Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 11 agosto 1997
Siamo già ben oltre il pulcino Tamagotchi, quella specie di calcolatrice elettronica giapponese di varie forme rotonde che imita la vita di un pulcino con un corredo di segnali che dicono ”fame”, ”sonno”, ”aiuto”
• Siamo già ben oltre il pulcino Tamagotchi, quella specie di calcolatrice elettronica giapponese di varie forme rotonde che imita la vita di un pulcino con un corredo di segnali che dicono ”fame”, ”sonno”, ”aiuto”. Il gioco, appena introdotto sul mercato mondiale ha avuto un successo inaspettato e rapidissimo: a marzo si parlava per la prima volta di questo cucciolo virtuale sui giornali europei e americani, poco dopo sono sbarcati i venditori. Così, a fine luglio il Tamagotchi nelle sue varie versioni ha venduto 12.000.000 di pezzi nel mondo.
• Tutti hanno cominciato a capire che si era aperta un domanda nel mercato. E la Sony ha prontamente risposto rilanciando. L’altro ieri ha presentato il suo robot a quattro zampe grande come un piede in grado di giocare con una pallina o un uovo. Dal gioco elettronico al finto animale tridimensionale. Nei laboratori in Europa, Giappone e Usa si sta inoltre mettendo a punto il ragno robot, lo scarafaggio robot...
• Ma non è finita, perché dalla Gran Bretagna è arrivata la notizia che a Oxford stanno studiando un robot che imita le funzioni del cane pastore. Condurrà le greggi, per ora viene provato con le papere, più lente e prevedibili.
Ora, a parte il fatto che l’Inghilterra ha 44 milioni di pecore e una grande tradizione di veri cani da pastore, che cosa spinge questa domanda di robot che riproducono gli animali?
• A prima vista la cosa è bizzarra. Siamo nell’epoca in cui l’uomo si sta dando da fare, e a fondo, per estinguere gli animali veri. Le specie viventi sulla terra sono oggi dai 5 ai 30 milioni: la cifra è incerta perché l’80 per cento è rappresentata da insetti. Normalmente, lasciando fare alla natura, si estinguerebbero meno di una decina di specie viventi al mese. Ma negli ultimi due secoli è comparsa la variante uomo, che sradica le foreste, draga gli oceani con le reti, spara agli uccelli, allarga le città. Risultato: si estinguono dalle 50 alle 100 specie al giorno. Ormai, i filmati sui leoni, i rinoceronti, gli elefanti e quant’altro sono realizzati all’interno di parchi dai confini precisi. Se quei confini vengono superati, gli animali se la vedono brutta.
• Nelle grandi città che crescono nel pianeta (ormai quasi metà della popolazione mondiale vive in una megalopoli) i cani e i gatti domestici hanno visto restringersi notevolmente i loro spazi: ovviamente questo significa che è sempre più complicato vivere con loro, perché la pressione sociale fa sì che costino sempre di più in termini di cibo prodotto apposta per loro, veterinario, tempo e spazi da percorrere (per permettere ai cani di fare i loro bisogni in aree sempre più definite e ristrette).
• Infine, si stanno estinguendo molte specie di animali domestici (un esempio per tutti: gli asini) per il semplice motivo che le macchine (guarda un po’) hanno sostituito il loro lavoro. O la ”macchina biologica”, cioè poche razze selezionate per rendere di più in termini di latte, carne e uova, li ha duramente decimati e rinchiusi in stalle e batterie dove le condizioni di vita sono le più innaturali che si possa immaginare.
• Che cosa sta accadendo?
Non credo che gli zoo di robot o animali elettronici siano, come dicono i loro venditori, uno stimolo ad occuparsi degli animali veri. Al contrario, paiono piuttosto un modo per venire incontro a quella che sembra la vera finalità del nostro agire come specie: levarsi di torno gli animali veri, con le loro esigenze, i loro odori, i loro spazi, la loro irriducibilità ai nostri desideri di farne dei giocattoli viventi o dei sostituti di bambini.
• Un mondo privo di animali. Ci aveva già pensato Philip K. Dick, scrittore di fantascienza, in un (poco riuscito) romanzo ”Cacciatore di androidi” a cui si ispirò Ridley Scott per il famoso film ”Blade runner”. Quel mondo aveva perduto gli animali e gli uomini consideravano uno status symbol avere una animale elettrico in casa. Il protagonista aveva una pecora elettrica, amorevolmente accudita sul tetto. Non aveva i soldi per comprasi un gregge e neppure un cane robot. I ricercatori di Oxford dovranno stare attenti ai prezzi.