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 2004  gennaio 31 Sabato calendario

Caso - Il vetro fu prodotto per la prima volta in Medio Oriente tra il 3000 e il 2000 a

• Caso. Il vetro fu prodotto per la prima volta in Medio Oriente tra il 3000 e il 2000 a.C., forse per caso. Ottenuto per colata e molatura, serviva per smaltare la ceramica, costruire monili e contenitori. Dal I secolo a.C. s’iniziò a usare la tecnica della soffiatura (originaria della Siria o dell’Iraq) che conferiva ai manufatti trasparenza e sottigliezza.
• Palle. Insuperata fino al XIX secolo la tecnologia romana nella produzione del vetro, che però per molto tempo non fu usato per costruire finestre. Tra le altre cose, i Romani lo impiegavano per fare delle piccole palle di vetro che, riempite d’acqua, funzionavano da lenti d’ingrandimento con cui eseguire lavori di precisione. Non vi si fabbricavano gli specchi, per i quali si utilizzava il metallo.
• Contorni. "Se ti capitasse di desiderare di rappresentare qualcosa in un modo diverso e più semplice, procurati uno specchio e ponilo di fronte all’oggetto che vuoi rendere. Guarda in esso e vedrai i contorni dell’oggetto più facilmente, e le cose più vicine e più lontane ti appariranno in prospettiva. Invero, penso che è questo il modo in cui Pippo de ser Brunellesco scoprì la prospettiva, che non era usata in altri tempi" (Antonio Averlino, detto il Filarete, XV secolo, sulla scoperta delle leggi della prospettiva da parte di Brunelleschi).
• Globulo. Le prime istruzioni per fabbricare lenti da microscopio ad alta potenza, scritte nel 1665 da Robert Hooke: "Si prenda un pezzo di vetro di Venezia molto trasparente e lo si riduca con una lampada in sottili fibre o fili; quindi si tengano le estremità di questi fili in una fiamma fino a quando si saranno fuse e unite in un piccolo globulo rotondo, o goccia, che rimarrà sospeso all’estremità del filo". Grazie a lenti così ottenute, il merciaio e microscopista olandese Anthony van Leeuwenhoeck nel 1683 osservò per la prima volta alcuni batteri.
• Templi. Per lungo tempo in Giappone lo specchio fu considerato oggetto sacro, in cui scorgere la propria anima, per questo era custodito nei templi e non era abitudine averlo in casa.
• Prisma. Nel 1738 Jean-Baptiste Du Halde descrisse gli oggetti mostrati dai missionari gesuiti all’imperatore cinese Kangxi. Tra questi "ogni sorta di telescopi e lenti. E un tubo a forma di prisma ottagonale che, collocato parallelamente all’orizzonte, permetteva di osservare sette differenti scene, con tale nitidezza da poter essere confuse con gli oggetti stessi".
• Bambù. In Giappone fino a non molto tempo fa non erano conosciute le finestre in vetro. Motivi: mitezza del clima; sismicità del territorio, fragilità delle tradizionali strutture in bambù, inadatte a sostenere lastre di vetro. In alternativa, i giapponesi usavano schermi scorrevoli in carta di gelso, che lasciavano passare la luce ma non l’aria.
• Borsa. Marilyn Monroe, in A qualcuno piace caldo, cerca un marito ricco. Presta attenzione solo agli uomini dotati di occhiali, conseguenza dello sforzo di leggere i minuscoli numeri delle quotazioni nelle pagine economiche dei giornali.
• Studio. L’80 per cento dei giapponesi soffre di miopia (il 30 per cento degli undicenni, il 50 per cento dei quattordicenni, il 70 per cento tra i diciassettenni). A provocarla, l’impegno assiduo nello studio: tutti i bambini sono iscritti all’asilo nido e cominciano a studiare dall’età di tre - quattro anni; le lezioni durano otto ore ed è abitudine studiare in casa almeno fino alle dieci di sera.