Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 17 marzo 1997
L’alleato più prezioso del Terzo Reich? La Svizzera
• L’alleato più prezioso del Terzo Reich? La Svizzera. Senza di lei Hitler sarebbe crollato nel ’43, e la seconda guerra mondiale sarebbe durata due anni di meno. La fonte? Hitler stesso. Ho consultato documenti del Reich che lo provano: i franchi svizzeri erano diventati il motore della guerra nazista. Le banche e il governo si sono arricchiti. E, a guerra finita, hanno fabbricato la grande menzogna della neutralità». Jean Ziegler, docente di sociologia all’università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna e grande accusatore del ”sistema svizzero”, sta per pubblicare il suo ultimo libro, La Svizzera, l’oro e la morte, che in Italia uscirà in autunno da Mondadori.
• Professor Ziegler, può riassumere la sua tesi?
«Il mio ragionamento si articola in tre punti. Primo: nel ’39 Hitler era in fallimento. L’oro della Reichbank era finito. Il riarmo, la costruzione della macchina da guerra nazista aveva esaurito le risorse monetarie. Secondo: anche nel ’42, nel momento di massima espansione del Reich, l’economia tedesca è rimasta dipendente dal mercato esterno per l’approviggionamento delle materie prime strategiche: cromo, acciaio, petrolio, diamante grezzo devono essere acquistati fuori dai territori occupati dalla Wehrmacht: in Svezia, Portogallo, Turchia, Spagna. Terzo: Hitler paga con l’oro depredato dai forzieri delle banche centrali di Norvegia, Lituania e dei Paesi dell’Est, dai lager, dalle case private. Ma gli altri governi rifiutano di accettarlo: gli alleati li avevano messi in guardia, con la ”Gold Declaration” Roosevelt e Churchill avevano indicato chiaramente che chi avesse accettato l’oro depredato avrebbe dovuto restituirlo dopo la guerra. Tutti si adeguano. Tranne la Svizzera. La banca centrale e le altre banche accettano di convertire il bottino nazista in miliardi di franchi svizzeri, con cui Hitler può comprare cromo in Portogallo, acciaio in Svezia, e poi petrolio e tungsteno».
• E se la Svizzera non avesse collaborato?
«La guerra sarebbe finita nel ’43. Dopo la rotta di Stalingrado, la perdita dell’Africa del Nord e il crollo dell’Italia, nel momento cruciale di Hitler, gli Alleati rivolgono alla Svizzera un nuovo monito: ora fermatevi. Invece il volume delle transazioni tra Svizzera e Terzo Reich aumenta. Il reichmark non è convertibile, solo in Svizzera l’oro, i capolavori d’arte, le azioni sottratte dai nazisti agli ebrei e ai popoli invasi possono trasformarsi in valuta. Nel ’43 arriva anche l’oro italiano e quello albanese, che Mussolini aveva depredato e Hitler fece portare prima a Berlino e poi a Berna. E dalla Svizzera giungono in Germania anche grandi forniture d’armi. allora che la Svizzera diviene centrale per la prosecuzione della guerra del Führer» (Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Su quali prove si fondano le sue affermazioni?
«Sui documenti d’archivio tedeschi citati nel mio libro. C’è una lettera in cui Walter Funk, ministro dell’Economia, scrive al ministro degli Esteri von Ribbentropp: «Senza la Svizzera non dureremmo due mesi». Hitler stesso ammette che senza la Svizzera sarebbe finito. Per il momento non posso aggiungere altro, fino a quando non uscirà il libro».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Altri due volumi sull’oro dei nazisti stanno per essere pubblicati: contengono la documentazione diplomatica degli ”Archives Federales” di Berna. C’è anche il verbale di un consiglio d’amministrazione della banca centrale, i cui amministratori sono espliciti: «Se non collaboreremo, la Germania ci invaderà». Per gli svizzeri collaborare con i nazisti è stata una scelta libera o forzata?
« difficile, forse impossibile dirlo. certo, però, che la Svizzera si schierò con Hitler fin dall’inizio. Fin dal ’39 il sistema finanziario e industriale svizzero è integrato nello spazio economico del Reich. Una scelta fatta nel nome del profitto: e in effetti le banche ne ricaveranno utili astronomici. La nostra ricchezza viene da lì: prima della guerra eravamo un Paese relativamente povero, dopo siamo diventati una potenza finanziaria. Non dico che la tesi della collaborazione coatta sia assurda. Però la Svizzera del ’39 non era un Paese accerchiato, c’era una linea ferroviaria che da Ginevra arrivava fino alla frontiera francospagnola. E la Svezia, che rifiutò di accettare l’oro del Reich, non è stata invasa».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Chi è responsabile di quella scelta di campo?
«Durante la guerra vigeva in Svizzera una censura strettissima. Il popolo non sapeva molto di quel che accadeva. Il Parlamento era sospeso, l’esecutivo aveva pieni poteri. La responsabilità è dell’oligarchia bancaria e del governo, che dalle banche è sempre stato totalmente dipendente».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Ora, secondo lei, il governo dovrebbe contribuire al Fondo istituito dalle banche per risarcire in parte gli eredi degli ebrei depredati dai nazisti?
«Certo. Il governo ha creato il mito della neutralità svizzera, e l’ha coltivato per cinquant’anni. La menzogna della Svizzera indifesa, isola in un mare in tempesta, è ancora forte, la gente ci crede ancora. Per questo, se ci sarà un referendum sulla partecipazione dello Stato al Fondo per gli ebrei, lo perderemo, anche sull’onda di un certo ritorno dell’antisemitismo».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Come valuta il comportamento delle banche?
«Di un’ipocrisia totale. Le banche sono debitrici di miliardi di dollari nei confronti degli ebrei, e vorrebbero cavarsela con cento milioni, che per loro sono spiccioli. E l’istituzione del Fondo è stata decisa soltanto a febbraio, dopo che lo Stato di New York aveva minacciato di revocare la licenza ai banchieri svizzeri».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).
• Dunque le rivendicazioni delle associazioni ebraiche sono pienamente giustificate?
«Sì. Anche perché portiamo la responsabilità per la morte di centomila ebrei che cercavano rifugio e hanno trovato le frontiere sbarrate. Nei confronti degli ebrei la Svizzera ha un debito di sangue, non solo di denaro».
(Prof. Ziegler, docente di sociologia all’Università di Ginevra, deputato socialista al Parlamento di Berna).