Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 20 gennaio 1997
I ”cacciatori di teste” erano soddisfatti, forse persino orgogliosi
• I ”cacciatori di teste” erano soddisfatti, forse persino orgogliosi. Dopo mesi e mesi di caccia, di viaggi a vuoto, di rischi, di bustarelle sapientemente distribuite, erano finalmente arrivati alla frontiera degli Stati Uniti, la mattina del 14 agosto scorso, con la loro preda, pregustando i 250 mila dollari di taglia. Seduto sul sedile posteriore della loro Oldsmo bile bianca a noleggio, Wilson, Espinoza, Bavarro e Anguiano stavano riportando a casa, alla giustizia americana, il ricercatissimo Daniel Covarrubias-Sanchez, accusato dalla Polizia californiana di rapimento, violenza carnale e omicidio multiplo. All’agente americano alla frontiera fra Tijuana e San Diego, i quattro dissero tranquilli: ”Siamo ’Bounty hunters’, siamo cacciatori di taglie e vi abbiamo riportato un assassino che era scappato in Messico”.
• Un quarto d’ora più tardi, i quattro predatori di uomini perduti erano in galera, accusati di sequestro di persona, contrabbando d’armi e introduzione illegale di immigrante. L’assassino era libero. Questa volta è andata male ai ”cacciatori di teste”. E se dobbiamo dare retta alle statistiche del ministero della Giustizia americano e dell’Fbi va a finire più spesso male che bene ai discepoli di Clint Eastwood, ai disperati che rischiano la vita, la libertà per il proverbiale ”pugno di dollari” promesso a chi cattura il ricercato ”vivo o morto”. Ma esattamente come nelle lotterie o nei casinò, non sono le modeste ”chances” di successo a dissuadere i ”bounty hunters”. Anzi. In diretta dal lontano West, per direttissima dai paesetti polverosi di frontiera dove la legge era un manifesto ”Wanted: dead or alive” inchiodato alla parete del saloon, il mestiere del cacciatore di taglie è sopravvissuto al tempo, ai computers, ai laboratori della polizia scientifica. Vive, e prospera, nell’America di fine millennio.
• La ”taglia”, la ricompensa in danaro per chi cattura i nemici pubblici, per chi collabora con le autorità, per chi rintraccia e ammanetta i latitanti, è un’istituzione americana, sacra come la Colt 45, il Gran Canyon o la sedia elettrica. Tollerata dalle autorità dello Stato, che non hanno le forze e i mezzi per dar la caccia ai 250 mila delinquenti che oggi risultano latitanti, riconosciuta dalla Corte Suprema con una sentenza che risale addirittura al 1873 e accettata da un’opinione pubblica disposta a tollerare tutto pur di veder catturare un criminale, la onorata corporazione dei ”cacciatori di taglie” ha migliaia di praticanti. Almeno 20 mila, secondo le due associazioni principali, la ”Nabea” di Kansas City e la ”Crime Stoppers” di Los Angeles. Più i volontari e i freelancers. Qualche volta, come nel caso dei quattro cavalieri della California, i giustizieri a pagamento esagerano e finiscono loro in galera. Ma il ”bounty”, il bottino, è troppo ghiotto perchè non si trovino altri volontari pronti a prendere il posto dei caduti.
• Per l’orrendo attentato di Oklahoma City, l’Fbi offrì due milioni di dollari, tre miliardi, a chi avesse contribuito alle indagini: per i primi sette giorni, arrivò una telefonata ogni 35 secondi al numero speciale istituito dall’Fbi, potenza del senso civico e dei dollari. Per la cattura di Manuel Noriega, ”cara de piña”, la faccia d’ananas che presiedeva l’impero della cocaina a Panama, il presidente George Bush mise in palio due miliardi di lire, quasi un insulto rispetto ai 13 milioni e mezzo - 20 miliardi - in palio per la testa di Pablo Escobar, re del cartello di Medellin. Per Noriega dovette provvedere, gratis, l’esercito americano. Non sempre la taglia serve a catturare il colpevole. Può anche essere usata per salvare un possibile innocente: la difesa di O.J. Simpson ha offerto un milione e mezzo di dollari per chi aiuti a scagionare il loro cliente. La taglia è un riflesso antico, radicato in un’America dove per decenni, nei paesi della frontiera, la ”legge” non esisteva e l’unico deterrente era appunto la ricompensa in danaro, grande motivatrice di pistoleros.
• L’attrice Wynona Ryder, sconvolta dal rapimento di una ragazzina di dodici anni, offrì un milione di dollari di tasca sua per facilitare le indagini. I ”bail bounders”, coloro che anticipano agli imputati le cauzioni per ottenere la libertà provvisoria in attesa di giudizio, sono i massimi promotori di taglie, perché sono loro i responsabili del pagamento al tribunale della cauzione in caso l’imputato sparisca. ”Un buon cacciatore di latitanti - dice un ex marine, Bob Burton, che ha fondato una delle due corporazioni, può facilmente arrivare oltre i 100 mila dollari all’anno”. E può, altrettanto facilmente, arrivare in una cassa di zinco. Questo dei cacciatori di teste è un mondo di duri, ma le loro prede non sono dame della San Vincenzo. Lo stesso Burton ha un assortimento di cicatrici d’arma da fuoco disseminate sul corpo, ricordo di proiettili incassati da fuggitivi riluttanti e armati in quindici paesi. ”Questa l’ho presa in Thailandia, questa in Brasile, questa in Grecia”, dice illustrando la geografia delle sue ferite. Almeno una dozzina di ”bounty hunters” muoiono ogni anno, accolti da una raffica alla porta. Molly La Grange, una delle poche donne cacciatrici, specializzata nella ricerca di altre donne, ha visto uscire rivoltelle da sottane, guepieres, reggiseni nella sua vita e ha lasciato la mano destra in un duello con una fuggiasca di Scottasdale, in Arizona. Lei stessa non parte mai sul sentiero di guerra senza almeno tre rivoltelle nascoste sotto gli abiti.
C
• Persino i più umili fra i cacciatori, i ”repo men”; gli uomini incaricati dalle banche e dalle compagnie automobilistiche di riprendere possesso, di ”reposses” le auto ai proprietari che non pagano le rate, vengono spesso salutati dai proiettili di vario calibro. Portare via l’auto a un americano è come rubare il cavallo a un cowboy di Tombstone. E tutto questo per 100 dollari, 160 mila lire di taglia. Mondo di disperati. Carboneria di avventurieri, questa dei ”bounty hunters”, interpretata magnificamente da Bob De Niro nel suo ”Midnight run”, la corvee di mezzanotte. Vita grama consumata al confine tra la legge e la giungla, tra la legalità e la pirateria. Sempre per il famoso ”pugno di dollari”. O per bracciate, montagne di dollari, come nel caso dell’Trs, il fisco americano, che non disdegna affatto il sistema della taglia, tutt’altro. Ogni anno l’erario americano recupera 21 miliardi di dollari di tasse elevate, 30 mila miliardi, attraverso delazioni ben remunerate. Chi denuncia un evasore, riceve una percentuale del bottino recuperata dal Tesoro. Nel 1994, il Fisco Usa ha distribuito 21 milioni di dollari, 30 miliardi, in taglie. Esentasse. Eppure non sono soltanto i trenta denari, le taglie, le borse ad attirare i cacciatori di teste. Dicono che è la voglia di giustizia, quella di genere un po’ sommario, spiccio, che tanto solletica lo spirito degli americani. Si vantano di dare un contributo essenziale alla lotta contro il crimine; «Grazie a noi, almeno diecimila latitanti sono trascinati davanti al giudice», si gloria la ”Nabea”, la più importante delle cooperative di cacciatori, con sede - dove altro? - a Tombstone, in Arizona.
• E poi c’è il piacere dell’avventura, del gioco, l’ancestrale istinto della caccia. un buon bounty hunter deve essere un investigatore, un cane da presa, un pistolero, un boxeur e un attore. E uno psicologo. «Noi dobbiamo entrare sotto la pelle della nostra preda, pensare come lui, vivere le sue paure e le sue astuzie». Per catturare uno stupratore di bambini sul quale pendeva una taglia di 150 mila dollari, Hans Liebermeer, un cacciatore, si travestì da vescovo e andò a far visita alla madre, quando scoprì che il ricercato era un ex seminarista. «Ci dica dov’è signora, la curia vuole trovarlo e aiutarlo prima che la polizia lo catturi», Per essere un vescovo credibile, aveva trascorso una settimana a leggere il Santo Vangelo e a imparare qualche citazione evangelica, lui ebreo. Gli fu assai più facile acciuffare cono la stessa tecnica un rapinatore evaso. Si travestì da rabbino e pregò a lungo con la madre, «Tre ore di preghiere - ricorda - avrei preferito uno scontro a fuoco».
• La legge, la giurisprudenza sono vaghe, fuligginose, sui diritti e i limiti dei «cacciatori». Ogni cittadino ha il diritto di compiere un arresto, in America, in flagranza di reato, o in presenza di un noto ricercato. I tribunali hanno riconosciuto ai ”bounty hunters” uno stato semilegale, autorizzandoli addirittura a entrare in abitazioni, a perquisire, senza i mandati necessari alla polizia. Nel 1994, la Corte Costituzionale Suprema riconobbe anche la validità di arresti compiuti in territorio straniero, ma solo attraverso procedure legittime. Caricare un ricercato su una macchina viola le leggi sull’immigrazione. In pratica non ci sono, non ci potranno mai essere norme e leggi che regolino minuziosamente il mondo grigio di questi predatori di uomini perduti. C’è soltanto la legge più antica e crudele della vita: finché ci saranno prede, ci saranno cacciatori.