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 1997  settembre 29 Lunedì calendario

Nella storia economica moderna è un avvenimento con pochi rivali

• Nella storia economica moderna è un avvenimento con pochi rivali. La Cina dal 1978 cresce a una media dell’8% l’anno; la più alta del mondo. Questa crescita dovrebbe portare gli 1,3 miliardi di cinesi di oggi, quasi il 25% dell’umanità, a superare il prodotto interno lordo americano nella prima metà del prossimo secolo. Gli effetti saranno epocali. L’equilibrio del potere globale verrà mutato, il centro della storia mondiale tornerà, dopo circa tre secoli di supremazia europea, in Cina, il cui nome tradotto letteralmente significa ”Stato centrale”. Per trovare paragoni bisogna andare alla rivoluzione industriale inglese, quando l’uso industriale, appunto, delle macchine permise all’Inghilterra, un Paese non densamente popolato, di crescere ai tassi, folli per allora, di circa l’1% l’anno.
• Il miracolo economico cinese è cominciato meno di venti anni fa, quando alla fine degli anni 70 Deng Xiaoping prese il controllo assoluto del partito e lanciò il suo programma di riforme. Da allora molti osservatori hanno a più riprese previsto un prossimo rallentamento della crescita cinese, e sono stati puntualmente smentiti dagli eventi. Un rapporto della Banca mondiale sulla Cina, reso pubblico ieri, rivela che finora tutte le pur ottimistiche previsioni di crescita fatte dalla Banca sono state al di sotto della realtà. D’altro canto altri osservatori hanno messo in luce l’importanza della grande quantità di risparmio (circa il 37% del Pil), la relativa stabilità politica, la relativa alfabetizzazione della forza lavoro, il supporto della diaspora cinese come elementi costitutivi del ”miracolo” cinese. Questi elementi sono certamente importanti e, variamente combinati, sono presenti anche altrove, nel Sud-est asiatico, in Indonesia per esempio. Ma altrove non hanno dato gli stessi risultati. Essi non sembrano perciò sufficienti a spiegare questo sviluppo straordinario.
• Lo sviluppo cinese è stato anche il volano della crescita economica del Sud-est asiatico. Per darne ragione, allora, bisogna guardare a un contesto più ampio degli elementi tradizionalmente presi in considerazione da molti economisti. Gli stessi leader cinesi, quando parlano di crescita sostenuta, sono ben attenti a quello che definiscono «attivismo popolare». «Bisogna stare attenti a non deprimere l’attivismo dei contadini», ripetono ancora oggi documenti ufficiali, proprio come la distribuzione delle terre delle Comuni popolari agli agricoltori tra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, venne descritta come una «sollecitazione dell’entusiasmo popolare». Tradotto in termini più vicini ai nostri, si può dire che la dirigenza cinese ha coscientemente fatto leva sullo spirito di impresa dei singoli cinesi, il loro carattere nazionale è fatto di un grande individualismo anarcoide, che li spinge a cercare il proprio profitto in ogni piega e contro ogni altro interesse. E, stranamente, su questa definizione di spirito nazionale cinese concordano sia Mao Zedong che il neo conservatore Francis Fukuyama nel suo libro Trust.
• E lo spirito imprenditoriale dei cinesi del Sud-est asiatico, nato anche sulla loro condizione fino a qualche tempo fa quasi di ebrei nell’Europa di altri tempi, li ha portati oggi a controllare circa il 70% dell’economia della regione. Ma oggi esiste una differenza quasi antropologica fra i cinesi fuori e dentro la Cina popolare. Quelli di fuori hanno conservato molti valori tradizionali, mentre quelli di dentro sono sopravvissuti a una specie di bomba atomica culturale, il maoismo cinese, che ne ha cambiato radicalmente il modo di pensare e di porsi davanti al mondo.
• Paradossalmente, alcuni studiosi in Cina e un giornale della regione, ”Asia Times”, hanno recentemente proposto l’idea che lo spirito comunista sia stato un elemento importante per la crescita del Paese. Il comunismo cinese si è infatti basato su un’antica tradizione egalitaria che per quarant’anni è stata però portata all’estremo, mettendo all’indice ogni altro elemento della cultura tradizionale. Ognuno ha dovuto portare la stessa giacca, guadagnare gli stessi soldi. I membri della piccola élite del Paese hanno finto di essere come tutti gli altri, nascondendo le loro ville dietro alti muri. Ma questo egalitarismo spinto contrastava con tremila anni di storia, in cui la base produttiva del Paese è stato il piccolo campo privato del contadino, che in base alla grandezza e posizione pagava le tasse e servizi allo Stato centrale.
• Durante il grande balzo in avanti prima e la rivoluzione culturale poi, i contadini hanno cercato di bandire questo spirito individuale; ma senza successo. In Il distintivo lo scrittore cinese Feng Jicai racconta la vera storia di un uomo che, durante la Rivoluzione Culturale, cercava di emergere fra la folla anonima portando enormi distintivi di Mao. Ma un collega lo superò, sfoggiandone uno di 30 centimetri di diametro e lui invidioso, se ne fece uno ancora più grande.
• La Rivoluzione Culturale voleva che tutti fossero uguali. Ma allora perché la gente voleva portare distintivi più grandi di quelli del vicino di casa, e provare di essere ”più rosso” di ogni altro? D’altro canto oggi i quarant’anni di egualitarismo non sono ancora scomparsi e l’ideologia comunista viene propagandata sui giornali ufficiali un giorno si è uno no. La gente non è più abituata a grandi differenze sociali, e chi possiede un’auto privata deve fingere che appartiene all’azienda, altrimenti un vicino invidioso la graffierà. E il graffio è solo un aspetto della storia. L’altro coinvolge la corsa che si verifica oggi al possesso di beni di consumo, di frigoriferi, condizionatori d’aria, televisori... una corsa solo in parte giustificabile con il bisogno di migliorare le proprie condizioni di vita. Nel film Ermo il regista Zhou Xiaowen racconta la storia di una contadina che lavora quasi fino alla morte per mettere da parte i soldi per un televisore più grande del vicino.
• Sembra la storia del distintivo, confermata da mille esperienze di vita. Esiste una difficoltà dei cinesi ad accettare le differenze sociali. Il motivo è probabilmente che la gente pensa ancora che tutti debbano essere uguali, e se qualcuno è più di me, io devo essere più di lui. Questa etica, che concilia l’ideologia dell’egualitarismo esasperato con l’individualismo secolare, sembra aver prodotto una forma di competizione esasperata, ma forse anche salutare per lo sviluppo del sistema economico. Ognuno cerca di diventare ricco come e più del vicino, mosso insieme da voglia di parità e voglia di emergere. Per questo nella competizione il vicino più povero non conta, perché è lui che ha rinunciato a ”essere uguale”; non corre per portare il distintivo di Mao più grande o il televisore più grosso. Allo stesso tempo c’è stato anche un cambiamento storico nella relazione tra potere politico ed economico nel Paese. Nella Cina imperiale commercianti e imprenditori potevano diventare ricchi entro certi limiti non dovevano avere più denaro del funzionario locale o dell’imperatore, la cosa avrebbe minato il potere e prestigio del mandarino.
• Ma attualmente non c’è alcun conflitto tra affari e potere politico in Cina. Questo perché per la prima volta nella storia del Paese, funzionari abbandonano il loro posto sicuro per mettersi in affari; il contrario di quanto accadeva in passato, quando la massima ambizione di un commerciante era diventare un funzionario. Per motivi egalitari i funzionari ricevono paghe basse, inadeguate alla ricca realtà delle grandi città cinesi. Così di fatto scelgono tra farsi corrompere o abbandonare il posto, per inseguire carriere più lucrose negli affari. La corruzione poi, per stessa ammissione ufficiale, ha giocato un ruolo positivo, perché ha cointeressato praticamente i funzionari alla creazione di un mercato e di opportunità laddove non c’erano ancora leggi e disposizioni. Senza questo interessamento, nessuno avrebbe mosso un dito, e l’economia oggi non sarebbe così sviluppata. Ma l’ideologia egalitaria è così radicata, che è difficile pensare a una radicale inversione di tendenza, con alti salari per funzionari statali nel breve periodo. Il che è un bene per il Paese: solo così il circolo virtuoso dell’imprenditoria cinese continuerà a prosperare per anni.