Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 22 febbraio 1999
Edmundo De Souza Alves Neto, O Animal, attaccante brasiliano della Fiorentina, per la prima volta dopo molti anni in lotta per lo scudetto, racconta di essere stato un bambino felice, senza particolari problemi e di aver avuto un’infanzia bellissima: «Ho fatto tutto quello che mi sarebbe piaciuto fare
• Edmundo De Souza Alves Neto, O Animal, attaccante brasiliano della Fiorentina, per la prima volta dopo molti anni in lotta per lo scudetto, racconta di essere stato un bambino felice, senza particolari problemi e di aver avuto un’infanzia bellissima: «Ho fatto tutto quello che mi sarebbe piaciuto fare. Giocavo a calcio sempre e ovunque, eppoi mi divertivo con gli altri ragazzini a giocare a Pippa [...]. Non ho mai pensato di diventare ricco e famoso. Nei miei sogni c’era solo un desiderio: guadagnare abbastanza per comprare una bella casa ai miei genitori e un’auto per me. Un’auto piccola, senza pretese, ed io sarei stato un uomo molto felice [...]. Io prima di tutto voglio vincere per me stesso, per dimostrarmi che posso sempre far meglio, per essere un giorno soddisfatto di quello che ho fatto. Dopo, soltanto dopo, viene la voglia di vincere per la squadra, per i tifosi, per tutti [...]».
• Il rifugio fiorentino di Edmundo è il ristorante ”I 13 gobbi”, dove pranza e cena tutti i giorni. Se ha voglia di pizza va dallo ”Spera”, una pizzeria molto popolare di proprietà dell’ex pugile Salvatore Spera, dove si mette in fila come tutti, si siede ad uno dei tavoloni comuni e ordina pizza capricciosa con le patate.
• Il 10 febbraio Edmundo, dopo la partita Fiorentina-Milan (0-0) e l’infortunio di Gabriel Batistuta, è partito per il Brasile (dove era in corso il Carnevale), come stabilito dal contratto: «Nessuno mi ha chiesto di restare, e se me lo avessero chiesto io sarei partito lo stesso [...]. Se ho voglia torno [...] se la società mi lasciasse lì, non tornerei davvero. Trapattoni ha tante idee e mille risorse, figuriamoci se non trova un attaccante». Helinho Correa, amico e responsabile dell’immagine di Edmundo: « venuto a Rio per raggiungere un accordo con le vittime dell’incidente stradale di quattro anni fa e per altri problemi extra. Il fatto che sia arrivato in Brasile durante il Carnevale è una semplice coincidenza».
• Indro Montanelli: «Se Cecchi Gori sta dalla parte di Edmundo, io do le dimissioni da consigliere della Fiorentina [...]. Non esiste che una società si arrenda a un mascalzone come Edmundo. Tutta la squadra è contro il brasiliano, e voglio ben vedere chi ha la costanza di sopportare un tipo simile. Io sto con Trapattoni che non conosco personalmente, ma mi sembra una gran brava persona [...]. Non vuole più tornare dal Brasile? Che stia là! La Fiorentina può fare a meno di lui, è grande lo stesso: lo scudetto non svanisce perché un mascalzone se ne va a fare i suoi comodi al Carnevale [...]. Se fossi un suo compagno io non gli passerei più la palla e non gli parlerei nemmeno [...]. Ma si può che una società di calcio come la Fiorentina sia nelle mani di uno che non può rinunciare a ballare sui carri del Carnevale?».
• Mario, pensionato settantenne, tifoso della Fiorentina, passa tutti i pomeriggi allo stadio comunale: «A giugno si accomoderà tutto, ma ora no, ora bisogna stare uniti, come dice il Vittorio (Cecchi Gori). Pur di vincere teniamoci il brasiliano così [...] L’ha scelta giusta la settimana: qui fa un freddo cane. Vedrai che ritorna più forte di prima, gliel’ho urlato a Giovanni (Trapattoni)». Paolo Beldì, regista di ”Quelli che il calcio”: «Ragazzi abbiamo già perso Batistuta, attenti a non perdere anche Edmundo, che è un genio. Uno scudetto val bene Rio».
• Pasquale Padalino, difensore della Fiorentina: «L’infortunio di Batistuta doveva convincere Edmundo ad annullare il viaggio in Brasile. Anzi al posto suo non sarei mai partito. Mi auguro che qualcuno abbia provato a convincerlo a restare».
• Gabriel Batistuta: «In questi giorni la Fiorentina si è preoccupata di sostenere che Edmundo partiva per il Brasile per questioni personali. Questo mi proccupa. La società non ha avuto il coraggio di affermare che Edmundo partiva per Rio per partecipare al Carnevale. Hanno cercato di mascherare la verità facendo ridere tutti. Questo mi preoccupa. La Fiorentina non ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di questa partenza. [...] Se ha voglia, Edmundo può cambiare il corso di una partita. Ma finora ha avuto voglia poche volte [...] Io la penso come Trapattoni: meglio venti lottatori che dieci fenomeni svogliati». Edmundo: «Anche Batistuta voleva andarsene, poi è rimasto perché gli hanno dato un sacco di soldi». David Riondino: «La curiosa verità del bisticcio fra miliardari sudamericani insegna che a Firenze ci si diverte pochino. E in questo a Edmundo non si può dar torto. Oltre che a lavorare e intristirsi, a Firenze bisognerebbe divertirsi un po’ come a Rio».
• Indro Montanelli: «Batistuta è la vera bandiera della Fiorentina. Vuole sempre andare in campo, lotta come un leone, non tradisce mai e non fa i capricci. A me piacciono i tipi così. Se la Fiorentina è arrivata tanto in alto è merito soprattutto di Batistuta, mica di Edmundo, eppure l’argentino non fa pesare la sua bravura ai compagni di squadra [...] E se si è arrabbiato con il brasiliano per quello che ha combinato ha la mia totale solidarietà, per quanto possa valere».
• Susy Fleury, da cinque mesi psicologa della Nazionale di calcio brasiliana: «Il Carnevale per Edmundo è un obiettivo di vita, ci pensa tutto l’anno. Quando una pulsione del genere supera tutte le altre, è evidente che ci troviamo di fronte a un caso di instabilità. Che andrebbe seguita in altro modo [...]. Negli ultimi tempi ero convinta che l’aggressività naturale di Edmundo si stesse trasformando in qualcosa di positivo sul campo. Nella Fiorentina l’ho visto subire falli terribili senza reagire, episodi che in altri tempi l’avrebbero portato certo all’espulsione. Invece l’animale che è in lui si è placato sul campo, ma non fuori. Nei rapporti con i compagni, la società [...] ».