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 1997  marzo 03 Lunedì calendario

Le immagini di folle urlanti del Palaverde di Treviso, dove martedì sera Gad Lerner sembrava l’arbitro di un match pugilistico tra imprenditori e Stato, sono forse immagini buone per l’audience, ma certo non aiutano a ragionare

• Le immagini di folle urlanti del Palaverde di Treviso, dove martedì sera Gad Lerner sembrava l’arbitro di un match pugilistico tra imprenditori e Stato, sono forse immagini buone per l’audience, ma certo non aiutano a ragionare. E le battute fulminanti o gridate, che rappresentano l’unico lessico vincente in tv (anche in una trasmissione intelligente com’è ”Pinocchio”), aiutano ancora meno.
• Per capire, dunque, conviene tentare il giochino del marziano, quello che prima o poi raccontano i docenti ai corsi di giornalismo: se un marziano capitasse nel Nord-Est e ci rimanesse un anno, cosa vedrebbe? Vedrebbe tanti ex emigrati, con nessun titolo di studio che, tornati dalla loro esperienza in Germania, Francia, Canada o Argentina, un po’ per emulazione, un po’ per disperazione, cominciano a fare l’unica cosa che pensavano di poter fare: l’impresa. E nell’impresa ci mettono tutto quel che avevano: braccia, intelligenza, creatività, figli, moglie e una manciata di milioni presi a prestito da qualche Cassa Rurale. I prodotti e gli affari vengono poco per volta, procedendo per tentativi ed errori.
• C’è l’operaio che mette a frutto i tre anni di avviamento negli istituti professionali per progettare tagliaerbe; c’è il figlio del piccolo artigiano orafo che si arrangia a produrre catene d’oro in un pollaio coperto da un telone di plastica; chi s’inventa i maglioni colorati e comincia a farli produrre dai sarti e le sartine che da sempre popolano le zone agricole. Gli anni passano, gli affari crescono. Qualcuno torna perfino dove ha lavorato come emigrante: non per chiedere lavoro, ma per vendere quello che ha costruito.

• Si comincia con Germania e Francia, i Paesi più facili da raggiungere, si continua con Cina e India. Gli altri lo seguono e, come per incanto, gli affari si moltiplicano, come si moltiplicano le assunzioni. Loro, al rischio sono abituati. un’abitudine che nasce dalla disperazione; una volta, da emigranti o da operai, scommettevano tutto sulle proprie braccia, adesso scommettono tutto sulle loro imprese. Alternative o scorciatoie non ne conoscono. Un criterio che seguono anche i loro dipendenti. I neoimprenditori nati dal niente sanno cosa significa lavorar sotto padrone, perché ancora si sentono un po’ operai. Così capiscono al volo quello che pensano i loro dipendenti e, quando possono, anticipano le loro richieste. Devi comprar casa? Ti aiuto a pagare il mutuo. Tua moglie è in clinica? Pago io. Magari, poi, come ammettono molti, le tasse non le pagano proprio tutte perché - sostengono - è l’unico mezzo per finanziare le imprese. Sbagliato, ma come si fa a dimenticare che questa è una genìa di capitalisti senza capitale?
• La missione è essere compatti, per combattere contro lo stesso nemico senza sprecare energia e tempo prezioso. Tempo e rischio. Rischio e tempo. Non ci si può distrarre un attimo, sennò ti giochi il mercato. Ecco perché, per anni, l’operaio-emigrante diventato imprenditore non può permettersi il lusso di guardare fuori dalla fabbrica. Ha solo il tempo di pensare: «Che fa il Governo con le tasse? Ma costruiranno davvero la superstrada Pedemontana fra Treviso e Vicenza? E le banche, quelle maledette ex casse rurali, perché continuano ad alzare i tassi d’interesse? La Guardia di Finanza, poi, perché mi tratta come un delinquente quando me la trovo in azienda? A Monaco e a Lione, dicono i miei clienti stranieri, gli uomini del Fisco prima telefonano per fissare un appuntamento e poi arrivano. Non parliamo dei rimborsi Iva: ci vogliono 15 giorni persino in Ungheria, noi invece, dobbiamo aspettare anni».
• L’imprenditore del Nord-Est pensa, e forse non ha tutti i torti, che quelli sono problemi che avrebbe dovuto risolvere la Balena democristiana, quella che ha votato per quarant’anni a ogni elezione, comunale o nazionale che sia, con religiosa puntualità. E che adesso dovrebbe risolvere chi governa al posto della Balena. Lui, l’imprenditore del Nord-Est, non può distrarsi, non ce la fa proprio a seguire anche questi problemi. Lavorando e pensando ai disastri dello Stato, l’operaio-imprenditore diventa di colpo un fenomeno studiato persino dalle università americane. I livelli di export, complice la lira debole, schizzano in alto. Bill Clinton e Jacques Chirac li citano come il modello da imitare.
• Gli atenei stranieri li invitano (sì, proprio loro, che non hanno neppure la terza media) a tenere seminari sui distretti industriali. Gli imprenditori accettano, ma più guardano fuori dalle fabbriche, più imparano, più capiscono che la città e le regioni in cui hanno lavorato (molto) e vissuto (poco) si sono trasformate in un deserto. Le autostrade, le banche competitive, la burocrazia efficente, una tassazione equa? Sono rimasti un sogno. E gli sorge un dubbio:«forse, mentre sgobbavamo e investivamo, c’era qualcun altro che delapidava la ricchezza per foraggiare le clientele, sottomettere i burocrati e assistere, senza risultato, Il Sud».
• Quando si svegliano è già troppo tardi: crolla il Muro di Berlino, muore la Dc, scoppia tangentopoli, esplodono la Lega Nord e il deficit pubblico, si apre la partita di Maastricht. L’Europa, certo, la vogliono. Non fosse’altro perché sperano di pagare le tasse e ottenere in cambio i servizi di cui godono i loro colleghi concorrenti francesi, tedeschi e olandesi. Non solo. Sperano, perché in quei Paesi ci hanno vissuto da lavoratori, da uomini d’affari e da turisti, che finalmente i rapporti tra cittadini e Stato non siano più fondati sulla diffidenza, ma sul rispetto reciproco. Sembra il proponimento di un imprenditore da libro cuore? Forse. Ma le insofferenze, anche quelle plateali della Life di Fabio Padovan, che proprio ieri ha minacciato di «prendere a calci sul sedere» gli uomini delle Fiamme Gialle, nascono da questa voglia repressa di voler essere finalmente e veramente europei. I risultati, fino a questo momento, hanno dato ragione al Nord-Est. In un paese dove merito, rischio, intraprendenza e coraggio valgono meno di una raccomandata, gli ex emigrati hanno impartito una lezione memorabile. Il dramma (o il vantaggio?) è che dalla loro hanno gli intellettuali che traducono i fatti in valori. Forse è per questo che si continua a dipingere l’imprenditore veneto come un personaggio folkloristico, abile a fruttare le furberie italiche. Errore. Guai a ridicolizzare chi non si conosce. Molto meglio fidarsi del marziano. Lui, almeno, non ha pregiudizi. E nemmeno una telecamera da usare come se fosse una clava.