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 1997  aprile 07 Lunedì calendario

Beniamino Andreatta dice: «Dobbiamo sbottigliare l’Albania»

• Beniamino Andreatta dice: «Dobbiamo sbottigliare l’Albania». Oppure: «Le modalità di avvicinamento dai settori poppieri». Usa frasi che non sono frasi ma torsioni dell’animo, parole che friggono. Per lui la tragedia di venerdì è stata «un increscioso incidente», e mentre parla abbassa gli occhi: mai una volta che ti guardi in faccia. Poi ricorre a una piattaforma girevole di suoni che esprime, con laconicità, il massimo del disagio possibile: «Il fatto dell’altro giorno». Vale a dire l’affondamento, la morte di 89 persone, il pattugliamento, i megafoni, la disperazione, la colpa...: tutto questo è «il fatto dell’altro giorno».
• Come fosse il protagonista dello Straniero di Camus, che all’indomani della morte della madre «faceva i bagni di mare, iniziava una relazione irregolare e andava a vedere un film da ridere», il nostro ministro della Difesa, subito dopo «il fatto dell’altro giorno», ha partecipato alla veglia pasquale in parrocchia, ed è andato al mare a Genova. Qui ha visitato la mostra di Van Dyck, il pittore fiammingo che ritrasse, tra gli altri, anche i nobili membri della famiglia genovese dei Durazzo, la cui origine, come dice il nome, è albanese. Per la precisione era una famiglia di fuggiaschi che nel 1388 - 1389 scapparono verso l’ltalia inseguiti dai turchi. E questo è l’unico aggancio possibile tra la Pasqua del ministro e «il fatto dell’altro giorno».
• Giunto alle 20 di lunedì, Andreatta ha sentito il bisogno di vuotare il sacco rilasciando una lunga intervista a ”Repubblica”. All’incirca alla stessa ora, Romano Prodi, che all’università fu suo allievo, un po’ come Giotto e Cimabue o come Dante e Virgilio, dichiarava: «Il ministro Andreatta sta zitto perché è tenuto al silenzio». Invece il professore di economia politica stava spiegando che «l’incidente è stato provocato da un comportamento irresponsabile della nave albanese» e il ribaltamento è stato causato da quei disperati che, invece di stare fermi e sull’attenti, come avrebbero dovuto e come certamente avrebbe fatto pure il Nostro, «all’atto dell’impatto si sono con ogni verosimiglianza improvvisamente spostati sul lato sinistro dell’imbarcazione». Pazzi, che non conoscevano Orazio: Aequam memento rebus in arduis servare mentem, (nelle difficoltà ricorda di mantenere l’equilibrio).
• Dopo questa partenza stentata, Andreatta, accompagnandosi con un vago movimento della mano, sente il bisogno di scavare in profondità, di penetrare dentro «il fatto dell’altro giorno» e finalmente smaschera i traditori ed espone i colpevoli alla gogna: sono i media italiani «che non si preoccupano del supremo interesse nazionale..., e sono impazziti, soprattutto la televisione, anche il servizio pubblico», perché «fa spettacolo sulla pelle dei profughi mandando in onda nei telegiornali le lacrime dei superstiti». Il ministro è dell’avviso che non bisognerebbe mostrare gli albanesi che piangono «perché i nostri Tg si vedono in Albania», e i vivi che si disperano per i loro morti sono «gorgo di informazioni distorte tendenti a suscitare emozioni». I Tg dovrebbero parlare come lui: non ci sono stati morti ma «dispersi», «il pattugliamento italiano ha salvato migliaia di albanesi», «il fatto dell’altro giorno è stato causato dall’imperizia di chi aveva rubato la barca», «bisogna attendere con fiducia la fine dell’inchiesta del magistrato». E bisogna mostrare albanesi che sorridono e ringraziano, ma sempre abbandonandosi alla nostalgia, perché si devono scoraggiare le partenze. Anche le tv devono fare la loro parte di blocco, i telegiornali devono attuare un bel pattugliamento mentale, una grande intimidazione per immagini. E invece «i telegiornali italiani, titolando i loro servizi con la frase ”la via della speranza” hanno formulato agli albanesi l’invito subliminale e forte di venire in Italia, di fuggire dal proprio Paese, di tentare il tutto per tutto, contraddicendo gli sforzi del governo».
• Ieri mattina infine Andreatta si è presentato in commissione parlamentare e ai senatori, che ovviamente avevano sul tavolo la sua lunga intervista, ha ripetuto quel che già aveva dichiarato, ma ha premesso di essere rimasto sino ad allora rigorosamente zitto, ha rivendicato un silenzio studiato, per scelta e per dovere: «Ho volutamente atteso l’occasione di questa riunione per un doveroso senso di rispetto nei confronti del Parlamento». E tuttavia questa sua evidente menzogna è stata classificata come un’altra di quelle mille bizzarrie che lo hanno reso famoso: la pipa accesa dentro i calzoni che cominciano a fumare disturbandolo e irritandolo, «ma che succede qui?»; la moglie dimenticata in albergo; il viaggio in auto a Londra e il ritorno a Roma in aereo con regolare denuncia per furto perché nel garage romano era ”sparita” la sua auto... dunque probabile che Andreatta si sia ”dimenticato” dell’intervista che aveva rilasciato.
• Il ministro, che ha negato qualsiasi responsabilità politica e personale, ha pure difeso la Marina con impeto: «Com’è possibile in televisione cancellare la credibilità del capo della Marina? Si prendono le distanze dalla versione della Marina per partito preso...». Subito dopo però, con un’altra delle sue bizzarrie pelose, ha spiegato che «le direttive delle nostre autorità alla Marina – chiediamo scusa per questa prosa ministeriale – imponevano che le manovre per scoraggiare il proseguimento della navigazione dei natanti verso le coste italiane dovessero essere eseguite in sicurezza, tenuto conto della possibilità che il naviglio clandestino potesse essere in condizioni non ottimali di navigabilità e nelle mani di personale non qualificato ed esperto».
•  così Andreatta: ha la coscienza a posto, non c’è contraddizione nella sua anima, «l’increscioso incidente» non è certo colpa della Marina ma la Marina era stata messa sull’avviso dai politici, e personalmente da lui, Andreatta. Ecco un altro pezzo di Andreatta che piacerebbe a Camus: la Marina è innocente, ma Andreatta è molto più innocente della Marina. Chi è il colpevole? L’albanese ladro e suicida che non sa neppure stare in equilibrio.
• Davvero percorrere la sua biografia è come leggere e rileggere Camus. Citiamo a caso. Al primo concorso per ordinario fu bocciato perché aggredì il presidente della commissione esaminatrice, il professore Giuseppe Di Nardi: «Mi permetta, ma la sua visione dell’economia è decisamente altomedievale». Spesso ammette con orgoglio di essere «presuntuoso», «in consiglio dei ministri quando parlo con i colleghi mi accadono fenomeni di misunderstanding». Nel 1977 al vecchio Giuseppe Medici, Andreatta confidò: «Devo dire che noi tecnici siamo un disastro, se per esempio nel 1976 Moro mi avesse dato retta a quest’ora l’economia italiana sarebbe andata a fondo». «Simpatico», direte voi sottovalutando i danni che può fare. Nulla infatti si comprenderà del nostro ministro della Difesa se, per prima cosa, non si afferra questo suo carattere fondamentale: non è né buono né cattivo, né morale né immorale, né simpatico né antipatico. Sono categorie che non gli si addicono: appartiene invece a una specie singolarissima, alla quale Albert Camus riservava un nome che era pure una filosofia, un nome che indica uno stato di fatto e la coscienza lucida che certe persone hanno di questo stato di fatto: assurdo.