Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 15 febbraio 1997
ìIl primo uomo. Alla scoperta delle nostre originiî
• Lunga vita. Se il metabolismo rallenta, la vita tende ad allungarsi: vive tendenzialmente più a lungo un essere il cui cuore batta più piano. Il cuore di un topo, nei suoi pochi mesi di vita, produce tanti battiti quanto un elefante nei 70 anni della sua esistenza.
• Estinzione. Il 99 per cento delle specie comparse finora sulla Terra si è estinto.
• Come mai il nostro avambraccio è formato da due ossa (il radio e l’ulna)? Perché «le nostre braccia e gambe derivano dallo sviluppo delle pinne pettorali e ventrali» di quei pesci del periodo Devoniano dai quali discende Homo sapiens. «Se il pesce dalle pinne a struttura ossea ramificata avesse avuto tre pinne al posto di due, forse i vertebrati terrestri avrebbero avuto sei gambe come gli insetti. Un tale sviluppo avrebbe facilitato l’assunzione della posizione semieretta lasciando libere le braccia, e questi esseri simili a centauri avrebbero potuto esistere in diversi gruppi di vertebrati. Nei testi di fantascienza si legge spesso dei cosiddetti umanoidi, esseri simili all’uomo che si sarebbero sviluppati su un altro pianeta e che di solito rivelano una sorprendente somiglianza con Homo sapiens (con uomini generalmente minacciosi e donne seducenti). Si può ritenere che umanoidi simili a centauri sarebbero più probabili di quelli con due sole gambe».
• Effetti probabili dell’evoluzione sull’uomo del futuro: diminuzione della dentatura (con perdita del dente del giudizio), aumento del cervello, scomparsa del dito mignolo.
• L’uomo di Neandertal non è un nostro antenato ma un nostro cugino, cioè uno sviluppo evolutivo possibile, ma poi estinto 32 mila anni fa, dell’animale chiamato Homo. Seppellivano i morti, erano cannibali (si cibavano in particolare del cervello, per motivi rituali) vivevano abbastanza a lungo (il 20 per cento dei fossili neandertaliani trovati nelle grotte di Hortus in Francia aveva superato i 50 anni), si prendevano cura degli handicappati. Le donne avevano gravidanze di 11 o 12 mesi, come sembra di capire dalla larghezza dei bacini: «Di conseguenza il bambino aveva meno difficoltà al momento della nascita, lo stesso potrebbe essere vero per Homo erectus (un altro nostro cugino estinto, ndr) che, comunque, avendo una testa più piccola, non aveva bisogno di un canale uterino più largo. Il problema di avere una testa grande e un canale uterino stretto è stato risolto con la nascita di bambini a uno stadio meno avanzato».
• L’uomo di Neandertal non è un nostro antenato ma un nostro cugino, cioè uno sviluppo evolutivo possibile, ma poi estinto 32 mila anni fa, dell’animale chiamato Homo. Seppellivano i morti, erano cannibali (si cibavano in particolare del cervello, per motivi rituali) vivevano abbastanza a lungo (il 20 per cento dei fossili neandertaliani trovati nelle grotte di Hortus in Francia aveva superato i 50 anni), si prendevano cura degli handicappati. Le donne avevano gravidanze di 11 o 12 mesi, come sembra di capire dalla larghezza dei bacini: «Di conseguenza il bambino aveva meno difficoltà al momento della nascita, lo stesso potrebbe essere vero per Homo erectus (un altro nostro cugino estinto, ndr) che, comunque, avendo una testa più piccola, non aveva bisogno di un canale uterino più largo. Il problema di avere una testa grande e un canale uterino stretto è stato risolto con la nascita di bambini a uno stadio meno avanzato».
• Homo abilis (altro cugino) sapeva parlare? Forse. La capacità di parlare è connessa fra l’altro a una curva interna alla scatola cranica che provoca un aumento di profondità della faringe. Homo sapiens ce l’ha, le scimmie antropomorfe no. Homo abilis non ce l’aveva, e tuttavia «può aver posseduto una sorta di linguaggio primitivo essenzialmente articolato con l’aiuto di varie consonanti, più o meno come un bambino piccolo che controlla solo un suono vocalico, ”e”, ma è comunque capace di pronunciare diverse parole» (ricorrendo alle sole consonanti).
• «Quando si trovano ominidi in grotte, è facile concludere che essi vissero realmente lì. Ma, almeno a Swartkrans, sembra che i resti siano stati abbandonati lì da predatori. Alcuni crani presentano infatti fori prodotti dai denti canini aguzzi; la dimensione die fori e la distanza tra loro coincide esattamente con le fauci del leopardo, alcuni resti del quale sono stati trovati nella stessa cavità. I leopardi che cacciano i babbuini li afferrano generalmente per il collo, arrampicandosi poi su un albero per mangiarli in pace. Se l’albero si fosse trovato presso l’entrata della grotta, il cranio avrebbe potuto cadere giù e rotolarvi dentro. E’ probabile che furono soprattutto gli individui giovani e inesperti di Australopithecus robustus a rimanere vittime del leopardo».
• L’imene è presente nelle femmine di Homo sapiens, nelle balene e nelle foche, ma è assente nelle scimmie. Potrebbe essere un altro segno della nostra origine acquatica, «il suo compito può essere stato quello di impedire che l’acqua entrasse nella vagina. La netta incurvatura della vagina umana può avere avuto la stessa funzione. Possiamo aggiungere l’abilità degli esseri umani nel nuoto, di molto superiore a quella delle scimmie». Il nostro stato anfibio si collocherebbe tra i nove e i sette milioni di anni fa. Il primo Australopithecus noto compare quattro milioni di anni dopo.