu fondata nel 1952 da Aldo Capitini, il «Gandhi italiano»), calzano sandali e predicano tolleranza, ma poi nell’intimo sono convinti di conquistare presto il mondo. Quanti siete in Italia, «5 mila iscritti all’associazione» Pochini... «Ma i vegetariani praticanti sono almeno un milione. E poi i giovani hanno meno schemi mentali, sono più aperti alle nostre idee: vedrete che diventeremo sempre di più». Chissà se è una minaccia. In realtà qui si trova di tutto, e basta scorrere e l’immancabile sito Internet Vegetariana per rendersene conto: c’è l’animalista che l’ha giurata alle pellicce e l’igienista che rifiuta le vaccinazioni e pratica solo la medicina naturale; l’ambientalista che fa l’alternativo e l’esoterico che medita yoga e segue il tao.
• René Andreani, per esempio, è un ex deputato verde che – dopo essere stato carnivoro per 50 anni – festeggia ora l’ottavo compleanno vegetariano. E dichiara di essere stato «negli ultimi 4 anni all’80% fruttariano, al 15% crudista e al 5% vegano». Vuole spiegarsi meglio? «Si tratta dei gradini del biocentrismo. Al primo stanno i vegetariani semplici, cioè coloro che non consumano carne. Poi vengono i vegani (una volta dicevano vegetaliani, ma poi voi giornalisti pensavate a un errore di stampa e correggevate sempre la elle in erre...): coloro che non si nutrono neppure dei prodotti provenienti da animali non uccisi, come il latte, le uova, il miele, i formaggi. Seguono i crudisti, ovvero chi mangia solo frutta e verdura cruda: in natura mica esiste l’albero del cibo cotto! Il top dei top, però, è l’ultimo gradino, difficilissimo da raggiungere in Italia: il fruttarismo simbiotico. Chi vi aderisce rifiuta di strappare anche una sola foglia di insalata ed assume solamente frutta di stagione coltivata biologicamente e colta dall’albero un attimo prima che cada a terra; avendo cura, naturalmente, di sputare i semi poco più in là, così da facilitare il ciclo naturale».
• Come gli uomini preistorici, insomma; o anche peggio. Ma il signor Andreani è molto fiero di far parte dell’élite: «Sto meglio a 60 anni di quando ne avevo 18 ed ho pure risolto un’asma che mi portavo dietro da un trentennio». E le proteine della carne, così indispensabili a un’alimentazione equilibrata? E l’apporto di grassi? E anche soltanto i sapori di un sapido arrosto perduti per sempre? Di sicuro non è una scelta per tutti: chissà quanto tempo ci vorrà per abituarsi... Andreani e Somaschi ridono all’unisono: «Tutte balle diffuse dalle grandi industrie alimentari per difendere i loro interessi. Proteine ne abbiamo fin troppe, anche vegetali: e ci ammaliamo per il loro eccesso. Non è neanche vero che occorra un ”noviziato” particolarmente duro per cominciare: chiunque può essere vegetariano. La verità è piuttosto che abbiamo importato la dieta americana degli hamburger e abbiamo abbandonato quella mediterranea, la più sana del mondo. Ma lo sa che almeno 150 tra i maggiori artisti e scienziati di ogni epoca - Socrate, Platone, Pitagora, Leonardo... - erano vegetariani? Lo sa che Paul Mc Cartney non vuole che ai suoi concerti si vendano panini al prosciutto?».
• Sarà. Ma la carne è debole per tutti, vegan compresi. Non vi capita proprio mai di cedere, magari davanti a una bella bistecca? La signora Somaschi si guarda i fianchi e sospira: «Il mio problema è piuttosto la pastasciutta; a quella si che è difficile rinunciare». Ma Andreani ammette i suoi peccati: «Ho gestito per anni una comunità vegetariana e, finché eravamo tra noi, tutto filava liscio. in città che viene il difficile, perché le sollecitazioni sono troppe: la pubblicità, la tivù, le pressioni della famiglia, la pizza con gli amici... Allora anche a me, per quanto sia convinto delle mie scelte, capita di cedere. E poi sto male». Circolano del resto storie patetiche di coppie vegetariane affiatatissime che hanno allevato i figli con una dieta rigidamente vegana fin dalla gravidanza: al massimo qualche concessione al tofu (formaggio di soia) e allo scitan (glutine di grano che assomiglia alla carne). Poi arriva la scuola, il piccolo si mette la mela in cartella e torna a casa che vuole l’orrenda merendina dei suoi compagni. «Il problema è sociale - è desolata Carmen Somaschi - per questo stiamo promuovendo una petizione popolare affinché nei luoghi pubblici (e intendiamo appunto le scuole, gli ospedali, gli autogrill, le carceri) sia sempre disponibile un menu vegetariano. E noi non siamo costretti a deglutire il solito puré con il riso in bianco».
• Sarà allora per tutti gli insipidi brodini con cui li abbiamo afflitti che i vegetariani ce l’hanno tanto con noi carnivori? «Ogni italiano durante la vita si divora in media 36 pecore, altrettanti maiali, 750 polli e 8 vacche. E tutti questi animali crescono in allevamenti intensivi che sono dei lager, mostruosità della sofferenza. Gli animali vi sono trattati come pura merce: e invece soffrono come noi. Se i macelli avessero vetrine, glielo dico io, la metà degli italiani diventerebbe vegana di colpo!». La vice-presidente distoglie lo sguardo mentre allunga la foto di un cagnetto squartato in un mercato cinese. Ma signora, questo è terrorismo... «Terrorismo? Siete voi che lo fate sui poveri animali, solo che non ne siete consapevoli perché avete delegato un boia - il macellaio - al vostro posto. E se vi sentite offesi perché vi sbattiamo sotto il muso certe scene di animali torturati è affar vostro: meglio che soffriate un po’ voi, piuttosto che i nostri fratelli minori animali».
• Manipolazione genetiche, fame nel mondo, deforestazione consumismo, malattie (qui si sostiene per esempio che col digiuno si possa guarire anche dal cancro): sembra che tutto il male del pianeta provenga dalla canonica fettina. Andreani osa anche di più, sfidando quella che per un vecchio radicale antiproibizionista come lui potrebbe essere una contraddizione logica: «Siete dei drogati dalla carne. Ed ecco la prova: che cosa fanno i bambini la prima volta che assaggiano una bistecca? Interrogate pure tutte le mamme e ne avrete conferma inequivocabile; la sputano, perché non gli piace. Poi si insiste, e cosi nasce la tossicodipendenza carnivora». In effetti sono parecchi a spararsi direttamente in vena i trigliceridi con eccessive razioni di filetto; ma qui si teorizza addirittura l’overdose da abbacchio. Accettiamo tuttavia l’ipotesi: mangiamo troppa carne e gli allevamenti non sono biologici. Ma di qui all’esclusione totale del lesso e della tagliata dalla dieta ci corre almeno un compromesso. O no?
• Andreani mette una scarpa sul tavolo: «Vede? Questo è un prodotto del tutto simile alle calzature in commercio, eppure non ha nemmeno un grammo di cuoio. Lo stesso si può fare per le cinture, le borse, i cinturini dell’orologio, eccetera eccetera. Per noi vegetariani si tratta di una scelta etica; gli animali hanno la medesima dignità nostra (se non di più), lo stesso diritto di morire di vecchiaia; quindi il compromesso non è possibile. Certo, poi bisogna essere elastici e graduali nelle applicazioni in modo da non creare sensi di colpa e non costringere nessuno. Ma il nostro obiettivo finale resta comunque la cessazione degli allevamenti intensivi e la chiusura di tutti i macelli». E poveri macellai, «Si riciclino in verdurai e fruttivendoli». E gli animali? «Fuori dalle stalle, liberi nella natura e compagni dell’uomo». Beh, un maiale come «animale da compagnia» non mi sembra una grande idea... «E perché no? In Corsica ci sono, puliscono il sottobosco e addirittura gli si raddrizza il codino a cavatappi: perché sono liberi e non più stressati. Ma lo sa che tempo fa in giardino tenevo quattro tacchini, mettevo su Mozart e loro ballavano? Sono animali da compagnia incredibili, i tacchini».