Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 21 aprile 1997
Era un prestito
• Era un prestito. Quasi un acconto su un’operazione immobiliare che in realtà non si è mai conclusa. Non tradisce imbarazzo il tesoriere del Pds, il simpatico Francesco Riccio, davanti al prestito di 3 miliardi che poco meno di un anno fa gli ha concesso il costruttore abruzzese Domenico Bonifaci, editore del ”Tempo”. Poco male se il contributo è arrivato da un uomo di destra: «Se sono loro che hanno i soldi, che ci posso fare?», allarga le braccia ironicamente Riccio. Che in questa intervista a ”MF” racconta passaggio per passaggio come è nato quel rapporto».
Come è nato il prestito di Bonifaci?
«Eh, come nasce? Secondo lei un prestito come nasce?».
Lo so, ma io vado in banca a chiederlo. Bonifaci non è una banca...
«Eh, ma non sempre le banche immediatamente sono disposte a concedere dei prestiti...».
Oltretutto voi stavate aspettando soldi anche dalle banche in quel periodo, grazie all’accordo sul piano Beta.
«Non c’entra niente l’accordo con le banche, perché l’erogazione della nuova finanza, la prima tranche, dovuta a quell’accordo, è avvenuta a quasi otto mesi di distanza. Non c’entra niente con Bonifaci...».
• E che cosa c’entra Bonifaci con il Pds?
«La questione è semplicissima. Lei sa che nel periodo di aprile-maggio dell’anno scorso era stato scritto su tutti i giornali che il nostro patrimonio era in vendita. Il signor Bonifaci che è un noto immobiliarista, o come si definisce lui, un palazzinaro, è venuto a Botteghe Oscure dicendoci che era interessato all’acquisto di alcuni immobili. Abbiamo cominciato una trattativa con lui, e a un certo punto questa trattativa correva per le lunghe e comunque non raggiungeva una conclusione...» (Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Allora gli avete chiesto una caparra di 3 miliardi?
«No, il fatto è che io in quel momento avevo bisogno di finanza per esigenze del partito. E siccome in banca attendevano ancora i rimborsi elettorali, per cui non era il caso di andare a chiedere delle anticipazioni, fra l’altro, all’epoca, a un tasso molto alto, ho chiesto al signor Bonifaci, che gentilmente me lo ha concesso, un prestito di 3 miliardi al prime rate, aumentato di un punto. Tutto questo è scritto nelle dichiarazioni congiunte che abbiamo inviato alla camera, compresa la lettera in cui si chiariva il tasso del prestito...».
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Scusi, ma devo interromperla. La dichiarazione congiunta c’è, ma della lettera con l’indicazione del tasso, proprio non c’era alcuna traccia alla camera...
«Guardi, comunque non è niente di segreto. Le leggo la lettera: ”Il sottoscritto Francesco Riccio ecc. ecc., dichiara di ricevere a titolo di prestito, per esigenze finanziarie del Pds-direzione nazionale, la somma di lire 3 miliardi, dal signor Bonifaci Domenico, nato ecc. ecc... Il sottoscritto Francesco Riccio dichiara di impegnarsi a restituire detta somma entro e non oltre 90 giorni dalla data dell’erogazione, maggiorata degli interessi maturati fino al giorno dell’estinzione, calcolata al tasso del prime rate maggiorato di un punto percentuale”».
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Mi spiace, ma di questa lettera alla camera si erano perse le tracce...
«Comunque, io, proprio in questi giorni, o comunque in vista dei prossimi giorni, stavo concludendo o per concludere delle operazioni di carattere immobiliare, e ovviamente la prima cosa che faccio, restituisco, con il tasso di interesse che abbiamo concordato, il prestito al signor Bonifaci. Il signor Bonifaci da noi non ha avuto nessun vantaggio, è stato gentile a concederci il prestito, perché ovviamente è uno che ha disponibilità. Lei mi chiederà perché li ho chiesti al signor Bonifaci, probabilmente...».
Eh, sì, glielo avrei chiesto...
«Intanto mi scappa una battuta: i soldi si chiedono in prestito a chi ce li ha, non si chiedono ai clochard...»
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Capito: lei ha visto che Bonifaci, senza nemmeno fare una smorfia ha messo sul tavolo della procura di Milano 57 miliardi tondi per uscire dal processo Enimont con il patteggiamento, e deve avere pensato: quello lì ha soldi perfino da buttare via...
«No, no. Ma al di là della battuta, è che con il signor Bonifaci era in corso una trattativa perché voleva comprarsi degli immobili».
Perché, voleva comprarsi Botteghe Oscure?
«No, no...».
... le Frattocchie?
«No, altri immobili... Allora a questo punto, essendo in corso questa trattativa, e non avendo la trattativa raggiunto un esito...».
Ma poi lo ha raggiunto?
«Ancora non l’ha raggiunto. Dopodiché, io la trattativa l’ho avviata anche con altri, a 360 gradi, fermo restando il fatto che, di fronte a una mia necessità finanziaria in quel momento, il signor Bonifaci si è dichiarato disponibile a farmi un prestito, ovviamente concordando i tassi di interesse e tutto, oltretutto vantaggioso per me, nel senso che all’epoca il prime rate aumentato di un punto era meglio di quello che noi avevamo dalle banche, e visto che alle banche non potevo andare a chiedere un prestito prima ancora di saldare le anticipazioni della campagna elettorale...».
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Perché quei soldi li avevate già scontati dalle banche?
«Logico: loro danno un anticipo, e poi danno un saldo, ma solo dopo la presentazione dei bilanci, e questo avviene in genere in agosto o in settembre. Quindi io dovevo coprire quel periodo di esigenze finanziarie, e avevamo fatto pure la campagna elettorale, li ho chiesti in prestito e ho fatto quella dichiarazione»
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Torniamo indietro: prima mi ha letto la lettera che avrebbe inviato alla camera: lei si era impegnato a restituire i 3 miliardi a Bonifaci inderogabilmente entro 90 giorni. Il prestito è avvenuto il 17 maggio ’96. Eppure lei mi dice che oggi, a metà aprile ’97, quasi un anno dopo, deve ancora pensare a come restituirglieli. Perché?
«Eh, perché abbiamo poi concordato con lui un’altra proroga, sempre allo stesso tasso concordato. Lui è stato d’accordo. Io a questo punto, siccome ho avuto il finanziamento, stavo concordando altre operazioni di vendita, stavo proprio in queste settimane, diciamo, chiudendo tutte le partite, tipo questa qua. Anche altre partite che abbiamo, di indebitamento più generale. Quindi non c’è niente di arcano niente di misterioso, assolutamente...».
Nel frattempo è scattato l’accordo con le banche?
«Sì, ma sono due cose diverse...».
Sono sempre soldi, cosa c’è di diverso?
«I soldi concordati con le banche, non vanno alla direzione del partito. Quel finanziamento da 50 miliardi fatto dalle banche è concesso alla società Beta immobiliare, a fronte di ipoteche sul proprio patrimonio, e finalizzato a chiudere i debiti dell’Unità spa in liquidazione. Magari avessi potuto utilizzare io i 25 miliardi del nuovo prestito bancario concessoci dalle banche con la prima tranche dei 50 previsti... Oltretutto quei soldi sono arrivati solo qualche mese fa, e la seconda tranche non li abbiamo...» (Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).
• Va bene, avevate un bisogno matto di soldi. Quelli Bonifaci li aveva, ma era anche l’editore del quotidiano di destra della capitale. Non vi ha imbarazzato andare proprio da lui a chiedere quei 3 miliardi?
«Ma se i soldi ce li hanno quelli di destra, che ci posso fare io? Sarà mica colpa mia... Ma poi che cosa vuole: c’è una legge sul finanziamento, che autorizza i partiti a ricevere soldi dagli imprenditori...».
Certo, se li dichiarano...
«E noi li abbiamo dichiarati. Per cui questa mattina vedere sui giornali due elenchi che dichiaravano i finanziamenti del Pds e di Forza Italia, insomma... La gente che mi dà dei soldi, mi ha detto ”a me non fa né caldo né freddo... al momento che io firmo una dichiarazione congiunta...”. Però, insomma... mettere queste cose in piazza... Insomma, se ci fosse un reato, allora io lo capisco. Ma non c’è reato, è tutto fatto in maniera trasparente, alla luce del sole, ecc. ecc.., perché creare questa situazione che dà l’impressione che dietro queste cose ci siano chissà quali interessi nascosti?».
(Francesco Riccio, tesoriere Pds, a Franco Bechis).