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 1997  aprile 07 Lunedì calendario

Pietà per un uomo che non sa suonare il pianoforte

• Pietà per un uomo che non sa suonare il pianoforte. Pietà per un disgraziato che il marketing ha trasformato in un ”freak show”, in una donna barbuta, in un fenomeno da circo, esibito in giro per il mondo con una crudeltà che non sarebbe più accettabile neppure in uno zoo. David Helfgott, il 49enne pianista australiano che ha ispirato il film Shine ha finalmente avuto il suo lieto fine: ha coronato il sogno di suonare su un palcoscenico americano, debuttando l’altra sera, alla Simphony Hall di Boston.
• Per tre ore ha massacrato i pezzi celebri di Chopin, Mendelssohn, Rachmaninov, Liszt e altri malcapitati autori classici caduti sotto le sue mani incerte. «Non si può giudicare come musicista - ha scritto il critico del ”New York Times” - perché se dovessimo ascoltarlo come pianista dovremmo uscire dalla sala dopo le prime due battute». «Non lo si può neppure definire un pianista da saggio di fine anno scolastico - fa eco il ”Washington Post” - figuriamoci un concertista. Sono stati gli attimi più strazianti vissuti in una sala da concerto». Più lapidario, perché in formato tabloid, il ”Boston Globe”: «Penoso».
• Nessuno ha avuto pietà per questo malato che deve imbottirsi di medicine ogni giorno per funzionare come essere umano, per vivere con le ferite psicologiche inferte da un’infanzia e da un padre atroci e oggi per essere all’altezza di una macchina commerciale che, dopo averlo imposto al mondo con la favoletta cinematografica a lieto fine di Shine, cerca di venderlo come pianista. «Siete tutti soltanto degli sporchi intellettuali», grida la moglie Gillian Murray, che lo assiste da anni e lo ha aiutato a uscire dallo stato catatonico nel quale era precipitato dopo l’infanzia.
• « un magnifico pianista, un altro Cortot, un altro Rubinstein», fa sapere dalla Germania un certo maestro Feuchtwanger, che ha un bel nome autorevole, ma è in realtà al soldo della troupe di Shine. «La sua è una straordinaria storia», dice, più onesto, il regista del film nominato per l’Oscar, Scott Hicks, che è andato ad abbracciarlo a Boston. Chiacchiere. L’essenziale non è come egli suoni il piano. L’essenziale è che la favola del bambino che il padre non voleva far suonare e oggi suona in America, piace e vende.
• Non c’è bisogno di essere concertisti o critici per capire che quell’uomo contorto da movimenti spastici, fissato in un sorriso perenne («smile, smile» lo si sentiva ripetere a se stesso durante l’esecuzione), vestito in un blusone di seta bianca da caricatura romantica, non prenderebbe un diploma di piano in un conservatorio molto indulgente. Già il suo primo, e finora unico (ma certamente non ultimo) Cd con il Terzo Concerto di Rachmaninov si era rivelato - nonostante le manipolazioni fatte in studio - una catastrofe musicale e un trionfo commerciale. Ai suoi sponsor, che sono i finanziatori del film, non importa nulla delle note sbagliate, delle stecche, del minestrone musicale che il povero ”Shine” cucina. Helfgott vende.
• Farà 30 concerti teletrasmessi negli Stati Uniti dopo Boston, da New York a Los Angeles, e i biglietti sono già tutti venduti. Porterà in giro per un’America che adora le soap stories e i freak shows il suo sorriso perenne, il suo parlare incessante (deve parlare continuamente, ripetendo anche parole senza senso, per non ricadere in catalessi, dicono gli psichiatri), la sua voglia di vivere e di picchiare sulla tastiera di uno Steinway e farà molti soldi per i suoi finanziatori. «Nessuno ha mai perso dollari scommettendo sul cattivo gusto del pubblico», avvertiva uno che se ne intendeva, I.T. Barnum, l’inventore del circo moderno.
• Ma chi conosce la pietà (e un po’ di musica) e lo ha ascoltato suonare in tv, non comprerà biglietti, non acquisterà Cd, non sintonizzerà più il televisore, perché quelli di David Helfgott non sono concerti, sono torture. Sono il nuovo capitolo di una vita tragica che è passata dalla tortura privata inflitta da un padre alla tortura pubblica inflitta ora dai suoi sfruttatori. I critici americani hanno detto che di lui non scriveranno più, perché come pianista non può essere preso in considerazione e come vittima del circo marketing merita compassione e silenzio.
• «Siamo arrivati a un punto - commentava amaro il critico del ”Washington Post”, Tim Page - nel quale un malato che strimpella su un pianoforte a coda è considerato il musicista più ”hot” del momento». vero, nel critico serpeggiano sempre lo snobismo intellettuale, la supponenza degli iniziati, e se ”Shine” non sa certamente suonare, i critici non sanno certamente sentire le note di coraggio, di rivincita, di gioia che dalla sua tastiera escono e che fanno vibrare il cuore di un pubblico che non sa comunque distinguere Liszt dai Beatles. Ma che sa riconoscere una grande storia umana quando la vede. E Helfgott deve intuirlo, nella confusione della sua mente tormentata, che i diesis e gli accordi non c’entrano con la sua popolarità.
• Mentre eseguiva («nel senso di esecuzione capitale» ha scritto il ”Boston Globe”) la grande Ballata numero 4 in Fa minore di Chopin ha prolungato senza ragione una pausa prima del finale e il pubblico è balzato in piedi ad applaudire come se avesse finito. ”Shine” ha sorriso stupito, ha agitato le mani in un gran inchino di ringraziamento e poi ha dato il colpo di grazia a Chopin. I pianisti sono semisvenuti. Il pubblico ha pianto. Calde, dolcissime lacrime di dollari.