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 1998  marzo 02 Lunedì calendario

lI primo importante contratto internazionale di sfruttamento dei giacimenti del Mar Caspio (riguarda i pozzi di Azeri, Chiraz e Güneshli, nei prossimi 30 anni renderanno 511 milioni di tonnellate di greggio) fu firmato il 20 settembre 1994 dalla compagnia di Stato azera Socar e dal Consorzio Internazionale delle compagnie petrolifere A

• lI primo importante contratto internazionale di sfruttamento dei giacimenti del Mar Caspio (riguarda i pozzi di Azeri, Chiraz e Güneshli, nei prossimi 30 anni renderanno 511 milioni di tonnellate di greggio) fu firmato il 20 settembre 1994 dalla compagnia di Stato azera Socar e dal Consorzio Internazionale delle compagnie petrolifere A.I.O.C. (inizialmente composto da Amoco Caspian Sea Petroleum Ltd., British Petroleum Exploration-Caspian Sea- Ltd., Den Norske Stats Oleselskap A.S., Lukoil; le joint ventures Mc Dermott Azerbaijan inc., Pennzoil Caspian Corp., Ramco Khazar Energy Ltd., Turkish petroleum A.O. e Unocal Khazar Ltd.). Le compagnie occidentali si impegnarono a versare 7,4 miliardi di dollari (13.320 miliardi di lire) in sei anni. Altri 800 milioni di dollari (1.080 miliardi di lire) sarebbero arrivati dalla compagnia russa Lukoil. L’Azerbaijan, che affermò così la propria indipendenza e la sovranità sui giacimenti petroliferi al largo delle proprie coste, parlò subito di ”contratto del secolo”. Il petrolio viene ora esportato dall’oleodotto Baku-Grozny-Tikhoretskaya-Novorossirsk (rotta settentrionale). Per la fine di quest’anno dovrebbe entrarne in funzione un secondo, quello Baku-Supsa, in Georgia (rotta occidentale).
• Il 27 luglio dello scorso anno il presidente azero Heyidar Aliyev si recò a Washington. Motivo del viaggio: firmare tre contratti con compagnie petrolifere e due accordi economici con il governo; chiedere aiuti per la costruzione degli oleodotti destinati al trasporto del petrolio azero; far cancellare dal Congresso la sezione 907 del ”Freedom Support Act” del 1992, che vieta agli Usa di fornire aiuti all’Azerbaijan (provvedimento richiesto dalle lobbies armene di Washington per sostenere l’occupazione militare dell’altopiano del Nagorno-Karabakh, enclave autoproclamatasi Repubblica: dal maggio del 1994 il venti per cento del territorio azero è occupato e 600 mila persone sono rifugiate).
• L’Armenia riceve dagli Usa l’aiuto economico più alto dopo quello riservato ad Israele (100 milioni di dollari l’anno, 180 miliardi di lire). Un gruppo di pressione azero, composto da ex funzionari governativi che lavorano come consiglieri politici e consulenti presso le compagnie petrolifere americane impegnate nel Mar Caspio, sta cercando di far diminuire quest’aiuto. Durante il discorso pronunciato a Washington dal presidente Aliyev, i diplomatici americani (incluso il vice Segretario di Stato Strobe Talbott) si sono disposti alle sue spalle in segno di rispetto. Secondo gli esperti di protocollo si tratta di un caso senza precedenti.
• L’oleodotto che unisce Baku, capitale dell’Azerbaijan a Novorossirsk, porto russo sulle sponde nord-occidentali del Mar Nero, può trasportare fino a 200.000 tonnellate di petrolio l’anno (80 mila barili al giorno). Completamente rinnovato, è entrato in funzione il 7 novembre dello scorso anno. Lungo poco meno di 1.400 chilometri, passa per le zone popolate dalle tribù Lesghini dell’Azerbaijan e del Daghestan e per Grozny, capitale della Cecenia. Per attraversare il Mar Nero, al Bosforo, si usano delle petroliere.
• La cerimonia del ”Primo Petrolio”, a Baku il 12 novembre dello scorso anno, celebrò l’inizio dell’esportazione del petrolio azero. In quell’occasione il Segretario di Stato americano per l’Energia Federico F. Peña, comunicò le preferenze americane per il percorso del nuovo oleodotto presto in costruzione (l’attuale è insufficiente): da Baku a Ceyhan, sulle coste mediterranee della Turchia, senza passare per l’Iran, sottoposto alle sanzioni della legge D’Amato (nel marzo del 1993 Turchia e Azerbaijan avevano firmato un accordo, del valore di 1 miliardo e 400 milioni di dollari cioè circa 2 mila 500 miliardi di lire, per la costruzione di un oleodotto il cui percorso includeva l’Iran).
• «Le decisioni che verrano prese oggi circa le vie di esportazione del petrolio del Caspio, nel prossimo secolo avranno un importante impatto sulla sicurezza energetica degli Stati Uniti. Gli oleodotti posati lungo l’asse est-ovest assicureranno l’esportazione degli idrocarburi del bacino del Caspio verso i mercati occidentali e incrementeranno la sicurezza e la diversificazione delle forniture petrolifere mondiali» (Federico F. Peña, Segretario di Stato americano per l’Energia).
• Servitù pagata dai russi ai ceceni per il passaggio sul loro territorio dell’oleodotto Baku-Novorossisk: una quota fissa di 86.000 dollari (155 milioni di lire) l’anno, 43 centesimi di dollaro (774 lire) per ogni tonnellata di greggio trasportata, un premio ”una tantum” di 768.000 dollari (un miliardo e 400 milioni di lire circa).
• Costruire e posare un oleodotto di grandi dimensioni (tra i 500 e i tremila chilometri) costa, per tubi di 28 pollici di diametro ed esclusi snodi e pompe, 450 dollari per metro lineare (800 mila lire circa) su terreno pianeggiante, 550 (poco meno di un milione di lire) in zone impervie. In mare il costo è due o tre volte superiore, secondo la profondità alla quale si lavora.
• A causa dei problemi di trasporto il petrolio del Caspio (azero, kazako o turkmeno) arriva nei mercati in piccolissime quantità e costa quattro volte quello arabo. Un barile estratto nel Golfo Persico costa meno di un dollaro, uno estratto nel Caspio ne costa 4 o 5.