Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 15 settembre 2002
Il desiderio più grande? Un trenino elettrico
• Il desiderio più grande? Un trenino elettrico. Sarebbe stato il massimo della vita per qualsiasi bambino in tempo di guerra. «Per me lo è stato ancora di più. Ma nella mia famiglia molto modesta era inutile fare castelli in aria». Lo sottolinea Gianfranco D’Angelo che, classe 1936 (è nato a Roma il 19 agosto sotto il segno del Leone), ha perso il papà Walter ad appena 3 anni e mezzo. Un anno dopo anche mamma Albertina. A crescerlo ci ha pensato la zia Italia, che adottandolo gli ha dato quantità industriali di affetto ed il suo cognome Manni. Conclusione: pochi ricordi davvero brutti nell’infanzia di Gianfranco. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• La mamma, ricoverata all’ospedale San Giovanni, gli lanciava dalla finestra le caramelle al miele. Gianfranco non l’ha mai dimenticato. Bambino ubbidiente, e senz’altro un po’ malinconico, non voleva pesare sulla sua nuova famiglia. Per questo si dava un gran da fare a scuola e a 13 anni aiutava il bilancio casalingo con la paghetta da tuttofare in un’agenzia teatrale. E’ stata la sua fortuna, per avere le idee più chiare sul futuro da attore. Solo un errore di percorso il diploma di ragioneria. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Scrutatore del Totocalcio. Edicolante. Manovale. Commesso al supermercato. Impossibile non riconoscere quanto Gianfranco D’Angelo si sia rimboccato le maniche per sbarcare il lunario. Però quella che doveva essere finalmente l’occupazione definitiva (mensile assicurato con l’impiego ai telefoni) gli stava proprio stretta. Con la faccia di gomma, un numero infinito di espressioni, le battute al fulmicotone (e, all’epoca, qualche chiletto in più) faceva le ore piccole nei cabaret. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Un miracolo firmato Garinei e Giovannini. Il ragionier D’Angelo, cabarettista quasi per hobby, non ci sperava più. Invece nel 1971 eccolo al Sistina nel cast di ”Alleluja brava gente”, al fianco di Renato Rascel e di Gigi Proietti. Ancora gavetta prima del debutto tivvù nel 1975 in Mazzabubù con Gabriella Ferri. Altri varietà fino alla consacrazione Fininvest nel Drive in del 1983. Circondato da signorine prosperose, e impegnato con le acrobazie ”immobili” del cocker Has Fidanken, Gianfranco comincia a pensare di aver fatto la scelta giusta. Le sue imitazioni di De Michelis o di Marina allora Lante della Rovere diventano cult. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Ha la cotta per gli States. E’ capace di fare un ”salto” in America per gustarsi un musical a Broadway. La mattina non è in grado di intendere e di volere se non beve il caffè. Il suo sogno? Un film di serie A. D’Angelo, che non si è fatto mancare neppure Striscia la notizia (edizione 1988/89 con Ezio Greggio), non rinnega però le sue pellicole dalle battute facili. Attualmente su Raiuno il sabato con Segreti e bugie, sarà ”Il padre della sposa” a teatro. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Viva le gambe delle donne. «Ovviamente messe in evidenza dalle minigonne». D’Angelo confessa che potrebbe scrivere almeno mezza dozzina di libri sulla femminilità e dintorni. E aggiunge subito di essere sposato da 24 anni con Anna Maria («l’avevo conosciuta, o meglio rimorchiata, nel 1970 al Luna Park di Roma») e di essere papà di Daniela e Simona. Guai se il nipotino Nicolò lo chiama nonno. Gli ha consentito un meno impegnativo ”nanni”. (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• La felicità è ritrovarsi con trent’anni di meno. «Il minimo sindacale per uno che si sente giovanissimo». Collezionista di diete. Per dimagrire ne ha sperimentate almeno ventisette. Poi si è rassegnato e da un pezzo, convinto di aver raggiunto il peso forma, ignora la bilancia. «In realtà non smetto di essere un godurioso con l’acquolina in bocca di fronte ad una frittata di carciofi o ad una cotoletta alla milanese». (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Ottimista. Poca confidenza con la puntualità. Mani bucate («ho la mania di spendere e compro gli ultimi modelli di computer per non usarli»). Presuntuoso quanto basta. Bugiardo un po’ più del dovuto («così mi trovo a mio agio a Segreti e bugie»). Non sa cosa sia la depressione («e se mi capita di sentirmi giù ho riprese immediate che Mandrake neanche si sogna»). Disponibile. Romantico. Non rinuncia ai maglioni con i pupazzi. Gioca regolarmente al Superenalotto. Disordinato (ad esempio nella sua auto si trovano arretrati di quotidiani, confezioni di biscotti aperte chissà quando, eccetera). (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)
• Soprannominato ”il caimano”: «Alle riunioni sembra sempre che D’Angelo sonnecchi - spiega Fabio Di Iorio, uno degli autori di Segreti e bugie - all’improvviso però azzanna cioé dice la sua. E’ stato mio testimone di nozze. Non sono più sposato ma l’amicizia con lui resiste ancora». «Generosissimo - racconta Brigitta Boccoli, sua partner teatrale - Gianfranco è capace di offrire la cena a chiunque. Però dovrebbe smettere di portare quei gilet extralarge dove nasconde di tuttoª (Inquadratura su Gianfranco D’Angelo)