Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 5 agosto 1996
Avendo un cattolico alla presidenza del Consiglio, i cattolici e gli ex comunisti insieme nel governo e, insomma, avendo realizzato il compromesso storico vero e proprio, Massimo D’Alema ha pensato bene di recuperare le anime sparse del vecchio Psi e di liquidare anche sul piano ideologico la vecchia alleanza di Berlinguer e Moro
• Avendo un cattolico alla presidenza del Consiglio, i cattolici e gli ex comunisti insieme nel governo e, insomma, avendo realizzato il compromesso storico vero e proprio, Massimo D’Alema ha pensato bene di recuperare le anime sparse del vecchio Psi e di liquidare anche sul piano ideologico la vecchia alleanza di Berlinguer e Moro. Su quest’ultimo punto s’è espresso con chiarezza, in un’intervista alla ”Stampa”, Luciano Violante («Penso che proprio di lì sia cominciata la crisi del sistema italiano. La confusione tra tenuta del sistema e tenuta del governo ha prodotto un crack nella democrazia»), suscitando le ire di Scalfari, Mancino e Andreotti. Su tutta la faccenda, la stessa ”Stampa” ha poi intervistato Paolo Flores d’Arcais.
• Questa volta Paolo Flores d’Arcais, direttore di ”MicroMega”, pungolo critico del Pds, concorda sostanzialmente con i leader del partito e dissente dalla posizione di un intellettuale laico della sua area politica come Eugenio Scalfari: il compromesso storico non va difeso.
• Perché il Pds, o una parte di esso, rimette in discussione proprio oggi il compromesso storico e la stessa figura di Enrico Berlinguer?
«Per due motivi, uno che condivido, l’altro no. Quello che condivido è che il compromesso storico fu in realtà un errore. Dietro questa revisione di un errore, vedo però anche il rischio strumentale di voler semplicemente ammiccare a un mondo socialista e socialdemocratico che in Italia non esiste più e che in Europa, laddove è vitale, è ormai fuori dall’orizzonte socialdemocraticoª
• Perché il compromesso storico fu un errore?
«Sia chiaro: alcune misure anche eccezionali contro il terrorismo erano necessarie, e su questo punto io e molti altri, che ci opponevamo al compromesso storico, sbagliavamo. Ma queste misure potevano essere votate assieme da una maggioranza e da un’opposizione, che quanto al resto avrebbero dovuto restare nettamente distinte e contrapposte. Invece il compromesso storico divenne una strategia e addirittura una ideologia. Essa è all’origine di quel venir meno di una opposizione rigorosa e intransigente che ha reso più facile ai partiti di governo praticare il dilagare sistemico della corruzione».
• Perché il compromesso storico fu un errore?
«Sia chiaro: alcune misure anche eccezionali contro il terrorismo erano necessarie, e su questo punto io e molti altri, che ci opponevamo al compromesso storico, sbagliavamo. Ma queste misure potevano essere votate assieme da una maggioranza e da un’opposizione, che quanto al resto avrebbero dovuto restare nettamente distinte e contrapposte. Invece il compromesso storico divenne una strategia e addirittura una ideologia. Essa è all’origine di quel venir meno di una opposizione rigorosa e intransigente che ha reso più facile ai partiti di governo praticare il dilagare sistemico della corruzione».
• Perché il compromesso storico fu un errore?
«Sia chiaro: alcune misure anche eccezionali contro il terrorismo erano necessarie, e su questo punto io e molti altri, che ci opponevamo al compromesso storico, sbagliavamo. Ma queste misure potevano essere votate assieme da una maggioranza e da un’opposizione, che quanto al resto avrebbero dovuto restare nettamente distinte e contrapposte. Invece il compromesso storico divenne una strategia e addirittura una ideologia. Essa è all’origine di quel venir meno di una opposizione rigorosa e intransigente che ha reso più facile ai partiti di governo praticare il dilagare sistemico della corruzione».
• Come spiega che non solo gli ex dc Andreotti e Mancino (intervistati su ”Repubblica”), ma anche Eugenio Scalfari in un editoriale, si siano uniti nella difesa del progetto di Berlinguer e Moro?
« una posizione che non mi meraviglia, ma che ritengo inaccettabile. Molti degli attuali discorsi si basano su un equivoco: la semplice contrapposizione fra Craxi e Berlinguer. Il merito dell’intervento del leader del Pds è di aver riconosciuto che ci sono stati due Craxi, nettamente distinguibili anche nella sequenza temporale: dal ’76 all’autunno ’79 il Craxi riformista e innovatore, a partire dalla primavera ’80 il Craxi della governabilità, che sostituisce Bobbio con Ghino di Tacco. Ma ci furono anche due Berlinguer, che tuttavia s’intrecciano nei vari momenti secondo alchimie diverse: c’è il Berlinguer della questione morale, oggi più che mai necessario, e c’è invece il Pci che vuole farsi legittimare o attraverso l’incontro con i cattolici (Berlinguer appunto ma anche Ingrao) o attraverso il recupero del craxismo degli anni 80 (è la posizione dei miglioristi)».
• Il Pds incrina l’immagine di Berlinguer, Andreotti e Mancino la difendono: che cos’è? Un gioco delle parti?
«L’equivoco nasce dal fatto che non si vogliono distinguere i due Berlinguer. Va assolutamente difeso e ripreso il Berlinguer intransigente della questione morale e dell’opposizione al Palazzo, cioè alle vere destre dell’epoca, va invece criticato e abbandonato il Berlinguer ”poco occidentale” della consociazione e di un troppo timido ”strappo” con il comunismo di allora».