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 1997  marzo 24 Lunedì calendario

Presidente Berlusconi, perché non le è piaciuto il titolo del ”Messaggero” di ieri che la definiva ”Il Cavaliere dimezzato”? «Perché, caro direttore, con tutto il rispetto, il ragionamento che seguiva non era per nulla rispondente alla verità dei fatti»

• Presidente Berlusconi, perché non le è piaciuto il titolo del ”Messaggero” di ieri che la definiva ”Il Cavaliere dimezzato”? «Perché, caro direttore, con tutto il rispetto, il ragionamento che seguiva non era per nulla rispondente alla verità dei fatti». E qual è la verità dei fatti? «Che continuando così, questi signori che stanno al governo distruggeranno il sistema economico del nostro paese. Che dietro al progetto del governo sulle televisioni, e al di là delle buone intenzioni di Maccanico, c’è un disegno diabolico degno del peggior regime».
• Ce lo spieghi questo disegno. « semplice. Si vuole eliminare in Italia la libera comunicazione televisiva, e consegnarla tutta alla sinistra». Affermazioni forti, onorevole Berlusconi... «Ma vere. E le spiego perché. Il progetto dell’Ulivo prevede di mandare Rete4 sul satellite, e di non toccare la terza rete della Rai, privandola, o meglio liberandola della pubblicità. Già questo basterebbe a far capire anche ai più sprovveduti dove si vuole arrivare». Cioè? «A uccidere una rete democratica e a potenziarne una che è l’organo ufficiale della sinistra». In che modo? «Mandare Rete4 sul satellite, prima di attrezzare con le antenne paraboliche gli italiani a poterla ricevere, significa obbligare Mediaset a chiuderla. In data odierna, Rete4 sul satellite vuol dire poche centinaia di migliaia di persone abilitate a vederla. Una rete commerciale senza più ascolto e senza più pubblicità significa una rete senza entrate. La fine immediata». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• E intanto la terza rete della Rai... «E intanto la terza rete della Rai vivrebbe un vero e proprio boom. Non bisogna essere esperti di cose televisive per sapere quanto segue: se a una rete che può continuare a vivere di canone si toglie la pubblicità, gli ascolti aumentano fino al 50 per cento. Pensi che affare la sinistra che sta al governo: prenderebbe due piccioni con una fava. Anzi tre». Come tre? «Certo. Rete4 sparita, la terza rete Rai tornata a nuova vita, e nel frattempo, sempre grazie al progetto dell’Ulivo, ecco sorgere dal nulla, come per incanto, un terzo polo assicurato in mani amiche». Quelle del senatore dei popolari Vittorio Cecchi Gori? «Che si troverebbe a disporre anche delle frequenze di Rete4 la quale, nel frattempo, più che sul satellite è andata a farsi friggere. Lo sa quanto vale sulla piazza di Milano una frequenza di Rete4?». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• Ce lo dica lei, onorevole Berlusconi... «Vale 25 miliardi quel bottoncino sul televisore con scritto sopra il numero 4. Quel bottoncino che in tutte le famiglie italiane è automaticamente abbinato a Rete4. come per un negozio o qualunque altra impresa commerciale. Conta ciò che si vende, la strada dove il negozio è ubicato, l’abilità del proprietario e dei commessi. Ma conta soprattutto l’avviamento, il frutto di molto lavoro. Rete4 significa anche il rischio, l’investimento, il lavoro ventennale di un’intera azienda. chiaro adesso? Grazie al progetto dell’Ulivo si rafforza la Rai, si fa fuori un concorrente, e si fa nascere un terzo polo amico, in disprezzo della volontà popolare espressa con chiarezza nei recenti referendum, proprio contro chi li aveva voluti solo con lo scopo di colpire l’avversario politico, cioè Silvio Berlusconi. E di fronte a tutto questo avrei dovuto star zitto?» (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• Come imprenditore ha tutto il diritto di strillare forte e chiaro, ma purtroppo lei è anche il leader politico dell’opposizione, e questo pone un bel problema, non le pare? «E allora, come leader politico, le dico che mi sento obbligato a lanciare un grido d’allarme ancora più forte, proprio per il ricatto politico e l’estorsione economica ai quali si sottopone un’azienda che fa informazione. A questa azienda in pratica si dice: attenzione, se sgarri, se osi attaccarci, ti tagliamo una rete. Quello che si sta compiendo è un furto, un vero e proprio reato da codice penale. Il regalo fatto a un concorrente è frutto di uno scippo nei confronti di una libera impresa, a beneficio gratuito di un concorrente amico, addirittura un senatore dell’Ulivo». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• Cosa avrebbe dovuto proporre allora Maccanico? «Da quando si è iniziato a discutere di nuovo assetto televisivo ci si è sempre basati sulla assoluta simmetria di soluzioni per le due parti in causa, Rai e Mediaset. Non mi pare si possa parlare, in questo caso, di uguale trattamento. E poi, se proprio vogliamo mandare una rete sul satellite, allora facciamolo quando almeno 1’80 per cento degli italiani sarà in grado di ricevere il segnale. Solo in questo modo la rete potrà sopravvivere». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• E questo quando potrà avvenire? «Non certo entro il ’99, così come questi signori vogliono fare. Oggi sono meno di un milione gli italiani in grado di vedere le reti satellitari, dovrebbero arrivare almeno a quindici milioni. La strada, come vede, è ancora lunga. Agire prima vuol dire compiere un’operazione liberticida». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• Di tutto questo ha parlato con D’Alema? «Credo che D’Alema queste cose le sappia bene e le capisca da solo. Dentro il Polo, dentro Forza Italia, sono mesi che mi batto per sostenere la sua buona fede e per convincere tutti sulla bontà della linea politica scelta, che è quella della collaborazione leale con la sinistra per ammodernare il paese attraverso le riforme in discussione nella Bicamerale». A proposito, che succederà adesso nella Bicamerale? «Se le cose resteranno così, se l’ala dura e massimalista della sinistra contrasterà ogni innovazione mantenendosi su posizioni proporzionaliste e giustizialiste, vorrà dire che ci siamo illusi». (Silvio Berlusconi a Pietro Calabrese)
• Eppure anche suoi stretti collaboratori hanno lasciato intendere che non condividevano questa sua furia... «Gli uomini di Mediaset sono preoccupati. Non si dimentichi che c’è la mannaia del 31 maggio prossimo, data in cui scadrà la proroga del decreto tv. I dirigenti e i giornalisti delle reti si sentono sotto ricatto, anche loro vivono di stipendio e tengono famiglia... Perfino Emilio Fede si è trasformato, negli ultimi tempi è un altro». Se anche Fede perde la fede significa che non c’è più speranza? «Per carità, la speranza c’è. Ho fiducia che alla fine responsabilità e buon senso assisteranno chi nel governo e nella maggioranza dovrà decidere. Altrimenti avrà ragione chi pensa che i ravvedimenti, le svolte, gli atti di fede nella democrazia e nello Stato di diritto siano soltanto parole. Avrà anche ragione chi mi dice: hai mai visto, caro Silvio, un lupo diventare vegetariano?» (Silvio Calabrese a Pietro Calabrese)