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 1996  agosto 26 Lunedì calendario

Morti in Cecenia finora (venti mesi di guerra): almeno 30 mila, forse 70 mila

• Morti in Cecenia finora (venti mesi di guerra): almeno 30 mila, forse 70 mila. Costo della guerra, secondo un gruppo di esperti indipendenti: 100 miliardi di dollari (150 mila miliardi di lire). «Una parte consistente di questi soldi, secondo Lebed, ha fatto arricchire molti politici corrotti. Molti miliardi di rubli, spesi dal bilancio pubblico per i lavori di ricostruzione nella repubblica secessionista, non sono mai arrivati a destinazione e sono spariti nel nulla. La mafia cecena, una delle più potenti in Russia, specializzata nel traffico d’armi, ha ricavato dalla sanguinosa guerra centinaia di milioni di dollari».
• Testimonianza di Aleksandr, colonnello, capelli tagliati corti, testa grossa, rotonda simile a un gatto. «Questo è un mercato, se c’è la richiesta arriva subito l’offerta. Non vi sembra strano che il primo obiettivo assaltato il 6 agosto dai ceceni è stata la sede della Credobank in cui erano appena arrivati per combinazione 700 miliardi di rubli? Tanti soldl. Forse meno di quelli toccati a chi ha vinto gli appalti per la costruzione della città. Non è stata una provvidenziale combinazione questa battaglia che ha raso al suolo tutto? Adesso chi potrà controllare se i lavori pagati erano davvero eseguiti, se le merci e i medicinali erano davvero arrivati a Grozny?».
• Un alto comandante russo: «Qui siamo tutti volontari a contratto, mercenari, ma i soldi sono pochi e comunque arrivano alle famiglie, a casa. E allora come sorprendersi quando si presenta un ceceno con mille dollari per comprare un mortaio e qualcuno di noi lo vende? Soprattutto le munizioni, quelle che usano i cecchini di Grozny. I nostri magazzini sono pieni e nessuno controlla. I ceceni invece sono ricchi. Ai tempi di Dudaev trafficavano in petrolio e hanno messo su un traffico di droga. Noi diciamo che questa guerra fa arricchire tre categorie: i generali, i disonesti e voi giornalisti che raccontando fate carriera.
• Radere Grozny al suolo sarebbe stato conveniente: nessuno avrebbe potuto verificare quanti dei cinque miliardi di dollari stanziati per la ricostruzione erano stati effettivamente impiegati. Secondo Demetrio Volcic, di quei fondi s’è persa ogni traccia. Di ricostruito a Grozny si sono visti solo due o tre edifici governativi dei quisling filorussi: di nuovo, un parco di macchine occidentali di rappresentanza destinate a costoro e ai rappresentanti di Mosca» (Demetrio Volcic).
• Consistente intreccio di politica e affari in Russia. Il primo ministro Cernomyrdin: miliardario grazie ai profitti petroliferi intascati quando era a capo del Gazprom, l’ente petrolifero di Stato, oggi rappresentante dei petrolieri di tutto il mondo. Kadannikov, che aveva invocato misure antimonopolistiche nel settore del gas, è stato subito destituito (al suo posto Ciubais). Potatin, appena nominato vicepremier, e ciononostante sempre presidente della potentissima "Oneksimbank" (nichel), testa di ponte per il controllo del governo da parte della finanza e delle banche. Bolshakov, oscuro burocrate, ma ministro anche lui adesso grazie agli affari realizzati col Turkmenistan per il trasporto del gas di Ashkhabad. In Russia il conflitto di interessi non interessa nessuno. Gamid Gamidov, ministro delle Finanze della Repubblica autonoma russa del Caucaso del Nord, saltato per aria mentre stava chiacchierando con una donna: la polizia non sa se seguire la pista politica o quella degli affari, dato che l’uomo, imprenditore, aveva le mani in pasta in una quantità di business.
• Il 19 agosto, con un decreto, Eltsin ha confermato l’esenzione fiscale per i paesi confinanti con la Cecenia. Tra questi, l’Iguscezia che notoriamente passa le armi ai guerriglieri ceceni.
• La tregua favorita dall’ostinazione del Fondo Monetario Internazionale, che si rifiutava di erogare la seconda tranche del prestito di 10,2 miliardi di dollari. Il 21 agosto, essendo stata data via libera al pagamento di 330 milioni di dollari, Eltsin subito riapparve sulla scena e sancì la tregua.
• Grozny, 1500 chilometri da Mosca, in pieno Caucaso. Dopo la presa di potere del ribelle Dudaev (1991) la Cecenia in pochi mesi «divenne un importante centro per i traffici illegali della nuova Russia. Secondo Stephen Handleman, la droga e le armi erano il principale "giro di affari" della comunità cecena a Mosca dove i "ceceni sono proprietari di cinquecento appartamenti, di circa 140 business e di una mezza dozzina di alberghi". Benché nessuno abbia potuto dimostrare l’esistenza di un legame fra tali organizzazioni e il governo di Grozny, vi è ragione di pensare che corra fra loro un rapporto di reciproca dipendenza é [...] La Cecenia non è soltanto una "marca strategica" alle pendici della grande catena di montagne che separa la Russia dalle repubbliche caucasiche. E’ uno dei più grandi snodi petroliferi del mondo. Dopo la scoperta degli straordinari giacimenti del Caspio occorre ora concordare il tracciato degli oleodotti e dei gasdotti che trasporteranno il gas e il petrolio della regione verso i mercati dell’Occidente; ed è la Cecenia il territorio "russo" più adatto allo scopo. Nessun governo a Mosca può permettersi di consegnare al capo di un clan ceceno la chiave di uno dei maggiori rubinetti petroliferi del mondo».
• Secondo Yelena Bonner, vedova di Sacharov, 73 anni, fumatrice accanita, «la guerra è business. La comunità degli affari di Mosca si sta arricchendo da venti mesi. Bisognava votare contro tutti». A suo dire regna ormai a Mosca uno "Stalin collettivo".