Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 25 febbraio 2007
Tanti articoli sul Festival di Sanremo 2007
• La Repubblica 25/02/2007 Edmondo Berselli. Fuori o dentro Sanremo, questo è il destino della musica italiana. Cantanti, canzonettisti, autori e parolieri italiani si trovano sempre di fronte al dilemma: andarci, non andarci, al Festival. La storia della canzone italiana si ritrova ogni anno davanti all´aut aut della Riviera dei fiori. Perché nel suo glorioso passato il palcoscenico di Sanremo era il luogo della competizione, in cui i campioni nazionali si mettevano alla prova, sfidando concorrenti, giuria e pubblico. Da quell´edizione del 1958 in cui Domenico Modugno con Volare diede le ali al miracolo economico, per anni il Festival è stato il tempio di una competizione in cui si sono sfidati protagonisti, fazioni, tifoserie, tribù canore. La gara di Sanremo coinvolgeva insieme il pubblico e i campioni eletti dal pubblico. Era quasi un obbligo accettare la sfida del Festival. Mina che provoca uno shock nelle famiglie con Le mille bolle blu, Adriano Celentano che scandalizza con l´amore "prestazionale" di Ventiquattromila baci, Milva che si fa avanti con la sua vocalità drammatica, mentre i rappresentanti della tradizione, dal "reuccio" Claudio Villa al principe della melodia Luciano Tajoli, cercano di resistere all´ondata degli urlatori: il serraglio del Festival è almeno in parte il riflesso di una società che si fa strada nella modernizzazione, nel consumo, nel cambiamento del costume. Anni dopo, saranno Vasco Rossi e Zucchero ad apparire nel teatro Ariston, Loredana Berté a scandalizzare, i cantautori a negarsi alla kermesse, mentre il Festival si trasforma in evento televisivo abbandonando la drammaturgia del torneo o dell´ordalia. Quasi sei decenni dopo l´esordio, il mondo sanremese è un sedimento della memoria. fatto di strofe e ritornelli, di musica e parole che sono rimaste aggrappate alla mente, e che talvolta risuonano ancora nel ricordo collettivo. Sono un gioco dell´immaginario, costellazioni emotive che riappaiono, e in cui succede di poter ritrovare il clima di un´epoca, o semplicemente la consapevolezza di ciò che si è stati. Con la leggerezza di un´arte minore, ma anche con l´irresistibile richiamo sentimentale che hanno le canzoni quando risuonano in un ricordo condiviso da tutti. ************************** La Repubblica 25/02/2007 Edmondo Berselli. Cara Mina, confesso che ti ho stroncato. Succede che si è in auto, e una radio manda in onda una canzone classicissima di una trentina d´anni fa, e il dito indice correrebbe subito ai pulsanti per cambiare stazione, perché la si conosce già, la si sa tutta, o si crede di saperla, dalla strofa al ritornello, dall´inizio alla fine, e quindi non ne ricaveremmo che un po´ di noia. Ma qualche volta uno cambia idea (si sa che talvolta è una seccatura perfino azionare la freccia) e lascia andare quella musica sino in fondo. E si accorge che certe canzoni rinascono. Non sono affatto risapute, sono di nuovo una sorpresa. A volte una botta di malinconia, di euforia, di tristezza, un colpo al cuore. A me è capitato non troppo tempo fa con Francesco Guccini: la canzone era Incontro, e ciò che non era prevedibile erano le lacrime agli occhi e il nodo alla gola. Succede probabilmente quando si è stanchi e fragili dopo un lungo viaggio, ma ci vuole anche una canzone come Dio comanda, che dica «povera amica che narravi dieci anni in poche frasi», con la erre gucciniana al posto giusto. Oppure prendete Emozioni. La prima reazione, quando parte quel ghirigoro che conoscono tutti, è canonica: «No, Emozioni no, dai». Poi la volta che per caso la si ascolta tutta, integrale, pulita, ci si dimentica per incanto dell´universo simbolico della canzone, parlare per ore e ore con un pescatore, perché si sa che a parlarci i pescatori si ritengono disturbati, e il disturbo maggiore è che le chiacchiere fanno scappare i pesci, e all´improvviso, con un incantesimo veramente abietto, quella canzone invade lo spirito, e ci si ritrova stravolti a tu per tu con il portiere, che ancora non ha capito perché voi avete sempre il ciglio umido e l´occhio arrossato, e ormai sospetta che siate una persona molto sofferente, colpita da malattie incurabili, o vittima di tradimenti famigliari davvero penosi. Guccini, monumento nazionale: Sarà che gli artisti sono permalosi, ma Guccini si sente maltrattato da questo mio libro: «Carducci un tubo». Infatti ogni volta che lo incontro, sta sulle sue, fa le facce, i musi, i becchi, anche se vorrebbe ostentare indifferenza. Ma io, che sono un codardo, che non sopporto il dissenso, e voglio essere amato, comincio allora a cambiare il mio giudizio, gradualmente, a riconoscergli qualcosa di più ogni volta che ne parlo, anche di sfuggita, sui giornali, e alla fine esprimo giudizi sempre migliori, arrendendomi quindi senza più condizioni e riconoscendone infine la caratura di venerato maestro. Finché una volta lo incontro a Bologna, dove Guccini per far rispettare la propria immagine leggendaria di santo bevitore fa fuori un paio di bottiglie di lambrusco grasparossa, e quando è il momento in cui si passa alle grappe prende in mano il bicchiere e una chitarra, e canta tutto. Tutto vuol dire tutto. Per due ore. E quando comincia a intonare certi tanghi argentini della guardia vieja che gli ha insegnato il suo chitarrista, El Flaco, tutti capiscono all´istante che il Guccini barbudo, poeta epico dell´anarchia ferroviaria, cantore postremo di Che Guevara (lui che è stato per tutta la vita un moderato, niente rivoluzioni, bensì gradualismo, riforme, socialismo liberale, fratelli Rosselli, il Partito d´azione e Il Mondo di Pannunzio), insomma, proprio quel Guccini lì non è un cantante, un poeta, il traduttore di Plauto e il compilatore di dizionari pavanesi: è un deposito vivente di cultura, tanto che bisognerebbe metterlo dentro una teca e conservarlo come monumento nazionale. Il Molleggiato conservatore e Mina senza stile:Ho parlato male di Celentano, che ormai per qualcuno è come parlar male di Garibaldi o di Ciampi. Perché a meno di trent´anni Adriano era già un reazionario della Madonna, o meglio un tardivo microfono di Dio, dato che lui preferiva e preferisce rivolgersi al Padreterno, senza mediazioni femminili. Uno che mentre tutti noi ci facevamo crescere i capelli sulle orecchie, e ascoltavamo l´Equipe e i Rokes, ma anche i Profeti e i Delfini, oltre che il meglio e il peggio dell´Inghilterra e dell´America, lui cominciava con le prediche, e a dire che tre passi avanti e crolla il mondo beat. Dev´essere per questa delusione stagionata che il primo capitolo di questo libro maltratta con ampia generosità il Molleggiato. Poi si vede la forza del contrappasso, e cioè che cosa succede a essere prevenuti e incattiviti: che proprio in coincidenza con l´uscita di Canzoni esce anche Io non so parlar d´amore, primo disco di una trilogia realizzata con Mogol e Gianni Bella e qui si verifica l´imprevisto, l´avvenimento che mette in crisi tutte le vostre certezze. Perché io sono convinto di non avere sbagliato il giudizio critico su Mina, e sono arcisicuro che tutti i suoi dischi degli ultimi venti o trent´anni siano superflui, e anzi le abbiano tolto qualcosa, e se dovessi intervenire in un convegno internazionale a Parigi o a Londra sulle voci più belle del mondo io farei una relazione per dire che la signora Mazzini non ha mai imparato a cantare come si deve, e che strilla sempre, si sgola anche quando non dovrebbe, ahi ahi, c´è un problema non di bravura, non di tecnica, non di emissione né di pronuncia, ma più semplicemente di stile (lei se ne sbatte, naturalmente, e pubblica il solito disco assurdo, che quest´anno si intitola Bau, e canta una canzone con Andrea Mingardi, intitolata, ahimé, Mogol Battisti). Sicché quando viene pubblicato Io non so parlar d´amore io mi frego le mani, e mi dico, ma chi vuoi che lo compri, da anni Celentano non vende un disco (a parte quello inciso proprio con Mina, che molti comunque avevano giudicato, almeno fra le righe, una cacchina, altro che l´evento storico del mezzo secolo). E invece qui parte la vendetta del vecchio Molleggiato, e la tremenda vendetta di Mogol, perché il disco vende miliardi di copie. Cinque minuti di Baglioni:Basta guardare Claudio Baglioni per capire che canzoni canterà: anche se ultimamente dev´essere ricaduto in una delle sue dubbiose crisi di ispirazione, dato che ha pubblicato un album di canzoni italiane degli anni Settanta, drammatizzate secondo la sua ugola, con la voce che deve svettare ad altezze irraggiungibili, sulla scia più delle risalite che non delle discese ardite. E però, ogni volta che ascolto alla radio la sua versione di Cinque minuti e poi, gran pezzo "nazionalpop" e strappalacrime di Maurizio ex dei New Dada, non mi sembra tanto convincente, Baglioni, e mi sembra di ricordare che il biondo Maurizio cantava meglio, in modo più vero, la parte finale, quell´epilogo straziante dove il protagonista si rivolge alla morosa che se ne sta andando sull´aereo dopo averlo ipocritamente rassicurato che tornerà, l´infingarda, e lui le piange dietro «bugie!... bugie!... non tornerai!», con un singhiozzo affannato e impetuoso, un ex abrupto che allora stringeva la gola e il petto delle pupe, e che adesso, se la risentissi, farebbe singhiozzare anche me, al punto che questa volta il portiere e i vicini avrebbero tutto il diritto di mettersi a sghignazzare indicandomi a dito, povero scemo. Le budella del Blasco:Resterebbe piuttosto da aprire un forum, o indire un altro convegno internazionale, per capire uno dei grandi misteri della cultura contemporanea, vale a dire quale sarà la ragione per cui Vasco Rossi ha un successo stratosferico in Italia e appena fuori dai confini è uno sconosciuto. Sarebbe un bell´argomento, a cui dedicare pagine su pagine, ma sembra che quando uscì Canzoni il Blasco si sia offeso, forse perché l´avevo identificato con una parola che lui avrà trovato insultante, ma che a me continua a sembrare suggestiva: avevo scritto infatti che il rocker emiliano si era «imbudellito». E quindi per evitare vendette, per pura prudenza e anzi autentica codardia, non ho nessuna voglia di addentrarmi nel mistero: mi limito a contemplarlo gaudiosamente, compro con tempestività corriva l´ultimo album del grande di Zocca, le canzoni mi piacicchiano un po´ sì e un po´ no, poi dimentico il disco e mi limito ad ascoltarlo dove capita, cioè dappertutto, per radio, nella pubblicità, alla televisione, cantato dalle platee che assistono alla sua laurea honoris causa, ripetuto dalle varie generazioni riunite negli stadi ad ascoltare Albachiara, e a spremere la lacrimuccia mentre migliaia di accendini rischiarano la notte italiana, e questa volta sono io a sogghignare, mentre quella smorfiosa dopo un trentennio di anni e di cori, ben più che adulta, è ancora lì sola nella sua stanza, che «con una mano, una mano ti sfiori… tu sola dentro la stanza, e tutto il mondo fuori». Pezzali, il paroliere:Ogni volta che ascolto, più per caso che per necessità, il pop italiano, da Eros Ramazzotti e Laura Pausini a Biagio Antonacci, mi viene in mente quella volta che chiesero a Keith Richards, l´irripetibile e corrugatissimo chitarrista dei Rolling Stones, l´autentico mago o orco dei riff, se era solito ascoltare la musica rock contemporanea. Risposta: «Ma neanche per sogno. Vado a casa e metto su Bach. E mi dico: grandissimo, un genio. Qualche volta di fronte a un concerto brandeburghese o a una fuga in re minore mi commuovo, e mi chiedo: pensa che cosa poteva diventare se avesse avuto un bravo batterista». Meno il cane per l´aia per non dire che insomma, quella mezza tesi di sette anni fa secondo cui attraverso le canzoni si capirebbe meglio la nostra società adesso non mi pare più così interessante. Ma prima di passare questo Rubicone epistemologico rivendico integralmente la sociologia debitamente selvaggia che innerva tutto l´ultimo capitolo, dedicato a Max Pezzali, interpretato come un interprete specializzatissimo, intelligente e a suo modo perfino colto, capace di identificare i giochi di ruolo della provincia. Insomma, potete dire tutto, dell´autore di questo libro: che non ha capito niente né di Mina né di Celentano, che è un vizioso perché è cresciuto negli anni Sessanta e adesso dei Sessanta non ne vuole sapere, che gli piace il Battisti sbagliato, che è un italiano deviante perché Vasco Rossi non lo entusiasma e Claudio Baglioni anche meno: ma su Max Pezzali non ci sono discussioni. L´ha sdoganato lui, cioè io. E ancora adesso sono disposto a sostenere in pubblico che non solo è un bravissimo sociologo naturale, un perlustratore intelligente della provincia profonda, ma è anche il più bravo autore di testi per le canzoni che ci sia in circolazione in questo povero momento. Questi brani sono tratti da "Qualche anno dopo: piangi con me", Postfazione a "Canzoni-Storie dell´Italia leggera", Editrice Il Mulino ************************** La Stampa 25/02/2007 ALESSANDRA COMAZZI La storia d’Italia passa di qui. 2006: Panariello. 2005: Bonolis. 2004: Ventura. 2003: Baudo. 2002: Baudo. 2001: Carrà. 2000: Fazio. 1999: Fazio. 1998: Vianello. 1997: Bongiorno e Chiambretti. Ripassare i conduttori degli ultimi Festival è come ripassare la storia della tv. E anche, un po’, la storia d’Italia: se è vero, com’è vero, che non sono solo canzonette, e la rassegna si incrocia con i destini del paese. La conduzione di Panariello sarà ricordata per la prudenza e le forsennate polemiche sulla mancanza di polemiche: si attendevano le elezioni, il mandato era mettere la mordacchia a tutti. Un’edizione condizionata dalla politica e dalla mancanza di episodi rilevanti. L’onesto Panariello non si era inventato niente, e la sorte non l’aveva aiutato. Quanto diverso, l’anno prima. L’anno di Bonolis (accompagnato da Antonella Clerici e Federica Felini, quella che parlava come la particella di sodio nell’acqua minerale), era stato mirabile. Intanto, lui aveva invitato Mike Tyson, e già questo aveva suscitato belle proteste; poi era morto Alberto Castagna. Ma soprattutto, come a confermare l’inconfondibile intreccio fra Sanremo e l’Italia, in Iraq era stata liberata Giuliana Sgrena, Nicola Calipari era stato ucciso e la sua salma rimpatriata. Proprio la sera della finale. Si disse, anzi, che l’aereo con la bara avesse girato su Ciampino in attesa che finisse il primo turno di canzonette. Per poter trasmettere l’arrivo in diretta. Dopo il Festival, Bonolis lasciò la Rai, forse è ancora pentito adesso. O forse no. Sanremo è fatta apposta: scorre il sangue. Talvolta reale, più spesso, e per fortuna, metaforico. La lunghezza è sempre spaventosa, gli ascolti spesso deludenti. Nell’edizione della Carrà non capitò nessun fatto brutto, ma il fuoco divampò intorno alla partecipazione di Eminem, il rapper bianco che avrebbe cantato con uno slang incomprensibile a ogni comune italiano. Ma poco prima della sua esibizione, ecco ardere la fiamma della protesta: attenzione, mamme e bambini, linguaggio troppo crudo nei brani di Eminem, istigazione alla violenza, alla rapina, allo stupro, all’assassinio, a qualsiasi nefandezza. Poi, l’unico spaventato fu il suo sguardo mentre guardava la Carrà che lo presentava. Indimenticabile, davvero. E la Ventura? Ah, dal Festival della Ventura ci si aspettavano ghiotti risvolti politici, che puntualmente non arrivarono, ci si aspettava che mentre Sanremo cantava con la direzione artistica di Tony Renis, Berlusconi sarebbe andato dai soldati italiani a Nassirja. Niente di tutto questo: invece lo sciopero dei discografici («porteremo lo stesso a casa il programma», declamava la Ventura come un mantra, mentre prendeva la papaya per tenersi su) e l’epifania di Celentano, nell’ultimo giorno. Chissà quanto costò. I costi sono un tema ricorrente, e un mistero immanente, del Festival. Quanto costano gli ospiti stranieri che alla fine deludono sempre? Non si è mai saputo con certezza. Nelle sue edizioni, Fazio raggiunse ascolti mai più visti, 17, 18 milioni di spettatori, con Dulbecco e Gorbaciov a fare da valletti (1999). Lui aveva scelto lo spariglio; e se quella di Baudo era, è, e sarà, la «messa cantata», la sua era la «messa beat», dove si imbracciavano le chitarre e si suonava il rock per la gloria del Signore. C’erano gli «eventi», sparivano un po’ le canzoni. «Riportare la musica alla sua centralità» è infatti uno dei temi più ricorrenti. Poi, ogni conduttore si cerca qualche diversivo. In questo, il maestro indiscusso è Baudo. Resta mitico il tentativo di Cavallo Pazzo di lanciarsi dalla balconata dell’Ariston, e Baudo che lo convince a desistere; resta nella storia della tv la delegazione degli operai dell’Italsider di Genova chiamati sul palco a manifestare la propria protesta (1984). E ancora. FestivalBaudo 2002, Roberto Benigni ospite. Giuliano Ferrara promette che gli tirerà le uova marce. Fibrillazioni politiche. Alla fine Ferrara tira uova marce in tv; si sospetta che i due, Baudo e Ferrara, si siano messi d’accordo per fare «rumors». Lo stesso anno di Benigni, arriva pure Fiorello che saluta Super Pippo con una bella fleppata proprio lì, sugli attributi. Apriti cielo. Tutti criticano, ma, soprattutto, rifanno il gesto. Per un po’, gli uomini si salutano strizzandosi le palle. Fiorello, d’altronde, apre pure al bacio in bocca, lui è così. E il bacio in bocca, l’anno dopo, a Baudo, ancora lui, lo dà Luciana Littizzetto. Che non si è mai pentita. ************************** La Stampa 25/02/2007 MICHELA TAMBURRINO. Alla faccia dei cantanti stanno bene gli Anni 80. Stampa Articolo. Mala tempora currunt, anche per quanto riguarda il Festival di Sanremo. Le previsioni volgono al brutto persino in un ambito tanto frivolo da pretendere sempre il sereno. Si parla d’immagine scenica che adotteranno conduttori e artisti per presentarsi al pubblico lassù dal palco. C’è chi teme un «post sciamannesimo» adottato dai cantanti in omaggio al diktat penitente che li obbligherebbe a «essere se stessi». Il che potrebbe voler dire tutto e il suo contrario. «Arriveranno conciati come stanno in casa, scialbi e senza personalità. Morti i look maker, gli artisti oggi ignorano la magia del palco e tralasciano quel pizzico di teatralità che invece è indispensabile», sostiene un esperto come Dario Salvatori. Eppure qualcuno tenta di ravvivare almeno l’aspetto di chi dovrebbe dare spettacolo anche solo apparendo. Alberto Frigeri e Mila Ferrari da Milano si sposteranno a Sanremo proprio per curare l’immagine di Leda Battisti, Mango, Jasmine e Daniele Silvestri. Un lavoro impegnativo e una premessa d’obbligo. Dice Frigeri: «Molto dipende da quello che pretendono le case discografiche. L’immagine dell’artista deve per forza corrispondere a quella che poi accompagnerà la copertina dell’album. Un esempio: avevamo studiato per Jasmine, bella mulatta, un look che ricordava molto la mitica Donna Summer, con un trucco che passava dal verde all’arancione fino al viola. I discografici l’hanno bocciato per paura dell’eccesso su una donna di colore. La stessa cosa per Leda Battisti dove andremo a togliere invece che ad aggiungere. Io sono contrario al sottotono. Bisognerebbe stravolgere il pubblico come agli Oscar». Ma quali sono le linee sulle quali si dovrebbe puntare per questo Sanremo 2007? «Innanzitutto il recupero degli anni Ottanta, nei capelli e nel trucco. Vuol dire colori forti sul viso, linee meno grafiche e più pittoriche grazie a lucidi e creme, capelli costruiti a differenza degli anni Novanta. Assisteremo a un forte ritorno del caschetto sull’onda di Madonna che come sempre detta moda. I vecchi artisti asseconderanno il gusto del pubblico adottando un’eleganza banale. Spero nei giovani e in una personalità come quella di Antonella Ruggiero che potrebbe osare. Una cosa è certa - conclude Frigeri - vallette e presentatori saranno più eleganti degli artisti in gara che faranno la figura dei poveretti». Infatti l’attenzione è puntata soprattutto sul guardaroba di Michelle Hunziker che è partita per Sanremo con una valigetta a mano: «Ho portato calze e mutande. Al resto pensano gli altri». Ossia i cinque stilisti made in Italy che vestiranno l’attrice «come una principessa dei nostri tempi». In apertura Valentino che così si è già espresso: «E’ una ragazza perfetta, una donna che non sarà mai volgare qualsiasi cosa le si possa mettere addosso: perciò è facile vestirla». Una semplicità che vale una fortuna, quasi quanto uno degli abiti dello stilista in lizza per essere indossato che costa, a comprarlo, 290 mila euro. A seguire Versace, Alberta Ferretti («Michelle è come appare, nella vita e in televisione»), Gucci che per bocca della stilista Frida Giannini così si esprime: «Adoro la vivacità di Michelle, è giusta per interpretare il nostro marchio». Infine Giorgio Armani che fornirà abiti vintage a tutt’oggi ancora in mostra al Museo Guggenheim di New York. Ricami preziosi e inediti, romanticismo di una Grace Kelly moderna, mentre per la serata riservata alla premiazione dei giovani si opterà per vestiti grintosi e incisivi. Le scarpe gioiello sono di Sergio Rossi e di René Caovilla. L’immagine di Michelle è curata dallo Studio Marver, il trucco è realizzato da Marianna Falci («Michelle vuole la luce di una principessa, creerò qualcosa di adatto al momento») e l’acconciatura realizzata da Paolo Di Pofi: «Punterò sui capelli raccolti classici, stile Audrey Hepburn. Saranno soprattutto chignon in versione moderna». ************************** La Stampa 25/02/2007 Stampa Articolo GIANGIORGIO SATRAGNI La canzonetta al ritmo di uno Stradivari. Sulla costa di Sanremo spira una curiosa brezza musicale. Con un doppio annuncio l’Orchestra Sinfonica della cittadina ligure ha reso noto di essersi aggiudicata come direttore stabile Enrico Dindo, stella italiana del violoncello da qualche stagione anche direttore d’orchestra; al tempo stesso ha comunicato che alcuni propri musicisti suoneranno strumenti dell’alta liuteria cremonese di oggi all’imminente Festival della canzone italiana. Il sobbalzo è naturale, in quanto sembra un ritorno d’attenzione per la qualità del suono nell’accompagnamento delle canzoni, che, già fagocitate nel carrozzone mediatico dello show, sembrano più obbedire a dettami commerciali che a canoni di bontà artistica. Ora da Cremona, capitale mondiale della liuteria da secoli, sulle orme degli Amati, di Stradivari, dei Guarneri, sono arrivati 18 violini e 3 viole di maestri liutai contemporanei risultati vincitori al concorso promosso dall’Ente Triennale di Cremona e dal Consorzio Stradivari. Sulla qualità degli strumenti nessuno ha dubbi, su quanto invece essa sarà valorizzata e su cosa passerà nelle case degli italiani c’è qualche punto interrogativo. La televisione, si sa, livella e massifica, anche sul versante acustico, e di ciò all’Orchestra Sinfonica di Sanremo paiono essere coscienti: Paolo Maluberti, dirigente del’orchestra, riconosce che «dovendo essere amplificati, è necessario che si facciano opportune regolazioni che possano rendere al meglio questi capolavori della liuteria». Molti auguri. Intanto corre voce che al Festival possa arrivare un violinista italiano di fama internazionale a suonare un vero Stradivari: non uno qualsiasi di colui che è ritenuto, ad ogni modo, il massimo liutaio della storia, ma il cosiddetto "Cremonese" del 1715, nucleo originario della collezione di violini custoditi nel palazzo comunale di Cremona e prestato di volta in volta dalla città lombarda. Trovata pubblicitaria o altro segno di qualità a Sanremo? Per il momento la certezza, svincolata dal Festival, è Dindo, che arriva alla direzione dell’Orchestra Sinfonica dopo aver creato e guidato dal 2001 I Solisti di Pavia, un complesso di musicisti d’eccellenza riuniti dal violoncellista desideroso di non limitarsi alla carriera di solista, pur ricca di meritati allori. Da primo violoncello nell’orchestra della Scala di Muti, Dindo balzò a notorietà con la vittoria nel 1997 al concorso parigino intitolato a Rostropovic, divenuto poi il suo mentore artistico. Adesso unirà Pavia e Sanremo: «Sono orchestre diverse con un repertorio diverso - racconta - a Sanremo svilupperò un percorso di messa a punto del complesso attraverso le Sinfonie di Schubert. Ho trovato entusiasmo e un gran desiderio di migliorare, il repertorio classico viennese serve a mettere a posto i dettagli tecnici». ************************** La Stampa 25/02/2007 MARINELLA VENEGONI Niente America siamo diventati autarchici. E’ tramontato il sogno di avere Michael Jackson, unica superstar internazionale che Pippo Baudo abbia inseguito fin da quando ha cominciato a pensare al Festival. Se la Rai ha pochi soldi, l’ex Peter Pan non ha da parte sua un progetto pronto, e pare che i due si siano dati appuntamento per l’anno prossimo: tanto Superpippo sarà ancora lì, nei secoli fedele. In assenza di un nome di grande rilievo che attiri l’attenzione del Popolo e dell’Inclita, come successe per Springsteen o Madonna, sembra sfumare la sudditanza psicologica sanremese all’ospite americano o inglese di turno; regna un minimo di autarchia, anche perché il parterre di chi non è in concorso si annuncia più curioso che glorioso. Se dobbiam procedere con il criterio della novità, il più interessante è di sicuro Mika, l’anglo-libanese finito con il singolo Grace Kelly (che ascolteremo all’Ariston) in cima alla hitparade inglese prima ancora che il cd fosse stampato. Il suo album Life in Cartoon Motion è messo su con eleganza, pieno di citazioni degli 80, allegro e trascinante e solo il Cielo sa quanto ci sia bisogno di atmosfere spensierate in questo Sanremo dove la gara dei Big offrirà molti brani anche belli ma che hanno al 99 per cento come sfondo la malinconia (l’1 per cento è Silvestri). Secondi da non perdere, per chi vorrebbe pure divertirsi, saranno gli scatenati Scissor sisters, anche loro come Mika imparentati con il glam e la dance. E’ gente che, dietro l’aspetto giocoso, lavora con grande serietà di risultati. Sulla carta, l’ospite più importante del Sanremone sarebbe Norah Jones, che viene a presentare il terzo album della sua fortunata carriera, Not Too Late, che è però parso subito assai più debole rispetto ai precedenti. Certo nel suo caso conta il personaggio, e la sua storia di figlia di Ravi Shankar non riconosciuta dal padre se non nella maturità, e dopo aver ottenuto una gran botta di successo. Joss Stone è un altro soggetto curioso: la ora ventenne reginetta del soul e r’n’b ha sorpreso il mondo più grazie all’ottimo marketing tessuto intorno alla sua voce profonda e alla giovane età, che non per i dischi; lei stessa lo ammette ora, alla vigilia dell’uscita del terzo lavoro che promuove a Sanremo. Per chi ama le atmosfere cantautorali, sarà un’ottima quanto fugace occasione la presenza sul palco dell’americano John Legend, titolare di 3 Grammy, che sta portando in giro l’ultimo cd Once Again, l’ultimo e superprodotto cd dove coniuga un buon mestiere con la sempiterna passione per Marvin Gaye. Ma forse, una botta di vita arriverà per molti davanti alla tv dalla presenza dei Take That, i già ragazzotti che furono la culla del successo planetario di Robbie Williams, ora riuniti in un progetto che sta reincontrando tutti i vecchi fans, con una fortuna perfino insperata. Nella serata del giovedì, dedicata alla libera rielaborazione delle canzoni dei cosiddetti big in gara, si potranno fare degli incontri inattesi. Primo fra tutti, quello con le storiche, indimenticate Supremes, che i fratelli Gianni e Marcella Bella hanno scritturato per ravvivare il loro brano Forever per sempre; Amalia Gré ha chiamato Mario Biondi, l’ultimo talento della scena italiana; gli Stadio invece Teresa Salgueiro dei Madredeus, la voce incantata che innamorò Wim Wenders; gli Zero Assoluto si sono potuti permettere Nelly Furtado, con cui hanno pure inciso un duetto; anche fra gli ospiti italiani della serata ci saranno vecchie e nuove conoscenze che ci illumineranno: da Enrico Ruggeri invitato da Milva, agli eccentrici Capone Bungt Bungt che accompagneranno Daniele Silvestri, da Tullio De Piscopo ospite di Fabio Concato a Sergio Cammariere chiamato da Simone Cristicchi, fino al pianista Stefano Bollani a Sanremo con Johnny Dorelli. Il venerdì, infine, si aspettano i superospiti italiani: invitati da Baudo o per chiara fama o fra coloro che sono entrati nei primi dieci dischi più venduti nel 2006. Naturalmente, non è il tentativo di fare un Grammy italiano (di questo non importa nulla a nessuno) ma solo una formula per non far morire di noia gli aficionados. Gli ospiti saranno otto: da non perdere Franco Battiato alle prese con il nuovo disco Il vuoto, accompagnato dal gruppo metal femminile sardo delle Mab, Renato Zero che si sta preparando al lancio del prossimo album, Gianna Nannini reduce dai trionfi di Grazie, che presenterà un pezzo della sua imminente opera Pia De’ Tolomei, Tiziano Ferro che è in tour con Nessuno è solo e l’astro ormai più che nascente, Elisa. ************************** La Stampa 25/02/2007 A Mediaset il controprogramma è fiction. ROMA. Controprogrammazione all’insegna di film e telefilm, con rare eccezioni come il giovedì con i ragazzi rinchiusi nella casa del Grande Fratello, sulle reti Mediaset nella settimana calda del Festival di Sanremo. Se su Raiuno, da martedì a sabato si canta, sulle reti concorrenti ci si rilassa con i film e la fiction americana. L’impressione è che Mediaset punti più su Italia 1 che su Canale 5 dove si giocherà un po’ di rimessa con due film d’antan dei Vanzina A spasso nel tempo 1 e 2 con l’allora coppia felix Boldi-De Sica, datati 1996-’97. In pratica su Canale 5 la controprogrammazione non ci sarà e se Baudo non farà super ascolti non sarà certo per merito di Canale 5, che da tv commerciale punta a ottimizzare costi e a non sprecare inutilmente le produzioni. Allora si affida a Italia 1 il compito di «disturbare»: la rete di Luca Tiraboschi giocherà un po’ di più con Sanremo, cercando con i telefilm americani di togliere il pubblico più giovane dal Festival. Martedì, sul debutto di Sanremo, Mediaset si presenterà con A spasso nel tempo su Canale 5, risparmiando alla fiction Nati ieri un ulteriore flop (la serie è stata sospesa a quattro puntate dalla fine perchè troppo debole), mentre su Italia 1 i fan troveranno una puntata inedita di Dr. House, che la prossima settimana avrà due collocazioni (martedì e venerdì), cui seguiranno Il bivio con Enrico Ruggeri e uno speciale di Studio Aperto sulle nuove Brigate Rosse. Ruggeri, plurivincitore del Festival, sarà poi ospite a Sanremo per duettare con Milva. Mercoledì l’unico guizzo di Attacco allo Stato, la fiction con Raoul Bova sulle Br che uccisero D’Antona, in una versione tv movie su Canale 5. Giovedì su Canale 5 il Grande Fratello, che in passato ha saputo tener testa a Sanremo. Su Italia 1 debuttano la seconda serie di Csi: Ny e a seguire la nuova serie, la quinta, di The Shield. Sabato con la finale di Sanremo, quasi niente da segnalare: Castaway con il naufrago Tom Hanks su Canale 5 e il film family su Italia 1.
• La Stampa 25/02/2007 GABRIELE FERRARIS La sera andavamo in piazza Bresca. Sanremo è uno strano posto dove la gente ancora oggi va per «vedere i cantanti», benché i cantanti che si vedono a Sanremo siano, al 99%, cantanti che nel resto dell’anno pochi conoscono e nessuno sembra interessato a vedere. Inoltre, quando i cantanti vanno a Sanremo stanno quasi sempre chiusi all’Ariston o nei loro alberghi, spesso non a Sanremo; e dai loro alberghi si trasferiscono all’Ariston, e viceversa, a bordo di grosse auto con i finestrini fumé, onde nessuno li possa vedere. Comunque, per vedere i cantanti conviene andare a Sanremo prima che il Festival cominci: perché i cantanti - e i presentatori - sono già lì a fare le prove, e poiché il Festival non è ancora cominciato nessuno sembra interessato a vederli e dunque loro se ne vanno in giro da comuni mortali quali sono, per cui è facile vederli. Ricorderò sempre un anno a Sanremo, la vigilia del Festival, Pippo Baudo che prendeva un cappuccino in un bar vicino all’Ariston, senza che nessuno lo degnasse di uno sguardo; il giorno dopo, se ci avesse provato, se lo sarebbero fatto a brandelli per portarsi a casa una reliquia baudesca. In ogni caso, la gente va a Sanremo durante il Festival per vedere i cantanti, e a Sanremo durante il Festival ci sono due soli posti dove si possono vedere i cantanti: all’Ariston, e in piazza Bresca. I più si accalcano davanti all’Ariston, in corso Matteotti: dove però i cantanti passano di rado. In compenso c’è una pittoresca fauna di maghi, saltimbanchi, musicanti da strada, borsaioli, anime perse e matti che sostengono di aver vinto Sanremo ma di essere stati defraudati della vittoria da oscure forze del male, perlopiù incarnate da Baudo. Inoltre, davanti all’Ariston ci sono le troupe delle più improbabili trasmissioni tv, con biondazze d’incerta virtù e marcantoni imbrillantinati che si agitano moltissimo piazzando il microfono sotto il naso di vecchie glorie della canzone che non partecipano neppure al Festival ma vanno a Sanremo per farsi intervistare dalle più improbabili trasmissioni tv. Ogni tanto capita che intervistino anche qualche cantante che partecipa al Festival, però ad ore antelucane, quando fa freddo e non c’è nessuno. I fan più astuti, quindi, si assiepano all’ingresso sul retro dell’Ariston, dove arrivano le auto dei cantanti. Che però hanno i vetri fumé, entrano nel cortile e scaricano i cantanti lontano dai fans. C’è poco sugo. Piazza Bresca è il posto migliore. Su piazza Bresca si affacciano vari ristoranti che non sono necessariamente i migliori di Sanremo, però ci vanno i cantanti dopo lo spettacolo; e così, a mezzanotte, piazza Bresca è piena di gente che cazzeggia in attesa dei cantanti, che arrivano su auto con i finestrini fumé e s’infilano nei ristoranti - soprattutto alla Pignese e da Nicò, mentre quelli della Rai, da Baudo in giù, vanno da Vittorio. La differenza dipende dal fatto che quelli della Rai non ci tengono molto a farsi vedere, e «Vittorio» non ha vetrine sulla strada; mentre «La Pignese» e da «Nicò» hanno ampie vetrine, e così i cantanti mangiano e la gente fuori sta col naso schiacciato sulle vetrine e li vede. Qualcuno cerca pure di entrare, ma ci riesce solo se prende un tavolo e cena, e ciò può costare piuttosto caro. I fans più intraprendenti si piazzano davanti agli alberghi, specie il «Royal» e il «Londra»; è un modo come un altro per trascorrere una settimana all’aria aperta, ma le chance di vedere qualcuno sono più o meno pari a quelle che hai dietro l’Ariston o in piazza Bresca; e i portieri hanno un occhio infallibile per distinguere gli addetti ai lavori (che vanno e vengono senza problemi) dai cacciatori d’autografi, per cui entrare nelle hall è un’impresa da Seals: i pochi che ci riescono, comunque, possono bearsi della vista di Albano che si fa un aperitivo. Robe forti, insomma. ************************** La Stampa 25/02/2007 GIANNI MICALETTO Il quartier generale di Pippo, l’oasi di Michelle. Michelle Hunziker si è sistemata in una villa immersa nel verde della collina, una piccola oasi presa in affitto per tenersi lontana dal caos del centro, mentre l’abitudinario Pippo Baudo ha eletto a suo quartier generale l’hotel Europa, di fronte al casinò e nelle vicinanze del Villa Mafalda, dove alloggia Piero Chiambretti con il suo staff. E i cantanti? Quasi tutti negli alberghi che fanno da corona al cuore della città, anche se qualcuno preferisce rifugiarsi nella vicina (e più tranquilla) Bordighera per ritemprarsi fra prove, gara e interviste come se piovesse. E gli ospiti stranieri confermano di gradire il fascino di Montecarlo, limitandosi a una toccata e fuga a Sanremo: giusto il tempo per guadagnarsi il cachet. Così la «mappa» del Festival diventa un intreccio di riferimenti, luoghi e percorsi quasi obbligati per districarsi nel dedalo di presenze e situazioni. Una «cartina» utile soprattutto ai cacciatori d’autografi, disposti a tutto per una firma sul taccuino o sulla maglietta, nella speranza di «strappare» anche una foto con il telefonino ultimo modello. Il Royal, cinque stelle lusso, è il più «gettonato» dal popolo del Festival: accoglie Johnny Dorelli, Piero Mazzocchetti, Paolo Meneguzzi, Marcella e uomini Rai. Amalia Grè, Tosca e gli Stadio sono al Paradiso, situato fra lo stesso Royal e il Grand Hotel des Anglais, scelto dall’ex dj Francesco con papà Roby Facchinetti, dai Velvet e dagli Zero Assoluto. Poco più in là, verso ponente, ci sono il Londra, che ospita la divina Milva, Paolo Rossi e Simone Cristicchi, e l’Eden, dove si è sistemato Fabio Concato. Salendo verso la collina s’incontrano il Nyala, dov’è alloggiato Daniele Silvestri, e la Rosa dei Venti, che accoglie Gianni Bella e Antonella Ruggiero. Vanno bene anche gli agriturismo: chiedere ai Pquadro per avere conferma. Nada e Al Bano sono invece al Grand hotel del Mare di Bordighera, a ridosso del «buen retiro» rivierasco di Celentano e famiglia, anche se Claudia Mori ha preferito prenotare una camera al Royal per seguire da vicino Paolo Rossi, suo protetto al Festival. E chi non ha voglia o tempo di piazzarsi davanti agli alberghi, può sempre ripiegare sulla mappa dei ristoranti. Quelli preferiti dai cantanti e dal loro seguito, dove non è difficile incontrare anche tanti personaggi del mondo dello spettacolo che alimentano il «circo Sanremo»: vengono qui solo per farsi vedere e intervistare. Così La Pignese, Vittorio, Nicò e altri caratteristici ristoranti di piazza Bresca, anima marinara della città, diventano in questi giorni una sorta di grande acquario dove al posto dei pesci ci sono i cantanti. Da spiare mentre mangiano, ridono, parlano. E da aspettare all’uscita per la foto, l’autografo o solo per dire alla mamma e agli amici come sono fatti da vicino. E’ il rito della piazzetta: tutti finiscono per passare di lì durante le lunghe notti del Festival. Scorrendo il programma di «Sanremoff», il cartellone degli eventi collaterali, e con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche jam session: al Big Ben, Zoo Bizarre, Osteria Camelot, La Cave, Mazzini Pub, Aighesè e altri locali. Oltre al Victory Morgana e alla discoteca Lost di via Matteotti, dove impazzano le feste. Ci sono, poi, i palchi di piazza Colombo e piazza Borea d’Olmo, a due passi dall’Ariston, dove ogni giorno s’intrecciano concerti e intrattenimenti vari, e le sorprese sono proprio i cantanti (di solito pochi) che accettano di fare passerella fuori gara. Perché Sanremo è Sanremo... ************************** La Repubblica 26/02/2007 Edmondo Berselli. Baudo fra parolacce e reality il festival sempre specchio d´Italia. Adesso che si è potuta abbandonare la bubbola sociologica secondo cui ci si doveva occupare del Festival in quanto rispecchiava, anticipava, deformava e comunque rifletteva la società italiana; ecco, adesso che finalmente Sanremo si è rivelato un normale anche se eccezionale evento televisivo, non importa se governato da Chiambretti, Fazio, Carrà, Ventura, Bonolis, Panariello o di nuovo da Pippo Baudo, viene fuori con chiarezza che il Festival è l´esatta riproduzione delle elezioni politiche. Infatti, bipolarismo puro, innovatori contro conservatori, con il leader dello schieramento sanremese ogni anno in discussione: il suo programma convince e non convince, "ma è l´unico che può tentare il rilancio"; la first lady ha un ruolo decorativo ma ambirebbe a dare di più, mentre nell´ombra i trombati, ovviamente "eccellenti" (Hack, Merini, Montalcini, Sanguineti) ostentano estraneità e superiorità morale: ah, destino cinico e baro. Nella pratica, esaurite le polemiche e accettato il principio che in politica e nella canzone si gioca con le carte che ci sono, e non con figure ipotetiche, Baudo e Michelle Hunziker possono garantire più che altro il progresso senza avventure, le riforme nella continuità, la via democristiana al rinnovamento con un tocco di precisione svizzera. Ogni anno la partecipazione dei cittadini-elettori, insomma del pubblico-audience, cala leggermente, sollevando alti lamenti sulla crisi della democrazia canora: ma poi alla fine il risultato salta fuori, e si tirano sospiri di sollievo. Quest´anno oltretutto le cinque serate (ma non dovevano ridurle, per ridare compattezza alla competizione?), più la giornata supplementare di domenica prossima con il Sanremo integrale di "Domenica In", vivono o muoiono sul voto dei senatori a vita, Al Bano, Marcella e Gianni Bella, Johnny Dorelli, Milva, Nada: e allora la similitudine con la politica converrebbe abbandonarla qui, non fosse altro che per scaramanzia governativa. Già dire chi nel Festival è di destra o di sinistra, alla Gaber, richiederebbe analisi complicate. Anche la divisione classica in due categorie generali, tradizionalisti e riformatori, non è così semplice. Si può aggiungere che di rivoluzionari a Sanremo ne circolano pochi, al punto che non è necessario fare ricorso alla vecchia e cinica battuta, riesumata a suo tempo da Fausto Bertinotti, secondo cui «in Italia fra i rivoluzionari e i riformisti non c´è nessuna differenza perché gli uni non fanno la rivoluzione e gli altri non fanno le riforme». Tolte un paio di edizioni nella seconda metà degli anni Sessanta, quando si videro al Festival gli Yardbirds, i Renegades, gli Hollies e Los Bravos, alle rivoluzioni sono sempre state preferite le restaurazioni. Quindi non sarà il caso di aspettarsi eventi che non siano programmati dalla mente strategica di Baudo, perché non sempre capita la botta di fortuna dell´aspirante suicida, i metalmeccanici in sciopero che irrompono, o il Benigni scatenato. Qualche divertimento promettono i duetti e le reinterpretazioni di giovedì sera, quando i cantanti saranno affiancati da artisti italiani e stranieri. I superospiti, vabbè, come da programma e come da marketing per il lancio del prossimo prodotto. A margine, sul lato estetico, gli esperti dicono che il trucco sarà da anni Ottanta, molto "Madonna Style", mentre attenzione alla Hunziker perché, come rivela la sua stilista del maquillage, «Michelle vuole la luce di una principessa», oltre a mettere alla prova cinque stelle sartoriali, Valentino, Versace, Ferretti, Gucci e Armani. Altro che società, altro che politica. Sanremo ormai è diventata la nostra piccola Notte degli Oscar, moltiplicata per cinque serate, perché nessun particolare vada perduto. Quanto alla musica, il Festival della canzone italiana si mostra piuttosto indifferente. vero che Baudo, pianista quasi professionista, si picca di essere un esperto, ma la giuria "di qualità" è composta com´è quasi integralmente da simpatici estranei alle sette note (Serena Autieri, Antonio Caprarica, Alba Parietti, Giancarlo Magalli, Alessandro D´Alatri, Massimo Ghini, Barbara Palombelli, oltre ai musicanti legittimati Maurizio De Angelis e Claudio Coccoluto); esattamente come in politica, si sostiene vivamente che il programma è essenziale ma poi nessuno lo legge, e nessuno legge la partitura. Tanto è vero che quest´anno nessuno osa fare previsioni, pare che non ci sia un candidato alla vittoria. Ma se è per questo, non ci sono neanche le grandi competizioni, le grandi rivalità, i grandi dualismi. E allora, se è il Festival della normalità, e dell´austerità, la circolare con cui il ministro Nicolais ha abolito il tetto dei compensi alle star di Sanremo è stato un atto di troppa grazia: come Baudo ha riconosciuto, sarebbe venuto a presentarlo anche gratis, e la Hunziker pure, visto che la laurea dell´Università della Riviera farà lievitare il suo borderò futuro. Quanto al compenso di Piero Chiambretti per il dopofestival, nessuno ha obiettato: si vede che era nei parametri di Maastricht e non grava sul debito pubblico. Per ciò che riguarda invece i testi delle canzoni, molte paroline e parolacce, così facciamo vedere che siamo moderni, in linea con i reality, spregiudicati come si conviene. Vabbè, è sempre Festival. L´unica certezza è che l´anno prossimo saremo sempre qui. Anche se tutti sanno che l´unico modo per rivitalizzare Sanremo sarebbe fare cantare tutte le canzoni a Fiorello: perché per la politica non funzionerà, ma per la musica la soluzione è sempre l´uomo della provvidenza, altro che alternanza, altro che concorrenza, altro che liberalizzazioni. ************************** La Repubblica 26/02/2007. Silvia Fumarola SANREMO - Se per Piero Chiambretti il festival è «inossidabile, inaffondabile e geriatrico», Pippo Baudo sembra ringiovanito di vent´anni. Il clima nazionalpopolare - Sanremo addobbata a festa con lucine a forma di spartiti, note musicali, mazzi di fiori, la sua foto in estasi tra i dischi di cioccolata - è un potentissimo Gerovital. La crisi di governo è lontana da qui, anche se Baudo si lascia scappare una battuta, a cui forse, non crede neanche lui: «Sarebbe bello se Prodi e Berlusconi cantassero la stessa canzone». Domani si alza il sipario sulla 57ma edizione, per lui la dodicesima: «Le canzoni sono bellissime, Michelle Hunziker è una forza della natura, mi piace essere spiazzato da lei. E´ imprevedibile, spiritosa, con lei non si sa mai dove va a parare non viene qui con l´arroganza di altre sue colleghe». Sarà proprio la Hunziker ad aprire la prima serata, con un omaggio al musical, «Tutti insieme appassionatamente», che l´ha già vista protagonista a teatro. Piero Chiambretti, star del dopofestival, non è molto ottimista sugli orari: per questo ha già ordinato una serie di pigiami, e ha voluto una camera da letto in sala stampa, da dove va in onda il suo talk show. Postazione comoda da dove aspetterà che «sua Pippità» gli dia la linea. Non sembra preoccupato delle voci che danno Flavio Briatore, da lui scelto come opinionista, in altre faccende affaccendato. «Non verrà al Dopofestival? E´ il giallo di Malindi. E´ la Melandri che non lo vuole» scherza Chiambretti «Mi auguro che Flavio venga, speriamo che il caso si risolva. Anche se a qualcuno può non stare simpatico, è pur sempre un personaggio internazionale». Città blidata, strade intasate, la Hunziker si godrà Sanremo lavorando, ma con tutta la famiglia a fare il tifo per lei: al suo fianco la mamma Ineke e il fratello Harold con la compagna. La piccola Aurora, che deve andare a scuola, la raggiungerà solo per la finale. GLI OSPITI: Baudo ha scelto gli artisti che piacciono ai giovani. All´Ariston ci saranno gli Scissors Sisters ("I don´t feel like dancing"), Norah Jones, la giovane regina del nuovo jazz, Mika che spopola con "Grace Kelly", John Legend, voce soul, i redivivi Take That, oltre all´inglese Joss Stone. La superstar di questo festival è europea: la spagnola Penelope Cruz, all´Oscar come miglior attrice per "Volver" di Almodovar. Ma sul placo dell´Ariston sfileranno anche molti nomi eccellenti della canzone italiana: Battiato, Renato Zero, Elisa, Gianna Nannini, Tiziano Ferro e Gigi D´Alessio. Sabato sera Baudo avrà al suo fianco Mike Bongiorno. GIURIA DI QUALIT: La giuria di qualità (attori, giornalisti, registi, musicisti) interverrà solo nella serate finali per decidere la classifica dei Giovani (venerdì) Big (sabato). Il suo voto peserà per il 20% nel punteggio conclusivo; il 50% verrà determinato dalla giuria demoscopica, mentre il restante 30 verrà stabilito dal televoto del pubblico. GIURIA DEMOSCOPICA E TELEVOTO: La giuria demoscopica è composta da mille persone, selezionate statisticamente, 50 per regione (48% uomini, 52% donne), acquirenti di musica, dai 14 anni in su (40% fino a 35 anni, 60 da 36 in su). Per i Giovani voteranno solo ragazzi fra i 14 e i 35 anni. La classifica nelle prime serate sarà ufficiale solo per i Giovani, votati dalla giuria e dal televoto degli spettatori. GLI OMAGGI: Il festival che guarda al futuro, potrebbe riservare qualche sorpresa con gli omaggi e i tributi che riserva ai grandi artisti italiani scomparsi: da Claudio Villa, a vent´anni dalla scomparsa (fu proprio Baudo ad annunciarne la morte durante una serata del festival) a Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi e Rino Gaetano. Altro momento clou sarà il conferimento del premio alla carriera Città di Sanremo al maestro Armando Trovajoli, 89 anni. L´autore di "Roma non fa´ la stupida stasera" e di tanti successi che hanno fatto il giro del mondo, riceverà il premio dalle mani del presidente della Siae Giorgio Assumma, venerdì. I PRESENTATORI: Pippo Baudo, 70 anni, è al suo dodicesimo festival. Dopo un periodo di oscuramento è tornato ai fasti di un tempo che naturalmente lo hanno portato a Sanremo I COMICI: Comicità d´autore per le cinque serate del festival: Antonio Cornacchione (protagonista accanto a Fabio Fazio a "Che tempo che fa", il cantore del «povero Silvio»), Ficarra e Picone. Poi Max Tortora, il più grande imitatore di Alberto Sordi, e il re dei pacchi Flavio Insinna, mentre non è scontato l´arrivo di Luciana Littizzetto: difficilmente arriverà, visto che nella serata finale è impegnata con Fazio. Nel libro dei sogni di Sanremo c´è anche Fiorello: la sorpresa «mai vista» sarà la sua assenza, o visto che è impegnato col suo show teatrale ci sarà un collegamento col Palalottomatica di Roma? Un ritorno al dopofestival: Piero Chiambretti, 50 anni, condurrà il dopofestival che ha già guidato nel ´98. L´anno prima era sul palco dell´Ariston con Mike Bongiorno il debutto da mamma Rai: Michelle Hunziker, 30 anni, svizzera, è per la prima volta a Sanremo e alla Rai. Dopo tanta tv, ha debuttato come cantante-attrice nel musical "Cabaret", in tour nei teatri ************************** Corriere della Sera 26/02/2007 Andrea Laffranchi Nelly Furtado una regina Pop per Sanremo. MILANO – Per la prima volta dopo tanto tempo Sanremo è in linea con il resto del mondo musicale. L’aria di restaurazione che tira quest’anno nel poprock – gli eventi del 2007 saranno le reunion di Police e Genesis – si rispecchia nel ritorno all’Ariston di Pippo (12.ma conduzione), Milva (l’unica con più Festival di Baudo), Albano, Johnny Dorelli, Gianni e Marcella Bella. Da domani a sabato, le cinque serate in diretta su Raiuno ci diranno in quale direzione va la canzone italiana. Perché c’è anche chi prova a rompere con l’omologazione al passato. L’anno scorso il Festival non li fece arrivare in finale. E gli Zero Assolto, per vendetta, si piazzarono nelle classifiche di vendita dei singoli e delle radio per mesi. Thomas De Gasperi e Matteo Maffucci tornano da favoriti quest’anno con «Appena prima di partire», ballad romantica. E per alleggerire la pressione di chi entra in conclave papa ed esce cardinale, hanno chiamato come musa Nelly Furtado. la star porto-canadese, che si esibirà con loro giovedì nella serata dei duetti, a raccontare come è andata. «La collaborazione è iniziata quando hanno rifatto la mia "All Good Things (Come to an End)" e abbiamo già suonato assieme a Milano. Sono due ragazzi squisiti. Non vedo l’ora di ritrovarli. E a Sanremo dovremmo girare anche il loro nuovo videoclip». Da cosa è stata colpita? «Sono dei bravi autori. Le loro canzoni sono orecchiabili e affascinanti. Hanno una forte sensibilità, sanno creare intimità. Queste sono caratteristiche che normalmente non si trovano in un gruppo pop maschile. E poi sono moderni e classici allo stesso tempo». Se dovesse fare dei paragoni, Nelly sceglierebbe «Elliott Smith per lo stile vocale e Ani Di Franco per la semplicità». Prima di andare a Sanremo, mercoledì, la Furtado sarà in concerto a Milano. «Il nuovo tour è più grande dell’ultimo – racconta ”: ci sono più luci, più azione, ho 4 ballerini sul palco, sono previsti dei cambi di costume. uno show sofisticato, sexy, divertente come un ottovolante». Uno spettacolo per farci vedere quanto è cambiata. Con il primo disco Nelly si fece notare per canzoni romantiche («I’m Like a Bird») e per un’immagine quasi folk. Al disco successivo cercò l’impegno ricordando nei testi la vicenda della sua famiglia di emigranti. E non le andò bene. E allora ecco una bella siliconata, musicale e di stile: per «Loose», il suo ultimo album, ha chiamato produttori di grido, da Timbaland a Pharrell Williams, fa la guest star in una puntata di «Csi: New York» («Sono una ladra che rubacchia nei negozi. Non avevo mai recitato prima e sono tornata con la memoria a quelle cose che si fanno da teenager») e si è fatta un guardaroba più sexy e ammiccante. Le vendite sono risalite, ma la trasformazione ha scioccato molti. La critica inglese ha distrutto il suo tour. I più gentili hanno detto che con i tacchi alti non sembra a proprio agio. «Magari al cinquantesimo show mi abituerò». Spiega così la rivoluzione nel look: «I cambiamenti non sono per sempre: nella vita si passa attraverso fasi diverse. E anche nello show ho momenti diversi dove passo dai tacchi alle scarpe da ginnastica». ************************** La Stampa 26 Febbraio 2007. GAbriele Ferraris E alla fine, resterà un telefonino. Cinque sere di canzoni, una ciurma di cantanti, presentatori, giornalisti, saltimbanchi, commentatori pensosi, lazzi e frizzi, potenti mezzi Rai, inviati e vallette, psicodrammi, illusioni perdute. Il Festival di Sanremo. Da domani, l’Unico Evento Italiano. Una volta faceva vendere milioni di dischi, creava miti, distruggeva esistenze. Una volta, segnava il costume nazionale; e - amavano ricordare i Bravi Presentatori dell’epoca - l’indomani mattina i garzoni dei fornai già fischiettavano i Simpatici Motivetti. Poi, la musica è finita. Nel senso che sono finiti i dischi, che nessuno compra più. E qualcuno s’è domandato a che servisse, ormai, il Festival di Sanremo. Suonerie. Il nuovo Eldorado. Nessuno, finora, l’aveva detto chiaro e tondo: magari un po’ si vergognavano. Gli artisti, che intascano le royalties ma si sentono diminuiti, vergognosi d’essere ridotti alla stregua di un drin drin; e i discografici, che nella smaterializzazione della musica affrancata dal supporto vedono la sepoltura senza appello del loro ruolo. Pippo Baudo è un pragmatico. Quindi, alla vigilia del Festival, ha detto forte e chiaro quello che tutti sapevano senza volerlo ammettere: le canzoni di Sanremo devono funzionare come suonerie telefoniche. Perché è quello l’unico modo di far pagare la musica. Per qualche misteriosa stortura della mente umana, gli stessi ragazzotti che giudicano stravagante l’acquisto a 15-20 euro di un cd contenente 20 canzoni, sono pronti a pagare fino a 5 euro per sonorizzarsi il cellulare - il Supremo Totem Identitario - con una canzonetta di successo. I cantanti, gli autori - quelli che pateticamente tentano ancora di essere «artisti» - non lo confessano neppure a se stessi: ma ad uno ad uno cedono al pensiero molesto, e come un tempo ormai remoto si chiedevano se nel loro nuovo disco ci fosse la mitica «canzone radiofonica» - quella in grado di diventare un tormentone dell’etere - adesso sperano di azzeccare il motivo giusto per i telefonini. Baudo, come al solito, non ha scoperto nulla: ha soltanto certificato l’esistente. Comincia il Festival di Sanremo. Macché politica, macché cultura: sono solo suonerie. ************************** La Stampa 26 Febbraio 2007. MARINELLA VENEGONI Sanremo, il giallo di Briatore. Non buttarla in politica, da queste parti, sembra impossibile. «Sarebbe bello che Prodi e Berlusconi si trovassero a cantare la stessa canzone» scappa detto a Superpippo al termine di una defatigante giornata di prove all’Ariston, dove ha pure tentato di mediare fra la sala stampa e i cantanti, che hanno invece preteso porte chiuse alle prove. Pazienza, in attesa che la vigilia del Sanremone si scaldi per il debutto di domani sera, ci si rinfranca con Chiambretti, al centro già del «Giallo di Malindi». Ovvero: ci sarà o no, al Dopofestival, il probo Briatore alfiere di un’Italia da Markette, in collegamento da casa sua a commentare con il Pierino nazionale una serata della gara di canzoni? Circolava la voce che sì, ci sarebbe stato, poi all’improvviso Briatore ha mandato a dire che non ci sarà. Chiambretti ancora ci conta: dice che, se ci parla, riuscirà a convincerlo. Ma nel frattempo maligna: «E’ la Melandri che non lo vuole». Potrebbe allora invitare la Melandri, no? Magari sarebbe l’occasione di una bella figura, se raccontasse finalmente la verità sulle sue vacanze keniote: se non al Dopofestival, dove? Questo è il posto giusto. E comunque, dalla politica non si esce, nella città dove il sindaco Borea, a capo di una giunta «rosa», sta vivendo lo stesso dramma di Prodi. A fine gennaio si è dimesso perché non aveva più la maggioranza, poi ha ritirato le dimissioni avendo incamerato un qualche Follini locale; però ieri ha dovuto rinviare un consiglio comunale per l’assenza di due dei suoi che risultano all’estero: magari in vacanza, magari a Malindi? Che combinazioni, in questa Riviera. Come dice Chiambretti «Il Festival di Sanremo è lo specchio della realtà. Nei testi delle canzoni di questa edizione si parla di new economy, guerra, affamati, donne e uomini. Si capisce che non sono solo canzonette come cantava quel tale. Perciò saremo costretti a parlare anche di politica: però questo Dopofestival non sarà una tribuna elettorale e non inviteremo i politici». Invece sono invitati a forza, al suo Dopofestival, i circa 320 giornalisti che qui vivono la settimana di passione del Sanremone. Pierino la peste ha infatti occupato la sala stampa, offrendo in cambio qualche comfort: tavoli da lavoro meno da guerre puniche, uno maxischermo meno da oratorio rispetto agli standard abituali, e insomma alcuni vantaggi che dovrebbero placare i molti mugugni delle truppe cammellate che stanno cominciando ad affollare lo stanzone sopra il teatro Ariston, dove fa molto freddo. Già si sa che il riscaldamento arriverà soltanto dall’auspicabile effetto bue-asinello quando le presenze saranno al completo. Intanto si sono accesi i primi pronostici sull’esito della gara fra i big, che quest’anno non prevede nessuno spargimento di sangue, non eliminazioni né classifiche a vista, per far rimanere belli e tranquilli tutta la settimana i gareggianti. I più quotati? Albano fra i «classici», gli Zero Assoluto fra i nomi più freschi. A favore del primo giocano il brano maestoso e l’interpretazione per una volta misurata; i secondi raccoglierebbero i frutti del successo commerciale dell’anno scorso. L’età anagrafica dei votanti farà la differenza. La storia in pagina Al Palafiori di Sanremo è aperta la mostra organizzata da La Stampa con le prime pagine del giornale: quattordici momenti di storia contemporanea che racchiudono eventi belli e brutti del secolo scorso: dalla fine della guerra alla nascita della Repubblica, dallo sbarco sulla luna al titolo mondiale di calcio del 1982. Non mancano pagine legate al Festival. La mostra del Palafiori si può visitare tutti i giorni, domenica compresa, dalle 10 alle 19. Chiude il 4 marzo.
• La Repubblica 27/02/2007 Silvia Fumarola. Anche Dorelli finisce in Rete. SANREMO - Se il buongiorno si vede dal mattino, camomilla a volontà. Tranquilli, sereni, placidi, forse stremati da prove diurne e notturne, Pippo Baudo, Michelle Hunziker e Piero Chiambretti hanno l´aria di chi ha fatto il proprio dovere, e quel che sarà, sarà. Stasera il festival comincia, con un regolamento «bruciato» dal web, che rimanda in rete i brani inediti. Dopo quello dei Grandi Animali Marini, stavolta è toccato a «Meglio così» di Johnny Dorelli. Scoperta dal blog di Gianluca Negri (www.macchianera.net), la canzone è scaricabile da un sito inglese di condivisione di file musicali, www.oink.co.uk. Il testo è identico e la voce sembra proprio quella di Dorelli. La Rai indagherà. Gli inediti che sbucano sul web, gli «spifferi» come li definisce Baudo, «chiedono un nuovo regolamento». Il capostruttura della Rai Giampiero Raveggi, ribadisce che dal 2008 sarà modificato, tenendo conto delle «grandi evoluzioni tecnologiche». «Spifferi» a parte, il clima è casalingo, tanto che Baudo annuncia al microfono: «Michelle deve correre in bagno, le scappa la pipì», mentre lei si alza, seguita di corsa dalle guardie del corpo. Una scena surreale. «E´ una settimana decisiva, per il governo e per il festival» spiega Sua Pippità, felice di parare i colpi del comico Antonio Cornacchione (primo ospite con Norah Jones e Scissor Sisters), che farà il monologo sull´attualità politica. «Cornacchione non è una presenza casuale, sappiamo i contenuti del suo intervento. Farò da ammortizzatore e sarò pronto a reagire. Le parolacce nelle canzoni? Fanno parte del linguaggio comune: se sono in armonia col testo, non c´è niente di male. Oggi nessuno dice più "perdindindirindina" e "culo" non è più una parolaccia». Anche il vescovo di Sanremo, Alberto Maria Careggio, in visita pastorale all´Ariston, benedice i testi: «Il festival quest´anno porta messaggi importanti». Così in questo clima idilliaco, (Mediaset schiera giusto Dr House su Italia 1), il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce ecumenico: «Non temo la controprogrammazione, ognuno fa il suo dovere», Baudo non batte ciglio neanche sui compensi, per ora bloccati: «Pare ci voglia l´autorizzazione della Corte dei Conti, ma Sanremo l´avrei fatto comunque». Anche la Hunziker è tranquilla, anche se le avevano detto che «sarebbe stato uno stress». Chiambretti ha lo sguardo furbissimo. «Il giallo Briatore è nato da un equivoco. Non l´ho chiamato io, chi l´ha contattato non gli ha spiegato bene. Quando ha letto che era "opinionista al Dopofestival" si è spaventato. Non pensavamo a niente di simile. Col talk show riunirò le "famiglie di fatto"». Stasera, in collegamento, quella delle "casalinghe disperate" formata da Edwige Fenech, Rita Rusic e Barbara Alberti. Domani la famiglia dei campioni della Juventus, Gianluca Pessotto, Ciro Ferrara e Gigi Buffon. A seguire, quella dei direttori Fede e Signorini. Quindi Arbore, Gianni Boncompagni e Beatrice Borromeo. L´unico spunto polemico lo offre Fabio Concato: «I miei ultimi dischi sono stati sottostimati e mal distribuiti, per questo mi sono preso il tempo necessario per reinventarmi. Ho lasciato la mia casa discografica e mi sono affidato a una piccola etichetta distribuita da una major». Concato farà il duetto con Michele Zarrillo: Tullio De Piscopo suonerà batteria. «La musica dev´essere considerata una cosa seria, oltre all´intervento del governo per la riduzione dell´Iva», spiega il cantante «si dovrebbe avviare una riforma della Siae. E lo dico anche se sono uno dei primi dieci autori più eseguiti in Italia». ************************** La Repubblica 27/02/2007 Gino Castaldo. "Sanremo fotografa l´Italia? E allora ecco il nostro governo". «Dice che Sanremo rispecchia il paese. E allora rispecchiamolo davvero». Paolo Rossi questo suggerimento lo vuole prendere alla lettera. «Il regolamento del festival dovrebbe essere adattato ai tempi» dice, «sono fermamente contrario a questa votazione uninominale alla tedesca. Ci vogliono alleanze, coalizioni, appoggi. Io sono pronto. L´idea mi è venuta insieme a Daniele Silvestri. Vogliamo contattare Simone Cristicchi, magari per le politiche giovanili. Poi chiederemo l´appoggio esterno di Nada». Senta Rossi, ma se deve essere coalizione, ci vuole un capolista prestigioso, maturo, ci avete pensato? «Ma sì, secondo me deve essere Dorelli, più meno la stessa età di Prodi. Poi per tranquillizzare ulteriormente i moderati possiamo imbarcare Mango. E Milva ovviamente, ma forse è troppo rossa». E i gruppi rock, i Velvet, per esempio? «Dei gruppi bisogna tenerne conto, aprire un dialogo per evitare cedimenti della coalizioni. Io sono per un apertura al dialogo. Sarebbe bello che tutti presentassero una propria lista. All´opposizione devono pensarci altri, noi lavoriamo per affinità e simpatia, pensiamo solo in termini di vittoria». Eppure, se coalizione deve essere ci vuole un programma politico... «Ma certo, dobbiamo buttare giù i dodici punti su come condurre la canzone leggera in Italia. Il punto che porterò io è lo spazio per la canzone teatro. Tutti si stupiscono, ma come, un attore che canta, ma buona parte della canzone popolare del secolo scorso, viene dal tabarin, poi dalla rivista, dal varietà, per finire al cabaret. Gli altri undici punti li discuterò con gli alleati. O meglio, se vogliamo imitare la classe politica fino in fondo, i dodici punti saranno in base ai voti che avremo preso, il programma lo presentiamo dopo, non possiamo essere più seri dei politici». Ecco, i voti, appunto, come potrebbe reagire il popolo dei votanti? «Sui voti ho qualche perplessità. Mi è chiaro che gli sms sono di destra, la giuria di qualità forse un pochino più di sinistra, la demoskopea è moderata, e poi voglio chiedere a Pippo qualche delucidazione: gli sms astenuti a chi vanno? Visto l´andazzo qualcuno magari vota ma si astiene, oppure i nulli con gli insulti. Vanno conteggiati?». Non coinvolgerà i Tetes de Bois, visto che giovedì si esibirà insieme a loro? «Assolutamente sì. C´è una trattativa in piedi, non bisogna dimenticare la strada, le fabbriche, volevo negoziare ma loro oggi sono in giro a cercare vecchi camion e filobus, sono fatti così… ma ci conto». Baudo ha fatto paragoni con la vittoria di Bartali al tour de France nel 1948. Sanremo sarà un diversivo rispetto ai problemi del paese? «Con questa cosa dei due mondi paralleli, a volte ci puoi scherzare ma è inquietante. Quando ho visto quello che è successo al Senato, mi è venuto da pensare: ma se il Senato è questo, chi fa le leggi? Chi insegna agli ultrà come ci si comporta allo stadio? E´ come se un genitore rimproverasse il figlio perché fa tardi in discoteca e poi il pomeriggio si accascia perché è ubriaco». ************************** La Repubblica 27/02/2007 Carlo Moretti. "Solo gli italiani cantano in coro nei concerti". Norah Jones si è lasciata definitivamente alle spalle il risentimento che le impediva di abbracciare suo padre, il musicista Ravi Shankar, e di parlare in pubblico dell´uomo che dopo averla concepita 27 anni fa fece perdere le sue tracce. Shankar si era presentato poi a un suo concerto, per dirle: «Mi hai stupito: sei davvero brava», ma le difficoltà non erano certo svanite. Arrivando a Sanremo, dove la cantautrice texana canterà Thinking about you dal recente terzo album Not too late, la Jones ha rivelato che ora i rapporti con il maestro di sitar dei Beatles sono buoni, come lo sono quelli con sua sorella Anushka Shankar, tanto che sta pensando di incidere qualcosa con lei: «Con mio padre no, non potrei» ha aggiunto, descrivendo i legami di una ritrovata famiglia. «Per poter suonare con lui dovrei prima prendere molte lezioni: i nostri mondi musicali sono lontani. Con mia sorella è diverso, i nostri gusti sono molto simili». La Jones porterà sul palco dell´Ariston l´antica magia legata al jazz e al soul, nel segno delle cantanti che ha ammirato sin da bambina, a cominciare da Billie Holiday e Nina Simone. «Resto legata a quelle radici, non sono una cantante pop e non intendo diventarlo» ha detto. «Non riesco ad ammirare artiste come Madonna, che si svestono sul palco pur di far colpo. Continuo a sognare le ladies della storia del jazz. E anche una cantante come Aretha Franklin, che sul palco dimostrava tutta il suo vigore, era una lady, per come la vedo io». La prossima estate Norah Jones sarà in Europa, il tour toccherà anche l´Italia. Lascerà spesso la sua postazione al pianoforte per imbracciare la chitarra e poter guardare dritto la platea. «Amo il pubblico italiano: è l´unico che nei concerti sa cantare in coro le mie canzoni». ************************** Corriere della Sera 27/02/2007 Festival al via con un brano «scomunicato».Cinquantasette anni dopo, è ancora Festival. Questa sera Pippo Baudo e Michelle Hunziker aprono su Raiuno l’evento più popolare dell’Italia televisiva: venti cantanti «big», 14 giovani, e fino a sabato prossimo – crisi di governo o no, benzina alle stelle o meno – una gran fetta del Belpaese trasloca in Riviera. Con il «Dopofestival» quotidiano, condotto da Piero Chiambretti, che promette scintille. Intanto, una prima scintillina c’è già. E profuma insieme di zolfo e incenso, nascosta fra le note. «Nun è peccato», diceva una famosa canzone nata a Napoli. «Si ’sta vocca desidera ’e vase...nun è peccato!»: «se questa bocca desidera dei baci, non è peccato...». Ma se invece, in quella bocca «sfrizzola la lingua, che acquolina ho?». Così dice un’altra canzone, nata a Sanremo e non a Napoli, firmata Patrizio Baù, per la musica, e Maurizio Bernacchio, per il testo. Dice anche molte altre cose, come «E dammela la mela/ sai quanto mi fa gola/ se la mangi sola/ che gusto ci sarà». La mela, Adamo, Eva: memorie e richiami delicati. E allora sì, che il tutto può essere «peccato». Almeno piccolo, veniale, e almeno per il vescovo di qui: «Beh, come si fa a usare queste parole, o a dire "in amore è naturale/ liberare l’animale?" – sbotta Alberto Maria Careggio, vescovo di Ventimiglia e Sanremo, già amico personale e compagno in tante passeggiate alpine di Giovanni Paolo II, nonché co-autore del libro «Giovanni Paolo II, l’uomo delle alte vette». «Come si fa a cantarle? E poi ci lamentiamo se i ragazzini fanno alle loro compagne certe cose, e si passano le immagini sui cellulari... Se i ragazzi non hanno dei valori, dei principi. Che esempio gli diamo, da un palcoscenico così? Io vengo da tre anni qui al festival, mi piace la musica soprattutto quando veicola dei buoni messaggi, e anche quest’anno sono invitato, per mercoledì. Ma se quella sera, come sembra, ci sarà questa canzone nel programma, penso che me ne resterò a casa. Sarei imbarazzato, a star qui ad ascoltare. E mi meraviglia molto che una persona che mi dicono di buona cultura e sensibilità, anzi un professore di scuola media che insegna proprio a dei ragazzi, venga a cantare certi versi». Il professore, naturalmente di musica, non è altri che Patrizio Baù, anni 34, nato in Svizzera da emigrati veneti, diploma di chitarra classica al conservatorio e co-autore di «Peccati di gola», che ha definito così: «indefinibile». Cioè «canzone popolare fra pop ed elettronica», centrata sull’«ambiguità» fra due peccati deliziosi, l’Eros e la gola, il letto e la cucina, l’orgasmo e la scorpacciata, donna Beatrice e Monica Lewinsky. Con qualche sillaba di libera, diciamo così interpretazione, e non proprio femminista: «Una donna sul cuscino/ come panna sul budino/ ti condanna ad un destino/ di golosità». «Sfizia la mia schiena col calore dei delle mani e dei sederi...E alza la sottana/ E apri la persiana/ Che figlia di p..../ La femminilità/ E mordila la mela/ Golosa nella gola/ succosa ti consola/ che gusto che mi dà...Spizzica le labbra e non potrai più dire no». Invece «no» lo dice il vescovo, e con gentile indignazione: «Insomma, uno dovrebbe capire che quando canta davanti a centinaia, anzi a milioni di persone, di tutte le età, ha una certa responsabilità, offre un certo esempio». Diciamola tutta: dovrà andare a confessarsi, il professor Baù? «Beh – sorride il vescovo – prima di andarsi a confessare, uno si pente. Se non si pente, non va a confessarsi. Lo chieda a lui. Invece, ecco, mi piacciono molto i testi di Concato e Cristicchi. Anzi, lo vede questo signore? La sua canzone sì, che mi piace, e dice qualcosa di importante». «Questo signore», al quale il vescovo stringe calorosamente la mano, è Carrisi Albano noto Al Bano, anni 63, 11 Festival, cantore di «Nel perdono»: canzone rivolta a Dio, «dal quale più ci allontaniamo e più diventiamo bestie». Come dire: l’esatto contrario di «in amore è naturale liberare l’animale». Adamo-Baù, Eden-Sanremo, manca solo il diluvio. Luigi Offeddu IL GIOVANE E IL PRELATO Vengo qui da tre anni e anche adesso sono invitato. Ma se domani sera ci sarà questa canzone nel programma me ne resterò a casa ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Maria Volpe. Baudo: ma la paga degli orchestrali è una vera vergogna. Per fortuna sono arrivate le polemiche. Non ci si sperava più. L’atmosfera alla vigilia della cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo è serena, l’armonia regna sovrana tra il rinato Pippo Baudo – 70 anni e 12 Festival sulle spalle – la bella e bionda Michelle Hunziker, gli ospiti, i cantanti. Pure col conduttore del Dopofestival Piero Chiambretti non c’è segno di screzio. Ma per fortuna il vil danaro ha scatenato le ire degli orchestrali giustamente sostenuti da Baudo in questa fase della sua vita vero paladino dei diritti civili. «Cinquantuno euro al giorno per un impegno senza orari non è una paga, ma una vergogna», ha tuonato il conduttore. Perché per l’appunto l’orchestra che appare stasera sul palco del teatro Ariston – formata da 53 elementi, di cui 34 dell’orchestra sinfonica di Sanremo (gli archi), i 19 restanti dell’Orchestra Rai, più sei coristi – è vittima di questa vergogna. Non tutti: una parte di quei 34 percepiscono, a fronte di un orario di lavoro smisurato, 100 mila lire del vecchio conio. Il sindaco di Sanremo Borea (che ha ritirato le dimissioni domenica, in linea con il governo Prodi...) si è impegnato a risolvere la vicenda. E Baudo ha proposto all’amministrazione sanremese un extra-budget per l’Orchestra. Anche perché questa vicenda sottolinea ancor di più i cachet stellari che percepiscono gli artisti. Con buona pace della Finanziaria e del tetto di 250 mila euro per i compensi ai «collaboratori» Rai. Ma da stasera nessuno ci penserà più. Da stasera conteranno le canzoni e il look della Hunziker, la satira di Cornacchione e i commenti di Chiambretti. Un «signore e signori buonasera», un saluto di Pippo, un breve discorso, poi l’entrata di Michelle, stasera vestita da Valentino: abiti principeschi, molto raffinati in stile Grace Kelly. La Hunziker parte cantando: tanto per far capire che l’era delle vallette è davvero finita. Un mix di brani, omaggio a Sanremo: «Quando dico che ti amo», «Quando m’innamoro» e «Adesso tu» canzone dell’ex marito Eros Ramazzotti con cui ha vinto il Festival nel 1986. Un omaggio all’amore, più che a Sanremo. Poi al via con le canzoni e tra loro, Cornacchione che – ca va sans dire ’ prenderà le difese del «povero Silvio», autore pure lui di canzoni scartate al Festival «pieno di comunisti». Del resto Pippo lo ha detto con chiarezza: «Questa è la settimana decisiva per il Governo, e lo è pure per il Festival. Così siamo pari». Anche se i suoi intenti reali sono diversi: altro che scherzi, altro che politichetta. «Recuperiamo in dignità. I coup de théâtre nello spettacolo spesso sono provinciali e offensivi nei confronti del pubblico. Se si alza il livello della musica si alza il livello del Paese». Il sindaco Borea, su sollecitazione del conduttore, si è impegnato a risolvere la vicenda con un extra-budget ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Andrea Laffranchi L’ospite straniera. Norah Jones: debutto con gaffe sulla Callas. MONTECARLO – Norah Jones sta a Montecarlo, al lussuosissimo de Paris (dove trionfano gigli, orchidee e ingioiellate signore âgée) perché gli hotel di Sanremo sono troppo cheap per le superstar. Al Festival ci verrà oggi pomeriggio per le prove, poi tornerà in Costa Azzurra a riposarsi e si ripresenterà giusto in tempo per salire attorno alle 23 sul palco dell’Ariston. Non è lei a fare le bizze. più una scena della casa discografica, la sofisticata e jazzy Blue Note, che la vorrebbe un po’ più diva. Fosse per lei tutto sarebbe più rilassato. Ci accoglie in maglioncino lavanda, jeans e ballerine armeggiando davanti al buffet. Acqua, sapone e tanta voglia di fare musica. Del resto se le si chiede quali sfizi si sia tolta da quando è diventata una diva, risponde «lo studio di registrazione nel mio appartamento: non guardo molto ai soldi, ma mi sono potuta permettere apparecchiature più lussuose». Insomma niente champagne millesimato, niente bollicine in testa. Solo musica: «Ogni tanto a New York vado ancora in qualche club dove riesco a tornare anonima e suono assieme a qualche amico». La prossima estate sarà in tour in Italia. Il 13 luglio a Lucca e il 14 a Caserta: «Suonerò anche la chitarra, non solo il piano. Mi piacerebbe qualcosa di più movimentato rispetto al passato, ma non sono una da ballerini e fuochi d’artificio. Penso a un palco teatrale, alla Tom Waits». E la sua eleganza innata da dove viene? «Da quello che ascoltavo quando ero una ragazzina: non certo Madonna, ma le vere ladies del passato come Billie Holiday e Aretha Franklin». A proposito di modelli, dichiara con candore che il suo mito italiano era Maria Callas. E a chi le fa notare che la cantante era greca, spiega imbarazzata che si riferiva alla musica lirica, italiana per antonomasia. E con papà Ravi Shankar (che se ne andò quando era piccola) collaborerà mai? «All’inizio mi dava fastidio essere presentata come figlia di... perché stavamo cercando di recuperare la nostra relazione. Ora siamo più vicini, ho un mio nome e mi pesa meno. Un duetto sarebbe difficile perché facciamo musiche diverse. Non riesco a vedere papà che canta come il mio idolo Willie Nelson». ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Mario Luzzatto Fegiz Poche rime cuore-amore, arriva l’impegno teatralizzato. «I matti sono punti di domanda senza frase, migliaia di astronavi che non tornano alla base» canta Simone Cristicchi in «Ti regalerò una rosa». Potremmo definirlo, questo Sanremo, un «Festival del Teatro Canzone», più vicino a Gaber e più lontano da Ramazzotti e Baglioni. Almeno per quanto riguarda i big in gara. Dove da stasera vedrete e sentirete canzoni con una forte vocazione spettacolare e a volte addirittura cabarettistica, dove la parola e il gesto hanno grande importanza e nelle quali i contenuti provocatori, sociali o surreali hanno grande peso. Fra i big veramente poco cuore e amore. Il genere teatral- impegno ha una grande resa televisiva, ma in genere vende pochi dischi e si brucia rapidamente. E veniamo ai dettagli. Daniele Silvestri trasforma «La paranza», che è un misto di pesciolini da frittura, in una esilarante danza ricca di giochi fonetici e paradossi su ritmi cubani. Tosca sublima in una canzone tutta fiati e tamburi una festa patronale paesana. «Il terzo fuochista» non è dunque, come il titolo suggerirebbe, un addetto alle caldaie di una vaporiera, ma un artista pirotecnico. Teatrale anche la canzone scritta da Faletti per Milva «The show must go on» sugli artisti falliti in cui l’enfasi insita nel personaggio viene utilizzata al meglio per narrare vite in perenne viale del tramonto. Di segno opposto, nel suo minimalismo espressivo la canzone «Oltre il giardino» di Fabio Concato ove si narra il dramma di un cinquantenne che resta senza lavoro e si deve confrontare con un mercato dominato da precariato e new economy. Piacerà e farà discutere la canzone inedita di Rino Gaetano «In Italia si sta male (si sta bene anziché no)» interpretata da Paolo Rossi con arrangiamenti di Mauro Pagani in un clima fra il cabaret e Kurt Weill. Un brano molto attuale sulle contraddizioni di questo Paese invivibile e nello stesso tempo ideale, su giro armonico elementare con un crescendo strumentale. Poi c’è il bel canto, che possiamo dividere in colto e popolare. Quello popolare vede in pole position Albano Carrisi, con «Nel perdono» (fra gli autori il figlio Yari Carrisi e Renato Zero). un brano mistico, suggestivo e ricco d’enfasi. Nello stesso filone, ma con partenza pop ed esplosione tenorile bocelliana da metà canzone il misterioso Piero Mazzocchetti con «Schiavo d’amore». Il belcanto colto, magari con background jazz vede Amalia Grè, Antonella Ruggiero e Nada. Grè ha una canzone d’amore, la Ruggiero una fiaba drammatica di guerra, molto audace come partitura e Nada è avanguardia pura, ipnotica come certe canzoni di Lou Reed o Nina Hagen. In precario equilibrio fra pop e belcanto il saggio da crooner di Johnny Dorelli. La fascia dei giovanissimi, fra i big è come dire limitata a Velvet e Zero Assoluto con due canzoni indovinate e minimaliste. Gli Stadio sono un’isola di rock melodico mentre la voce si fa strumento in un nobile Mango. Difficile prevedere il destino di Dj Francesco che col padre Roby Facchinetti dei Pooh propone una svolta di normalità dopo anni di canzoni un po’ folli. Come reagirà il suo pubblico? In piena tradizione festivaliera infine Marcella e Gianni Bella e una Leda Battisti spagnoleggiante. La macedonia di Sanremo 2007 è servita. ************************** La Stampa 27/02/2007 STEFANIA MIRETTI Il vescovo boccia i peccati di Baù. Monsignor Alberto Maria Careggio, vescovo di Ventimiglia e Sanremo, tiene sulla scrivania tirata a cera i testi delle canzoni del Festival, pagine meditate e ciancicate sulle quali ha preso appunti. Lui, veramente, le chiama «i messaggi», e ci vede qua e là motivi di preoccupazione. «Mi chiedo come sia possibile non solo cantare, ma presentare senza imbarazzi un brano che s’intitola, se non sbaglio, ”Peccati di gola”...». Dice quello che fa: «In amore è naturale / liberare l’animale»? «Ecco, brava, è proprio quello. Ma ha letto? ”E dammi la mela... E sai quanto mi fa gola...”. E’ proprio necessario correre così al ribasso? Se penso che questo cantante, come si chiama». Si chiama Patrizio Baù, Eccellenza. «Ecco, se penso che questo Patrizio Baù è un insegnante di scuola media... Che poi, chissà lui cosa pensa d’aver detto, con questi versi...». Beh, sembrerebbero abbastanza chiari... «Sembra anche a me. E allora lo voglio dire, con la stessa chiarezza con la quale si esprime questo cantante, che non è accettabile ospitare una canzone così in una manifestazione che veicola messaggi in tutto il mondo». L’ha detto anche a Baudo, nel vostro breve incontro che il conduttore ha definito «un saluto laico?». «Ha detto così? Comunque no, non abbiamo parlato di canzoni, ci siamo limitati a stringerci la mano». E’ già tanto. Un vescovo che imbocca la porta dell’Ariston a pochi giorni di distanza dallo sfogone di Pippo contro il Papa, e dopo che dal Vaticano è arrivato per il conduttore l’invito a «prendersi un anno sabbatico», è un po’ come un ministro che partecipa a un corteo antigovernativo. Se non era un saluto laico allora cos’era, un’assoluzione? «Ma no, sono tre anni che vado a portare una mia parola agli artisti! Sia gentile,questa domanda non me la faccia. Non voglio entrare nel merito di quell’episodio certamente non edificante. Neppure lo ricordo bene, mi pare che siano state pronunciate parole un po’ intemperanti, frutto di una certa facilità nell’esprimere giudizi, che se vogliamo è tipica del nostro tempo. Quel che conta è che nei testi delle canzoni ho riscontrato anche parecchi valori positivi». Dica. «Al Bano per esempio. Fermo restando che parliamo di canzonette leggere, la sua ”Nel perdono”, scritta da Renato Zero, mi è piaciuta moltissimo. Un testo splendido, dove prevale l’elemento positivo. Ma ho apprezzato moltissimo anche la canzone di... Antonella Ruggiero, o almeno mi sembra si chiami così». Quella contro la guerra? «Sì, quella. Ma io ci vedo di più. Qui c’è una madre che con grande tenerezza parla a suo figlio, che vuole dare la sua vita per il figlio... In un mondo in cui si ha la pretesa di manipolare tutto, compresa la maternità, capirà anche lei che una canzone così ha una forza...». Eccellenza, guardi che poi l’accusano di ingerenza... «Ma è ingerenza anche voler imbavagliare la Chiesa quando richiama l’umanità al rispetto dei valori della vita!». Proseguiamo. Cristicchi e la canzone sui manicomi? «L’ho apprezzata. Apparentemente ti porta in un mondo di morte, perché è il pensiero la grandezza dell’uomo; ma l’autore è riuscito a far sentire un soffio vitale». Concato e la nuova economia? «Un messaggio di fiducia, badi che dentro c’è molto simbolismo: i fiori e i colori come segni di speranza. E sullo sfondo la tragedia di un uomo, padre e sposo, che perde il lavoro». Ora, nella penombra dell’Episcopio, sfogliamo insieme «Sorrisi e Canzoni Tv» per cercare una foto di Michelle Hunziker. Il vescovo non ce l’ha presente. «Potrei parlarle a lungo di san Tommaso, ma sulle vallette non sono preparato. Ah, eccola, è questa ragazza bionda. Cos’ha fatto prima?». Era la moglie di Eros Ramazzotti e poi... «E poi, c’è già un imperfetto di troppo». ************************** La Stampa 27/02/2007 LUCA DONDONI La gaffe di Norah: ”Callas, mito italiano”. Si ha voglia di scrivere che questo è il Festival degli italiani e gli stranieri non sono più importanti come un tempo. Non è affatto così. Tra gli ospiti delle cinque serate (peraltro tutti cantanti a parte la splendida attrice Penelope Cruz) e quelli che verranno a duettare con gli italiani in gara venerdì, gli stranieri all’Ariston saranno ben 15 e cioè poco meno della metà dei 34 big e giovani in gara. Stasera apre le danze Norah Jones da poco uscita con il nuovo album Not To Late che debutta con una gaffe: «Il mio mito italiano? La Callas».. Attesi anche gli Scissor Sisters che al di là di una canzonetta facile come I Don’t Feel Like Dancing non hanno fatto più nulla e dopo questa fiammata sanremese magari torneranno nell’oblio. Domani tornano i Take That, ovviamente senza il multimiliardario del pop Robbie Williams che ormai tratta gli ex compagni come i cugini poveri. In realtà i quattro rimasti non sono niente male e con l’album della rinascita Beautiful world non solo hanno venduto un milione e trecentomila copie solo nel Regno Unito ma hanno appena ricevuto un Brit Award. Sempre domani ci sarà John Legend che per promuovere il suo Once Again è già stato nel nostro paese almeno una decina di volte. La canzone che ci farà ascoltare però è bellissima e si intitola PDA (We Just Don’t Care). Giovedì c’è l’idolo di tutte le teen ager latino americane grazie al telefilm Paso Adelante. Il suo nome è Miguel Angel Munoz e l’operazione marketing per lanciarlo anche in Italia dovrebbe avvenire proprio dalla riviera con Diràs Que Estoy Loco. Sabato due inglesini giovani giovani: Joss Stone (vero nome Joscelyne Eve Stoker) e Mika. La prima si è già fatta conoscere nel nostro paese grazie a un album uscito tre anni fa The soul sessions mentre il secondo è davvero una new entry dello show-biz. Anglo libanese, c’è chi parla di Mika Penniman come di una sorta di reincarnazione di Freddy Mercury, certo il singolo Grace Kelly sta andando molto ben . Giovedì, poi, a parte Leda Battisti, Fabio Concato, Simone Cristicchi, Johnny Dorelli, Amalia Grè, Mango, Milva, Nada, Antonella Ruggiero, Daniele Silvestri, Stadio, Tosca e Velvet gli altri protagonisti hanno deciso di farsi accompagnare da artisti stranieri. Così Al Bano sarà affiancato dai lituani Vokala Grupa Cosmos, Marcella e Gianni Bella hanno chiamato dall’America le Former Ladies of the Supremes, Padre e figlio Facchinetti la prezzemolina Anggun. Una rediviva Amii Stewart duetta con Piero Mazzocchetti. Nate James è forse una delle scelte migliori e se lo è assicurato Paolo Meneguzzi. Ottimi anche i Tetès de Bois con Paolo Rossi. ************************** La Stampa 27/02/2007 GABRIELE FERRARIS Baudo: giorni decisivi per me (e per il Paese). Un Festival normale. Lo annunciano così; così lo vogliono, così lo prevedono. Un Festival delle canzoni, insomma. Siamo vecchi del mestiere, e l’abbiamo sentita tante volte: ma questa potrebbe essere quella buona, perché ieri Pippo Baudo ha fatto una premessa, e una promessa, che suonava quasi ad abiura del Baudo che fu: «Faremo una cosa non dico noiosa, ma seria, non tireremo l’acceleratore a qualunque costo: e guardate che sarebbe facile, ci sono dei colpi di teatro che sono infantili e irriguardosi per il pubblico». E se lo dice lui, ci sono buone speranze che nessuno tenti di buttarsi dal loggione in diretta, al primo auditel così così. E’ lui, Baudo, la chiave di lettura del cinquantasettesimo Festival di Sanremo: un Baudo diverso da quello che avevamo lasciato quattro anni fa, nel 2003, sua ultima conduzione. Le alterne vicende della vita segnano, ed è un Pippo finalmente anziano, appena appena spelacchiato, quello che affronta la sua dodicesima fatica sanremese. A tratti elegiaco - «siamo di nuovo qui, siamo sempre gli stessi...» - e crepuscolare come certi western di Peckinpah, sorvola lieve sui pochi e stenti spunti polemici che i giornalisti volonterosi si sono ingeniati di scovare alla vigilia del Grande Nulla. I compensi stratosferici? «Io l’avrei fatto anche gratis, comunque il decreto di Nicolais deve ancora avere il parere della Corte dei conti...», butta lì, mentre la florida Hunziker (la più pagata dagli italiani, se davvero prende un milione tondo) elude sgranando gli occhioni svizzeri ogni accenno al vil danaro. E gli inediti non inediti? «Sarà necessario rivedere il regolamento...». Ma non importa più niente a nessuno, ieri la notizia che la canzone di Dorelli sarebbe circolata anzitempo sul web ha lasciato indifferenti i più. A tratti, per occontentare gli scribi famelici di virgolettati forti, Baudo si fa il verso, dichiara la sua intenzione di rimanere in Rai a vita (e chi ne dubitava?) o finge di credere ancora nella Centralità Sanremese: «Sarà una settimana decisiva per il governo e per il Festival: siamo pari», sussurra. Ma è mestiere, non fede. E son quasi patetici, i tentativi dei giornalisti di resuscitare il cadavere della «polemica sanremese» degli anni eroici, quando un’alzata d’ingegno di Pupo mobilitava intere redazioni. Stasera, dicono, le provocazioni potrebbero arrivare da Antonio Cornacchione, il comico di «povero Silvio». Figurarsi. Una volta, i bombaroli si chiamavano Grillo o Benigni. Siamo al punto che si definisce un «caso» l’eventuale no di Briatore a collegarsi una sera con il Dopofestival. Ci immaginiamo la Nazione in gramaglie. Se volete, potreste emozionarvi all’idea del gruppo d’ascolto «casalinghe disperate» - Edvige Fenech, Rita Rusic e Barbara Alberti - che stasera, alla corte di Chiambretti, aprirà la serie delle «famiglie di fatto» riunite dal Festival: domani ci saranno gli juventini Pessotto, Ferrara e Buffon; giovedì i direttori Fede e Signorini; venerdì «quelli della notte» Arbore, Boncompagni e Beatrice Borromeo «che ha una testa, oltre che una bella gnocca», celia il Pierino. E a tal proposito potreste indignarvi - come fingono d’indignarsi gli indignati di professione - per le «parolacce» in qualche canzone. C’è persino un «vaffan...», pensate un po’: roba mai sentita. Baudo sorride, «il Festival è lo specchio del paese...». Magari è questo, il problema del paese. O del Festival.
• La Stampa 27/02/2007 Paolo Martini Se la crisi toglie il sonno e gli ascolti a StraPippo. Baudo si sforza di parlarne in pubblico «seeerenaaamente», proprio come Prodi. Ma la crisi di governo toglie il sonno anche a lui. «Speriamo che questa settimana, decisiva per il festival e il Governo, ci offra bella musica e note allegre» ha subito detto ieri. In effetti un’incognita politica da brivido pesa sul già non facile Sanremo 2007. E dire che un buon risultato Auditel era assicurato dal disarmo bilaterale delle contro-programmazioni. Adesso i guai possono venire addirittura da Raitre. La partenza contro un Ballarò più pimpante che mai, nel giorno del ritorno di Prodi al Senato, sottrae sicuramente pubblico. Non parliamo, poi, dell’eventualità mercoledì di una clamorosa crisi-bis ! Immaginatevi il film: Floris che raddoppia di nuovo a caldo Ballarò, Mentana che si precipita a rimettere in onda Matrix, speciali dovunque, piccoli ma significativi strappi di pubblico persino da La 7, con Otto e ½ e L’Infedele che balzano verso il 4 %. Perciò anche a Baudo non resta che sperare nel «soccorso bianco» di Andreotti e Follini, in fondo l’Italia di mezzo è sempre stata la sua. Ma un clima politico così caldo rischia di disturbare comunque la curva degli ascolti sull’ultima parte del Festival e pure per il Dopo chiambrettiano. Altro che MarketteRai: nelle serate decisive per il governo una bella fetta di pubblico cercherà l’informazione. Di questo Festival della Tintura era già stato sottolineato lo scarso appeal per gli under 45, dispersi su Internet, attratti dalla concorrenza satellitare, curati da Italia 1 con le ricette di DrHouse, o magari fuori a bere una birra con gli amici. Ci sono poi specifiche questioni geografiche: al Nord funzionerà l’effetto simpatia della svizzerotta Michelle? E, ancora: va bene dar retta a Giuliano Amato, ma aver scartato dal concorso tutti i napoletani, neomelodici camorristi o meno, non rischia di costare un altro pezzettino d’ascolti? E pure se tutto fila via liscio per Prodi, Baudo affronterà sollevato la finale di sabato sera, ma solo dopo una buona mezz’ora in cui deve guardarsi le spalle dalla solita Raitre: Fabio Fazio col suo Che tempo che fa e i suoi 4 milioni di fedelissimi minaccia anche StraPippo. ************************** La Stampa 27/02/2007 Dopofestival a una piazza. Si sa quando si parte, ma non si sa quando si arriva. Parlo da conduttore del Dopofestival, che ha il vantaggio di partire per ultimo nella notte, ma di essere così il primo della mattina: insomma, sono in una botte di ferro, sto tra Marzullo e Giurato, quindi tra due guanciali. Il mio Dopofestival, a scanso di equivoci, sarà a una piazza: un bel letto sistemato a bordo sala stampa, dove aspettare la linea. Sempre che Pippo Baudo, prima o poi, ce la passi. Il Festival che si presenta alle nostre orecchie è il Festival delle famiglie: famiglie di Stato, famiglie di fatto, famiglie di cantanti. All’appello mancano i gay dichiarati, ma non escludo sorprese. Per lavorare a un evento di queste proporzioni, dobbiamo sostenerci con le droghe pesanti: da Torino, via Moretti, la Nutella arriva a Sanremo in quantità industriali, e viene distribuita in fiale servite sotto i tavoli della sala stampa a giornalisti e addetti ai lavori. Unico problema, i brufoli, che ne disincentivano il consumo. Di conseguenza, si sono impennate le quotazioni del cerone di Fabrizio Del Noce, che si vende al mercato nero di piazza Colombo. Intanto, tutti mi chiedono chi vincerà il Festival. Io lo so: ma se lo dicessi, che ci staremmo a fare qui per una settimana? Se ne andrebbero tutti, e gli albergatori di Sanremo non me lo perdonerebbero. ************************** La Stampa 27/02/2007. Al Bano & Zero. «Mi ha cucito addosso il brano». Renato Zero l’ha scritta in 24 ore eppure «non c’è testo che rappresenti meglio quello che penso della vita»: così Al Bano parla di Nel perdono, firmata da suo figlio Yari e da Zero. «Ci conosciamo da anni ma non avevamo mai collaborato. Non c’è niente di meglio di un grande sarto che ti cuce un vestito addosso». ************************** La Stampa 27/02/2007. Rai dire Sanremo su Radiodue. Tutte le sere, la diretta di Raiuno sarà seguita ai microfoni dalla Gialappa’s Band: dalle 21.10 sino al termine della diretta su Rai1, Rai dire Sanremo con le voci irriverenti di Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci. I tre Gialappi nelle loro scorrerie saranno fiancheggiati da Marcella Volpe. ********************** La Repubblica 28/02/2007 Michele Serra. Una Hunziker d´oro a Sanremo. La tesi classica è che l´immutabilità di Sanremo simboleggi l´immutabilità dell´Italia. Il cinquantasettesimo festival sembra volerla rafforzare. cominciato con un omaggio strappacuore della presentatrice Hunziker al marito separato (il cantante Ramazzotti), con lacrima vera. Una cosa efferata, in grado di mettere d´accordo l´Avvenire e Flavio Briatore. Seguito a ruota dall´impressionante esibizione di un emigrante in Germania anche lui vero, che eseguiva "Schiavo d´amore", una romanzetta in grado di sedurre le massaie bavaresi già prima della seconda birra. Con quell´effetto da paese d´epoca, soltanto casualmente contemporaneo di se stesso, che è il succo di questa saga immortale, che passerebbe indenne anche attraverso un regime stalinista, un´invasione dei tartari o una dominazione marziana. Ormai da parecchi decenni il calendario cristiano colloca il Festival tra il Natale e la Pasqua. La data, oscillante in su o in giù di qualche settimana, viene fissata secondo imperscrutabili criteri interni dalla curia televisiva. una di quelle ricorrenze segna-tempo che si avvertono nell´aria anche se si è miscredenti o distratti o refrattari, tanto che il dibattito socio-politico su Sanremo mostra infine segni di affievolimento: sono gli antropologhi, non altri, coloro che dovrebbero occuparsi di un così durevole evento comunitario. Negli anni, il Festival ha via via assorbito dal suo medium, la tivù, le caratteristiche (stratelevisive) di spugna amorfa, ma prodigiosamente ricettiva. In quell´imbuto lungo una settimana piovono, quasi per gravità naturale, molti degli umori e dei vezzi del costume, in quella moderna forma di ex-voto che sono le canzoni popolari. Uscendone poi in poltiglia, masticati e digeriti dall´ecumenismo generalista così magistralmente incarnato da Baudo, uno che Turigliatto e Di Gregorio li farebbe fessi in un quarto d´ora. Tanto che nessuno osa più immaginare di dare davvero il suo segno al Festival: la spugna stravince. Sempre. Baudo, che lo sa, asseconda e gongola. Quest´anno, ad animare Sanremo è approdato perfino uno stremato scampolo della "questione morale". Incentrato sul compenso invero cospicuo (due miliardi dei vecchi quattrini) della valorosa Hunziker. E interrogazione parlamentare al seguito. Magari la Hunziker, per fare la pubblicità delle mentine, prende anche di più: un milione a mentina, dico per dire. Ma nessuno ci farà mai caso, perché il valore aggiunto di Sanremo è appunto quello di intignarsi rumorosamente, e quasi sempre in forma di parodia, nelle questioni le più varie, dalla vertenza dei metalmeccanici al debito del Terzo Mondo o altre nobili cause passate in cavalleria già dopo i titoli di coda. Quest´anno chissà, vedremo: ma sempre per nutrire la spugna, per santificare la festa. Che infatti ieri sera, quando in una scenografia sontuosissima (bizzarri però alcuni colori da endoscopia gastrica) Hunziker è apparsa tra i consueti covoni di fiori, ha immediatamente trasformato eventuali commenti ostili della famosa "gente a casa" in una partecipe commozione per le sue pene d´amore. La questione morale è rimandata, prima c´è da capire se Michelle e Eros tornano insieme. Ditemi che cosa c´è di più italiano. ************************** La Repubblica 28/02/2007 Giuseppe Videtti. Una rosa e la paranza animano il festival soporifero. Cornacchione porta Prodi al Festival in uno sketch da Bagaglino, prendendolo letteralmente per i fondelli, ovvero afferrando per i genitali la maschera più somigliante al primo ministro che sia mai stata vista. Cosa non si fa per l´Auditel. Gli ascolti, prima di tutto. Poi i ritmi del varietà, la grandiosa scenografia, le animazioni gustose, i tempi televisivi, gli ospiti internazionali (i trasgressivi Scissor Sisters e Norah Jones, regina del nuovo jazz), i numeri comici. Infine la canzone italiana, cui il Festival è intitolato, ma che ormai fa da cuscinetto tra uno sketch e l´altro, perché la musica, è stato ripetuto fino alla noia, fa grandi numeri solo a teatro, non sul piccolo schermo. Pippo Baudo, presentatore di buona volontà, uno che nel pop italico ci sguazza da mezzo secolo, per questa 57esima edizione, la sua dodicesima volta sul palco dell´Ariston, ha dovuto aguzzare l´ingegno per scovare un asso salvafestival, che ha i capelli biondi, è l´ex signora Ramazzotti, è la più riverita soubrette delle reti Mediaset, canta, balla, è una spalla formidabile e si chiama Michelle Hunziker. Ha fatto il suo ingresso, divina, con un Valentino troppo impegnativo per una sbarazzina come lei. E una lacrima le è scesa sul viso, prima di recuperare la verve abituale. Gli ascolti, prima di tutto. E la Hunziker, battezzata da Pippo prima copresentatrice della storia del Festival, diligentemente ha fatto i compiti, e non si è tirata indietro neanche di fronte alla possibilità di cantare in apertura "Adesso tu", con cui Eros Ramazzotti trionfò nel 1986, a ribadire che non ci sono più veleni tra lei e l´ex marito. «Una sola cosa ho fatto bene nella mia vita e l´ho fatta con quell´uomo», ha detto riferendosi alla figlia Aurora. Hanno fatto i compiti anche i cantanti, con ritmi e melodie studiate per l´occasione, voci spiegate e tormentoni a volontà, anche se poi, si sa, chi è una star qui accetta di venire solo fuori concorso. Dopo Michelle, sono saliti sul palco gli Zero Assoluto, con una canzone senza centro, Piero Mazzocchetti, novello Bocelli, che si è ritrovato big in gara grazie al successo ottenuto in Germania, Daniele Silvestri col suo tormentone (il microfono fa cilecca proprio quando "paranza" fa rima con "stronza"), il quadretto familiare (con stecca) Francesco e Roby Facchinetti, Antonella Ruggiero dalla voce d´angelo e Milva la rossa, signora di grandi passioni, che ha partecipato a 15 Festival. Tutto in ordine, ma se non fosse arrivato Antonio Cornacchione a gracchiare contro i comunisti, la fuga dai teleschermi rischiava di essere precipitosa. E Chiambretti, che è entrato come un ciclone ad annunciare il suo Dopofestival: «Caro Pippo sei partito con il piede giusto, non sembra che hai 90 anni, che hai ascoltato 1.400 canzoni e hai trapiantato 4.000 capelli. Qui si parla molto dei vostri compensi; con quello che ha guadagnato, Michelle non è più una soubrette ma una banca svizzera e Pippo, tu sei il Banco di Sicilia». Poi Chiambretti ha ricordato che di recente Baudo non ha fatto altro che invitarlo a tornare da mamma Rai: «Io mi giro e trac, cade il governo, non c´è più il centrosinistra. Non ci sono più direttori, nemmeno un comunista. L´unica rossa in giro è Milva. Allora facciamolo noi un governo: presidente del consiglio Pippo, agli Esteri la Hunziker, alle finanze gli Zero Assoluto, allo Sport gli Stadio e alle Pari opportunità non lo dico perché sennò mi bacia sulla bocca (allude a Fabrizio Del Noce, ndr)». Siamo alle solite. Sanremo 007, licenza di uccidere la canzone. A liberare tutti, per fortuna, c´era la struggente "Ti regalerò una rosa", canzone fuori dalle regole di Simone Cristicchi. Il capolavoro di quest´anno. ************************** La Repubblica 28/02/2007 Eros Ramazzotti. Così è finita la guerra con la mia ex. Ho guardato la serata con mia figlia Aurora. stata con la mamma a Sanremo, durante le prove, poi è tornata a casa a godersi lo spettacolo in tv. Lei segue le nostre carriere. Le ho detto: «Lo sai? Anche papà ha iniziato lì». E lei: «Certo, hai vinto con "Terra promessa"». Michelle ci ha fatto una dichiarazione d´amore, a me e a lei. Quella frase: «La cosa più bella che ho fatto l´ho fatta con quell´uomo» per me è stata una liberazione, la fine dell´inimicizia con la mia ex moglie. E adesso, finalmente, basta scavare, perché la verità la conosciamo solo noi due. Si sono lette solo bugie. Sono contento che Aurora fosse con me ieri sera. Ha 10 anni ormai, la musica è la sua passione. Va pazza per Cristicchi. Se una canzone le piace, è in grado di ricantarla dopo il primo ascolto. Io no, io ho bisogno di risentirla alla radio. Durante le serate ci sono troppe distrazioni, sketch, ospiti, pubblicità. Il Festival ormai è un´altra cosa, vent´anni fa, quando arrivai io, le canzoni erano l´unico strumento che avevamo in mano per vincere. Oggi a Sanremo o si va con un progetto o meglio starsene a casa. Il talento non basta più. Arrivare in gara senza un progetto è come andare al mare dove l´acqua è inquinata. L´ultima volta che ho sentito Michelle, ieri, prima che andasse in onda, le ho raccomandato: «La platea del Festival non è la stessa di "Striscia". Devi mettercela tutta, devi essere cantante, presentatrice, ballerina, attrice comica». Ce l´ha fatta senza problemi, anche perché avere accanto Pippo è comunque una sicurezza per un artista. Bello lo spettacolo, ma c´è tanta bella musica anche altrove. Chi naviga in rete lo sa, sul sito myspace ci sono proposte migliori di quelle che si ascoltano all´Ariston. Ma Sanremo è pur sempre una sfida. E il motto dell´artista è "Memento audere semper". ************************** La Repubblica 28/02/2007 Giorgio Faletti: do minore. L’attore-cantante-scrittore è al festival con un brano scritto da lui e cantato da Milva. Ieri assistendo alla prova della "Pantera di Goro" ha detto: "Sono soddisfatto per l’anima che mette in questa canzone. Poi siamo nelle mani di San Remo. Siamo figli di un do minore" Johnny Dorelli, che torna al Festival dopo una lunga assenza, prima di Sanremo è andato al Santuario di Padre Pio con la moglie Gloria Guida. "Sarà il mio festival fortunato", dice, "Ho compiuto 70 anni, siamo nel 2007, e questo è il festival numero 57...". Daniele Luttazzi: "Non puoi andare a fare satira a Sanremo. Puoi fare quello che fanno i comici quando vengono invitati: baciare in bocca Baudo e toccargli le palle. A me non interessa". Daniele Luttazzi ha spiegato così il suo rifiuto all’invito di Baudo a Sanremo ************************** La Repubblica 28/02/2007 Antonello Caporale. Michelle: una lacrima sul viso e un milione di euro per cachet. A Sanremo chi guarda Sanremo guadagna 150 euro a sera. Facile davvero e nessun training previsto: bisogna soltanto arrivare a teatro in orario, guardare in silenzio e se assistiti dallo spirito giusto battere le mani. Ma non è nemmeno obbligatorio applaudire. I figuranti dell´Ariston occupano le poltrone lasciate vuote da invitati cafoni o indisposti. Sono tappabuchi professionali e ricevono molto di più, tre volte in più cioè, degli orchestrali della città dei fiori che raccolgono, secondo il tetto di spesa realizzato dopo i tagli della Finanziaria, 51 euro al giorno, anche se suonano dalla cena fino a notte fonda. Meglio degli orchestrali e anche dei figuranti è andata a Michelle Hunziker la brava soubrette e presentatrice: un milione e settantamila euro. La cifra contempla tutto: "all inclusive" ha infatti precisato Bibi Ballandi, il bravo manager che l´ha egregiamente assistita durante le trattative. Col milione e rotti Michelle si paga anche il cuoco, la guardia del corpo, l´alloggio, l´autista. I vestiti no: omaggio degli stilisti. Però quando alla Rai si sono accorti che, causa la Finanziaria, la somma era fuori tetto, hanno telefonato. «Mi ha chiamato Cappon e mi ha spiegato...», ricorda Luigi Nicolais, ministro della Funzione pubblica. Effettivamente: Sanremo è Sanremo. Una deroga, sottoscritta immediatamente dal ministro, ha fatto sì che Michelle, e con lei Pippo Baudo e forse anche Piero Chiambretti, chiamato a condurre il Dopofestival, salissero sul palco serenamente e tranquillamente. Con il tetto, poco più di 250 mila euro, Michelle sarebbe potuta comparire soltanto due volte, due volte e mezza a voler essere di manica larga. Senza tetto sono assicurate cinque sere piene. Anche per gli orchestrali si è fatto uno sforzo: 500 euro ma "all inclusive" secondo la perfetta definizione di Ballandi. «Non sei più una soubrette, sei una banca svizzera», le ha detto Chiambretti. «Ma no», ha risposto la bionda, a suo agio e già agile dopo i lacrimoni che le avevano purtroppo rotto la voce e il passo canoro. «A Sanremo si deve andare gratis o quasi. una grande vetrina, parte della storia popolare italiana. Dopo quella vetrina il valore artistico si accresce di molto, come pure i cachet che seguono il festival. L´artista chiederà di più perché varrà di più». Così la pensa e questo ha scritto al ministro dell´Economia la senatrice di Forza Italia Maria Burani Procaccini che in un´interrogazione parlamentare accusa il governo di aver ceduto al primo soffio di vento, abbandonato la linea di rigore alla prima protesta, cambiato idea al primo problema. «Mi sembra immorale. Non ce l´ho con Michelle, è brava e completa, ma con quelli là dell´Unione». Soldi & Sanremo, binomio felice e antico. A parte il Casinò, che pure scuce le tasche a centinaia di italiani, il retropalco del festival è popolato dagli impresari, colonna finanziaria dei cantanti, che accudiscono con trepidazione le voci di scuderia: più successo a Sanremo, più serate in giro per la Penisola, più soldi in banca. Insomma: più felicità per tutti. ************************** La Repubblica 28/02/2007 Hanno detto: John Legend: «Non conosco Baudo, ma Sanremo sì. E da vecchio vorrei vivere in Italia» Antonio Cornacchione: «Festival troppo veltroniano Qui amore fa rima con Stalin e Kgb» Scissor Sisters: «Siamo contro ogni forma di censura, ogni limitazione è fascismo» ************************** La Repubblica 28/02/2007 Silvia Fumarola. E sul palco arriva anche Prodi. Così la vera sorpresa è arrivata: molto evocato anche al festival, nella settimana della crisi di governo, Romano Prodi appare sul palco dell´Ariston. Lo ha portato il comico Antonio Cornacchione, che ha puntato tutto il suo intervento sulla situazione politica. Cornacchione si è presentato in versione direttore d´orchestra aggredendo i musicisti, che stonavano l´inno di Forza Italia: «Andate tutti per conto proprio, come il governo Prodi! Tutti comunisti nell´orchestra. Chi ha scelto le canzoni del festival di Sanremo? Veltroni! E infatti amore fa rima con Stalin, Lenin e Kgb. Questo non è Sanremo, è il festival dell´Unità». Poi ha urlato a Pippo Baudo: «Tu hai tradito Silvio, sei diventato filo veltroniano». Implacabile sulla sconfitta al Senato: «Andreotti è amico del Vaticano e ha votato contro Prodi perché gli ha tassato le pere cotte. Ma i numeri non ce li hanno neanche stavolta perché i senatori a vita non lo votano: Rita Levi Montalcini è andata dal parrucchiere e non è ancora tornata, Scalfaro ha la tosse, Pininfarina sta lavando la macchina e De Gregorio costa tanto perché mangia troppo». Anche il ministro Bersani ha avuto i suoi problemi: «Vuole mettere a posto l´Italia. Ma fatti gli affari tuoi. Sai perché Silvio è durato cinque anni? Perché si è fatto gli affari suoi». Poi rivolto a Prodi: «Romano, non hai i numeri, al massimo hai il numero del telefonino di Follini. E voi tutti qui non arriverete a sabato, vi tocca fare il Pippo bis!». «In democrazia si può anche ridere» dice Baudo. A quel punto, il colpo finale: dalla scalinata scende un comico con la maschera del presidente del Consiglio. Roberto Valentino, fa uno spettacolo di imitazioni di politici "Rivisti e scorretti", in cui imita Prodi, Berlusconi, Bossi, (ma anche Totò e i cantanti Vasco Rossi e Biagio Antonacci). Cornacchione «filo Cdl» ha chiesto al finto Prodi di suggellare un patto di coalizione, con una simbolica stretta di parti basse. ************************** La Repubblica 28/02/2007 Antonio Dipollina. Moggi annuncia "Il vincitore sarà Al Bano". Ecco il Festival della centralità, la scommessa furbissima di Baudo: più si sta sul normale, più le deviazioni svaniscono, le canzoncine allegre sembrano capolavori, la telepromozione più brutta del secolo passa senza danni, "Adesso tu" con la Hunziker (una "banca svizzera" secondo Chiambretti che ironizza sul suo compenso) risalta come un´ideona, la pedanetta dei cantanti sembra quella di Discoring ma la scenografia è accattivante, DJ Francesco gorgheggia "La storia siamo noi" e non sembra nemmeno una profanazione. O forse sì. Intorno alle dieci di stamattina si avrà un´idea precisissima dell´umore di Pippo Baudo, L´altra sera quelli de Le Iene lo hanno coinvolto in una scommessa sullo share della prima puntata e lui ha giocato forte sul superamento del 42 per cento. Arriva anche il finto Prodi nell´intervento un po´ caotico di Antonio Cornacchione, che parte bene ma poi si perde nella dimensione festivaliera. Notevole la doppia visione al momento della tirata del comico sul ministro Bersani: nell´esatto momento, il vero Bersani era in primo piano su Raitre a Ballarò impegnato in una lunga concione. Piccole certezze, ma assolute, già dalla prima mezz´ora di Festival. Il ritornello di Mariangela, "Ninna-ò questo amore a chi lo do" è già la più canticchiata d´Italia. Non esattamente con le parole originarie. Silenzio rispettoso di Striscia la Notizia sul Festival di Baudo (e Hunziker). Un decennio fa il solo pensarlo sarebbe stato delirante. "Vincerà Al Bano". Lo dicono in parecchi, ma soprattutto ieri lo ha detto alla radio Luciano Moggi. Dove sono chiusi tutti quelli delle giurie popolari? Girano racconti agghiaccianti su quanto avviene intorno all´Ariston. Tipo: una tavolata al ristorante più cool in zona, Paolo Meneguzzi e contorno di sodali guardano la lista dei vini e puntano dritti sul prezzo. Arrivano in tavola due bottiglie di Sassicaia. Dopo un rapido assaggio (probabilmente con la cannuccia) il prodotto viene giudicato "non buono" e rimpiazzato con parecchie lattine di coca cola. ************************** La Repubblica 28/02/2007 Il CASO. Velvet, brano in discoteca ma La 7 non lo trasmette. ROMA. Retromarcia ieri del Tg de La7 sui Velvet a Sanremo. Alle 20 è stato annunciato un video-scoop sul brano Tutto da rifare: è stato già ballato in una discoteca. Ma il conduttore del Tg La7 ha poi detto che il video non si poteva vedere. Ha mostrato un fax dei legali della casa discografica dei Velvet che diffidava dal trasmettere le immagini: è in corso un procedimento legale per capire che origine hanno. ************************** Corriere della Sera - 28/02/2007 ALDO GRASSO E la satira politica sbarca anche a Sanremo. Il Festival ti stupisce così: entra Michelle Hunziker, facile al riso, ridanciana, miss ridarella e si mette a piangere dall’emozione, le si abbassa la voce mentre canta Eros. E uno dice speriamo siano lacrime vere perché altrimenti, tic tac, bisognerebbe mazzolare gli autori. Ma cosa c’è da emozionarsi a Sanremo? Un Festival con una crisi di governo in corso: non era mai successo (o sì?). Sarà per questo che i soliti interrogativi che da una vita accompagnano la manifestazione (il Festival è lo specchio del Paese? Sono solo canzonette? la nave affonda e l’orchestra suona? La kermesse distrae le masse dalla lotta di classe?) assumono oggi un significato nuovo, quasi inaspettato. Sono persino troppe, infatti, le analogie tra Roma e Sanremo, a cominciare dalla trionfante senilità. Pippo Baudo, anno più anno meno, ha la stessa età di Romano Prodi e di Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casini continua a comportarsi da eterno ragazzo come Dario Salvatori, che si tinge i capelli di biondo. Il «negoziatore» Baudo è alla sua dodicesima conduzione e ieri Prodi si è presentato in Senato per discutere i suoi dodici punti «non negoziabili». Per dire che ormai Sanremo è davvero lo Zero Assoluto, l’evento zombie che non tutte le tv possono permettersi, un capitale di spensieratezza conservato intatto. Il Festival ti stupisce così: entra Antonio Cornacchione nelle vesti del militante di centrodestra incavolato per la brutta piega del Paese, la satira politica si fa esplicita, a volte pesantuccia, sicuramente caricaturale, con la stretta agli zebedei di un finto Prodi, insomma un flash dal Bagaglino. Al direttore Fabrizio Del Noce, fedelissimo del Cavaliere, non resta che abbozzare. Riso amaro in prima fila. Ma le emozioni, tu chiamale se vuoi emozioni, dove sono? Siamo seri, il festival di Sanremo non c’entra niente con l’Italia, con il cosiddetto paese reale, con le affinità di governo: è un mondo a parte, autocele ************************** Corriere della Sera - 28/02/2007 Maria Volpe Sanremo satira sdoganata. Che inizio romantico... Mai Festival si è aperto con tanto amore. Michelle Hunziker che attacca «Nato ai bordi di periferia..... E ci sei adesso tu...» firmato Eros. Ovvero Eros Ramazzotti, ex marito, ex (?) grande amore, papà di Aurora, che con quella canzone ha vinto Sanremo nell’86. Michelle si commuove. Non ha cantato bene quei versi, e lo sa. «Mi si è abbassata la voce per l’emozione» sussurra commossa a un Pippo Baudo forte come una quercia. Che la consola. E lei: «Sì, perché c’è una cosa che ho fatto bene nella mia vita e l’ho fatta con quell’uomo e lo ringrazio». Applausi. Parte così la cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo, in eurovisione, su Raiuno. Con quella nota romantica e con un lungo monologo di satira politica: protagonista Cornacchione il comico che impersona il fedele elettore di Forza Italia. Un lungo sketch con battute sul governo, sulla crisi del centrosinistra, per finire con l’ingresso di un finto Prodi, in stile Bagaglino. Dunque – per la precisione – la serata era cominciata con Pippo che scende le scale, la grande scala del palco del Teatro Ariston, simbolo di nostalgia, tra stelline d’argento e neon blu. Anche lui un po’ commosso (ma non lo mostra). Entra Michelle, capelli raccolti, frangetta sul viso, trucco leggero, vestita Valentino: un abito dorato, che lascia le spalle scoperte, un grande fiocco davanti. L’abito è assai elegante, anche se fa un po’ Ferrero Rocher ... Ma lei se lo può permettere. Fa due grandi respiri, scoppia quasi a piangere per l’emozione (ma qualcuno sospetta siano lacrime finte). Pippo, nel dubbio, pronto, l’incoraggia. Quando partono le canzoni, rientrano nei ranghi: due professionisti che hanno un buon feeling tra loro e dedicano tempo e spazio nel presentare i cantanti e le loro storie. Prima nota – non stonata – ma ironica arriva con Chiambretti, conduttore del Dopofestival, collegato dalla sala stampa: «Tu mi hai sempre detto, torna in Rai, siamo tra noi, tutti di sinistra. Torno e trac, mi giro non c’è più il governo, manco un comunista». Ma il coté politico è tutto del «maestro» Cornacchione che dirige l’orchestra sulle note di Forza Italia. D’improvviso la musica cessa. Lui urla: «E’ un sabotaggio, orchestra di comunisti. Ognuno va per conto suo, come il governo Prodi. E il maestro Caruso è un no global». Dà stoccate a destra e a sinistra. Urla: « il festival dell’ Unità. Sapete chi ha scelto le canzoni? Veltroni. Queste sono canzonette di sinistra dove amore fa rima con Stalin e Kgb». Si rivolge al pubblico: «Tutti voltagabbana, tu no Fabrizio (Del Noce, direttore di Raiuno) sei rimasto dei nostri. Con tutto quello che Silvio ha fatto per te...». E’ un fiume in piena. «Anche tu Pippo hai chiamato i senatori a vita: Milva, Albano, Dorelli. Non arrivi a sabato. Si farà il Pippo bis». Fin qui è il miglior Cornacchione: poi entra l’ospite (tale Roberto Valentino) con maschera di Prodi in volto e andatura ingessata. La gag è lenta. Torna la musica, torna il Sanremo che ha voluto Pippo. Liscio come l’olio. Si passa in sala stampa, c’è il Dopofestival alle 24.47. Chiambretti pensava peggio. Si apre cantando «Donna Rosa», si capisce che questa prima puntata ha un unico grande eroe: Pippo. Chiambretti ricorda Gloria Pozzi, la collega del Corriere della Sera, scomparsa a 49 anni, una settimana fa; un grande applauso commosso per lei che aveva seguito con passione molti e molti Festival. All’una entrano i cantanti. Milva parte subito con una piccola polemica: «Sono un po’ arrabbiata con Cornacchione per la presa in giro del nostro Presidente Prodi». L’ambiente comincia a scaldarsi. Arriva Baudo che ammette: «L’intervento di Cornacchione è stato troppo lungo»". «La temperatura sale» auspica Chiambretti. Si fa notte e si discute... La rassegna si è aperta con Pippo commosso che scendeva le scale ************************** Corriere della Sera - 28/02/2007 Maria Volpe Già in discoteca i Velvet: denuncia «contro ignoti». Già da tempo i brani scaricabili su Internet prima dell’esibizione al Festival gettano un’ombra su Sanremo. Tanto che l’anno prossimo verrà cambiato il Regolamento sulla questione dei brani inediti. Intanto quest’anno ogni momento si rincorrono canzoni già ascoltate da qualche parte. Quello che riguarda la boyband dei Velvet però è curioso. C’è un video che documenta che «Tutto da rifare», il brano della band in gara stasera nella categoria «campioni», è stato già ballato in una discoteca della capitale. L’avrebbe dovuto trasmettere in esclusiva il Tg La7 delle 20 di ieri, ma un fax della casa discografica Universal ha bloccato tutto, precisando che «è in corso un procedimento penale volto a delineare la responsabilità degli ignoti che si sono indebitamente impossessati di tale video e che lo hanno illecitamente riprodotto e diffuso». A questo punto, invece che cercare il video si fa prima ad aspettare l’esibizione di stasera.
• Corriere della Sera - 28/02/2007 Mario Luzzatto Fegiz Francesco stona assieme al papà Pooh Silvestri furbo (ma piace). Brava Nada. Finalmente: dopo settimane di spezzoni in bianco e nero con Al Bano che sembrava un topastro, Baudo impacciato come un presentatore da oratorio, Milva con l’abito della prima comunione, è arrivato il Festival vero, quello a colori coi trucchi giusti, le rughe coperte, ma anche tanta freschezza. Con i primi 10 big e i primi 7 giovani in gara sotto l’immensa cozza multicolore inventata dallo scenografo Castelli. Partenza con Zero Assoluto la cui canzone «Appena prima di partire» (voto 6) è un nobile compromesso fra avanguardia e tradizione melodica. Meno efficace e più dimessa di quella dell’anno scorso chissà perché è data per favorita? Forse per la popolarità di uno dei suoi componenti Matteo Maffucci (8). Piero Mazzocchetti con «Schiavo d’amore» (5,5) ha tre problemi: è un ibrido fra pop e bel canto d’opera (quindi un’identità incerta), un fisico che non buca il video e un manager come Adriano Aragozzini che è molto più popolare di lui e gli ruba la scena con la sua risata folle che spopola a Markette. «Ninna nanna (ninna oh questo amore a chi lo do)» (3) della giovane e avvenente Mariangela (7) è una canzone dalla partitura banale che ci riporta al birignao sanremese del passato. Continua anche la perplessità sul duo Francesco e Roby Facchinetti: perfetto sul piano spettacolare, porta un messaggio positivo, mostra che non esistono scavezzacolli senza speranza. Ma la canzone è quel che è... E Francesco stonava alla grande (4). Stefano Centomo con «Bivio» mostra personalità con un crescendo orecchiabilissimo (8), mentre Jasmine, figlia di Stefania Rotolo è esuberante (7) ma penalizzata dal brano «La vita subito»(5). A costo di passare per critici di sinistra dobbiamo rendere omaggio a «Canzone fra le guerre» di Antonella Ruggiero, intensa, attuale anche se un po’ difficile (7), al testo sulla follia di Simone Cristicchi «Ti regalerò una rosa» (8) pur se molto recitato e poco cantato e alla «Paranza» di Daniele Silvestri, che sarà anche una furbata ma domani la canteremo tutti (8). Poi c’è il coraggio di Nada che ha confermato con «Luna in piena» (9) l’oceano di cultura jazz che la separa dagli esordi di «Ma che freddo fa». Mango si è mosso con la consueta classe melodica e vocale con «Chissà se nevica», sempre uguale a se stesso (7). Spettacolari i giovani Khorakhané, gia «tribute band» di Fabrizio de Andrè, con «La Ballata di Gino» (8). Leda Battisti, ex cantautrice, si è riciclata in pop ballabile con «Senza me ti pentirai» (5). Noiosi con un accento artefatto alla Shapiro i Pquadro con «Malinconiche sere» (4). Nobilmente tediosa anche l’ospite Norah Jones(6). Passano in finale dei giovani Marco Baroni, Stefano Centomo, Jasmine, Pquadro. Dietro le quinte il momento più esilarante lunedì sera: doveva provare Milva, che già aveva saltato per motivi di salute la prova generale. Ma non stava ancora bene. Così, dopo un’occhiata complice fra il direttore d’orchestra Lucio Fabbri e l’autore del brano «The show must go on» Giorgio Faletti, è successo l’inevitabile. Faletti ha cantato (8) al posto di Milva la canzone (risultato emotivo paragonabile a «Signor tenente») e subito dopo orchestrali e amici a prenderlo in giro: «Altro che scrittore di successo, sei arrivato a Sanremo con la parrucca in valigia! Sempre pronto a rubar la scena...». Dal vivo la Rossa non ha valorizzato al meglio la canzone (voto 6+). Colpa di problemi di salute. Mentre la signora prepara la riscossa di giovedì, quando duetterà con Enrico Ruggeri, si discute su «Habanera» a luci rosse scritta da Sanguineti con Andrea Liberovici: scartata dal Festival ed eseguita ieri al dopofestival: vi si allude a uccelli che non sono volatili e parafrasando Carmen di Bizet si grida un inequivocabile «vuotami il tuo miele!». Canzone 6, esecutrice Ottavia Fusco 8. ************************** Corriere della Sera - 28/02/2007 Andrea Laffranchi Baù: il vescovo sbaglia Canto un testo monello però non c’è malizia. «Pensavo che la canzone fosse inferiore alla musica classica. Mi ha fatto cambiare idea Mogol che mi ha fatto conoscere Battisti». Un sacerdote del pop ha aperto la strada di Sanremo a Patrizio Baù, diploma al Conservatorio e insegnante di musica in una scuola media di Marolo di Torri di Quartesolo, provincia di Vicenza. Un sacerdote vero, il vescovo di Ventimiglia Alberto Maria Careggio, gli ha aperto quella delle polemiche. Il porporato ha annunciato che oggi non sarà in sala perché proverebbe «imbarazzo» per il testo di «Peccati di gola», un gioco fra piaceri della tavola e quelli della carne: «Un modello negativo, fatto da un professore poi...». Replica serenamente Patrizio: «Se non mi sono posto il problema non è per ignoranza, ma perché non percepisco un pericolo». E aggiunge: «La lettura del testo fuori dal contesto può portare a interpretazioni dettate da timore, ma chi ci vede messaggi immorali è definito dal suo immaginario. Non canto in maniera avida, non esprimo assatanamento. Dico che l’amore è anche fisicità: è un testo monello». Trentacinque anni, sposato e con un bimbo, Baù è nato in Svizzera. Papà era emigrato per lavoro e, quando Patrizio aveva 3 anni, sono tornati nel vicentino. Da ragazzino giocava a calcio, «ala sinistra prodiga di assist». La sua passione è «la nazionale francese, quella di Platini mi è rimasta dentro». E la finale mondiale? «Ero combattuto: sono italiano, ma mamma è francese». Come la zia, cantante lirica famosa oltralpe che gli ha attaccato «la passione per la musica operistica e impressionistica, intensa e affascinante». Così Patrizio si iscrive al Conservatorio e si diploma in chitarra. A 16 anni inizia a insegnarla. «Mi sono avvicinato alle canzoni grazie ai miei allievi. Se uno voleva imparare Vasco per fare colpo su una ragazza lo assecondavo», racconta. Oltre a Debussy, adesso ama Pat Metheny, Ed Harcourt, Blur e Gorillaz. Invidia i colleghi inglesi perché «da noi si punta solo su melodia e bel canto». A Sanremo premierebbe Cristicchi «perché esprime in maniera disarmante e poetica la condizione di un pazzo». Dalla scuola all’Ariston. Che le hanno detto? «I ragazzi hanno accolto la notizia con stupore, ma vorrei capissero che le persone in tv sono come in strada». ************************** Corriere della Sera 28/02/2007. Luigi Offeddu «Sono qui a studiare cultura pop per Fassino». «No, il compagno Lama no, non credo che al festival sarebbe venuto. O forse, chi lo sa? Erano altri tempi. Ma Gramsci sì, che forse sarebbe venuto. Non ci crede, lei? Allora non sa che Gramsci iniziò a scrivere in una redazione di spettacoli, recensioni di spettacoli anche leggeri. Beh, comunque io Lama l’ho amato moltissimo, e Gramsci pure; quando sento "Bandiera Rossa" ho ancora un brivido, e venerdì sera ero a Scandicci la proletaria dove i compagni mi chiamavano appunto compagna... E ora eccomi qui. Qui a Sanremo. A vedere e ascoltare dove va la musica. Quella nazionalpopolare? Certo, anche quella. Poi racconto tutto a Piero. Prendo appunti, sera per sera, e poi gli racconto. Anzi, gli ho appena mandato un sms». Piero è Piero Fassino, e la bella signora che parla è la compagna Silvana Sanlorenzo, laureata in antropologia culturale e responsabile del Dipartimento politiche culturali per i giovani nei Ds. Domenica scorsa mangiavano insieme, a Roma, famiglia Fassino. La signora Anna, padrona di casa, aveva preparato una specialità della sua terra- madre: pasta con i funghi dell’Amiata. E così, fra un fungo e l’altro, parte il discorso: i giovani che vanno chissà dove, la difficoltà di parlare con loro, e l’«aristocraticismo della politica», arroccata nei suoi palazzi. «Si rifletteva su questo, quando Piero fa: oh, ma fra poco c’è un’occasione straordinaria, il Festival! Lui va matto per il jazz e i musical, ma gli piace un po’ tutta la musica, per esempio quella di Noah. E così, di colpo, aggiunge: Silvana, perché non fai un salto là, ascolti, guardi, e ci racconti?». Detto, e fatto. Ieri, la compagna Sanlorenzo ha preso un treno e al mattino era qui: «In mezzo a tutta questa gente, uno spettacolo, e quanti giovani in giro, quelle ragazzine con i tacchi altissimi tutti uguali... Ma non faranno male?». Niente albergo, ospite in casa di amici: lei ballerina classica, lui architetto «non iscritti ai Ds, nessuno dei due – ride – ma democratici sì, e pure sinceri». L’«inviata» di Fassino porta dentro di sé una giovinezza nella Fgci e pure nel Movimento studentesco, fino a 6 mesi fa era assessore provinciale dei Ds (urbanistica) a Torino. Ha un figlio laureando che va ai concerti rock «ma anche alla madama Butterfly con me». stata a lungo nell’ex-Urss. Sogna un futuro nel Partito democratico. stata anche a Oporto, per l’Internazionale dei socialisti europei, «e suonavano canzoni degli U2». Insomma, non è donna che fatichi a «dire qualcosa di sinistra». Ma il festival, quante domande. Cultura bassa, alta? «Non si possono fare certe distinzioni». Impegno sociale, disimpegno? «Ma qui c’è tutto. Le canzoni con le tematiche sociali, come dicevamo un tempo, e quelle d’amore. C’è Simone Cristicchi, che parla dei disabili. Ma perché, non fa tutto parte della vita? Siamo esseri tondi. Pieni di tutto. Non può esserci solo Luigi Nono, nella vita. Giuliano Procacci diceva: anche le canzoni sono politica. E forse, anche a sinistra, avremmo dovuto rifletterci su ... Io amo Nietzsche ma anche Mango, bellissimo, arabeggiante. Guccini? Belli i suoi testi, ma la musica, insomma, non mi fa impazzire. Eros Ramazzotti, piuttosto, quello sì che l’adoro. Beh, insomma, devo dirgliela tutta? Sono molto, molto incuriosita da Sanremo. E mi sarebbe piaciuto raccontarlo anche al compagno Lama, o al compagno Gramsci». ************************** La Stampa 28/02/2007 ALESSANDRA COMAZZI La messa del Baudeterno. Effetto Bagaglino su Sanremo. O, anche, effetto carri di Viareggio: introdotta da Antonio Cornacchione, arriva l’imitazione di Prodi che dice: «Io Romano Prodi, nel pieno possesso delle mie facoltà, sottoscrivo un accordo per il governo del Paese con il centro destra, qui rappresentato da Cornacchione, finché elezioni anticipate non ci separino». Baudo fa da spalla, contento del comico, «perché siamo in democrazia», e si può scherzare su tutto. Evviva. Poco prima, Cornacchione aveva guardato «quest’orchestra di comunisti», chiosando: «Questi non sono due violinisti ma due giornalisti del Tg1 che a forza di sviolinare Prodi sono diventati professionisti». Ha preso in giro Padoa- Schioppa, Del Noce e Bersani: il solito Cornacchione, certo, già sdoganato per Raiuno fin dal Rockpolitik di Celentano. Il suo secondo intervento previsto è saltato: mancanza di tempo o una piccola censura? La domanda è: oltre a questo, che cosa si inventerà Pippo Baudo, detto Pippo Baldo da Chiambretti, per far parlare del Festival al di là del Festival? Con tutta la controprogrammazione che gli fa la concorrenza? Vuoi vedere che si inventerà la Canzone Italiana? La novità per ora più rilevante è che i brani, al primo ascolto tv, non appaiono tutti uguali e tutti brutti: ci sono dei ritornelli orecchiabili, che magari si faranno persino ricordare. Lui non si è messo lo smoking, bensì la cara giacca di velluto blu notte con cravatta grigio ferro. In compenso, Michelle Hunziker ha indossato molti abiti: il primo d’oro, con tasconi a farfalla nei quali deporre le mani, che notoriamente non si sa mai dove mettere; poi uno bianco, poi uno rosso con cui drappeggia anche il partner. Scende lungo lo scalone rigenerato dallo scenografo Gaetano Castelli mentre l’orchestra suona «Michelle ma belle», poi piange, confessa di essere morta di paura e di aver perso la voce per l’emozione. Quella voce flebile assai con cui canta Adesso tu di Ramazzotti, proclamando: «Perché l’unica cosa veramente bella che ho fatto nella vita, l’ho fatta con quell’uomo». Dichiarazione d’amore, dunque? Lo scopriremo solo vivendo. L’aver rinunciato alla tradizionale coppia «la bionda e la mora» si è tradotto in una reale co-conduzione della soubrette svizzera. Lei interagisce, interloquisce, tiene botta, fa l’imitazione del pesce napoleone, ritorna al suo amato Tutti insieme appassionatamente. Non urla, ride molto. Dopo il primo collegamento con Chiambretti, reuccio del DopoFestival, osserva come lui «sia scatenato: non vedeva l’ora di essere a Sanremo». Solo che Chiambretti è così di suo, basta vedere una puntata qualunque di Markette, e di Sanremo ha già una nutrita esperienza. E’ in sala stampa, in mezzo ai giornalisti, che parlano molto dei compensi: «Con tutti i soldi che avete preso Michelle non è più una svizzera, ma una banca svizzera. E tu, Pippo, sei il Banco di Sicilia. Mi avevi detto: torna alla Rai, che siamo tutti di noi. Zàc, è caduto il governo: non trovo più un referente, di un comunista manco l’ombra. Anzi, perché il governo di centro sinistra non lo facciamo noi? Tu sei il presidente del Consiglio, alle pari opportunità mettiamo quel signore di cui non dico il nome se no mi bacia in bocca». Ed ecco il regista Gino Landi inquadrare il direttore di Raiuno Del Noce in prima fila. Seduto lì inamovibile, altro che il povero abbonato della pubblicità. Un piccolo guaio tecnico è avvenuto con l’attesa canzone di Norah Jones, che nel finale del suo pezzo sembrava guardare imbarazzata il suo gruppo, come se qualcosa non andasse bene. «Vuoi ripetere?», le ha chiesto Baudo. «No va bene, così», ha risposto lei. E’ il bello della diretta, bellezza. ************************** La Stampa 28/02/2007 MARINELLA VENEGONI Il ruggito di Nada tra le ninnenanne. ZERO ASSOLUTO «Appena prima di partire». Come una telenovela. E’ crisi nera con la ragazza con la quale sognavano nel 2006 di svegliarsi una mattina. Volano carciofi («credi sia stato un piano studiato per farti del male?») e anche il brano ne risente: meno incisivo del precedente, conserva tuttavia lo stile sommesso e l’atmosfera eterea del primo successo. VOTO 6 PIERO MAZZOCCHETTI «Schiavo d’amore». Emigrato da Pescara in Germania dove l’ha scoperto Rumenigge, sconosciutissimo da noi, l’uomo viaggia sul doppio registro pop-lirico, come Bocelli ma a modo suo. Lo si scopre però solo nel finale, quando l’ampia canzone si apre a romanza vagamente pucciniana, e il ventottenne tenore mette il turbo rivelando un vocione inversamente proporzionale all’esile figurina. E’ un prodotto Aragozzini. VOTO 7 FRANCESCO CON ROBY FACCHINETTI «Vivere normale». Fosse facile, vivere normale, «come padri e figli con i propri sbagli». Deliziosi nel volersi così bene dentro gli stessi occhi azzurri, padre e figlio restano tuttavia ciascuno in preda ad emozioni contrastanti. Fanno reality, più che una canzone: che comunque è una Heavy Pooh. Come se Francesco avesse preso il Rescue Remedy, e suo padre un acido. Spiace, ma. VOTO 4 ANTONELLA RUGGIERO «Canzone fra le guerre». Una ninna nanna, come un sottofondo struggente alle immagini drammatiche che il mondo più travagliato ci manda ogni giorno. La magnifica voce di «Vacanze romane» si è scurita ma non perde fascino, in una canzone-verità di indubbio impatto emotivo giocata su voce, pianoforte e fisarmonica. VOTO 7 DANIELE SILVESTRI «La paranza». Il Festival, si sa, lancia bagliori di metafore sulla società italiana. In questa edizione non ci sarebbe niente né da ridere né da ballare, se non ci fosse appunto Silvestri: che porta la sua vis enigmistica dentro un brano scatenato di ritmica sudamericana nel segno del sarcasmo e delle rime. VOTO 8 MILVA «The Show must go on». Stufo di Vito Catozzo, Faletti voleva diventare Mick Jagger ma non c’è stato verso. Ora, è scrittore di successo ma non gli è passata. L’amarezza per le rose che come musicista non ha potuto cogliere sgorga dalla voce di Milva in forma ottima ancorché terribilmente emozionata. Un pezzo teatrale, di parola, sottolineato da un coro gospel. Versi senza speranza, l’ombra di «Signor Tenente». VOTO 8 SIMONE CRISTICCHI «Ti regalerò una rosa». Quando Baudo dice che questo Sanremone 07 è un po’ Club Tenco e un po’ Musicultura, pensa forse soprattutto a Simone, che lavora con i manicomi dove tiene spettacoli. Nel rap-canzone sfoggia bella padronanza linguistica e il testo è da ricordare: una interpretazione affettuosa e drammatica per il problema dei «matti» che non trova soluzioni. VOTO 9 NADA «Luna in piena». La regina della musica off italiana è sempre con coerenza fuori dal coro pop. Lavora sui toni più bassi della voce già così unica, porge una cantilena inquieta e romantica che odora di certa scuola newyorkese e piacerebbe a Lou Reed. VOTO 8 MANGO «Chissà se nevica». Mango ha affinato l’uso della voce come strumento e qui c’è una sorta di apoteosi della sua tecnica. Il pezzo è vivace, un po’ arabeggiante, con tastiere Anni ”70 e un possente tappeto ritmico. Ricorre (ancora?) il concetto della «bella sempre». VOTO 7 LEDA BATTISTI «Senza me ti pentirai». Da Sanremo a Music Farm e ritorno, Leda mostra di essere ancora alla ricerca di un percorso artistico tutto suo. Qui è cantautrice di un pezzo spagnoleggiante e un po’ kitsch. E non convince granché. VOTO 5 I GIOVANI. Sfida con eliminazioni nel primo gruppone di debuttanti: Mariangela con la sua esile Ninna Nanna pop, PQuadro più attrezzati degli Zero Assoluto, i Grandi Animali Marini con una marcetta beatlesiana, Jasmine la figlioccia di Renato Zero in un pezzo generazionale, il cantautore traditional Marco Baroni, il popettaro pianista Stefano Centomo, i baldi pacifisti Khorakhané che evocano i Passano: PQuadro, Jasmine, Baroni, Centomo. ************************** La Stampa 28/02/2007 Casa Ramazzotti Eros con Aurora commossi dalla tv Ieri sera Eros Ramazzotti era davanti alla televisione con la figlioletta Aurora, tornata a Milano domenica sera: «Hai visto mamma che canta la canzone di papà?», le ha detto quando Michelle ha intonato con voce incerta e rotta dall’emozione «Adesso tu». E un po’ Eros si è commosso davvero. Dopo tutto ciò che è successo, lui e Michelle stanno ritrovando un dialogo. Sul palco dell’Ariston forse qualcosa è ricominciato. ************************** La Stampa 28/02/2007 Roby & Francy ”Vivere normale” nel clan speciale Il Figlio indossa un blazer di velluto nero. Il Padre una giacca destrutturata in cotone bianco lavorato. Il Figlio ha le braccia tatuate, il Padre un braccialetto d’oro con ciondoli. E naturalmente il Figlio ha scarpe da ginnastica a fiori, e il padre stivaletti neri lucidi con rialzo, stivaletti da Pooh. E quando il Figlio era un adolescente con la cresta da punk che frequentava i centri anarchici, essere figlio di Pooh non era cosa di cui andare fieri, «l’avessi mai dichiarato, penso che mi avrebbero ammazzato di botte». Però un giorno Francesco Facchinetti, figlio di mezzo di Roby Facchinetti - sua madre Rosaria è la «seconda signora» d’una complessa Dynasty bergamasca - è salito sul palco del Festivalbar mentre i Pooh si esibivano, e s’è ritrovato travolto da quella che lui chiama «l’onda»: «Era l’energia che il pubblico rimandava indietro. Un’energia pazzesca. Quella serata del 2003, a Pistoia, non la scorderò mai. Cacchio, ho pensato, questo è mio padre!». Il patriarca Il Padre è un patriarca, tre mogli e cinque figli che fanno squadra e si ritrovano nei momenti importanti. Ha avuto Alessandra, stilista di successo, e Valentina (addetta stampa, anche lei a Sanremo in questi giorni) da Lella; ha avuto Francesco da Rosaria; ha avuto Roberto e Giulia, che studiano ancora, dalla sua attuale compagna Giovanna. Franci, come lui lo chiama, è stato quello che più degli altri ha faticato a «vivere normale», come da refrain della canzone ascoltata ieri sera al Festival: una canzone da Pooh, ma con più batteria. «Da ragazzino ho attraversato periodi di buio», racconta Francesco, ero irrequieto, la scuola era il mio tallone d’Achille. Mi avevano iscritto al liceo classico, ma non m’andava di studiare greco e latino. Una sera mi sono imposto, ho detto: ”A me interessa suonare. Datemi il permesso di cambiare scuola e vi prometto il diploma; in cambio, lasciatemi seguire la mia strada”. Quando sono diventato geometra ho incorniciato l’attestato e l’ho posato sulla scrivania di papà; lui ha alzato il telefono e ha chiamato il proprietario di una radio. Così ho iniziato a comporre jingle. Poi ho incontrato Cecchetto, e ho fatto da solo». Roby non lo interrompe. S’è ritagliato un ruolo amoroso da spalla accanto a questo ragazzo due spanne più alto di lui, che l’ha convinto a tornare sul palco di Sanremo diciassette anni dopo la sua unica volta. Allora, con i Pooh («Uomini soli» era la canzone) fu una vittoria. Oggi, con Francesco, è soprattutto uno spot televisivo affettuoso e magari un po’ ruffiano, ma è il Padre, tra i due, ad essere il più emozionato: «Durante le prove ho avvertito qualcosa che non avevo sentito mai prima d’ora: un figlio è un impulso incontrollabile», confida Roby, mentre Franci - si sa come sono i ragazzi - pigia sui tasti del telefonino. Il clan e i Dico Impulso condiviso, quest’anno a Sanremo la relazione filiale e maschia ha il sopravvento su quella tra uomo e donna: c’è il giovane Baroni che dedica la canzone al papà, c’è Al Bano che canta un brano prodotto col suo secondogenito Yari, e anche un altro Pooh, Dodi Battaglia, aveva inviato un pezzo che avrebbe voluto interpretare insieme al figlio maschio. Gli amori passano, i ragazzi restano, e crescono. Ai suoi, Facchinetti senior ha insegnato a fare clan, «i fratelli sono una risorsa, sono così poche le persone, in una vita, alle quali puoi domandare sapendo che la risposta sarà sì». Fratelli sul serio. «Io detesto la parola fratellastri», interviene Francesco, «Alessandra è stata sempre un punto di riferimento, quella da cui correvo per farmi consolare. Valentina lavora con me. In Roberto, il più piccolo, rivedo il Francesco di qualche anno fa. Sono un po’ il suo mito... purtroppo come dice papà. Quando i miei genitori si sono separati è stato un dolore, ma ho sempre saputo che ci sarebbero stati entrambi». E si finisce col parlare dei Dico. Che ne pensa, la famiglia allargata Facchinetti, dei diritti di convivenza che hanno mandato in crisi il governo? Roby dice che «si sono fatte troppe polemiche su un falso problema: garantire libertà di scelta alle persone non significa certo affossare la famiglia», e si dichiara «favorevole ai Dico così come all’aborto e a tutte le conquiste civili». Il figlio precisa che «l’aborto è un omicidio, anche se in qualche caso è necessario», e afferma che «le persone sono dotate di buon senso e giustificare sempre ogni errore è una cazzata». Il Figlio è più conservatore del Padre, e anche questo è un tema della contemporaneità che finirà, prima o dopo, nelle canzoni di Sanremo. ************************** La Stampa 28/02/2007. Paolo Martini I telepatici SuperPippo miliardario per mancanza di eredi. Come una specie di Schumacher all’incontrario, Baudo non corre certo sul filo dei record per festeggiare il ritiro. Dopo il suo 12° festival si parlerà del prossimo contratto con Raiuno: se Sanremo 2007 gira al meglio, Del Noce gli ha pubblicamente promesso un altro anno almeno di direzione artistica. Ma stando ai bene informati è in ballo il rinnovo per quattro anni (a scanso di incognite politiche e ribaltoni direzionali) della sua esclusiva con la tv di Stato. Per inquadrarne l’entità economica, basta ricordare che all’inizio del 2005 l’ex «distruttore generale» berlusconiano Cattaneo pretendeva a carte bollate da Baudo, dopo pubblica polemica, le scuse con richiesta di penale, proporzionale al compenso annuo garantito, nell’ordine esatto di 2milioni 169mila 118 euro. Non se n’è fatto niente, ovvio. Tra le sue straordinarie capacità StraPippo vanta anche quella politica. In Italia l’amicizia con Baudo è quasi una precondizione per muoversi bene al centro della scena del potere, e ancora poco più di un anno fa Rutelli lo voleva far correre come sindaco a Catania. Ma ormai anche a sinistra lo amano, e non parliamo poi del suo coetaneo Berlusconi! Incidentalmente, ora alla Rai comandano di nuovo «i democristiani», ma non è questo il segreto dell’elisir di lunga vita tv di Baudo. La ricetta si può riassumere omeopaticamente, con una celebre battuta attribuita al grande impresario Bibi Ballandi, e che sintetizza il giudizio finale sui vari nuovi potenziali Baudo: fortissimo, ma «l è un scapadizz!». A parte StraPippo sono tutti un po’ mattacchioni. Baudo insomma resta fermo per un motivo semplicissimo: non ha alternative. E nessuno le vuole trovare. Sì, ci sarebbe Fazio, ma ormai fa il David Letterman italiano. C’è Fiorello, ma ... fa il Fiorello. Il presentatore più in forma Auditel del momento è «il mediano alla Ligabue» Carlo Conti. Ora ci riprova con Raiuno la regina Simona Ventura, ma deve far dimenticare il suo Sanremo. C’è pure la rivelazione Flavio Insinna, ma da grande vuole fare l’attore. Ecco, anche per questo Pippo può fare ancora il Baudeterno in Rai. ************************** La Stampa 28/02/2007. Legend: devo tutto a Stevie Wonder. John Legend è ormai un habitué dalle nostre parti e ha gran voglia di comprarsi una casa in Toscana. Un classico, se pensiamo alle decine di rockstar che hanno eletto il nostro paese a terra di buen retiro, non solo spirituale. «Amo molto il vostro paese - ha detto lui - e ci càpito spesso. Forse in questo periodo ci sarei venuto anche senza dover partecipare al Festival perché ormai la promozione del mio Once Again è arrivata quasi alla fine ed è tempo di vacanza anche se sto già scrivendo i pezzi del prossimo lavoro. Per natura, e per piacere, sono uno che non si ferma mai, tuttavia per comporre musica se stai in un bel posto è tutta un’altra storia». Pur ammettendo di non conoscere alcun cantante nostrano né il presentatore-guru Pippo Baudo, Legend sa di prendere parte allo spettacolo tv più importante del nostro paese. «Oh sì - ammette - me lo hanno detto, e un po’ sono emozionato». Purtroppo, per decisione della casa discografica, le due canzoni scelte per la serata sono il primo e ormai datatissimo singolo Ordinary People e la più recente Save Room. Perché non inserire la nuova PDA (we just don’t care)? «Decisione discografica; per me una canzone vale l’altra». Della collaborazione con Sergio Mendez ricorda la bella alchimia che si era creata durante le registrazioni del disco Please Baby Don’t. «Quando lavori con un grande è sempre un’esperienza pazzesca, se poi aggiungiamo anche Will.i.am dei Black Eyed Peas, che ha prodotto il disco, allora il cerchio si chiude. Will è attualmente il più eclettico e intelligente produttore/musicista che ci sia e lo si nota dalla quantità di canzoni che ha fatto arrivare in classifica». La bravura di questo pianista, produttore, cantante si è notata anche durante il party di Gucci a Milano, dove davanti a ospiti superselezionati ha fatto ascoltare le canzoni dei suoi due cd, oltre a qualcosa dal repertorio di Stevie Wonder al quale dice di dovere tutto. «E’ grazie a Stevie e al suo disco Talking Book se sono diventato ciò che sono».
• La Stampa 28/02/2007. Briatore mi ha bucato una gomma ai box. La mia vita è cambiata. Dopo l’infuocato telegramma del patron della Formula Uno Flavio Briatore all’azienda che mi ospita per quattro giorni - «Neanche ci penso, di venire!» -, io mi sento diverso, rifiutato, sgonfio come una gomma ai box. Il tentativo di recupero per domani è fallito: di Briatore si sono perse le tracce. Ringrazio comunque la Rete Tre del direttore Ruffini per avere sostenuto le ricerche attraverso il programma di Federica Sciarelli «Chi l’ha visto?». Tanti sono i messaggi e le segnalazioni arrivati alla redazione dell’Ariston: alcuni lo hanno intravisto in casa di Giovanna Melandri, altri in quella di Lele Mora. Ma la musica non cambia e la corsa alla ricerca del bulloner scomparso continua. Però the show must go on, come dice una canzone del cinquantasettesimo Festival di Sanremo; e la mia vita da prodotto di Riviera procede, con tempi inflessibili. Sveglia alle 9, cioè un minuto dopo la fine del Dopofestival, e studio immediato - con i miei più stretti collaboratori - del fuso orario dell’Eroe di Militello: per lui, mezzanotte quand’è? Ore 11: telefonata alla finanziaria della Hunziker. Chiedo un prestito di due milioni di dollari per le piccole spese. Quindi parto per via Montanapoleone, andata e ritorno con l’auto blu presidenziale di Fabrizio Del Noce, con lui dentro. Ritorno all’Ariston per le prove dei bambini. Finora non ho visto un cantante: solo balletti, e bambini. Bambini aumentati a dismisura dopo la conferma che Michael Jackson non verrà. Poi ci sono gli effetti collaterali: guardo la scenografia e mi viene il mal di testa. Probabilmente Castelli l’ha disegnata mentre aveva la labirintite. Il mio medico al seguito, Enzo Jannacci, oltre che tutelare la crescita di Paolo Rossi, mi ha prescritto, per il dopo cena, solo «Dopofestival»: contro il logorio della musica pesante. ************************** La Stampa 28/02/2007. LUCA DONDONI Scissor Sisters contro il vescovo. SANREMO. Gli Scissor Sisters con i Take That (in versione redux senza Robbie Williams) sono gli stranieri più attesi di questi due giorni di Festival. I cinque ragazzi newyorchesi scoperti da Elton John, dopo le prove, sono stati subito incalzati da domande circa la loro posizione sexually-free, sull’omosessualità di quattro dei cinque membri del gruppo (solo Ana, la cantante, è etero) e su cosa avrebbero fatto vedere al pubblico tv. Non sono mancate le richieste di commento circa le dichiarazioni del vescovo di Sanremo che si è scagliato sui testi di alcuni pezzi tacciandoli di blasfemia. «Siamo contro tutte le censure - dice Ana, portavoce della band - da qualsiasi parte esse arrivino. Chiederei a quel vescovo se si ricorda di aver avuto dei genitori e se si è mai chiesto che cosa abbiano fatto i suoi genitori per farlo venire al mondo. I cantanti raccontano la vita in musica e della vita fanno parte le cose belle, quelle brutte, l’odio, l’amore e, perché no, anche il sesso. Ogni azione censoria è di per sé fascista e a noi non piace». Applauso della sala stampa. «No - racconta ancora Ana a proposito dello show sul palco - a parte il fatto che uno dei ragazzi si è appena fatto operare e adesso ha una vagina tutta nuova non ci saranno eventi shock! Suvvia, sappiamo dove siamo venuti e nessuno di noi ha intenzione di fare il clown pur di attirare l’attenzione. Fortunatamente nel mondo abbiamo venduto circa tre milioni di dischi e crediamo che la nostra musica venga almeno un passo prima dell’apparire». Saggi questi Scissor Sisters, soprattutto saggia e capace di tenere in pugno la conversazione è Ana, che seppur fisicamente non sia un fuscello si trucca e si abbiglia come fosse Alena Seredova. La ragazza è talmente interessante dall’aver colpito i registi e di recente ha sostenuto un provino per un film sulla Callas. «Purtroppo non mi hanno preso - confessa - ma il cinema mi piace e presto mi vedrete anche lì». ************************** La Repubblica 01/03/2007 GIUSEPPE VIDETTI Il super-show di Pippo con gaffe e canzoni peccatrici. Pippo se la canta e se la suona: «Le canzoni sono piaciute, me l´hanno detto tutti», ha sparato in apertura. E ai Take That con troppe zampe di gallina per essere ancora una boyband: «Grandi, bravissimi. Che spettacolo!». «Poi fa lo scivolo con Michelle, e tutti tremano per l´anca di lui e il Versace di lei, ma fortunatamente entrambi riescono a ritornare sul fronte del palco e a dare inizio alla gara, con una Hunziker assai disinvolta, con i capelli finalmente sciolti, spiritosa, perfetta padrona di casa. Alla kermesse di Pippo, ogni cosa è sempre in ordine, il bravo presentatore ammortizza urti, scossoni e terremoti pur di far navigare questo Titanic che ogni anno spacca l´Italia ma non ne vuol saperne di affondare, anche quando sembra sul punto di imbarcare acqua e colare a picco. La Hunziker è l´opposto della valletta impacciata, a Sanremo ci sta comoda come la quaglia nel nido (anche quando si infila in comiche gaffe tipo «Con il tric trac, io vengo»). Quasi più di Pippo, al quale ha dedicato una versione stonata ma tenera di «Non ho l´età». Il guaio è che tutti gli altri, qui, sembrano fuori posto, anche chi ha una lunga frequentazione con la gara, come i fratelli Marcella e Gianni Bella, che purtroppo hanno presentato una canzone brutta, con un testo bislacco di Mogol. E Johnny Dorelli, standing ovation alla carriera, che avrebbe potuto aspirare a Las Vegas e invece è tornato nel grembo della grande madre che nel ”58 e ”59 gli regalò due vittorie in coppia con Modugno. E Fabio Concato, che è tornato, dice, per far vedere all´Italia l´altra parte di sé che finora non ha mai potuto esprimere. Il Festival è generoso, il sussidio di disoccupazione non l´ha mai negato a nessuno. Non farà vendere dischi, ma i cachet raddoppiano, triplicano, decuplicano dopo la vetrina sanremese, anche per chi ultimamente ha avuto qualche problema di visibilità. Per questo Paolo Meneguzzi vuol sempre tornare, e gli Stadio ogni tanto fanno capolino (ma lo sfortunato Curreri perde la voce proprio nel mezzo della canzone), e Paolo Rossi è andato a frugare tra le carte di Gaetano per scovare una canzone che il povero Rino preferì lasciare nel cassetto, e Al Bano si è fatto scrivere da Renato Zero una preghiera più enfatica di un inno nazionale, più solenne di un requiem. Le votazioni delle giurie demoscopiche rimarranno segrete fino a sabato, ma è probabile che, tra le canzoni in gara, abbia fatto breccia «Il terzo fuochista», un simil-Capossela cantato da Tosca con grande abilità (nel clima rétro di «Vacanze romane» dei Matia Bazar). La canzone migliore della seconda serata, insieme a quella sulla mafia («Pensa»), con dedica a Falcone e Borsellino, del giovane Fabrizio Moro, molto applaudita. Ieri l´Italia ha finalmente ascoltato «Peccati di gola» del giovane Patrizio Baù, la canzone condannata da Monsignor Carreggio, vescovo di Sanremo e Ventimiglia, che si era pronunciato contro il testo che recita «In amore è naturale / liberare l´animale / quasi chiuso dentro te / come api sopra un fiore / fare miele, dar l´amore». Allusiva, certo, ma meno peccaminosa di un´apparizione di Milva o della strofa di Dorelli che dice «Nei momenti dell´amore / c´era il nostro buon odore». E poi diciamocelo, il povero cantautore non ha la statura per essere trasgressivo alla Gainsbourg. La comicità di Ficarra e Picone, campioni di "Zelig", trasforma l´Ariston in cabaret: «Siamo venuti per toccare il vulcano di Pippo (spento ma sempre vulcano). L´ha fatto la Littizzetto ed è diventata famosa, l´ha fatto Benigni e ha vinto l´Oscar». «Siamo il Festival dell´Unione, abbiamo la fiducia degli italiani», sbotta Chiambretti nel collegamento prima del Dopofestival. E alludendo agli ascolti: «Il Dr. House non vale un Pippone». Poi provoca la Hunziker: «Il suo primo fidanzato, anzi il terzo, quando aveva 15 anni, era di Militello. La portava in pellegrinaggio alla casa di Pippo. E´ la prima presentatrice venuta a Sanremo senza bodyguard, solo guardie svizzere». E alla soubrette dedica il talk show, ma nei panni della Hunziker c´è l´imitatrice Gabriella Germani. ************************** La Repubblica 01/03/2007 Dateci le cuffie del pianeta Papalla. Michelle esce dall´emozione e tenta sempre più di trasformare Baudo in Bisio. Baudo ha preso atto degli ascolti e si è come tranquillizzato al ribasso, Ficarra&Picone citano Baudo, Milva, Dorelli e Al Bano e sostengono che il Festival è una replica, a colori, perché "oggi con l´elettronica si riesce a fare tutto". Hanno dimenticato i Take That. Baudo li guarda e sospira, il Festival va e niente sarà mai più come prima. Ma c´era bisogno di una prova ulteriore? Piero Chiambretti ha preso il suo "Markette" e lo ha trasformato nel Dopofestival, o viceversa. Si fa gran pubblicità e rende onore al titolo, dopodiché funzionano bene proprio lui e quelli della sua banda. Ma siccome poi bisogna fare polemiche e domande ficcanti e far imbufalire i cantanti, tutto poi finisce per somigliare a un qualunque talk rissoso dei nostri tempi. Chi lo ha visto in diretta, non potrà mai cancellare dalla mente il momento-clou di "Unomattina", ieri. Finisce un servizio, stacco sullo studio e c´è Luca Giurato disteso a terra, accanto a lui c´è la poltrona ribaltata. Giurato si è cappottato da solo tentando chissà quale evoluzione fisica, il regista lo ha inchiodato al momento giusto, in collegamento il direttore di Raiuno Del Noce guardava esterrefatto. Ancora fino a ieri sera sul sito internazionale di aste E-bay non c´era traccia delle cuffie del pianeta Papalla, quelle usate dai direttori d´orchestra. Eppure potrebbero andare a ruba. "Di Rossi-Turigliatto-Pallaro, ”Oggi qui, domani là´. Canta Marco Follini". (Maurizio Crozza, Ballarò) ************************** La Repubblica 01/03/2007 Jasmine. Sarà dedicata alla mamma, Stefania Rotolo, l’esibizione di venerdì di Jasmine, che indosserà un abito della soubrette scomparsa Neri Marcorè. Si intitola "Siamo se stessi" la trasmissione che ogni giorno, alle 10 è su Radio2 da Sanremo, con l’attore e Riccardo Pandolfi ************************** La Repubblica 01/03/2007 SILVIA FUMAROLA Il Festival di Baudo lo vince il Dr.House. Il vero vincitore del festival è il dottor House. Sanremo non è più un evento, Pippo Baudo galleggia, supera - ma di poco - il tanto vituperato festival di Giorgio Panariello. Il day after, in numeri: nella prima parte Baudo ottiene 12.452.000 spettatori (43,80% di share), nella seconda 6 milioni 759 mila (47.08% di share). La media è 9 milioni 760 mila spettatori (44,82% di share), mentre per Panariello, nel 2006, erano 9 milioni 741 mila (44,45%). Nella prima parte il comico batte Baudo con 13 milioni 61 mila spettatori (share del 45,01%). Il boom non c´è, Italia 1 con House non perde uno spettatore (4 milioni e mezzo), e anche "Ballarò", su RaiTre, si difende benissimo. Baudo non si sbilancia: «Sto valutando il risultato, m´interessava mettere al centro la musica, presentare i giovani in apertura, non a notte fonda, intervallandoli ai campioni. La serata ha tenuto. Uno share vicino al 50%, per una rete generalista, è significativo». I giovani cantano, ma non sono davanti alla tv. Panariello aveva fatto registrare il 41,94% nella fascia 18-34 anni in prime time, dato già molto inferiore rispetto al festival di Bonolis (56,62%). Baudo cala al 39,57%. Lo abbandonano gli uomini, può contare sulle donne over 65 anni (57,03%). Il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce rivela che Fiorello lo aveva chiamato per fare un´incursione telefonica ma per motivi tecnici non è stato possibile passare il cellulare a Baudo sul palco. Pensa a lui per il prossimo festival? «Sì. Finora ci ha concesso solo sporadiche incursioni. Con Simona Ventura abbiamo altri progetti ma non escludo i ritorni, anche se mi piace cambiare ogni anno. Baudo resterà direttore artistico anche nel 2008». I numeri tengono banco, quelli degli ascolti e le cifre dei compensi. Il presidente del Coni Petrucci protesta: «Con tutto il rispetto per Sanremo, non credo che lo sport meriti minore considerazione. Il sacrificio richiesto sarebbe nel triennio di circa 110 milioni di euro. stata modificata una norma della Finanziaria per il Festival. Spero si voglia evitare che l´Italia si presenti alle Olimpiadi di Pechino senza molti atleti impossibilitati a qualificarsi a causa dei tagli del decreto Bersani». «Petrucci dice una grande sciocchezza», replica Baudo piccato «dovrebbe pensare ai compensi del calcio». Ma il Codacons protesta per l´ingaggio d´oro di Michelle Hunziker, Forza Italia e anche la Lega chiedono conto dei contratti «uno schiaffo ai precari». «Con i compensi che percepisco io, il 50% in meno rispetto a quelli presi da altri colleghi venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto», risponde Baudo, «si sta montando uno scandalo ma in realtà non c´è niente di scandaloso». Hunziker ribadisce che il milione di euro è un compenso all inclusive (autori, assistente, coreografo, ballerini, truccatore, parrucchiere, vitto e alloggio). «Ma quel che rimane non è poco sicuramente», ammette sorridendo. «Mi spiace pensare a come stanno Pippo e Michelle. E´ una sensazione che conosco anche se adesso col successo nei teatri faccio fatica a ricordare.... Ma Sanremo non si può giudicare dagli ascolti della prima serata. Del resto se non ci sono stati elementi sufficienti a decretare una crisi di governo certo non ci sono elementi per decretare la crisi di Sanremo. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo!». Giorgio Panariello, il conduttore più criticato della storia del festival, si prende la sua rivincita. Anche Simona Ventura difende il suo Sanremo 2004, quello di Tony Renis, delle polemiche: «Ce lo vogliamo dire che il Sanremo che abbiamo portato a casa, preparato in un mese e mezzo, è stato un piccolo miracolo? Oggi, alla luce dei risultati di questa edizione, i dati vanno riletti» spiega la conduttrice «Io sono passata nel frullatore e sono sopravvissuta. Però, riconosciamo un valore anche a chi, nelle scorse edizioni, è stato impallinato. Il gioco di Sanremo lo conosciamo, si fa carne di porco di tutti. Invece rivalutiamo le edizioni passate». ************************** La Repubblica 01/03/2007 GLI ASCOLTI DELLA PRIMA SERATA 2007 Baudo: I Parte: Media: 44.82% - Spettatori: 12.452.000 - share: 43.80% II Parte: Spettatori: 6.759.000 - share: 47.08% III Parte: - 2006 Panariello: I Parte: Media: 44.45% - Spettatori: 13.588.000 - share: 45.1% II Parte: Spettatori: 8.610.000 - share: 43.09% III Parte: Spettatori: 4.301.000 - share: 42.03% 2005 Bonolis: I Parte: Media: 54.78% - Spettatori: 16.588.000- share: 54.68% II Parte: Spettatori: 12.420.000 - share: 56.43% III Parte: Spettatori: 6.402.000 - share: 54.10% 2004 Ventura: I Parte: Media: 42.48% - Spettatori: 12.860.000 share: 43.34% II Parte: Spettatori: 6.904.000 - share: 40.75% III Parte: - 2003 Baudo: I Parte: Media: 42.55% - Spettatori: 12.364.000 share: 40.37% II Parte: Spettatori: 6.149.000 - share: 47.24% III Parte: - ************************** La Repubblica 01/03/2007 ANTONELLO CAPORALE "Sono rossa dentro e fuori nel cuore ho falce e martello". «Mi sento rossa dentro». Rossa rossa? «Intrisa di questo colore». Sono quasi le otto di sera. Milva sta parlando di sé ininterrottamente dalle quattro del pomeriggio. L´intero ufficio stampa della pantera di Goro è allo stremo. Il suo rosso è molto falce e martello. «E infatti Cossutta sbaglia a chiedere di mandare in soffitta la falce e il martello. Io voglio vivere con quel simbolo davanti ai miei occhi». Comunistissima. «Ho votato sempre Pci. Adesso voto il Pdci, sto con Diliberto. M´intenerisce, mi commuove, mi fa trepidare». Il governo ce la fa. «Ho avuto uno scoramento, una sofferenza. Vorrei dire a Turigliatto e a Rossi: ma come si fa? Ma rendetevi conto, diamine!». L´altra sera al festival i comici sono stati spietati con Prodi. «Cornacchione vergognoso. Ha dato una mano a quello là». Berlusconi. «E certo!». Che lei non ama. «Non mi faccia dire». Dica invece. «Quando lo vedo mi viene…». Uno sconforto? «Di più». Tanta rabbia? «Di più». Diliberto dice che fa schifo. «Mi sento di condividere il pensiero di Oliviero. una persona di grande cultura». Lo stima tanto. «Moltissimo». Non è un moderato come Rutelli. «Non conosco Rutelli, anche se mi ha scritto una bella lettera in cui si diceva disponibile a dare una mano a mia figlia Martina, che insegna storia dell´arte». Ma Martina aveva bisogno dell´aiutino? «Assolutamente no». Meglio così. «Mi crede se le dico che vivo la politica con una tale intensità, con una partecipazione personale, una dedizione». Chissà quante feste dell´Unità ha sul groppone. «Mi portava Bibi Ballandi. Lo conosce Ballandi?». Adesso predilige altre feste e altri festival. «Lo so». Con tanto comunismo nel serbatoio si fa poca Mediaset. «Ci sono andata una volta, invitata dalla mia amica Iva Zanicchi che è una patita per quello là». stata persino candidata. «Le dissi: smettila con la pubblicità dei materassi. Visto che sei così vicina a lui fatti dare qualche programma». Rossa comunque, non il rosé di Fassino. «Rossa. Ma D´Alema è stimabile». Oggi anche Follini. «Finalmente ha capito che la sua casa è di qua». La sua interpretazione canora è stata davvero superlativa. «Vorrei infine dire che la Chiesa non deve interferire. Badi al suo impegno, rifletta sulla preghiera». Sanremo è una vetrina sontuosa. «Speriamo che Prodi duri. Avranno capito la lezione?». ************************** La Repubblica 01/03/2007 Zero Assoluto: Vincere noi? Saremmo più contenti se la Roma vincesse la Champions Ficarra e Picone: Sembra di essere all´uscita delle consultazioni di Napolitano Simone Cristicchi: La sedia che porto in scena? è un simbolo ma anche un portafortuna ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Maria Volpe Baudo non fa boom. Pippo sperava meglio. L’aveva detto: «Siamo affamati di ascolti». Ma ormai ha imparato a tenere botta e non sarà l’audience a farlo vacillare. Questi i freddi e impietosi numeri di martedì sera: 9.760.000 telespettatori (media tra prima e seconda parte), pari al 44,82% di share. L’anno scorso – l’edizione del «vituperato» Giorgio Panariello – la media d’ascolto della prima serata festivaliera è stata del 44.45%. Percentuale identica. In termini assoluti, 600mila persone in meno, nella prima parte della serata. Molto elegante il messaggio di Panariello: «Sanremo non si può giudicare dagli ascolti della prima serata. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo!! Credo che gli ascolti miglioreranno. Ho visto il Festival e trovo che sia una proposta molto piacevole. Ma è difficilissimo fare i grandi risultati del passato». Galanterie a parte, osservando questo calo di ascolti, viene da chiedersi: perché il telespettatore medio di Raiuno (e non solo di Raiuno) dovrebbe restare attaccato al video a vedere gli Zero Assoluto, Piero Mazzocchetti, Mariangela? Ovvero i primi due campioni e la prima giovane che si sono esibiti la sera d’apertura del Festival, poco dopo le 21.30. Non entriamo nel merito della musica, ma l’impatto televisivo non è davvero facile per un pubblico non giovanissimo. L’istinto è cambiare canale. Del resto l’ha ammesso anche Baudo: «Abbiamo pagato la scelta di mettere i giovani in mezzo ai campioni e di non relegarli a notte fonda. Abbiamo corso questo rischio consapevolmente e gli ascolti sono calati. Ma abbiamo riportato il Festival nei suoi binari giusti con la musica al centro». Sarà... Il problema è che anche certi campioni sono mezzo sconosciuti e così – nonostante il garbo e l’eleganza – la serata d’apertura ha vissuto momenti di noia. Il picco del resto è stato proprio alle 21.20 (quasi 15 milioni di persone davanti al video) quando una tremante Michelle cantava «Adesso tu», pensando all’ex marito Eros Ramazzotti, alla figlia Aurora, e lasciando spazi di sogno nei cuori dei telespettatori che, dal Manzanarre al Reno, si sono chiesti: «Ma torneranno insieme Eros e Michelle?». A questo ormai pare abituato il pubblico televisivo, al reality, alla messa in scena dei sentimenti. Ma Baudo non ha intenzione di rinunciare alla qualità. Lo ribadisce anche il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce: «Gli ascolti sono stati inferiori alle aspettative, ma non esageriamo. Il trend è in crescita, e ci fa ben sperare per le prossime serate. E poi la qualità è proprio confortante. La canzone è davvero protagonista». E così, forte della sua battaglia per la tv di qualità, Baudo non ha mostrato segni di malumore, nonostante gli ascolti. L’andamento della serata di ieri è stato brioso, anzi allegro. A parte l’incidente sul finale: verso l’una di notte prima dell’esibizione dell’ultima giovane in gara, Elsa Lila, si è sentita una bestemmia in diretta. Un giallo. La Rai, poco dopo, ha dichiarato: «Siamo molto dispiaciuti, anzi mortificati. Le responsabilità non sono individuabili perché l’incidente è accaduto in un retropalco frequentato da decine di persone». La seconda puntata si era aperta con Michelle che entra dalla platea e fa lo scivolo con Pippo. Una Hunziker in versione pestifera, che non dà tregua alla spalla- Baudo e che lo mette pure in imbarazzo con una gaffe sessuale («mi basta il tric-trac che vengo») che ha letteralmente messo al tappeto Pippo. Ripresosi, ha introdotto Ficarra e Picone, il duo comico siciliano. Un primo intervento divertente, poi un secondo, a sorpresa, drammatico: hanno ricordato «Pino Puglisi un prete ucciso perché dava fastidio alla mafia». E poco prima il giovane Fabrizio Moro, con la canzone «Pensa» dedicata a Falcone e Borsellino, aveva commosso la platea. ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Dorelli che classe, il brano no Lezione d’ironia da Paolo Rossi E Al Bano non tradisce i fan. Non siamo diventati più buoni, né tantomeno siamo sottoposti a pressioni. I giudizi sui 10 big e i 7 giovani in gara ieri sono più positivi di quelli della prima serata. «Musica» di Paolo Meneguzzi è pop melodico facile giovanilista sentimentale orecchiabile (voto: 7). La musica e l’amore vengono coniugati e formano una irresistibile melassa che in falsetto funziona ancora di più. Gli Stadio hanno proposto una canzone d’amore intitolata «Guardami», raffinata ma anche un po’ dimessa, dove solo il ritornello (corto) profuma un po’ di rock sinfonico (6,5). Sara Galimberti, 22 anni di Roma merita di essere ricordata prima ancora che per la sua canzone «Amore ritrovato» (7,5) che è una sorta di tango retrò-colto con un crescendo virtuoso quasi operistico per un’altra ragione. il tipico prodotto delle nuove realtà discografiche, le «multipaese» a gestione familiare che hanno preso il posto delle multinazionali. Piccole imprese che propongono anche singolari e apparentemente demenziali strategie, come quella di allegare al disco non la biografia dell’artista ma quella del cane Ringhio che è anche il simbolo dell’azienda. I festivalieri doc Marcella e Gianni Bella con «Forever (per sempre)» firmata Bella-Mogol meritano 8 per la musica, 5 per il testo (ci scusi maestro), 4 per l’esecuzione di Gianni Bella, 7 per per quella di Marcella (fate voi la media). «Il terzo fuochista» di Tosca è un pezzo di bravura per la velocità con cui viene sciorinato il lungo testo, per la quantità di strumenti che usa, per le emozioni che scatena. Pur non avendo forse un futuro discografico merita 8 e mezzo (anche perché sarebbe piaciuto a Fellini e a Nino Rota per la sua natura bandistico-circense). Molto chiasso si è fatto sulla canzone del maestro di musica Patrizio Baù intitolata «Peccati di gola» che in realtà è solo un divertimento musicalmente anomalo e anche a tratti noiosetto sul tema dell’edonismo (5). Quanto al molto atteso ritorno sulla scena di Johnny Dorelli bisogna dire che la sua classe e la sua forma vocale sono assolutamente ineccepibili (8). Peccato che la canzone scritta per lui dagli autorevoli Calabrese e Ferrio sia di un manierismo stucchevole e rinchiuda l’artista in una sorta di ligneo sarcofago (5). «Ama» di Romina Falconi sembra costruita apposta per valorizzare una vocina dolce capace di virtuosismi soavi. Siamo però sul sentimental- sanremese di fascia media che non lascia traccia (5,5). Il titano Al Bano non ha tradito le aspettative ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 La Sfida: il raffronto degli ascolti in termini di share tra il Festival condotto da Panariello lo scorso anno e l’edizione targata Baudo: I PARTE: 2006: 45.01% - 2007: 43.80% II PARTE: 2006: 43.92% - 2007: 47.08% III PARTE: 2006: 42.29% - 2007: 40.68% Media ponderata: 2006: 44.45% - 2007: 44.82% ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Andrea Laffranchi Padoa-Schioppa: no a compensi Questione di numeri. Quanto agli ascolti Sanremo tiene, ma scivola sui compensi. Settecentomila euro per Pippo Baudo, un milione per Michelle Hunziker e tutto il suo staff. Tanti soldi. Troppi per il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Che risponde «molto amareggiato» a una lettera di un gruppo di precari calabresi che si lamenta per il trattamento dorato delle star tv. Sebbene il Tesoro sia azionista della tv di Stato, Padoa-Schioppa fa sapere che «la definizione dei compensi è stata un’autonoma decisione della Rai». Conclusione dura: «Non sono d’accordo con il fatto che un’azienda pubblica possa offrire cachet così alti». Ed ecco il testo della lettera, firmato dalla coordinatrice dei precari Maria Donati, che lo ha spinto a intervenire. «Con i soldi che lo Stato italiano ha dato alla Hunziker almeno 50 di noi co.co.pro sarebbero stati stabilizzati a vita. Non vogliamo fare moralismi ma riteniamo che sia un vero schiaffo alla miseria». Il cachet di Michelle, il milione, lo ha confermato la conduttrice stessa. Precisando che comprende anche quello dei suoi collaboratori. Baudo solo in apparenza si sarebbe accontentato di meno. I 700 mila euro previsti dal suo contratto sarebbero «solo» il compenso per la prestazione artistica. Al quale, secondo voci di corridoio, andrebbero aggiunti rimborsi spese verso i quali la Rai si dimostrerebbe molto comprensiva. La questione fa arrabbiare anche i vertici dello sport. «Ho grandissimo rispetto per Baudo, ma non posso accettare che atleti come Baldini, Bettini, la Vezzali, la Pellegrini, Benelli, Rossi e Mornati, possano valere di meno», dice il presidente del Coni Gianni Petrucci. Spaventato dal taglio di 110 dei 450 milioni di euro destinati allo sport italiano previsto dal decreto Bersani, Petrucci paventa il rischio «che l’Italia si presenti alle olimpiadi di Pechino con le assenze di molti atleti» e chiede che si intervenga «come è stato fatto per Sanremo modificando una norma della legge finanziaria». Il ministro Melandri tranquillizza. Repliche stizzite da casa Rai. Per Baudo «Petrucci ha detto una sciocchezza» e «dovrebbe guardare al mondo del calcio che è uno scandalo, dove i calciatori prendono compensi milionari». Acido anche Fabrizio Del Noce: «Credo che lo sport sia l’unico pulpito da cui non possono venire prediche. Nel calcio in tv il rapporto costi-ricavi non paga più. I conti di Sanremo, invece, tornano», dice il direttore di Raiuno. Critico anche il Codacons che, visti i dati Auditel non proprio esaltanti, per il futuro propone di legare «i compensi ai dati di ascolto» e chiede alla Corte dei Conti di «non ammettere a registrazione la circolare del ministro Nicolais», quella che sbloccava i maxi-cachet. Circolare «assurda e irrazionale» anche per Giampiero Catone (Dc per le autonomie) della Vigilanza Rai. E per il leghista Davide Caparini questi compensi «non hanno alcun senso se pagati con i soldi dei contribuenti, mentre potrebbero essere giustificati in una logica di mercato». Prova a smorzare i toni il sindaco di Sanremo, Claudio Borea che si ricorda «cachet di gran lunga superiori negli anni passati». Pippo conferma e piange miseria: «Con i compensi che percepisco io, circa il 40% in meno rispetto a quelli presi da altri colleghi che sono venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto». *********************** Corriere della Sera 01/03/2007 Luigi Offeddu Apicella senior in Riviera canta e fa un po’ il critico: «Motivi non memorabili». «Marià, ti parlo da Sanremo. Sono qui, ci starò per tutto il festival: ascolto, cerco di capire, alla sera come sempre faccio "’a posteggia". E da Sanremo, come padre e come artista, dopo aver ascoltato tutti questi, ti dico: "Marià, tu sei più genuino che mai". E chi vuole intendere, intenda. Salutami il Presidente, digli che non ho mai dimenticato quei 3 giorni di fila a Villa Certosa, tutti passati a cantare insieme: io, te, e lui...». Ieri, Tonino Apicella da Spaccanapoli ha compiuto 67 anni, 51 dei quali vissuti come chitarrista «posteggiatore», cioè artista de «’a posteggia», che nel Cinquecento si chiamava anche «Sbruffapappa», perché dava da mangiare a chi la praticava. «’A posteggia, parola nobile – spiega don Tonino ”: significa appostamento, in un ristorante, di persone che sanno far bene il loro lavoro, con garbo e diplomazia, per offrir musica agli altri. Sì, proprio quello che mio figlio Mariano faceva all’albergo Vesuvio di Napoli, quando nel 2001 fu scoperto dal Presidente. Cioè dal Dottore, come lui ancora lo chiama. Insomma, dal dottor Berlusconi». Questo compleanno, Tonino l’ha festeggiato come sempre: abbracciando Anna, la moglie che l’ha seguito a Sanremo, e una chitarra. Il tutto al ristorante Lido, una fetta di Napoli traslocata in Riviera, dove il maestro si esibisce ogni sera fino a sabato. A metà marzo, in quel «Lido» soffierà aria diversa: la Napoli sanremese virerà al jazz, con la band nizzarda di Alain Rattier. Ma per adesso, è Napoli e basta: profumo di cozze, lo chef Gennaro Vivo che scola linguine all’astice, il padrone don Salvatore che butta un occhio su tutto. E soprattutto lui, Apicella senior: che apre la serata con «Reginella» l’eterna, o «Era de maggio», ma anche «Mannaggia a te», «Si’ stata tu!», e «Bambolina d’a Sanità», tutte sue canzoni che lui, Mariano e il Dottore, cantarono insieme in quel «triduo» a Villa Certosa. «Cosa rara assai, perché di solito Mariano non canta le mie canzoni: lui è lui, io sono io, e ci vogliamo un bene da morire. Ho altri 5 figli, ma solo Mariano ha seguito la mia strada». Papà Tonino ha la quinta elementare, e a suonar bene la chitarra ha imparato da solo. Come i grandi «posteggiatori» di cent’anni fa: come «Antonio ’o Cecato», il Cieco, descritto da Salvatore Di Giacomo, o Gaetano Burecchio «’o Busciardo», il Bugiardo, o Peppino Di Francesco «’o Zingarello», che fu il menestrello personale del potente Richard Wagner (si vede che la tradizione è antica) e poi fu cacciato da quest’ultimo per essere stato sorpreso a far ginnastica in un sottoscala con una procace cameriera. Tonino Apicella sa anche recitare: e a volte, «ma purché in sala non voli una mosca», recita da maestro «’A livella» di Totò. Ed è stato attore vero: è lui lo zingaro sdentato e dai capelli rossicci che canta tragicamente «’A risata» in Morte a Venezia: «prendetelo, è un incrocio fra Petrolini e Totò», ordinò Luchino Visconti subito dopo il provino. Mariano junior, invece, non è autodidatta, «perché – dice il papà – la chitarra l’ha studiata con un professore. Sento dire spesso: che sedere che ha avuto quello, a incontrare Berlusconi. E mi dispiace: perché la fortuna esiste anche, ma poi devi reggere, essere bravo. E Mariano, questo ha fatto. Io voto Forza Italia, ma da molto prima di quell’incontro. Comunque, ringrazio il Padreterno: mi ha ricompensato per tutto ciò che avevo fatto per i miei figli». E questo festival? «Mah, finora non ho sentito motivi trascinanti. Mi sono piaciuti i Korakhané, gusto alla Fabrizio De André. Ma ripeto: Marià, te lo dico da padre e da artista, tu si’ genuino più che mai. E salutami tanto lui. Il Presidente».
• La Stampa 28 Febbraio 2007. GABRIELE FERRARIS Cornacchione show ”Riconteremo i dati Auditel di Fabio Fazio. Se ne occupa Calderoli”. «Questo è un Festival veltroniano, pensato dal comitato centrale del partito comunista, con canzoni dove amore fa rima con Stalin», esordisce severo Antonio Cornacchione, comico di complemento al Festival, noto alle cronache per la gag del «povero Silvio», la macchietta del berlusconiano rancoroso e vittimista. Ora, è pur vero che oggi è il D-Day del governo; e possiamo pure accettare, obtorto collo, che qualsiasi frescaccia sparata dal palco dell’Ariston abbia, in quanto sparata dal palco dell’Ariston, una valenza superiore a quella che correntemente si riconosce alle frescacce. Ma sconcerta che numerose persone adulte, alcune con titoli di studio, abbiano identificato in Cornacchione una mina vagante, capace di offendere le istituzioni. Semmai, il buon gusto. Cornacchione, però, è furbo: arriva in sala stampa e - anziché rispondere a domande (quali, poi?) - recita il proprio personaggio, distribuendo patenti di comunismo a tutti, compreso Baudo, e intimidendo i giornalisti con assertivi «stia attento a cosa scrive, l’ho già segnata nella lista nera». E sembra tutto vero: compresa la minaccia di ricalcolare gli ascolti del Festival-record di Fabio Fazio, perché quel comunista di sicuro li aveva taroccati, «ma non so quando finiremo, li conta Calderoli che ha la terza media...». Insomma, battute di repertorio. Migliori, magari, di quelle sentite in tivù. Che però non spiantano i governi né le opposizioni, e non distruggono i politici. Non le opposizioni e i governi seri; non i politici degni di questo nome. Che difatti, nei paesi normali, degli sberleffi dei saltimbanchi se ne infischiano. La cosa straordinaria e sanremese è che se Cornacchione - o qualsiasi altro comico - porta la sua mercanzia al Festival, gli scribi prendono nota, e dopo pochi minuti partono i lanci di agenzia, con il Cornacchione-pensiero che si mescola alle dichiarazioni dei protagonisti della crisi di governo. D’altronde, proprio ieri una senatrice di Forza Italia, tal Maria Burani Procaccini, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia Padoa Schioppa sul milione intascato dalla Hunziker. Una senatrice. Al ministro. Nel bel mezzo di una crisi. Alla vigilia di un voto di fiducia. Comunque, alla senatrice risponde indirettamente Bibi Ballandi, manager della svizzerotta, precisando che la cifra è tutto compreso: vitto, alloggio, viaggi, ballerini, assistenti, coreografi, gorilla, truccatori. Il manager. Risponde alla senatrice. Come volevasi dimostrare. Il contesto è quello: siamo in un posto dove un vescovo dice che il testo di una canzone a parer suo è troppo spinto, e subito s’accende il dibattito, e si parla di «scomunica». Pensare che una volta con le scomuniche i Papi detronizzavano gli imperatori. E per neutralizzarle bisognava rimanere per alcuni giorni a piedi nudi nel cortile del castello di Canossa. Oggi basta una dichiarazione assolutoria di Pippo Baudo: «Il vescovo è un uomo libero, fa critiche legittime ma quella canzone non mi sembra sconvolgente». Andate in pace. I comici, in queste condizioni, faticano a marcare la differenza, il loro essere comici. Hanno ragione gli assenti, come Daniele Luttazzi, che con il consueto fair play ieri ha rivelato di aver detto no a Baudo perché «non puoi fare satira a Sanremo. Puoi fare quello che fanno i comici quando vengono invitati: baciare in bocca Baudo e toccargli le palle. A me non interessa. Due mesi fa - ha aggiunto Luttazzi - Pippo Baudo ha telefonato alla mia ex-agente per offrirmi di presentare il Festival con lui, dicendo: ”Luttazzi deve rientrare in Rai dalla Basilica di San Pietro”, perché lui si sente il Papa. Io ho risposto che non mi interessava». Una situazione ideale, insomma: Luttazzi ha fatto a meno del Festival, e il Festival di Luttazzi. Immaginiamo con reciproca soddisfazione. E i telespettatori si consoleranno con Fiorello, sabato in video da Roma: soluzione forse non ottimale ai fini dello show, ma ottima per Fiorello (che, dicono, riceverà per la prestazione un pourboire di 150 mila euro) e rassicurante per Baudo, che l’altro volta - con Rosario presente e strizzante all’Ariston - se la vide brutta, e dolorosa assai. ********** Corriere della Sera 01/03/2007 Hunziker: con quella cifra pago tutti, quel che resta è mio. In un camerino invaso da 500 rose rosse, è difficile parlare di compensi. Mercoledì 28 febbraio, ore 19, nel camerino di Michelle Hunziker all’Ariston, c’è un cesto infinito di fiori (mandato da un ammiratore sconosciuto con un biglietto con scritto «io tifo per te». Gli indiziati, per le loro iniziali, sono Antonio Cassano, il produttore musicale di Eros e/o il calciatore), altri mazzi di fiori più «umani», una pentola di fumenti per la gola, la truccatrice all’opera e i vestiti di Versace, spaziali e preziosi, indossati ieri sera, appesi. Signora Hunziker questa storia del suo compenso (un milione di euro) ha sconvolto l’Italia. Non si scompone la bionda trentenne e ribadisce quanto già detto in conferenza stampa: «Quella cifra comprende i tecnici, i miei collaboratori, il coreografo, l’ufficio stampa. Tutti quanti hanno lavorato con me da mesi. Quel che resta, e non è poco, è mio». Non sembra spazientirsi per nulla. Il suo trucco è non leggere giornali, non guardare televisione. Possibile che non risenta del tritacarne sanremese? «No, pensavo peggio davvero. Quel che mi dispiace è che si prova poco. Io sono pignola, perfezionista, amo provare tanto, curare i dettagli, invece qui non c’è tempo, non c’è mai tempo. Io adoro gli spettacoli che faceva Mina, i Fantastico d’un tempo. Sì, questo è il mio unico vero rimpianto sanremese». Ma nonostante la sua disciplina svizzera, la prima sera si è emozionata pure lei. Sul serio. Ma perché cantare la canzone del suo ex marito «Adesso tu»? «Come suggello di serenità – replica ”. L’ho detto ieri al telefono a Eros: l’avrei cantata così, allo stesso modo, per te e Aurora nel salotto di casa. E poi lui è un grande artista che stimo molto». Lo sa che è stato il picco d’ascolto della serata? La gente ama il reality ormai. «No, è che ormai i reality sono finti. Lo show è più vero. I personaggi pubblici sono vissuti come amici e parenti». I bigodini in testa e il trucco a metà non tolgono nulla alla sua bellezza. Neppure davanti ad ascolti un po’ deludenti si scompone. «La penso come Pippo: è stata privilegiata la musica. E i giovani specialmente. Antonio Ricci, grande guru della tv che combatte per vincere, non dà mai spazio alla musica nei suoi programmi perché sa che non funziona. Quanto poi agli ospiti stranieri e alle star credo davvero siano inutili. Ho provato a convincere Norah Jones, martedì, a suonare e cantare insieme. Così, un mix improvvisato sulle colonne sonore della nostra giovinezza: macché non c’è stato verso di convincerla. E allora tanto vale...». ******* La Stampa 01/03/2007. Massimo Gramellini Buongiorno Michelle ma chère. E’ giusto che Michelle Hunziker prenda un milione di euro per scendere le scale di Sanremo, mentre un precario fatica a rastrellarne mille per salire quelle di un call center? E’ la domanda retorica di cui si sono fatti portavoce i deputati del centrodestra. Se la mettiamo sul piano della morale, la risposta ovviamente è no. Ma per le leggi di mercato quella disparità mostruosa non fa una grinza, perché con gli spot della Hunziker la Rai al Festival di milioni ne guadagna ben 42. Possiamo discutere fino alla depressione sui motivi che inducono gli italiani a seguire, sia pure meno di un tempo, la rassegna della canzonetta e di conseguenza i pubblicitari a investire certe cifre su Al Bano invece che sullo scopritore di un vaccino. Ma dal punto di vista economico per le casse statali il milione alla Hunziker non è uno scandalo. E’ un affare. Lo scandalo semmai sono le liquidazioni d’oro ai manager che hanno mandato a picco le aziende pubbliche, lasciando in eredità 42 milioni, sì, ma di debiti. E’ il lato demenziale del capitalismo. Non vali per ciò che sei o che fai, ma per quanto fai incassare al sistema. Purtroppo finora l’umanità non ha trovato alternative, se non Mao Tze Tung, che però si porta dietro una serie di problemi collaterali, tipo lo sterminio di massa e la scomparsa di ogni forma di libertà. Poiché qui invece un po’ ce n’è ancora, non stupisce che qualcuno strilli contro la Hunziker. Stupisce che a farlo sia il centrodestra, cioè quella parte politica che, se ben ricordo, sostiene di tifare per il libero mercato. ********** La Stampa 01/03/2007 ALESSANDRA COMAZZI Superpippo balla al ritmo di Michelle. «Hanno fatto il Prodi bis: perché, il primo così bene gli era venuto». «Secondo me si torna di nuovo a votare». «Tu ci vai a votare? No grazie, a me non serve niente». «Sempre a parlare di politica. Fatti un esame del sangue, piuttosto. Vai da mio cugino che è geometra. Lui prescrive e guadagna, guadagna e prescrive». Erano le 22,40 della seconda serata del Festival quando sono arrivati Ficarra e Picone. Anche loro ex di Striscia la notizia, come la Hunziker. Scherzano con Baudo e con l’ormai vetusta moda di baciarlo in bocca o di toccargli gli attributi, anzi «il vulcano». Si vantano di essere in imbarazzo, di non saper che fare, provano a dire «cacca», hai visto mai. Poi, si tolgono lo smoking, ed eccoli nel loro sempre geniale numero di Zelig, i due siciliani, mafiosi e perbenisti, che si incontrano: «Nessuno compra più i cd taroccati: finisce che si alimenta il mercato dei cd autentici». «Mio figlio vuole fare il papa: ma ormai sono lavori che fanno solo gli stranieri». «Ho saputo che tua moglie ti tradisce». «Sì, lui è un bravo ragazzo». Fanno pubblicità al loro prossimo film, sono divertenti, vengono richiamati un’ora dopo in palcoscenico e offronto un bellissimo atto d’amore a don Puglisi, il sacerdote ammazzato a Brancaccio. Nel secondo giorno di Festival Baudo ha il suo momento di orgoglio sanremese: «Esiste una vita italiana alla canzone, questa deve arrivare da Sanremo», dice. Ma soprattutto consolida una rivoluzione: non conduce più da solo. «Deposto il binomio «valletta bruna-valletta bionda», proruppe Michelle ma belle, e niente fu più come prima. Dalla costola di Pippo nacque la Donna. La Brava Presentatrice. Che fa pubblicità ai propri spettacoli, l’altra sera Tutti insieme appassionatamente, ieri Cabaret (Pippo si è anche messo in testa la sua parrucca nera) e si permette vaghezze e facezie relative ai suoi seni, dove il microfono va a sbattere, «ma quanto è lungo ’sto microfono, si vede che si sta emozionando». Oppure confida a milioni di spettatori (tanti, ma non quanti la Rai sperava) dei tempi in cui, giovinetta di 14 anni e già «fidanzata in casa» con un ragazzino di Militello, provincia di Pippo Baudo, passava e spassava sotto il balcone del presentatore, una vera reliquia. Ed era tanto emozionata da non andare in bagno. Si vede che non aveva ancora conosciuto la Marcuzzi dal bifido gentile. E poi il suo ragazzo le diceva «facciamo tric-trac» quando voleva far l’amore. E lei veniva. Cioè arrivava. Scusa Pippo. E Pippo si sdraia per terra. Ma tu pensa. All’inizio di una serata subito dimostratasi, nonostante le lepidezze, già più fiacca, Pippi Hunziker, vestita da sirena, con un trucco pesante e azzurro, aveva fatto il suo ingresso dalla platea, e poi, «se devo fare le scale le faccio», si era tirata su la gonna salendo e scendendo il mitico scalone mentre l’orchestra suonava do-re-mi-fa-sol-la-si-do. Per non parlare dello scivolo, allestito dallo scenografo Castelli e percorso da lei e Pippo insieme, chiappe a terra. E insomma, è finito anche il secondo appuntamento che ha offerto, persino, una bestemmia in diretta, forse di un tecnico, a microfono aperto. Il rito si è ripetuto, ma non si è consolidato. Tutta quella pubblicità, Aldo, Giovanni e Giacomo, le suonerie da scaricare. Sembravano meno belle pure le canzoni (grande, però, Paolo Rossi). Dicono che per motivi pubblicitari, per accordi con la città di Sanremo o per chissà che, meno di cinque sere di Festival non si possano proprio fare. Ma se cinque sere vi sembran poche, provate voi a divertirvi. Andiamo al Dopofestival, va, nell’hangar colorato di Chiambretti. ******** La Stampa 01/03/2007 MARINELLA VENEGONI Paolo Meneguzzi 4 MUSICA. Un giorno Sanremo sarà tutto degli svizzeri. Prima di Michelle, ci è passato già 3 volte (senza aver molto da dire) questo trentaseienne di Mendrisio dalla faccia carina, che deve accendere l’audience giovanile. La sua pop-dance internazionale s’è fatta incerta fra l’ispirazione ai Backstreet Boys e un clima più melodico alla D’Alessio. Marcella e Gianni Bella 6 FOREVER (PER SEMPRE). Campione di hit pop, Gianni firma con Mogol il ritorno in coppia canora con sua sorella Marcella in un pezzo anti-DICO fin dal titolo. La melodia accattivante è invasa di sollecitazioni ritmiche, i due sono ying e yang: lui prudente, lei scatenata. Stadio 6 GUARDAMI. Uno chiude gli occhi e pensa: «Questo è Vasco». No, in realtà è Gaetano Curreri. Da sempre scrive per Vasco, e qui ripercorre in proprio quello stesso filone della ballata rock impastata di pause, puntini, schitarrate. Ricetta di successo ma l’emozione lo tradisce. Tosca 7 IL TERZO FUOCHISTA. Meglio il musical che la canzone in crisi, s’è detta Tosca: che ha un pezzo di teatro-canzone fra i meno prevedibili del Sanremone, sull’uomo che accende i fuochi d’artificio. Una filastrocca folk che racconta il luna park, un valzerone fra Bregovic e Francia, cantato con voce calda e appassionata. Johnny Dorelli 8 MEGLIO COS. Altro che Buena Vista. Giorgio Calabrese e Gianni Ferrio firmano un classico: uno swing etereo ed elegantissimo, difficile da cantare per chiunque ma non per Dorelli: che con voce immutata s’infila in automatico fra le note raffinate e guizzanti di una musica senza tempo. Albano Carrisi 7 NEL PERDONO. Un Albano sorprendente, in un brano contro la guerra con il testo incisivo e un po’ retorico di Renato Zero; la musica prorompente di suo figlio Yari lo posiziona bene nella fusion lirica-pop. Su disco controlla le tonsille, dal vivo meno. Paolo Rossi 8 IN ITALIA SI STA MALE. In Italia si sta male, o si sta bene anziché no? Colonna sonora per il nostro intero Paese, la travagliata e (forse) inedita marcetta di Rino Gaetano è contagiosa quanto un morbillo. Paolo Rossi è perfetto esecutore, sornione e teatrale, nell’impeccabile arrangiamento di Mauro Pagani. Roba d’autore, leggera e pesante insieme. Amalia Grè 7 AMAMI PER SEMPRE. Lei è una interprete originale e un po’ balzana, una bella faccia vera in questo mondo botulinico. Voce e gestualità perfetta per un pezzo jazzy, rarefatto, niente sanremese, da club di una volta, fumoso, equivoco e grondante vecchi peccati. Fabio Concato 7 OLTRE IL GIARDINO. E’ il pezzo più drammatico del Festival, la storia di tante vittime della new economy, lasciate a casa dal lavoro senza complimenti; un po’ la storia dello stesso autore con la sua vecchia etichetta. Lui infatti si immedesima totalmente, e l’emozione (autobiografica) dal vivo lo mette a dura prova. Velvet 6 TUTTO DA RIFARE. I Velvet sono gli unici cosiddetti big che a Sanremo si giocano il futuro artistico: vivacchiare così non ha più senso. Non a caso il pezzo odora di Subsonica ma lancia qualche sospiro pure agli Zero Assoluto. Bravi, in attesa... I Giovani Il pezzo forte è stato «Pensa» di Fabrizio Moro sui morti di mafia ispirato a Falcone e Borsellino: cantautorato romano doc, d’assalto; il discusso «Peccati di gola» di Baù abbaia ma non morde. Tenera la milonga di Sara Galimberti, svelti gli FSC (band di Battiato) e Pier Cortese, più prevedibili Elsa Lila e Romina Falconi. Passano: Galimberti, Falconi, Lila e Moro. ******* La Stampa 01/03/2007 GABRIELE FERRARIS Ascolti&cachet le spine di Baudo. Partiamo dagli ascolti della serata d’esordio, che sono così così: 12 milioni 452 mila per la prima parte, share 43,80 per cento, 6 milioni 759 mila la seconda (share 40,69), media ponderata 9 milioni 760 mila, share del 44,82 per cento. Dopofestival dall’una meno un quarto alle due: un milione 640 mila spettatori, share 40,68. Tanto, poco? Baudo e Del Noce hanno facce barzotte, l’indomani mattina. Filosofeggiano di tivù generalista, di pubblico spezzettato, di offerta variegata. Baudo si vanta d’aver dato spazio ai giovani, magari a danno degli ascolti; Del Noce lo loda, e lo conferma alla direzione artistica anche per gli anni a venire: ribadendo però che il conduttore del Festival non può essere sempre lo stesso. Quindi, sul palco dell’Ariston nel 2008 Baudo potrebbe non esserci. La parola d’ordine, intanto, è «trionfo», rilanciata dal fido Mollica al Tg1: eppure, nel 2006 Panariello andò meglio - 13 milioni e 61 mila, share 45,01, e in seconda 8 milioni 610 mila, share 43,92 - ma essendo sprofondato rispetto al Bonolis del 2005, fu crocifisso. Però aveva una media ponderata del 44,45 per cento, un pelo di meno di Baudo: quindi Baudo la fa franca. E tutti si vantano e ostentano sicurezza. Avranno le loro buone ragioni. Un dato, comunque, fotografa il paese: il picco d’ascolti, quasi 15 milioni, c’è stato mentre la Hunziker stonava Adesso tu. Le storie d’amore contrastate tirano sempre. La svizzerotta, comunque, è messa male: nel paese delle liquidazioni miliardarie per i manager che affossano le aziende pubbliche, il milione di euro del suo cachet ha risvegliato le coscienze di numerosi moralizzatori. In gran parte del centrodestra. Ne citiamo uno per tutti, il senatore leghista Dario Galli: «Dopo che il suo Governo ha aumentato le tasse a chi con 1.200 euro al mese deve mantenere moglie e tre figli, ci piacerebbe vedere il ministro Nicolais andare in televisione a spiegare come si possa dare un milione di euro per una settimana di lavoro a persone dello spettacolo». E da ogni parte d’Italia si levano lamenti: dai precari al Coni, ciascuno fa i conti, e calcola quanti problemi si potrebbero risolvere con quella cifra. Baudo, accreditato di 750 mila euro, replica: «Con i compensi che percepisco io, inferiori del 40-50 per cento rispetto a quelli di altri colleghi che sono venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto. Si sta montando uno scandalo ma in realtà non c’è niente di scandaloso, e non mi va neppure di apparire come un esoso. Nella mia carriera non ho mai guardato al fatto economico». Michelle Hunziker ripete che il milione di euro è tutto compreso - autori, assistente personale, coreografo, ballerini, truccatore, parrucchiere, vitto e alloggio - per un impegno di circa sei mesi. Ma ammette: «Quel che rimane non è poco, sicuramente». Sicuramente. Poi, uno legge sul «Sole 24 Ore» che con la pubblicità al Festival la Rai incassa circa 40 milioni, 24 dagli spot, il resto dalle telepromozioni. Trenta secondi in prima serata costano fino a 190 mila euro. Una telepromozione nello stesso orario vale un milione e 25 mila euro (e così ci paghiamo la Hunziker), mentre per il Dopofestival ve la cavate con 18 mila euro per uno spot e 390 mila per una telepromozione (ovvero 140 mila in più dell’intero compenso di Chiambretti). Questo a condizione che non si scenda sotto gli 11 milioni di ascolti: obiettivo al momento non a rischio. Ciò appare rassicurante, anche per il centrodestra: si rispetta il mercato, e il principio del plusvalore per cui nessuno dev’essere pagato più di quanto renda. Anzi: Michelle Hunziker in quest’ottica è una proletaria sfruttata. E stupisce il silenzio dei parlamentari della sinistra radicale. A proposito di parlamentari: ciascuno di essi incassa ogni anno, tra stipendio e benefit, all’incirca quanto Chiambretti per il Dopofestival. Sulla redditività, ciascuno giudichi come vuole. ******* La Stampa 01/03/2007. STEFANIA MIRETTI E’ dura mediare fra Truffaut e Cornacchione? Alle sei in punto della sera, mentre il video rilancia le immagini della Hunziker che prova «Cabaret», l’autore Enrico Magrelli, con il dodicesimo copione tra le mani - più o meno, la versione definitiva - si accascia su una sedia: «Tutto bene: lei è un po’ una Delia Scala post-moderna, veramente bravissima». Da giorni lui vive recluso tra la luminosa e appartata stanzetta off-limits, collocata sopra il teatro, il retropalco e il furgone della regia, dividendo pasti frugali a base di panini e succhi di frutta zuccherini con gli altri cinque autori di questo Sanremo: il «capoclasse» Claudio Fasulo, Sergio Bardotti storico collaboratore di Pippo, Furio Andreotti addetto al «ripasso con Michelle», Giulio Calcinari, Riccardo Cassini. Sono loro gli uomini che questa mattina, se i dati d’ascolto della seconda serata del Festival Normale saranno in calo, dovranno «inventarsene qualcuna»; sono loro gli unici a sapere se le lacrime della Hunziker la prima sera erano vere o indotte (Magrelli, logico, si sente che erano vere, «e comunque è stata lei a chiedere, qualche settimana fa, di fare un omaggio a Eros e Aurora»); sono loro che quando Pippo sfora e la telepromozione rischia di slittare - non sia mai - trovano l’escamotage per rientrare nel minutaggio, magari tagliando al volo qualche battuta all’inconsapevole ospite straniero. Sono ancora loro a manovrare il gobbo elettronico che scorre lungo la balconata del teatro, «e per fortuna con Baudo è semplice, ci limitiamo a lanciargli alcune parole chiave che lo aiutano a fissare la memoria, poi lui spesso cambia e va a braccio», e sono sempre loro a controllare i testi dei comici, «non per ragioni di censura, ma perché i tempi della diretta tv sono diversi da quelli del teatro», e a fare una prima chiacchierata telefonica con Penelope Cruz, ancora a Los Angeles, per capire «se è disposta a cantare una canzone in italiano o magari a fare un’intervista a due voci con Michelle», e può essere che l’attrice preferisca limitarsi a ballare il solito tango con Pippo. E’ il lavoro che l’anno scorso Claudio Sabelli Fioretti, tra gli autori dell’assai meno «normale» Sanremo di Panariello, ebbe a definire «cazzeggio»: «Macché cazzeggio - giura Magrelli -, noi qui fatichiamo duro e da mesi». Lavorano con le idee e con le parole, a partire dalla consapevolezza d’una sconfitta, «la parola da sola non basta più» ammettono, «per questo abbiamo scelto di abbinare ad ogni canzone delle immagini». Decisione magari sofferta, per qualcuno che la pensa come Truffaut, «le canzoni dicono sempre la verità», e opera di mediazione continua, perché si tratta di conciliare la richiesta di Pippo, «un festival elegante che metta al centro le canzoni», con i gusti di un pubblico abituato agli effettacci del reality. «Logico, noi teniamo conto di quel che c’è nell’aria», ammette Magrelli, «ma senza inseguire facili sensazionalismi». Barbara Alberti ha parlato di pornografia sentimentale... «Non sono d’accordo. Era chiaro, per esempio, che il tema quest’anno sarebbe stata la famiglia, e che si sarebbe dovuto pescare dall’archivio sentimentale di alcuni concorrenti. Però abbiamo deciso di scartare all’ultimo momento una fotografia di Roby Facchinetti con Francesco piccolissimo in braccia: una volta vista la loro esecuzione ci sembrava di troppo: vorrà dire che la si recupererà per qualche altra trasmissione; mentre abbiamo trovato un filmino in cui Sara Galimberti già canta, a sei mesi, seduta sul seggiolone, e ne abbiamo utilizzato qualche frammento». Cronometri alla mano, scambi continui di sms tra retropalco e cabina di regia, tre riunioni plenarie al giorno, nessun Cavallo Pazzo a «inventarsene qualcuna», e si finisce spesso per incartarsi su piccole cose. «Cornacchione, per esempio, ci aveva chiesto di entrare in scena come un direttore alle prese con un’orchestra di ”comunisti”, cosa che poi ha fatto. Su quest’idea ci eravamo un po’ bloccati, c’era bisogno di un elemento visivo che aiutasse il pubblico a capire il gioco, c’erano diverse ipotesi, se n’è discusso a lungo. Poi, la trovata di nascondere una matrioska e una bottiglia di vodka tra gli strumenti. Una cosa banale, ma efficace». Mi faccia indovinare: l’ha avuta Pippo. «Sì, l’ha avuta Pippo». *********** La Stampa 01/03/2007 Al Bano promosso senatore a vite: cin cin PIERO CHIAMBRETTI Mi sembra ieri che è incominciato: invece, è già l’altro ieri. Il Festival della terza età entra nel vivo con il suo carrozzone di cantanti, presentatori, soubrettes, comici e famigliari al seguito: e il primo dato certo è che, nonostante la forte controprogrammazione, il Dottor House non vale un Pippone. Al Festival in questi giorni si parla tanto di compensi, ma su Michelle Hunziker non si può sparare, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: non a caso è svizzera. Oltretutto, si sa che per fare un Festival di Sanremo ci vuole un bel culo, e Michelle è stata per dieci anni la testimonial degli slip Roberta: basterà? In caso contrario, Del Noce ha già garantito la presenza di Arrigo Sacchi e del vero Romano Prodi alla serata finale. E potrebbe non bastare ancora. A Sanremo ci vuole pure una dose garantita di scaramanzia: tipo il rito propriziatorio di Gianni Bella, che prima di entrare in scena si versa in testa un chilo di gel, rubato alla sorella Marcella che, essendo sposata al più grande fiscalista italiano, si è già offerta di scaricare le tasse della Hunziker. Molti invece scaricano le canzoni, soprattutto quelle dei Velvet. Per Dorelli, l’operazione è opposta: hanno tenuto la canzone e scaricato lui. Ma Johnny è uno dei senatori a vita del Festival: poi c’è Albano Carrisi che invece è senatore a vite, il massimo produttore di vino del Meridione. Per dimenticare la Loredana Lecciso, però, Al Bano s’è bevuto l’azienda, così è tornato a Sanremo, che per lui è un’isola felice. Mica quella dei Famosi... Comunque, restando alla metafora dei vini, il Festival è in rosso, e non solo per la chioma di Milva: per rientrare del grosso investimento economico, la Rai sta cominciando a vendersi sottobanco, su Internet, oltre a qualche pezzo ancora inedito, anche i pezzi della scenografia di Castelli. *********** La Stampa 01/03/2007 Panariello: «Diamo fiducia a Baudo e non giudichiamo dagli ascolti della prima serata»: a dirlo è Giorgio Panariello conduttore dello scorso festival. E anche Panariello si lancia in un paragone Sanremo-Prodi. «Se non ci sono stati elementi sufficienti a decretare una crisi di governo certo non ci sono oggi gli elementi per decretare la crisi di Sanremo. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo». Take That: Gran ritorno senza Robbie «Sanremo? Fantastic! Pippo Baudo!», esordisce Gary Barlow in anglo-italiano maccheronico. Orfani di Robbie Williams, ai quali dicono di essere molto legati, i Take That tornano dopo 11 anni sul palco dell’Ariston. Un’assenza che è servita a «diventare uomini». Non sono più la boy band osannata da migliaia di teen ager urlanti. Ma si ritengono fortunati ad avere avuto un’altra chance. ********* La Stampa 01/03/2007 LUCA DONDONI Il tele-Fiorello si allontana Arriva la Dion? Partecipa? Non partecipa? Il Convitato di Pietra del Festival è, ogni giorno di più, Fiorello. Ieri le fughe di notizie sulla sua partecipazione via satelite alla serata finale si sono rincorse e accavallate. In serata, dopo frenetiche trattative, il responso inclinava al negativo. La vicenda era tutt’altro che definita ma una fonte molto vicina allo showman si mostrava pessimista sull’eventualità che l’accordo potesse concretizzarsi. La prima sera del Festival Fiorello aveva addiritura chiamato il direttore Del Noce al cellulare durante la trasmissione: a detta di Del Noce stesso, lo showman voleva collegarsi telefonicamente con Baudo, poi per motivi tecnici non se n’era fatto nulla. Il fatto che Del Noce e Bibi Ballandi (produttore degli spettacoli di Fiore) fossero seduti fianco a fianco all’Ariston sottolinea quanto l’accordo fosse vicino; ma ancora lontano dalla firma. Per il compenso, si parlava di una cifra attorno ai 150mila euro per venti minuti di spettacolo. Una somma importante, è vero, ma inferiore a quanto potrebbe chiedere lo showman siciliano che, visti gli ospiti della settimana, rappresenterebbe la stella più luminosa della kermesse. Va detto però che il compenso non sarebbe il vero ostacolo. E’ stato lo stesso Fiore a ribadire il concetto secondo cui in questo momento fare tv non sia la sua massima aspirazione: «Sto sempre in tv - ha detto più volte - Tg, Mediaset, Raisat Extra l’alto giorno, e quindi non muoio dalla voglia di apparire. Se scelgo di fare qualche incursione è solo per ragioni emotive e con un mood molto più estemporaneo e lontanissimi da problemi di cachet». Il denaro quindi è l’ultimo dei problemi. Piuttosto, il timore di sovraesporsi. Non c’è dubbio tuttavia che Baudo farà pressing allo stremo, e se mai Fiore verrà a Sanremo sarà per il rapporto di grande amicizia, stima e quant’altro lo legano a Pippo. Fiorello è sempre stato estremamente grato a Baudo e sino ad oggi non gli ha mai detto di no. «Sto lavorando alle ultime spigolature di Viva Radiodue che riparte lunedì - dice - e sono veramente preso dalle prove, dagli autori e dallo spettacolo dal vivo che comunque sta continuando e mi porta via un sacco di energie». E’ questo il motivo per cui a proposito di un probabile viaggio in Liguria fin dai primi contatti la risposta di Fiorello è stata un no secco. L’essere presente al Festival anche solo in video sarebbe comunque intrigante, però sabato c’è lo spettacolo al Palaottomatica di Roma. E il collegamento via satellite potrebbe essere incompatibile con lo svolgimento regolare dello show. Così la Rai ha cominciato a guardarsi attorno per trovare un’alternativa per la finale: nelle ultime ore a Sanremo circolava il nome di Céline Dion. ************ La Stampa 01/03/2007 Paolo Martini E adesso scusiamoci con Ventura e Panariello Tanto per non sentirci sempre esclusi, partecipiamo al Festival della Reticenza Mediatica citando solo con le iniziali i guru della tv con cui compitiamo l’opera collettiva che segue. 1) Anche per carità di patria non parliamo proprio del Dopo-Marketta. 2) Moralmente Pippo Baudo e la sua cara famigliola del festival dei Tengo-Famiglia dovrebbero prostrarsi in scuse dinanzi a Giorgio Panariello, e pure a Paolo Bonolis, e persino alla coppia Ventura-Renis. Rispetto ai loro vituperati festival, Sanremo 2007 è fiacco anche come obbrobrio, nel significato leopardiano del termine, di una bruttezza che offende il senso estetico (mp). Il risultato è stato mascherato con un improbabile «confronto medio» con l’edizione passata, che parla di uno pseudo-pareggio. Ma, senza diventare matti con tanti numeri, il valore che pesa di più è l’invecchiamento del pubblico: il telespettatore medio di Panariello era già sui 49 anni, si sale addirittura a 51 anni per lo stracotto di Strapippo. Colpaccio! Crollano anche del 4 per cento le fasce più giovani (18-24 anni). Come previsto il calo singolare sul pubblico della Campania: un festival senza cantanti napoletani è come una pizzeria d’islandesi (cm). 4) Va bene, dio salvi Ballandi e il suo contagioso ottimismo: «Ma com’è brava Michelle, ma com’è brava!» è il ritornello che ripetiamo volentieri, tutti noi Bibò di Bibi. Ma Baudo alla fin fine ha lucidato l’Hunzincheria, per ingraziarsi il pubblico nordista, o l’ha solo subìta? Di indimenticabile, comunque, la svizzerotta dell’etere ha mostrato soprattutto la maschera ridanciana, molto molto «scientologista» (fc). 6) Che cosa ci si poteva aspettare di diverso da Pippo Baudo? L’Italia è l’unico Paese al mondo dove la tv di Stato affida l’evento dell’anno a un ultrasettantenne, e domani magari pure il rilancio di una rete giovanile a un ultrasessantenne. Ma il grande regalo è arrivato dall’assenza di contro-programmazione, per non parlare dell’asse con Striscia: non può essere stato un errore, ma perché Mediaset l’ha fatto? (bpm).
• La Stampa 01/03/2007. PAPAVERI & PAPERE. Martedì, prima serata del Festival, nei cinema italiani ci sono state 148 mila presenze: undicimila in meno rispetto allo stesso giorno del 2006, quando furono 159 mila; un calo del 6,95 per cento. L’anno scorso il Festival il 1º marzo. Ti regalerò una rosa è solo l’ultima delle canzoni che Cristicchi dedica al tema del disagio psichico, da due anni al centro del suo spettacolo Centro di Igiene mentale. Lo spunto nasce dal ritrovamento di alcune lettere scritte da degenti dell’ex manicomio di Volterra, agli inizi del 900 e mai spedite. Cristicchi le chiama le «lettere rubate dei matti , una cattiveria sancita dalla legge. La canzone è arrivata al pubblico in maniera forte e questa per me è già una vittoria. Potrei anche andare a casa». «Le critiche a Francesco Facchinetti? Gli daranno la giusta carica per arrivare in alto». Daniele Battaglia, figlio di Dodi dei Pooh e attualmente primo in classifica con il singolo Vorrei dirti che è facile si dice solidale verso «il fratello» Francesco Facchinetti (con cui tra l’altro divide casa a Milano): «Gli ho scritto un sms: vai e spacca, sei mio fratello. Si è commosso ». La Stampa 01/03/2007 LAURA CARDIA Miguel Angel Muñoz, miracolo spagnolo. Attesissimo, arriva in Italia Miguel Ángel Muñoz, il cantante spagnolo che ha conquistato le adolescenti con Mam, il suo primo cd. Stasera sarà l’unico ospite internazionale del Festival. 23 anni, alto, bruno, tenebroso, Miguel Ángel deve buona parte della sua popolarità a Un paso adelante, il serial cult trasmesso da Italia 1 e ispirato al Saranno Famosi americano, in cui interpreta il duro Rober. In Spagna la serie è andata in onda dal 2002 al 2005 ed è stata un fenomeno non solo televisivo: UPA Dance, il gruppo di alcuni suoi attori, tra cui Miguel Ángel, ha venduto milioni di dischi e realizzato tournée trionfali prima di sciogliersi. Per qualche tempo c’è stato il rischio dell’identificazione totale con questo personaggio, ma Miguel Ángel non se n’è mai preoccupato: «Non mi importa che continuino a identificarmi con Rober, sono orgoglioso del lavoro fatto, ho imparato a ballare, ho fatto sacrifici e ne è valsa la pena». A scanso di dubbi, però, non appena finito il serial, si è dedicato alla musica, al teatro e al cinema. Ha una piccola parte in Los Borgias, la mega produzione spagnola che vedremo anche in Italia è entrato nel cast di un altro serial popolarissimo, Mis adorables vecinos. Soprattutto, ha inciso Mam: il singolo Dirás que estoy solo è stato uno dei tormentoni dell’estate francese; in Italia è balzato ai vertici delle classifiche; in entrambi i Paesi è già disco d’oro. Negli ultimi tempi è stato praticamente irrintracciabile: sua madre Cristina, un tempo la più nota veggente spagnola, mandata poi in rovina da una candid camera che mostrava i suoi trucchi, è vittima di una forte depressione e lui le è rimasto sempre vicino. La sua riapparizione pubblica avviene proprio sul palco di Sanremo. Discreto e geloso della sua vita privata, Miguel Ángel Muñoz ha fatto parlare di sé solo ai tempi della sua storia con Mónica Cruz, conosciuta sul set di Un paso adelante. Sono stati insieme due anni, anche se non ne hanno mai parlato: quando Penélope Cruz arrivava a Madrid con l’allora fidanzato Tom Cruise, nelle foto di famiglia, accanto a Mónica, c’era lui. Si sono lasciati in silenzio un paio di anni fa. Da allora il guapo assicura di essere solo.
• A Sanremo spot per 42 milioni. Il Sole 24 Ore 28/02/2007. Non sono mutati i prezzi degli spot del Festival di Sanremo rispetto alla scorsa edizione. I 30 secondi più pregiati - quelli nel primo break della prima serata, intorno alle 21,45 quando la curiosità è ancora alta e lo zapping meno furente - valgono 190mila euro come nel 2006. Lo scorso anno il break iniziò puntualissimo e i primi tre comunicati (Fiat Croma, Alfa Romeo 159 e Kinder Brioss) furono seguiti da oltre 11 milioni di persone e sopra i dieci milioni furono i contatti generati da tutti gli spot del break (dal servizio telefonico 1240 alla Lavazza, dalla Ford Focus al Crodino, alla tribù di Telecom Italia mobile). Tre auto in un solo break non sono una garanzia di attenzione per le case automobilistiche, anche se due appartengono allo stesso gruppo, ma ormai la composizione del break con comunicati di marche direttamente concorrenti è la norma e l’affollamento medio dei break è molto elevato e ben superiore al numero di spot contenuto negli intervalli pubblicitari del Festival. Lo scorso anno sono stati in media otto gli spot di ciascun break, per crescere sino a dieci con l’avanzar della notte. La Sipra, concessionaria di pubblicità della Rai, oltre ai cinque break inseriti nel Festival e al break del Dopofestival, prevede la messa in onda di tre telepromozioni durante la competizione, più una nel Dopofestival. Le telepromozioni garantiscono una visibilità unica al prodotto e la possibilità di essere inserito in un racconto. compito dell’agenzia di pubblicità costruire una storia e un’ambientazione che portino a un atteggiamento del pubblico rilassato ma attento; compito del centro media e di chi pianifica la telepromozione è scegliere il momento giusto; e compito della concessionaria di pubblicità è offrire il momento giusto al giusto prezzo. La prima telepromozione del 57° Festival della canzone italiana è offerta a un milione e 25mila euro (pari al compenso della co-conduttrice Michelle Hunzinker), quella del Dopofestival è proposta a 390mila euro che salgono a 556mila per i commenti dopo la proclamazione del vincitore. Il valore complessivo delle telepromozioni è di 16 milioni; il valore dei break a listino è pari a 23,2 milioni: il valore complessivo delle inserzioni pubblicitarie tv del Festival è quindi superiore ai 41,5 milioni, considerando le finestre all’inizio e alla fine della trasmissione e dei break (anche se sono previste posizioni scontate, tra queste uno spot interattivo solo sul digitale terrestre). Ci sono poi le campagne radiofoniche, Rai International, Rai.it e Rai Click ad arrotondare. Imprevisti ma sempre possibili sono i momenti di pubblicità occulta o indiretta. La prima serata dello scorso anno venne seguita in media da 9,7 milioni di persone. Il minimo richiesto a Pippo Baudo per questa edizione è il ritorno sopra gli 11 milioni. Il successo scatta al superamento dei 12 milioni. Il resto è flop. Francesco Siliato