Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  maggio 05 Lunedì calendario

La descrizione è minuziosa

• La descrizione è minuziosa. «Arrivati alla stazione di Firenze (foto di Santa Maria Novella) acquistate il biglietto per Montevarchi. Assicuratevi che il treno sia quello delle 7,10: prima arriverete più sarete sicuri di entrare. Timbrate il biglietto (foto dell’obliteratrice). A Montevarchi (foto della stazione) incontrerete il taxista Nino (foto di Nino davanti alla Mercedes). Oppure potete prenotare uno shuttle a Firenze: l’autista Fabrizio (foto di Fabrizio davanti all’Espace) parla inglese e trasporterà ogni passeggero per 5.070 yen, 65mila lire (segue telefono). Arrivati a ”I Pellettieri d’ltalia”, nome dell’azienda (foto dell’insegna), la porta d’ingresso è quella a sinistra (foto)».
• La caccia ai clienti, solleticati con la prospettiva di prezzi scontati su prodotti dalla griffe prestigiosa, parte dal Sol Levante. In questo caso, è la rivista ”JJ” a suggerire ai numerosi fan giapponesi di Prada in trasferta nel Belpaese, pilotandoli passo per passo, i segreti per conquistare la pole position nelle estenuanti file allo spaccio di Levanella, frazione di Montevarchi, provincia di Arezzo.
• Ribattezzati spesso factor outlet, gli spacci aziendali sono in Italia, ma anche negli altri Paesi industrializzati, un fenomeno in ebollizione: ovviamente osteggiati dalla distribuzione, proliferano come funghi nelle immediate vicinanze delle fabbriche di tessuti di lana e di biancheria per la casa, di cravatte e di jeans, di borse e di scarpe. Tanto che sono ormai monitorati regolarmente dalla Sita (gruppo Nielsen) e da Moda Industria, l’associazione che raggruppa le industrie di abbigliamento, maglieria e calze. Secondo le quali, nel ’96, le vendite negli spacci aziendali hanno raggiunto in quantità il 5% dei consumi totali, mentre in valore hanno rappresentato il 3%, pari quindi a oltre 1.500 miliardi.
• Pochi imprenditori – inclusi anche i più famosi stilisti del made in Italy – resistono alla tentazione di sfruttare il business anche sotto questo aspetto, ma è difficile che lo ammettano. «Si fa e non si dice», confessa l’amministratore delegato di un’azienda leader nell’abbigliamento uomo. Il timore è quello di inimicarsi le boutique clienti, soprattutto quelle situate vicino agli spacci, anche se generalmente sugli scaffali è esposto più l’invenduto della stagione precedente che non la merce all’ultima moda.
• Più coraggioso Sergio Loro Piana, amministratore delegato del Lanificio Loro Piana, al top nelle lane finissime, nei cashmere, nella vicuña: « un male necessario per un’azienda che investe molto sulla ricerca, ha prodotti riconoscibili ed è dunque costretta a controllare direttamente i surplus fisiologici per evitare che tessuti e capi finiscano sul mercato parallelo o nel giro degli stocchisti. Certo il nostro punto vendita, dove sempre più spesso arrivano compratori che abbinano lo shopping alla gita nel fine settimana, non è in una grande città, ma a Quarona Sesia (Vercelli), accanto alla fabbrica: non l’abbiamo ”eletto” a business, ma siamo comunque entrati in una logica costi e ricavi».
• Alla seduzione dello spaccio non ha resistito la Guabello di Mongrando (Biella), specializzata nella flanella e nei tessuti superfini, che ha addirittura allestito un servizio di ”su misura” per uomo e donna. «La convenienza per il consumatore – dicono alla Guabello – sta nella scelta enorme: oltre mille varianti a prezzi estremamente vantaggiosi rispetto al negozio di un centro-città. Da noi vengono clienti dal profilo differente: il manager sofisticato ed esigente che richiede un servizio super-personalizzato; il patito del cashmere che ordina lo stesso modello di maglia in otto varianti; l’originale che sceglie interni vistosissimi per abiti in pregiata grisaglia».
• Totalmente contraria agli spacci Aida Barni, titolare della Annapurna di Prato, azienda leader nella maglieria in cashmere di altissima fascia: «Spacci aziendali? Per carità: chi, come noi, punta tutto sulla qualità del prodotto e del servizio non può assolutamente scegliere questa strada. innanzitutto una questione di rispetto verso i clienti: le boutique selezionate, dove vendiamo il nostro marchio, e i consumatori, ai quali pure forniamo un importante servizio post-vendita».
• Ancora più caustico Igino Sogaro, presidente della Federazione nazionale dei commercianti dell’abbigliamento: «Lottiamo con il coltello tra i denti contro gli spacci che si configurano come concorrenza sleale nei nostri confronti. Un conto è se le industrie vendono ai propri dipendenti, un altro se ampliano l’offerta a prezzi stracciati. Oltretutto, in una congiuntura caratterizzata da consumi depressi. Purtroppo ne parliamo da dieci anni con le associazioni industriali: due anni fa abbiamo addirittura effettuato un volantinaggio durante Pitti uomo a Firenze per ”denunciare” ai nostri associati quali sono le aziende che ci fanno concorrenza sleale, invitandole a non ordinare più merce. Ma i risultati sono stati scarsi».