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 1997  ottobre 06 Lunedì calendario

L’ex presidente della Camera Irene Pivetti si sposa la prossima settimana a Roma con Alberto Brambilla, giovane militante del suo nuovo partito, Italia Federale

• L’ex presidente della Camera Irene Pivetti si sposa la prossima settimana a Roma con Alberto Brambilla, giovane militante del suo nuovo partito, Italia Federale. La notizia, che doveva essere riservata - lei ha ottenuto quest’anno dalla Sacra Rota l’annullamento del primo matrimonio con Paolo Taranta -, è trapelata quando i due fidanzati sono stati sorpresi, mano nella mano, dai fotografi appostati alla festa dei Cecchi Gori in onore di Demi Moore. Per evitare altre resse, Pivetti, 34 anni, e Brambilla, 24, hanno deciso di vendere in esclusiva a un settimanale le foto delle nozze, il compenso andrà in beneficenza. L’ex presidente della Camera appare trasformata: la giovane dall’aspetto severo con la croce della Vandea al collo è ora semplicemente una donna molto innamorata. «Di lui mi piace tutto, in particolare i suoi occhi nerissimi», ha confidato a un’amica, aggiungendo di volere tutti i figli che arriveranno senza però smettere di far politica: «Ho sempre pensato che fosse sbagliato rinunciare a una vita familiare». Studente di scienze politiche, Brambilla si occupa della Fondazione San Michele, il centro culturale di Italia Federale. L’amore tra i due sarebbe nato quest’estate in Portogallo, dove la coppia era andata anche per pregare al santuario della Madonna di Fatima. Per lei il problema più grosso sarebbe stato quello di far accettare a parenti e amici l’idea di un matrimonio con un uomo più giovane di dieci anni. La coppia vivrà a Milano e avrà un pied-à-terre a Roma. Lui le ha regalato il più classico degli anelli; lei non ha ancora pensato come contraccambiare. La Pivetti ha sempre avuto un gusto particolare in fatto di doni: tra tutti quelli che ha ricevuto nella vita le piace soprattutto ricordare la coppia di delfini di cristallo che le fu regalata dal caposcorta. I delfini, dice, sono simbolo di fedeltà (naturalmente coniugale).
• Fra qualche settimana la Sacra Rota dichiarerà che il matrimonio di Irene Pivetti con Paolo Taranta non è mai esistito perché lei non voleva figli. Finalmente l’Irene sarà di nuovo una ragazza da marito. Finirà anche quest’aria di mistero attorno alla sua vita sentimentale? Sapremo finalmente qual è stato il suo primo amore? E i suoi fidanzati prima e dopo il matrimonio? Chi sarà il fortunato che riuscirà a farla palpitare d’amore? «Mi sono innamorata più volte di quante valesse la pena», ha dichiarato solennemente l’anno scorso proprio a ”Sette”. E così abbiamo scoperto che l’Irene è una donna che cede all’amore. Anche se non ne vale la pena. Quante volte? Vediamo di ricostruirlo, ma non è impresa facile.
• Interpretazione autentica o quasi: la mamma. Grazia. Irene si è innamorata la prima volta a 16 anni quando frequentava Radio A, la radio della Curia, e si occupava di musica folk. Il suo primo ragazzo era appunto un cantante. Non cercate di saperne di più. Si naviga nella leggenda. Irene era una ragazza tutta casa, chiesa e scuola che si sarebbe diplomata con 60/60 e laureata con 110 e lode. Era la beniamina delle suore delle scuole dove i genitori (papà regista, mamma attrice) l’avevano mandata a studiare nonostante fossero di sinistra e nemmeno tanto benestanti. Era una ragazza un po’ bigottina al contrario della sorella minore Veronica, piuttosto pazzerella. I genitori - il racconto è della sua compagna di banco alle medie, Raffaella Brizzi - avevano preso l’abitudine, nei pomeriggi d’estate, di prendere un tè in veranda con le figlie tutte nude. «Per abituarle a non vergognarsi del proprio corpo», ricorda Raffaella.
• L’Irene nuda? Sembra quasi impossibile. Eppure per un certo periodo di tempo (lei era già presidente della Camera) l’ambiente del Palazzo fu scosso da un giallo senza precedenti. Al centro una foto dell’Irene nuda. Era una foto piccola, a colori, che la ritraeva mentre prendeva il sole su una spiaggia. Sullo sfondo altre tre persone, due uomini e una donna, si avviavano a fare il bagno. Anche loro nudi. Si parlò molto di questa foto. Un misterioso signore in due successivi incontri in un parcheggio di periferia cercò di venderla a ”Novella 2000” per settanta milioni. Racconta Franco Rebolini, redattore capo del settimanale, che andò a questi strani incontri da agenti segreti: «Il venditore della foto somigliava a un animatore di villaggio turistico. Sembrava avere trent’anni e molta paura. La foto era autentica. Le tette non si vedevano, coperte dalle braccia. In compenso si vedeva un bel culotto. Era stata scattata quasi sicuramente in un campo naturista spagnolo». Non se ne fece niente. L’uomo misterioso scomparve nel nulla. La foto dell’Irene nuda non comparve su nessun altro giornale. Come mai? La leggenda (aiutata da qualche gola profonda) dice che la foto, trafugata da un amico della Pivetti durante un trasloco, ritornò quasi subito nelle mani della proprietaria grazie all’aiuto di qualche autorità superiore. «Mai fatto foto del genere, io», dichiarò Irene Pivetti a Gian Antonio Stella. E negò a tutti con tale veemenza che si incuriosì perfino il suo addetto stampa Roberto Jacopini. «Il sospetto che quella foto sia esistita veramente e che qualcuno l’abbia fatta sparire mi è rimasto tuttora», dice.
• Ma torniamo ai suoi fidanzati. Sempre avvolto nell’alone della leggenda salta fuori un bacio. Era l’autunno del 1984. L’Irene stava per laurearsi. Frequentava l’ambiente di ”Dialogo e Rinnovamento”, una rivista cattolica. Un timido e lieve bacio sulle labbra suggellò una soave amicizia allo stato nascente tra lei e un suo collega universitario. Tiberio Fusco. Di questo bacio si è parlato alla radio, si è scritto sui giornali, si è dibattuto. «La Pivetti tiene gli occhi aperti perfino quando bacia», sarebbe stato il commento del Casanova. Ma Fusco, che oggi scrive di spettacoli sul ”Giorno” e collabora con Piero Chiambretti, smentì e continua e smentire: «L’ho conosciuta in un luglio afoso di 13 anni fa. Era gentile. Ci siamo visti due volte. C’era anche sua sorella Veronica. La prima volta a casa sua. Mi dette due cassette di musica anni Sessanta. Gino Paoli, Mina. Ballammo. Le piaceva ballare il Cha cha cha della segretaria. La seconda volta siano andati al cinema, all’Obraz, a vedere un film di Wim Wenders. Poi ognuno se ne andò in vacanza. In autunno ci siamo rivisti. Una passeggiata al parco. Niente più». Questo bacio c’è stato o no? Tiberio Fusco è un galantuomo. Preferisce smentire, sapendo di mentire. Ma noi possiamo tranquillamente affermare che il bacetto c’è stato. Non è uno scoop da poco in un’esistenza totalmente riservata e misteriosa, nella quale non si riesce mai a stabilire se sono vere le informazioni e le chiacchiere oppure le smentite dell’Irene. Esempio. Domanda dell’intervistatore: «Lei ha avuto esperienze prematrimoniali?». Risposta: «Direi di no». Perché «direi»? Noi, rovistando vergognosamente nel suo passato, abbiamo scoperto che, quando era fidanzata con Taranta, le vacanze le passava in tenda con lui. Che cosa scegliamo: «Omnia munda mundis» o «l’occasione fa l’uomo ladro»? Il bravo cronista, scavando e riscavando, è riuscito a scoprire anche un altro bacio, un bacio intellettuale. Racconta Raffaella Brizzi che ha seguito Irene dalla scuola fino in Lega (oggi è candidata per An al consiglio comunale di Milano): «Irene aveva la mania dell’erudizione. Un giorno uscì con un mio amico. Gli fece la testa come un pallone con Dante. Per avere un bacetto il mio amico dovette dimostrare di sapere tutto sulla Divina Commedia».
• Verrebbe da dire: ma a noi che ci frega della vita sentimentale dell’Irene? tale la forza con la quale propugna le sue idee ispirate al più estremista integralismo religioso che viene subito la voglia di controllare se quei principi li applica a se stessa. Facciamo un esempio. L’Irene ha detto ai giudici della Sacra Rota che non voleva figli dal matrimonio. E così ha ottenuto l’annullamento. Però si dichiara ferocemente contro la contraccezione. E dice che «i figli sono la benedizione del Signore». Domanda dell’intervistatore: «E lei allora perché non ne voleva?». Risposta: «Preferirei non entrare nel dettaglio». Non entriamo. Ma Antonello Menne, suo amico ai tempi dell’università, dice: «Una volta l’Irene non era così. Adesso noi la osserviamo stupiti mentre fa la suora». Gli amici dicono anche se il suo non fu matrimonio d’amore. Il marito, Paolo Taranta, suo collega di università, era cotto. Ma lei si sposò solo perché aveva bisogno di un uomo accanto. Chiedere conferma al marito è sforzo titanico. Appena sente nominare la sua ex moglie declina nome, cognome e numero di matricola. Che cosa è successo in realtà perché il matrimonio di due cattolici di ferro fallisse dopo soli due anni? La passione di Irene per la Lega, dicono gli storici. Il marito, uomo di sinistra, non ha retto. Ma c’è come al solito la versione pettegola: Irene non sarebbe stata folgorata sulla via della Lega ma conquistata dal rozzo fascino politico di Bossi. Sei mesi di rapporti tempestosi e il marito non avrebbe retto.
• La storia sentimentale dell’Irene dopo la separazione è ancora più nebulosa di quella precedente. Strettissima castità, se diamo retta alle risicate dichiarazioni della diretta interessata. Ma l’ambiente pettegolo della Lega mal sopportava la puzza sotto il naso della ragazzina cattolica. «Non accettava scherzi, si arrabbiava alle battute pesanti, non veniva mai in pizzeria con noi», racconta Enzo Flego, oggi capo della Guardia Padana. E così la leggenda creava fidanzati. Da Bossi («ci prova con tutte, non può non averci provato anche con lei»), a Marano («sono stati beccati da una tv di notte in giro per Roma»), a Gipo Farassino. In Parlamento la situazione non migliorava. Irene non parlava con nessuno, spesso non salutava i colleghi. Radio Transatlantico tramanda l’episodio del giornalista che intervistandola le toccò un braccio: «Metta giù le mani e non mi tocchi», sembra abbia urlato lei facendo un balzo indietro. E allora via ai pettegolezzi. Lei nomina Alfio Marchini consigliere della Rai? Certo: ne è innamorata pazza. Alberto Farina lascia ”Il Giornale” per fare il suo portavoce? perché ha perso la testa per lei. C’è chi, come Sgarbi, sostiene perfino che si sono invaghiti di lei Paolo Flores D’Arcais (MicroMega) ed Eugenio Scalfari (’Repubblica”). La verità? Un episodio: un giorno Enrico Deaglio, conduttore di ”Milano Italia”, prende in giro Renato Farina, allora suo collaboratore, «Renatino, tu con la Pivetti...». Renatino arrossisce come un peperone e ammette: «Niente di speciale, solo qualche bacino».
• Spasimanti, presunti spasimanti. Uno solo sembra poter essere insignito del reale titolo di «fidanzato, o quasi, dell’Irene»: Giulio Ferrari. Giulio Ferrari era un missino approdato alla Lega. Se Irene era integralista, Giulio lo era il doppio. Erano fatti per intendersi e Giulio le ispirò una svolta a destra piuttosto radicale. La stanza di Giulio, in Lega, era sempre in penombra con le tapparelle abbassate e con dei ceri accesi. Alle donne con la gonna sopra il ginocchio non era permesso entrare. I leghisti doc non lo sopportavano e quando passavano davanti alla sua porta intonavano canti gregoriani per prenderlo ingiro. Voci maligne di una love story tra Giulio e Irene cominciarono a circolare quando furono beccati insieme all’Euromercato. Le voci maligne si rafforzarono in occasione del famoso furto (furto?) dei 200 milioni nella sede di via Arbe. Erano le tre di notte. Quando arrivano i primi leghisti nella sede chiusa trovarono Irene e Giulio. Il furto? Noi non ci siamo accortri di nulla, dissero. Raffaella Brizzi conferma che tra i due c’era un rapporto privilegiato: «Negli ambienti della Lega si sparse la voce che era andata addirittura ad abitare a casa di lui, alla Maggiolina». Di Giulio Ferrari, travolto dalla svolta a sinistra di Irene, si sono perse le tracce. uscito dalla Lega, ha fondato un partito di destra integralista che dichiara la guerra a chi abortisce e auspica la pena di morte.
• Fuori della Lega anche Irene, come sappiamo. Ma non sappiamo la cosa fondamentale: ora che è libera, punterà sulla sua femminilità? O continuerà a seguire il suo slogan: «Prima cattolica, poi leghista, poi donna»? Oddio, donna è una parola grossa. Ida Magli al massimo le ha riconosciuto una misteriosa «mascolinità femminea». Gianfranco Fini, ai tempi del governo Berlusconi, l’ha definita «il vero uomo della maggioranza». Montanelli ha detto: «Di tutti gli uomini nuovi, il più nuovo e il più uomo è lei». E quando tutti sembravano innamorati di lei? «Gli uomini si innamorano del potere e quindi una donna di potere diventa sexy. Fabrizio Del Noce appena la vedeva mi sgomitava: «Io quella me la farei». In realtà la Pivetti è proprio brutta: gengivona, dentona, gambe corte e sedere basso. Non mi ha mai dato l’idea di una donna». Parola di Sgarbi, uno che di queste cose dice di intendersene.