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 2003  aprile 05 Sabato calendario

Amanti

• Vacca. Fryderyk Chopin e George Sand: il "Raffaello della musica" e la "vacca bretone", come li definì Jules Renard nei suoi ”Diari”.
• Una delle conquiste di Giacomo Casanova, la bolognese Nepi, giovanissima, gobba, minuta, ma affascinante e, nell’alcova, «più focosa di una baiadera». Impresa ardua fu per lui possederla: dovette piazzare qua e là cuscini per colmare i dislivelli della sua spina dorsale, ma quando alla fine trovò l’assetto ideale, «baci, sospiri, carezze e affondi si sprecarono».
• Mattoni indigesti. Nel 1931 Rachele Guidi scoprì che ”Il Popolo d’Italia” aveva pubblicato un articolo di Margherita Sarfatti, amante di suo marito Benito Mussolini. Al telefono, lo minacciò: "Se vedo ancora una volta il suo nome, vado a Milano e faccio saltare in aria il giornale. E farei un piacere a molta gente perché ”Il Popolo d’Italia” non piace più a nessuno. E’ diventato un mattone indigesto".
• Quando un uomo rifiutava le sue avances, Messalina andava a lamentarsene col marito, l’imperatore Claudio, ben sapendo che lui «non poteva tollerare l’affronto di un diniego». Così fece col mimo Mnestere il quale, severamente redarguito dal monarca, s’adattò suo malgrado a far da amante alla sovrana.
• Mutandine. Sopra ogni cosa Benito Mussolini apprezzava nelle donne i seni abbondanti, ma palpava con voluttà anche i fianchi morbidi e tondi. Quanto alle gambe, trascurava di notare se fossero depilate, a patto di trovarle sode al tatto. Detestava le aristocratiche, preferiva maestrine o giornaliste. Faceva l’amore nella Sala del Mappamondo alla prima occasione: prendeva le signore sul tappeto sottostante la scrivania, se ne aveva già goduto i favori; sul gradino di pietra ricavato nel vano di una finestra, se era la prima volta. Secondo alcuni, durante gli amplessi sbraitava e diceva sconcezze, ma non si toglieva mai gli stivali, né pretendeva che le amanti si spogliassero d’altro che delle mutandine.
• Licisca. Racconta Giovenale che, per meglio sfogare i propri estri, Messalina attendeva che l’imperatore Claudio suo marito si coricasse, poi indossava una parrucca bionda sotto un cappuccio nero e con la più fidata delle ancelle usciva dal palazzo e si avviava verso i bordelli della Suburra, fino alla stanzetta in cui diventava puttana: «Le tette nude in una rete d’oro sotto il mentito nome di Licisca e il ventre che ti ha partorito scopriva / generoso Britannico! / Com’era dolce con chi entrava e i soldi a chiedere pronta, / e ininterrottamente giacendo supina quanti assalti stesa si beveva. / E quando il ruffiano mandava via le sue ragazze, / a malincuore usciva e chidueva per ultima la stanza. / La sua vulva era ancora accesa, altra voglia la torturava, / e se ne andava sfinita d’uomo, ma ancora uomo voleva» (Giovenale, ”Satire, VI, 123-131).
• Rodolfo Valentino, figlio di una dama di compagnia e un veterinario fissato con l’araldica, nato a Castellaneta (Taranto), nome di battesimo Rodolfo Anselmo Raffaello Pierre Filiberto Guglielmi. Aspirante allievo all’Accademia Navale, fu scartato per insufficienza toracica (un pollice in meno,«volevo morire»), e finì per diplomarsi perito agrario a Genova (sei e mezzo in condotta). Emigrato in America a 18 anni, prima di raggiungere la fama fece lo sguattero, lo spazzino, il giardiniere. Possedeva un solo abito, si lavava alle fontane pubbliche, asciugandosi con carta di giornale trovata tra i rifiuti. Arrivò ad Hollywood grazie al suo periodo da gigolò. Dopo un primo matrimonio finito nel giro di un mese, sposò in Messico, nel 1922, Natascia Rambova, scenografa non priva di talento, bella, stravagante, figlia di un grande produttore di cosmetici, prepotente, petulante terribilmente snob, «che lo stregò più di quanto lui riuscisse a stregare le sue fan». Lei, bisessuale, prese a sperperare con allegria i soldi di lui, pur disponendo di un cospicuo patrimonio personale. Tra l’altro, lo costrinse a donarle una dimora «degna di Semiramide», che ribattezzò «il nido del falco», una muta di poliziotti alsaziani e superbi esemplari di cavalli arabi, sei auto di lusso, uno yacht. Indebitato per centomila dollari, l’attore si fece trascinare dalla di lei passione per lo spiritismo e si ritrovò a fare il medium «fra evocazioni di defunti e bolle d’ectoplasmi». La Rambova lo lasciò dopo che aveva osato tagliarsi la barba che gli aveva imposto, per un film che non si sarebbe girato mai.
• Dopo averlo piantato, la Rambova dichiarò pubblicamente che, con lei, Valentino era andato in bianco e lo definì un«impotente», una «cocotte imbellettata», un «piumino rosa da cipria».
• Piumino rosa. "Rodolfo ebbe un collasso nel suo appartamento dell’albergo Ambassador di New York: ulcera gastrica. Quando i chirurghi operarono, in quel bel corpo elegante trovarono un principio di peritonite; la cavità addominale conteneva liquame e frustoli alimentari in grande quantità, i visceri erano rivestiti di una stratificazione grigio-verdastra, una perforazione rotonda di un centimetro di diametro appariva nella parte anteriore dello stomaco, il cui tessuto, tutt’intorno all’ulcerazione, per un centimetro e mezzo era necrotico. L’appendice era infiammata e ritorta contro il cieco. Quando Valentino rinvenne dall’etere, la prima cosa che disse fu: ”Ebbene, mi sono comportato come un piumino rosa da cipria?”". Sei giorni dopo morì (da un articolo di John Dos Passos intitolato ”Tango lento”).