Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 7 aprile 1997
Lo so che dovrei accettare sempre e solo la diretta e talvolta mi riesce anche, ma poi mi mettono in quarantena per i seguenti anni due
• Lo so che dovrei accettare sempre e solo la diretta e talvolta mi riesce anche, ma poi mi mettono in quarantena per i seguenti anni due. Me ne frego, io mica ci campo, con la televisione, e del resto sono più le volte che mi nego di quelle che mi concedo, a pagamento. Tuttavia, è la prima volta in quindici anni che RAI 1 mi chiede un’intervista e sono curioso di vedere la differenza fra ciò che oseranno chiedermi e fra ciò che non oseranno mandare in onda. In altre parole: da un lato sono curioso di vedere a che tipo di strumentalizzazione mi sto scientemente prestando dall’altro sono spinto dalla vaga speranza di sbagliarmi, di dovermi rimangiare i miei pregiudizi.
• Arrivano in cinque, gran bel camion bianco latte, due donne, una bionda e una bruna, tre cameramen, una giraffa; sono solo in casa: una mia conoscente, alla quale ho detto di venire mascherata da cameriera, starà ancora truccandosi da trevigiana Anni Cinquanta. Metto su la napoletana. La bionda mi spiega: «Va in onda domenica, tigì sette, approfondimento culturale, vogliamo fare una serie di personaggi importanti, non robetta. Nell’intimità delle loro case...», io, «Be’, io vi concedo due set a vostra scelta, ma non desidero che la mia casa sia ripresa in lungo e in largo», e la bruna, senza perdere tempo e avendo capito benissimo che mi preparo a essere ostinato, «Significa che non possiamo vedere nemmeno la sua camera da letto?», resto un po’ stordito, non so se ho capito bene, dico, «Qui ci troviamo al piano terra, sono centoventi metri quadri, ci si potrebbe girare una scena sottomarina tanto è grande e tanti sono gli spunti visivi: vasi, mobili Biedermeier, porcellana Kronenberg, Meissen, Capodimonte, c’è anche un mazzo di asparagi argentini...», fiori a profusione, lillium bianco, calle, ranuncoli rosa, gerbere bianche boccioli di gerani rosa e rossi, librerie, il pianoforte in cucina usato come scansia per i barattoli di vetro con dentro cereali, pasta, biscotti, quadri ovunque. Insiste aggrottando la fronte come un clown malinconico la bruna «Sì, ma la camera da letto di un personaggio è sempre la camera da letto», «Ma la camera da letto... che se ne fa della camera da letto, scusi?», e lei, «Per parlare dei suoi amori».
• Potrei svenire, ma rimando l’occasione. Intanto i tre uomini sono andati avanti e indietro, hanno cercato e trovato attacchi elettrici ovunque, hanno posto fari e faretti, non so se ci sono anche ombrellini bianchi, lastre di carta argentata per evitare le sparate della luce, cominciamo l’intervista. Insisto perché si attengano a un certo rispetto della casa e di me, «Ma che ve ne fate della mia falegnameria?», «Noi col suo assistente abbiamo concordato tutto in anticipo», e io protesto, «Ma non è possibile che Lomuoio vi abbia promesso una cosa così, tutta la mia casa, non l’ho mai lasciata riprendere prima, è l’ultimo rifugio non pubblico che mi resta...», ma mi interrompe la bionda occhialuta, «Non sia così fiscale, noi veniamo apposta da Roma, capisce, non vogliamo un’intervista fissa su un divano, sia comprensivo», «Ma, scusate, per sei minuti di messa in onda quanti giramenti di telecamere dovete fare?», «Sa, vogliamo delle immagini curate, sofisticate, inedite...», e la collega le da man forte, «Allora, noi saliamo a fare un sopralluogo», io stento a credere che esista tanta scaltra spudoratezza sicché, cominciando a sentirmi in colpa perché forse sto ostacolando il duro lavoro di queste povere martiri da Roma, le accompagno di sopra. «Saremo fedeli, noi vogliamo fare un’intervista intelligente», «Guardi», protesto, «lei faccia l’intervista che tanto l’intelligenza tocca sempre a me mettercela», «Aggressivo, eh? E’ l’espressione che ci vuole». Le due furbette e piedonne - nessun riferimento ancora alla mia opera, a quello che faccio nella vita e che giustifica anche questa intervista, infine - guardano ogni mobile, ogni soprammobile, per gentilezza glieli commento e gli dico pure quanto li ho pagati e dove li ho comprati, la giraffa ci segue, la vedo pencolare pericolosamente verso una coppia di statuine in cima a una libreria, «Attenti!» grido e per un pelo la lunga cosa nera traforata che capta le voci non le butta giù. «Dov’è il bagno?», chiede la bruna, glielo indico, scompare, toh, non ha nemmeno chiuso la porta che disinvolta, nessun fruscio di indumenti, nessuno scroscio, riappare intonsa, «Possiamo usare l’altro?», «Ma usi quello che le pare, la carta igienica c’è dappertutto», «Ma no, è per la ripresa ideale», «Ah». Le porto in un bagno con la ballerina di gesso nero, in un altro ancora con la monaca di legno che allarga le braccia in direzione del W.C., non sono convinte, forse preferirebbero una turca, fa più selvaggio.
• Un senso di spossessamento sta avendo il sopravvento su di me, cerco di mantenere la calma, di trovare come sempre che hanno ragione loro, non io, e comincia l’intervista, e i cinque, a due, a tre, uno per ciascuno, cinque perfetti estranei mai visti prima, invadono e riprendono, ogni tanto la bruna mi fa una domanda («Quante volte si specchia?» «Una volta ogni due giorni, quando mi faccio la barba». «Preferisce i boxer o le mutande?» penso «Ma perché non lo chiedi a Norberto Bobbio?» e invece rispondo, a patto di avere al più presto qualcuno che me le strappi»). Poi entrambe mi chiedono di mettermi alla spalliera svedese, di alzar le gambe appeso come una scimmia e di rispondere nel mezzo mezzo di un addominale alla seguente domanda di grammatica, «Che cosa ne pensa della pedofilia?», mi cadrebbero le spalle e le palle, queste due non hanno mai letto una sola riga del sottoscritto, nemmeno i miei articoli in materia ma metto insieme qualcosa di sensato, ed ecco che mi chiedono, «Quanti soldi prende all’anno?». Senza pensarci due volte riferisco cifre, compensi , voce per voce, diritti d’autore, serate, giornalismo, televisione e relative tasse, mi infervoro, per pura invidia, contro quelli che le possono evadere e le due mi guardano quasi annoiate dalla mia totale buona fede e credibilità. Ma che cosa può mai avere da nascondere uno che ha permesso a cinque sconosciutissimi alieni, solo perché muniti del piagnisteo da poveri lavoratori RAI stanchi del viaggio («Fatto per niente, se non possiamo riprendere come vogliamo»), di girare in lungo e in largo nella propria casa? senza neppure poterli scortare né scorticare, perché mi sfuggivano di qua e di là come mignatte bofonchianti che giocavano a nascondino? «Ah, ma lei ha appena detto che s’è fatto pagare anche questa intervista, questo non lo possiamo mandare in onda e farlo sapere, ci sarebbe subito un’interpellanza parlamentare», fa la bionda, «Cosa? Voi venite qui in cinque, mi rubate un pomeriggio della mia unica e preziosa vita, mi rubate l’intimità della mia casa contro la mia volontà, fate le spie ai ladri e ai curiosi, usate LA MIA CORRENTE e poi io dovrei anche far finta che RAI Uno non mi ha pagato perché se no, per la metà che mi resterà dei due milioni e mezzo che vedrò se mi va bene fra otto mesi, due stronzi di parlarmentari con la coda di paglia fanno un’interrogazione? Ma la vengano a fare a me, l’interpellanza, se hanno il fegato! Voi mi avete chiesto dei soldi pensando che, da tipico italiano con la doppia partita doppia, lì diventassi subito ritroso, e invece no, io ho risposto: esigo che mandiate in onda che neppure questa intervista è gratis».
• Poi, sdraiato sul letto («Com’è attraente, così lascivo nella posa!») mi chiedono cose tipo, «E i suoi amanti?», «In questa camera da letto non è mai entrato nessuno», comincio col rispondere, «Detesto fare sesso a letto, il letto è il catafalco erotico dei poveri etero sessuali, è così triste, loro lo fanno quasi sempre perché si trovano lì per forza, e quindi scopano per disperazione, per pigrizia, per insonnia, per dovere, per svista. Preferisco fare l’amore come i cani, per strada.». «E non ha paura della solitudine?» - ancora una domanda così e le butto giù dalla finestra premendole fra le inferriate -, mi lascio fare, sopraffatto dalla fatica e dalla vanità di dover resistere a una pervicace sordità mentale, a uno sciocco vampirismo che non è loro, è italiano, è di tutti, è COSI’, «La solitudine è una condizione spesso negativa e non so cosa sia, la mia è solitarietà, una scelta perseguita con disciplina per decenni. Solo quando non ho più rompipalle fra i piedi e sono finalmente solo con me stesso io... ecco. Quando io sono con me stesso e basta, senza più presenza umana in giro, be’, lì magari il sospetto che Dio esista a volte mi sfiora...». Mi vengono fatte delle domande alla Marzullo, do delle risposte alla Tupamaros spruzzate di Colette e Hazlitt interrotte qui e là perché bisogna cambiare angolazione luce vasettino lampada fiorellino gradino, il bidet fantasmatico che si sono fatte di me.
• Ma facciamola breve, ora: tanto, nell’intervista mandata in onda domenica scorsa, 16 marzo alle ore 23,20 (ma annunciata sui giornali alle 22,40), non è rimasto niente di niente di quanto ho messo a fuoco, cesellato a bulino, precisato con raro masochismo niente della mia felicità espressiva a braccio. Perfino la chiusa, il finale col bacio alla bruna è stato tagliato dopo lo schiocco, ma io avevo anche aggiunto, pensando di farli contenti, «Insista cara, insista, vedrà che entro due settimane sarà riuscita a farmi venire un’erezione» Ma per che diavolo vengono a intervistare me se poi a forza di tagliare, di frazionare, di sminuzzare, mi fanno fare la figura di uno dei deficienti qualunquisti, buonisti, melensi melensisti all’Anima mia incapaci di aprire bocca se non per tenerla chiusa alla perfezione? Lo fanno: a) per darsi delle arie, b) per raccogliere pubblicità a perdifiato (il mio), c) per ingannare i telespettatori con una trasgressività costruita (da loro), d) perché sono proprio diventati stupidi geneticamente a forza di pensare di essere più intelligenti culturalmente, cioé clericalmente.
• Ma questo è niente la voce fuori campo, nell’annunciare la mia intervista che sta per essere mandata in onda, dice queste esatte parole, «A casa di Alda Busi, uno scrittore chiacchierato». Ho cominciato col telefonare a questa bionda, cercando di farle capire l’assurdità di quanto aveva fatto. Lei, subito, gioca a scaricabarile e dà tutta la colpa a un responsabile del montaggio. Chiamo al telefono ancora e ancora, voglio parlare con questo e con quello, cerco di mettere in eccitazione più centraliniste che posso nella speranza che corra voce del fatto che ho chiamato io, che voglio assolutamente parlare con Tantillo, con Maffucci, con Sorgi, con Ratzinger, con Mara Venier, con chiunque lavori e prenda uno stipendio lì in RAI 1, finché non poi cado su Romano Tamberlich, e gli dico, «Senta io non sono uno scrittore chiacchierato, sa almeno che significa? Una donna chiacchierata è una che di solito fa le corna al marito, ma un uomo chiacchierato è un uomo in attesa di giudizio, un uomo che ha a che fare ormai giuridicamente con il sottobosco della criminalità, tangenti droga, frode, mafia, un uomo che ha tradito il patto sociale o almeno sospettato di tanto. Io sono una persona onorata, io sto vedendo se ci sono gli estremi di una querela contro di voi perché chiacchierato è Necci è Squillante, è Pacini Battaglia, è Berlusconi, è Dell’Utri, e ci ficchi pure tutti quelli che vuole lei dentro e fuori Rai, dentro e fuori Parlamento, dentro e fuori la Magistratura, ma io non sono per niente chiacchierato, io sarò uno scrittore polemico o uno scrittore di cui si parla a torto e a ragione, ma chiacchierato no e poi no, e per nessun motivo al mondo, NESSUNISSIMO! Sa o non sa il significato della lingua italiana?» - schiumavo, avevo la bava che mi scendeva giù persino dal Devoto-Oli -, e lui, lui, lui serafico sapete che mi risponde «Sa, noi dobbiamo accalappiare il telespettatore», TESTUALMENTE !, «Lo accalappi sulla sua di pelle e di quelli come lei non sulla mia».
• Il T., si accolla ogni responsabilità (e a me che me ne viene in tasca?), si profonde in scuse, dice che ho tutte le ragioni, che è stato un incidente di percorso (è da una maratona che fanno incidenti di percorso con me, e anche Mediaset, con i suoi tagli alle mie interviste, non scherza) e chiude la telefonata proponendomi un’altra intervista, che farà lui stesso, e per il telegiornale delle h. 20, non appena uscirà il mio prossimo libro.
Morale mortale: due sono le specialità di RAI 1 con me: a) fare danni subito, b) promettere di ripararli in futuro. Rincarando possibilmente la dose perché si sa: il telespettatore va accalappiato. A tutti i costi, solleticandolo nei suoi Busi più bassi - e poi la bruna, con quell’aria finto-scandalizzata-già-in-sollucchero che chiedeva a me, mentre la bionda assentiva facendo la bocca a cuoricino da Figlia di Maria (questo non l’hanno tagliato), «Non le sembra a volte di essere volgare?»