Pallinato da Frammenti, Gruppo AAA, 24 febbraio 1997
Stanno uscendo a milioni dalle foreste e dalle brughiere, con la loro coda bianca a batuffolo e con gli occhioni dolci incisi per sempre da Disney nell’immaginazione infantile di tutti noi e dei nostri figli, teneri, leggendari e oggi letali: sono i killer Bambi che - senza volerlo - uccidono e sono uccisi, in una guerra ormai aperta e mai dichiarata, un mini Vietnam per cerbiatti, una ennesima parabola sconfortante del rapporto fra uomini e animali
• Stanno uscendo a milioni dalle foreste e dalle brughiere, con la loro coda bianca a batuffolo e con gli occhioni dolci incisi per sempre da Disney nell’immaginazione infantile di tutti noi e dei nostri figli, teneri, leggendari e oggi letali: sono i killer Bambi che - senza volerlo - uccidono e sono uccisi, in una guerra ormai aperta e mai dichiarata, un mini Vietnam per cerbiatti, una ennesima parabola sconfortante del rapporto fra uomini e animali. I cervi, sovrani della mitologia e della letteratura americane dai Sioux a Cimino passando per Disney, si stanno moltiplicando follemente su tutto il territorio americano. Invadono i sobborghi che hanno invaso i loro territori, galoppano per le autostrade, segnano con i loro resti spappolati i sentieri d’asfalto della civiltà automobilistica, cadono, ma non senza esigere un prezzo di sangue in cambio: il numero di viaggiatori uccisi o feriti gravemente da incontri con cervi lungo le strade è raddoppiato in questo decennio, da 720 nel 1990 a mille e quattrocento lo scorso anno. E le compagnie di assicurazione avvertono che almeno 15 mila incidenti all’anno sono da attribuire allo scontro fra un veicolo e un cervo.
• stata la videocassetta di Bambi messa in vendita dalla Disney a rimescolare antiche lacrime e nuovi rimorsi illuminando un dramma poco conosciuto. Mille e 400 morti e feriti gravi, e chissà quante migliaia di cervi uccisi, non sarebbero neppure, in una nazione dove quasi 20 mila persone perdono la vita sulle strade ogni anno, una cifra sensazionale, se non fosse per il tasso di incremento che è fortissimo, e per il simbolismo di queste morti, provocate da uno degli animali più miti e timidi del creato. Nessuno si turba, o si scandalizza, se i serpenti a sonagli periodicamente azzannano un campeggiatore in Arizona, se un orso Kodjak in Alaska pranza con un turista incauto che scambia questi animali magnifici e terribili per lo Yoghi di Hanna e Barbera. Ma pensare che le vittime dei serpenti velenosi, degli orsi, degli squali, dei pochi superstiti felini e lupi siano’tutte assieme’ un decimo di quelle provocate da Bambi in un anno, disturba il nostro universo culturale Disneyzzato. E ci pone di fronte a un dramma che il sentimentalismo ecologista non può risolvere: il fallimento dei tentativi di ingegneria ambientale basata su interventi parziali e selettivi.
• Il dramma è quello della crescita incontrollata di popolazioni di animali oggi protetti dal loro principale nemico: il predatore uomo. Il numero dei cervi viventi negli Stati Uniti è superiore, secondo il Park Service, i rangers, a quello che esisteva all’arrivo dell’uomo bianco mezzo millennio fa quando gli uomini erano 10 milioni. Soltanto in Pennsylvania, dove pure stanno grandi metropoli come Philadelphia e Pittsburgh, ci saranno questa primavera almeno 20 milioni di Bambi: due per ogni umano. Eppure la Pennsylvania è lo stato del Cacciatore di cervi, il Deer Hunter di Cimino e De Niro, dove uccidere i cervi è un culto, una prova di virilità, un segnale di patriottismo primitivo che attraversa tutte le classi e le età. Il giorno dell’apertura della caccia, i giornali pubblicano l’elenco dei medici che lasciano studi e ambulatori per buttarsi sulle tracce di Bambi, officine e laboratori si fermano e le scuole chiudono, anche per evitare che qualche scolaretto finisca tra i trofei, visto che il dì dell’apertura è anche il giorno di massima vendita annuale di birra e alcolici.
• Ma poiché i cervi sono animali prevalentemente notturni, la strage delle doppiette è poca cosa rispetto alla strage dei paraurti. E, nonostante i cartoni disneyani, essi non sono affatto abitatori di foreste profonde, ma frequentatori di brughiere, radure, zone di vegetazione sparsa. Per vederli basta giocare sui campi di golf o abitare nei sobborghi di ville unifamiliari, nella exurbia, i quartieri più lontani dove i cittadini vanno per «vivere nella natura» come dicono le brochure immobiliari, senza sapere o capire nulla di natura.
• I bostoniani invadono il vicino Vermont, lo stato dei romantici ”moonlight”, i chiari di luna per sfuggire alla metropoli e si commuovono alla vista di cerbiatte con cerbiattini che annusano nei prati delle loro seconde case. Lasciano per loro balle di fieno commerciale. Senza sapere che spesso contengono un batterio che prolifera nel tubo digestivo, provocando sofferenze e morti. E senza pensare che così le bestie affollano l’habitat umano e si espongono, esponendo anche le persone, ai rischi di una convivenza impossibile fra macchina e cervi. O fra i cervi e il loro nuovo nemico a quattrozampe, i cani domestici che ritrovano il sapore della caccia e del sangue, attaccandoli.
• lo stesso dramma che sta vivendo la Florida, dove il bando alla caccia degli alligatori ha moltiplicato i rettili che ora affiorano dai canali di bonifica dagli scarichi e banchettano con i cagnetti dei pensionati e attaccano, come è accaduto quest’inverno, anche bambini piccoli. il problema che stanno conoscendo gli Stati del lontano West, Wyoming, Montana, Colorado, dove la protezione delle alci ha fatto esplodere le mandrie, che calpestano colture, passeggiano per le strade, entrano in paese. A Rapid City, nel South Dakota, nel cuore dell’antico territorio di caccia dei Sioux, allo scendere del buio la città si spopola di umani e brulica di cervi e qualche alce, che passeggiano sui marciapiedi e nei giardini pubblici, annusando i rifiuti. Le autorità, gli uomini, colpevoli di avere distrutto gli equilibratori naturali, i predatori che si nutrivano di uova di alligatore, di piccoli di alce e cervo, tentano di sostituirsi a lupi, leoni di montagna, rapaci, con i calcolatori e le tabelle attuariali, ma senza risultati efficaci.
• Si organizzano stragi periodiche e controllate, per la felicità dei cacciatori. In Florida si fa la mattanza degli alligatori, ma il loro numero continua a crescere. In Wyoming, partono una volta all’anno squadre di veri e finti cowboys, con cappellone, schioppo, cinturoni e paragambe di cuoio, per sparare nel mucchio di alci nel culling, lo sfoltimento periodico dei capi. Nel nord est, negli Stati come la Pennsylvania, ogni pretesto è buono ormai per organizzare una battuta al cervo, fuori dal normale periodo di caccia autunnale. Le autorità concedono permessi speciali a club di arcieri e di balestrieri purché mirino più alle femmine, fattrici di Bambi, che ai maschi, preferiti per le loro stupende corna, per il loro primitivo simbolismo virile.
• Ma troppo sgangherato è ormai il rapporto fra uomini e natura, troppo stracciato da ideologie, interessi, cinismi e sentimentalismi, perché una o due giornate di massacri e spedizioni di dentisti trasformati in cacciatori Cheyenne possano rimettere in sesto l’equilibrio. Nel West hanno tentato con la reintroduzione di lupi importati dal Canada, ma i lupi grigi canadesi sono selvatici, ma non cretini. Hanno impiegato poco a capire che era molto più facile pasteggiare con le tenere mucche degli allevatori che sfiancarsi nell’inseguimento di animali muscolosi e liberi. I risultati sono stati prevedibili, i fucili hanno sparato e i primi lupi sono caduti.
• Il problema è destinato a peggiorare. Il mini Vietnam fra uomini e animali non ha armistizi in vista, né trattative possibili fra combattenti così diversi e di impari forze. Le buone intenzioni degli uomini con la coda di paglia stanno producendo cattivi risultati per le loro vittime con la coda di pelo bianco. Torniamo pure a guardare il film che ci aveva fatto piangere da bambini, quando uscì in teatro, perché il risultato è lo stesso: possiamo tornare a piangere su Bambi ma questa volta da adulti senza più fiabe.