Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 febbraio 2000
Puntuale come un orologio a cucù, ogni mattina alle 9 il Dottore sporgeva la testa dalla porta del suo studio
• Puntuale come un orologio a cucù, ogni mattina alle 9 il Dottore sporgeva la testa dalla porta del suo studio. Racconto di Michelle Cleary, 32 anni: «A quell’ora, la stanza era già piena di gente. Donne anziane, vedove o zitelle. Io venivo a accompagnare mia madre. Lui le squadrava tutte, una per una, e poi chiedeva ”Allora, a chi tocca?”. E tutte sorridevano, era una specie di scherzo quotidiano. Non c’era una che non adorasse il Dottore».
• Testimonianza di Mike Williams, ispettore capo del Greater Manchester Police Department: «Almeno cinque dei suoi omicidi, il dottor Harold Shipman li ha commessi nell’ambulatorio. Abbiamo fondati motivi per ritenere che scegliesse la vittima di turno su due piedi, lì nella sala d’attesa, già mentre guardava le pazienti. Questo gli dava il massimo del piacere: sapere che era lui a decidere chi e quando doveva morire». Ancora Michelle Cleary: «Faceva passare la paziente prescelta, e diceva sempre la stessa frase nel chiudere la porta alle spalle: ”Sono arrivato un’altra volta in ritardo, dovete scusarmi”». Dai tre ai cinque minuti dopo, la vittima designata era già morta, uccisa da un’iniezione di morfina. Altre pazienti venivano visitate, con il cadavere ben composto su un lettino, dietro il paravento. Nella sala d’attesa, nessuno si era accorto di nulla. Così come non si accorgevano di nulla i parenti delle altre vittime, quelle uccise dal medico a casa loro. E questo era ogni volta il ”trionfo” personale di Harold Shipman, 54 anni, medico della mutua di Manchester in Gran Bretagna, condannato lo scorso 31 gennaio a 15 ergastoli per 15 omicidi accertati, e fortemente indiziato di altri 131 delitti. Un uomo normale, sposato con la signora Primrose (da cui ha avuto 4 figli), una donna che pare sia stata vista con al dito il prezioso anello di una vittima, che gli ha fatto da centralinista in ambulatorio per 15 anni e che continua a scrivergli che lo ama tanto.
• Dottor Morte, così lo hanno ribattezzato i giornali locali, il peggior assassino nella storia della criminalità inglese e forse di quella mondiale; uno che, sospettano ora gli investigatori, 35 anni fa potrebbe essersi iscritto alla facoltà di medicina solo per poter uccidere meglio. Secondo i procuratori Robert Davies e John Pollard, «questo signore ha fatto il medico per quasi 30 anni, potenzialmente il bilancio finale delle sue vittime potrebbe arrivare a mille. Uccideva per il piacere di uccidere. l’uomo più vicino al male, al diavolo, che mai ci sia comparso davanti».
Il processo è finito, e adesso il Dottore se ne sta nel carcere di Strangeways. molto sereno e dorme benissimo, dice il compagno di cella Tony Fleming, un ladruncolo che lui ha salvato dal suicidio («La prossima volta», gli ha detto sorridendo il Dottore, «se vuoi impiccarti usa i lacci delle scarpe di qualcun altro, non i miei: me li hai rovinati»). [...]
• Un piccolo capolavoro da necrofilo. Gennaio ’94, Joan Harding di 82 anni ha un doloretto alla spalla e va all’ambulatorio con l’amica Marion Bolton. «Lei aspetti in sala d’attesa, non può stare qui durante la visita», si sente dire dal Dottore, «farò in cinque minuti, per oggi preleverò solo un campione di sangue». Marion pensa bene di tornare all’auto che ha lasciato in seconda fila, ha paura del vigile. E cinque minuti dopo – il Dottore è di parola – un’infermiera la chiama dalla porta dell’ambulatorio. Joan sembra dormire sul lettino delle visite. «Infarto», dice il Dottore, quasi distratto, «non è la prima che muore qui, e non credo sarà l’ultima».
• Aprile ’97, il Dottore va in casa di Jean Lilley, 58 anni, sana e vigorosa, da tre giorni alle prese con un lieve raffreddore. Lei non ha chiamato il medico, ma lui arriva lo stesso in visita di cortesia. Fa distendere la paziente sul sofà: iniezione, morte, il viso sorridente, gli abiti in perfetto ordine. Shipman resta a guardare la donna per 50 minuti, «perché – dirà il sovrintendente di polizia Bernard Postles – sembra godere moltissimo nell’osservare il passaggio dalla vita alla morte». Poi Shipman chiama il numero di un telefono cellulare: risponde il signor Lilley, il Dottore gli dice: «Sua moglie ha avuto un ictus», e quando quello scoppia in lacrime: «Inutile piangere, ormai è morta». Spiega un altro degli investigatori: «Il suo secondo grande piacere stava nel dare la notizia ai parenti, nel farli soffrire».
• Maggio ’97, Ivy Lomas di 63 anni va a farsi visitare per un po’ di influenza. una paziente abituale, notoriamente ipocondriaca. Muore in 4 minuti, e prima di dare l’allarme alle infermiere il Dottore visita tranquillamente altre tre pazienti. Quando arriva un poliziotto, gli dice sorridendo: «La signora Lomas era qui ogni giorno. Una donna noiosa, poveretta».
• [...] Quando invece un imprevisto collasso trasforma in tragedia i reumatismi di Muriel Grimshaw, 76 anni, Shipman spiega ai figli disperati che «quello è un buon modo per levare il disturbo». Poi va in ambulatorio, e ne torna con una cartella da cui risulta che la vecchietta usava morfina da anni, era insomma una tossicomane: a nessun altro i parenti crederebbero, ma lui è il Dottore che la mamma adorava, come si fa a non credergli, anche se dice qualcosa di inconcepibile? E accettano anche il suo consiglio: niente autopsia, sarebbe inutile, cremazione subito perché «così voleva vostra madre, me l’ha confidato anche pochi giorni fa». [...]
• Era sempre disponibile, di notte e alla domenica. Telefonava per informarsi, capitava nelle case anche senza alcuna richiesta. Alla fine si tradì per aver falsificato il testamento di una paziente miliardaria. Ma fu l’unica stecca. Per il resto, mai un movente se non quello: essere il padrone di vita e morte. Quando arrivò a casa di Maria West, 81 anni e un raffreddore, c’era con lei l’amica Hadfield. Qualche chiacchiera, poi Marion disse: «Vado a prepararvi un tè». Tornò con un vassoio, Maria era morta nella poltrona. «Infarto. Le donne anziane muoiono spesso così».
[...] Ogni tanto il Dottore parla anche delle sue pazienti: «Avrei voluto vederle morire tutte, come le mosche».